AstraZeneca, controlli e niente panico

Sospeso un lotto del vaccino AstraZeneca distribuito in Italia. Ritiri e sorveglianza anche in nord Europa. Furbastri nel mirino. Letta verso la segreteria. Corona di nuovo in carcere.

Stamattina devo iniziare con un’avvertenza ai lettori. Nella Versione di oggi ho dato molto spazio a polemiche e notizie sulle verifiche che riguardano il vaccino Astrazeneca. Se sull’argomento avete già le idee chiare, passate al capitoletto successivo. L’ho fatto perché solo una piccola minoranza di italiani è stata finora vaccinata e l’Astrazeneca sarà proposto ancora a milioni di persone, almeno me lo auguro. Capire e fare chiarezza è un dovere e insieme una necessità urgente, pubblica. Ha ragione il novantenne Garattini quando dice (su Repubblica) che questo argomento meriterebbe una comunicazione diretta, questa sì completa e immediata, da parte delle nostre autorità sanitarie e governative. È il momento in cui uscire dal silenzio. Spazzare via ogni sospetto, evitare psicosi e panico, rischio a cui purtroppo siamo super esposti da mesi. Sul merito, ma la mia opinione conta solo in quanto aiuta farvene una vostra, sono convinto che i vaccini siano la strada giusta per uscire da questa terribile pandemia. Prima di noi Israele, Gran Bretagna e anche Usa ormai (con 2 milioni di dosi al giorno) lo stanno ampiamente dimostrando. Il paradosso è che poi ci sono già inchieste dei Nas sui “furbastri” che vogliono saltare la coda. E la polemica Bertolaso-Caparini in Lombardia sugli anziani lasciati al freddo in coda al Niguarda, per un errore del sistema di prenotazione, dimostra che dovremmo concentrare energie e risorse non solo sulla farmaco sorveglianza dei vaccini ma anche su una maggiore efficienza del Piano nazionale. Le cronache politiche ci portano in una Roma che attende l’investitura di Enrico Letta alla guida del Pd, domani c’è l’Assemblea, mentre si segnalano grandi manovre di Giuseppe Conte, nuovo leader dei grillini. Oggi si scioglie il nodo dello Sport: designata la ex campionessa di scherma (ed ex deputata di Scelta Civica) Valentina Vezzali. Sul fronte economico-sociale una novità: sciopero dei lavoratori di Amazon, che incrociano le braccia il 22. Sul fronte della cronaca una notizia che sembra già sentita: Fabrizio Corona torna in carcere. Ieri Il Capo dello Stato ha premiato 28 giovani come Alfieri della Repubblica. Ci sono fra di loro alcune storie bellissime, che ci fanno pensare al futuro. Ma ecco i titoli di oggi.

LE PRIME PAGINE

Apocalittici o integrati? Avrebbe detto Umberto Eco. Allarmisti, quasi compiaciuti, o responsabili e razionali? Ecco la scelta di fondo che i direttori ieri dovevano compiere scegliendo i titoli di stamattina. Il  Corriere della Sera la butta sul continente, per non esagerare: Europa, tensioni su AstraZeneca. Stessa linea per la Repubblica: AstraZeneca, paura in Europa. Un passo in più verso l’allarme è quello di Quotidiano Nazionale che avverte: Bufera AstraZeneca, scattano i ritiri. Mentre Il Mattino parafrasa: AstraZeneca, le dosi ritirate. Più eccitato è il titolo de La Verità: Scoppia il caso AstraZeneca. Controcorrente il Domani: Vaccino AstraZeneca. Non facciamoci prendere dal panico. Mentre pur stando sui vaccini declinano l’apertura su altri aspetti Avvenire: Fragili e familiari, sui vaccini si cambia, Il Giornale: Subito i soldi sul conto. Vaccini, c’è la norma anti-furbetti, Il Fatto: 12 mila salta-fila nel mirino dei Nas. Restano sul Covid ma in altro modo La Stampa: Da lunedì in zona rossa due italiani su tre, Il Messaggero Nuovo picco, Lazio in rosso e Libero: Chiudono tutto e aprono al virus. Il Sole 24 Ore ci rivela che anche per i fondi Ue (non solo per i vaccini) quando riceviamo le risorse non sappiamo distribuirle: L’Italia ha speso solo il 48% dei fondi Ue. Il Manifesto fa un titolo diverso e punta sul primo sciopero dei dipendenti Amazon: Serrata a domicilio.

ITALIA ARANCIONE E ROSSA, ISOLE ESCLUSE

Cominciamo, come al solito, dal punto su divieti e colori delle Regioni. Curva e indici di RT in salita quasi ovunque e anche con una proporzione mai vista. A parte Sicilia e Sardegna, non si salva nessuna regione. Alessandra Ziniti su Repubblica sintetizza così:

«È sulla base del monitoraggio dell'Iss relativo alla prima settimana di marzo (Rt saldamente superiore a 1) che oggi il Consiglio dei ministri varerà la nuova stretta alle misure questa volta con un decreto legge e non più con un Dpcm. Stretta che, ormai è certo, prevederà la soglia dei 250 casi settimanali ogni 100.000 abitanti per far finire direttamente in rosso una regione che magari, in base all'Rt insieme agli altri 21 parametri attualmente in uso, sarebbe in zona arancione se non in giallo. E che dunque potrebbe scurire ancor di più l'Italia facendo salire fino a 14 le regioni in rosso. Erano tre la scorsa settimana, quando l'Italia era in prevalenza arancione, e oggi rischiano di diventare ben 11, più di mezza Italia. Quasi tutto il Nord e, molto probabilmente anche il Lazio che, dopo tante settimane in giallo, con un rapido peggioramento che ha visto schizzare in alto l'Rt a 1,3, si appresta a un doppio salto di zona. Come anche la Calabria, altra regione fino ad oggi in giallo ma dove l'incidenza è ben oltre i 300 casi ogni 100.000 abitanti tanto che il presidente Spirlì ha già chiuso le scuole. Accanto a Campania, Basilicata e Molise, scontato il passaggio in rosso anche di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Marche. Peggioramento anche per il Friuli Venezia Giulia, che era in arancione da una sola settimana, e per le province di Trento e Bolzano, quest' ultima già in auto-lockdown. Le regioni in arancione: dati in bilico per Veneto e Toscana con dati appena sotto la soglia dell'Rt a 1,25 e diverse zone rosse locali ma con un'incidenza in crescita che potrebbe spedirle anche in rosso. Lasceranno il giallo e torneranno a chiudere bar e ristoranti e a vietare gli spostamenti fuori dai Comuni anche Liguria, Puglia e Val d'Aosta mentre, in base all'Rt, potrebbero restare nella stessa fascia Umbria e Abruzzo, regioni che presentano molte zone rosse locali. Le isole felici Sardegna e Sicilia difendono con i denti la loro situazione decisamente migliore rispetto al resto del Paese anche se la curva dei contagi negli ultimi giorni ha ripreso a salire».

VACCINI 1. IL CASO ASTRAZENECA

Allora, proviamo a cercare di capire bene che cosa è successo sul fronte del vaccino Astrazeneca. Le notizie di ieri sono due: nel Nord Europa ci sono tre Paesi, Danimarca, Norvegia e Islanda, in cui è stata sospesa la somministrazione di Astrazeneca, mentre in altri, Austria, Lituania, Lettonia e Lussemburgo si è fermata la distribuzione di un singolo lotto. In Italia ci sono inchieste di Procure che riguardano cinque decessi avvenuti dopo la vaccinazione, episodi che riguardano un singolo lotto (diverso da quello sotto esame in Europa), che comprende circa 250mila dosi, sospeso per precauzione. Basso e Piccolillo a doppia firma sul Corriere:

«Stop alle somministrazioni del vaccino AstraZeneca in Danimarca, Norvegia e Islanda. Sospensione di un lotto sospetto in Austria - dove una donna è deceduta dopo la prima dose -, Estonia, Lituania, Lussemburgo e Lettonia. E stop al lotto ABV2856 in Italia (249.600 dosi) dove cinque Procure sono al lavoro per capire le ragioni di cinque decessi dopo la vaccinazione. La Gran Bretagna, che finora ha inoculato 11 milioni di dosi, ha definito il vaccino di AstraZeneca «sicuro ed efficace». Francia, Spagna e Germania hanno espresso cautela e continuano a somministrarlo. Ma cresce l'attenzione. Il premier Mario Draghi ieri mattina ha avuto una telefonata informativa con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Dalla conversazione è emerso - riferiscono fonti di Palazzo Chigi - che non c'è alcuna evidenza di un nesso tra i casi di trombosi e la somministrazione del vaccino AstraZeneca. E che l'Agenzia europea per i medicinali ha avviato un'ulteriore review accelerata. «Sono stati segnalati 30 casi di eventi tromboembolici su quasi 5 milioni di persone immunizzate con il vaccino anti-Covid AstraZeneca», ha spiegato l'Ema in una nota, ribadendo che «i benefici del vaccino continuano a superare i rischi e il vaccino può continuare a essere somministrato mentre sono in corso le indagini». AstraZeneca ha a sua volta assicurato che «su oltre 10 milioni di somministrazioni non è emersa alcuna prova di un aumento del rischio di embolia polmonare o trombosi venosa profonda in qualsiasi gruppo di età, sesso, lotto o in qualsiasi Paese in cui è stato utilizzato il vaccino». 

Margherita De Bac, giornalista scientifica, sempre sul Corriere interpella le nostre autorità, in particolare l’Aifa, l’Agenzia italiana per il farmaco:

«C'è solo un nesso temporale e non causale» fra la morte del militare di Catania e la vaccinazione con AstraZeneca, ricevuta poche ore prima. «In attesa di raccogliere maggiori elementi anche attraverso la risposta dell'autopsia», Aifa sospende (mantenendo la fiducia in una soluzione positiva) il giudizio sul caso che minaccia di compromettere il normale corso della campagna di immunizzazione col preparato dell'azienda anglo-svedese. Il direttore dell'agenzia del farmaco Nicola Magrini tende a essere rassicurante: «Dobbiamo continuare a credere nel valore di questi vaccini, il rapporto fra il beneficio e il rischio resta favorevole. Bisogna considerare questi eventi con molta tranquillità e credere nella validità della campagna di profilassi. Il preparato di AstraZeneca è capace di prevenire la malattia e gli effetti gravi». Aifa ha dunque optato per una temporanea sospensione del lotto «fino a quando avremo elementi certi per escludere o confermare il nesso causale con gli episodi verificatisi in Italia». È la stessa prudenza raccomandata dall'ente regolatorio europeo Ema. Il fatto che gli eventi avversi, in Italia e all'estero, si siano concentrati in un ristretto lasso di tempo ha fatto alzare il livello di guardia. Il lotto italiano cui appartengono le dosi sospettate di reazioni avverse gravi (identificato col numero ABV2856) è stato «bloccato in via precauzionale» e non ci sono elementi per ritenere al momento che l'inoculazione possa aver provocato un effetto «che non è mai stato segnalato nonostante nel mondo siano state inoculate diversi milioni di dosi, più di 10 solo nel Regno Unito». Finora, ha detto Magrini, i 40 decessi avvenuti nel corso della campagna portata avanti oltre che con dosi AstraZeneca, soprattutto con Pfizer e Moderna, «sono stati attentamente esaminati. Non erano correlati alle inoculazioni».

Daniele Banfi (non è mio parente), serio giornalista scientifico, scrive sul sito della Fondazione Veronesi:

«Numeri importanti, quelli ottenuti nelle sperimentazioni e nelle somministrazioni su milioni di persone, che indicano chiaramente la sicurezza dei vaccini oggi in commercio. Ciò non significa che i vaccini non abbiano reazioni avverse. Quelle registrate sono in gran parte non gravi e risolvibili. Quando ci si sottopone a qualsiasi vaccinazione o ad una terapia farmacologica è sempre una questione di rischio beneficio. Nel caso della pandemia sul piatto della bilancia i rischi di chi va incontro ad un’infezione da Sars-Cov-2 sono estremamente superiori rispetto ai rischi di reazioni avverse. Anche in questo caso ci viene incontro la statistica: nel nostro Paese, da marzo 2020 ad oggi, un italiano su 600 è morto di Covid-19».

Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto Mario Negri, grande esperto di farmaci, interviene su Repubblica con un’intervista:

«È giusto fare tutti i controlli, ma credo che alla fine troveremo che i vaccini non sono collegati ai casi di trombosi. Finora abbiamo somministrato decine di milioni di dosi e non ci sono stati gravi effetti collaterali. Non più di quelli degli altri vaccini. Anche durante le sperimentazioni AstraZeneca aveva registrato un sospetto evento avverso, un caso di mielite. Ma poi si era capito che quel disturbo non dipendeva dal vaccino». Veramente non ci fu troppa trasparenza in quel caso. C'erano ragioni di privacy, certo. Ma non abbiamo mai capito cosa è successo. «È vero, ci vuole più trasparenza in queste materie, altrimenti si genera sfiducia tra la gente. Oggi mi sarei aspettato un comunicato ufficiale delle nostre autorità sanitarie per spiegare quali e quanti sono i casi sospetti e che tipo di controlli saranno messi in opera. Invece non ho sentito nulla del genere. E non è la prima volta. AstraZeneca è stato all'inizio consigliato sotto ai 55 anni, poi si è deciso di estenderlo anche ai più anziani, ma senza spiegare il perché, senza dire che nel frattempo erano usciti altri dati scientifici incoraggianti. Cosa deve pensare un cittadino? I messaggi in politichese non vengono capiti dalle persone. Ci vuole più chiarezza nella comunicazione da parte del ministero della Salute e dei cosiddetti esperti». Cosa bisognerebbe spiegare questa volta? «Che ogni anno in Italia muoiono 600mila persone, cioè più di mille al giorno. È possibile che qualcuno muoia in concomitanza con il vaccino. Ma il fatto che un evento accada dopo un altro non vuol dire che fra i due ci sia un rapporto di causa ed effetto. Anzi, in genere non è così. Cercare di capire se c'è un nesso fra i due avvenimenti è un'operazione complessa, che richiede molte ricerche e controlli»

Un direttore di quotidiano che ha preso una posizione netta (e per certi versi diametralmente opposta ai suoi colleghi Belpietro e Bechis) è Alessandro Sallusti sul Giornale. Sallusti teme il “panico” e l’“isteria” su un tema già molto delicato e vede nel comportamento dei giudici che hanno aperto tante inchieste qualcosa che non funziona:

«Al mondo nulla esiste di sicuro al cento per cento, neppure stare in casa sul divano a guardare la televisione. Ma certamente vaccinarsi è tra le cose più sicure. In Inghilterra, per fare un esempio, su dieci milioni di cittadini vaccinati AstraZeneca solo in 193 hanno avuto effetti collaterali significativi, parliamo quindi dello 0,002 per cento. È un rischio che un Paese può correre per debellare un'epidemia che solo in Italia ha fatto più di centomila morti e salvare una economia ormai allo stremo? Io direi di sì, anche perché il tempestivo intervento dell'autorità di controllo dimostra che lo Stato è vigile e dalla parte dei cittadini, non certo delle multinazionali. Non è il momento quindi di farsi prendere dal panico o dall'isteria. A questo ci pensa come al solito la magistratura, che senza aspettare gli esiti degli accertamenti ha iscritto nel registro degli indagati dieci persone, tra le quali il personale medico dell'ospedale militare dove è avvenuta la somministrazione sospetta, con l'accusa di omicidio colposo, reato che prevede fino a sette anni di carcere. Possiamo immaginare alla luce di questa iniziativa - lo stato d'animo delle migliaia di medici che ogni giorno iniettano centinaia di migliaia di dosi. In una situazione emergenziale, un effetto collaterale indesiderato non dovrebbe mai e poi mai configurare reato per medici e infermieri, a meno di comprovata imperizia. Soprattutto se la contestazione arriva da chi mi riferisco ai magistrati - i propri errori, anche quelli non in buona fede, non li ha mai pagati né mai li pagherà».

VACCINI 2. I FURBASTRI E LE CODE AL NIGUARDA

Sul Fatto molto spazio ad un’inchiesta dei Nas dei Carabinieri che indagano su 12 mila casi di “furbastri”, cittadini che non avevano diritto alla vaccinazione e si sono “imbucati”, saltando la fila.

«Dilaga da Nord a Sud il fenomeno dei cosiddetti "furbastri" dei vaccini, persone che hanno già ricevuto il siero anti Covid pur non avendo diritto alla priorità. Fin qui, sul territorio nazionale, i carabinieri del Nas hanno accertato quasi 600 casi. Ma da una riunione svolta due giorni fa presso la sede di Roma, è emerso che i militari hanno acquisito nelle ultime settimane un elenco con ben 12 mila nomi, legati a decine di segnalazioni provenienti da tutta Italia. Spesso, il fenomeno è dovuto all'assenza delle cosiddette "aliquote di riserva". In molti casi, le Regioni e le Asl hanno introdotto con ritardo, nei loro piani vaccinali, la possibilità di reimpiegare le dosi avanzate al termine della giornata, facendo scorrere la lista delle prenotazioni. Così, in assenza di un protocollo specifico, in diversi casi gli operatori sanitari hanno finito per "piazzare" le dosi in eccesso, altamente deperibili, convocando parenti e amici. Quella dei carabinieri dei Nas sui 12 mila nomi è dunque una verifica: sono state acquisite le liste dei vaccinati nelle diverse Asl e da qui si farà una scrematura per capire se ci sono casi di criticità. Il fenomeno in ogni modo è cresciuto con l'allargamento delle maglie delle categorie "prioritarie". Fra i casi finora emersi, quello di Nicolò Nicolosi , sindaco di Corleone (Palermo), dimessosi pochi giorni fa».

Sul Corriere e su La Stampa grande risalto ad una polemica milanese. Illustrata da una foto della fila di anziani in attesa, pubblicata su Facebook. La polemica è tra il commissario Bertolaso e l’assessore leghista Caparini, oggetto: il sistema elettronico di prenotazioni in Lombardia, dove sono ancora incredibilmente in attesa alcuni anziani della fascia over 80, e che ha forti disfunzioni da giorni.   

«Quel che è accaduto, lo racconta lo stesso Bertolaso su Facebook: «La coda degli anziani fuori dal centro vaccinale di Niguarda per gli errori di Aria che manda 900 convocazioni al posto delle 600 previste è una vergogna! Ho mandato la Protezione civile ad assisterli, mi scuso con tutti loro!». Caparini, che come responsabile delle partecipate regionali ha fortemente voluto Aria, non ha affatto gradito. E da lì, è nato l'alterco. L'ex capo della Protezione civile, però, non deve essersi impressionato. E infatti, più tardi ha girato il coltello nella piaga: «La Protezione civile è intervenuta assistendo tutte le persone che si sono presentate al Niguarda per la somministrazione dei vaccini. L'Ospedale ha risposto prontamente vaccinando sia i 600 cittadini programmati che i 300 in più». La gestione da parte di Aria aveva già sollevato pesanti perplessità. Al punto che la vicepresidente Letizia Moratti, parlando di «criticità», ha ingaggiato le Poste per «affiancare» la partecipata. ».

ZINGARETTI SPINGE LETTA, SALA SCEGLIE I VERDI

Arriva il gradimento di Nicola Zingaretti, segretario uscente, per Enrico Letta e la dichiarazione suona come l’investitura definitiva, il passaggio di consegne ai vertici del Partito democratico. Con tutta probabilità oggi Letta accetterà, alla vigilia dell’Assemblea del partito. Angelo Picariello su Avvenire:

«Enrico Letta unisce. Tutto lascia supporre che lo scioglimento della riserva, atteso per stamattina, sarà in senso positivo. «La soluzione più forte ed autorevole per prendere il testimone della segreteria», è il via libera di Nicola Zingaretti. «La sua forza e autorevolezza sono la migliore garanzia per un rilancio della nostra sfida di grande partito popolare, vicino alle persone e non alle polemiche», sancisce il segretario dimissionario dopo un lungo e approfondito confronto con i suoi. «La maggioranza congressuale che ha eletto Zingaretti pensa che Letta sia la figura più autorevole per guidare il Pd», conferma Nicola Oddati. Dopo lo sfogo in cui aveva confessato senza mezzi termini di «vergognarsi» del suo partito, decidendo di abbandonarne la guida, le parole di Zingaretti sono come di sollievo: «Tutto il sistema politico italiano sta ridefinendosi. Il Pd con Letta definirà un suo profilo adeguato e competitivo», scrive su Facebook il governatore del Lazio. Quello che dovrebbe diventare già domenica il suo successore, nell'assemblea del Pd convocata dallo stesso Zingaretti a seguito della discussione scaturita dal varo del governo Draghi (e dalle polemiche feroci per la gestione della crisi del governo Conte) - è giunto ieri a Roma. Letta ha partecipato a due seminari Web, uno organizzato dall'Italian Society del King' s College London e un altro sulla 'La politica economica dall'Arel, l'associazione fondata da Beniamino Andreatta nella quale Letta ha mosso i primi passi. «Continuerò a dare il mio contributo attivo da Presidente di Regione e anche nel dibattito politico con le mie idee. Alla luce del sole», promette Zingaretti. «Dobbiamo contribuire e sostenere il Governo Draghi», dice. Ma chiede anche di «riaprire una grande discussione con un congresso politico». Per «rilanciare una prospettiva politica adeguata per governare, arginare e battere le destre». Un segretario dimissionario che resta convinto della scelta, ma rinfrancato, che spiana la strada al successore. Letta d'altronde nei colloqui che ha avuto in queste ore un po' con tutti i 'big' e laeder di area (da Paolo Gentiloni a Lorenzo Guerini, da Dario Franceshini ad Andrea Orlando) nel ribadire la sua disponibilità ha fatto presente che c'è in ballo un vero e proprio cambio di vita per lui. Se serve un traghettatore fino al congresso, ci sono altre figure autorevoli e di garanzia, e lui non sgomita. Ma tutti gli hanno spiegato che non c'è tempo da perdere, serve un segnale forte e condiviso. E soprattutto serve darlo subito, con lui».

Su Repubblica il sindaco di Milano Giuseppe Sala annuncia la svolta: da indipendente eletto col centro sinistra si impegnerà con I Verdi europei. Anche lui spera però per il Pd, che lo dovrà comunque sostenere alle elezioni di ottobre, in Letta segretario.

«Lei era indipendente nel campo del centrosinistra, adesso entra nei Verdi europei. Cosa cambia? «Non cambia il mio impegno per la città, che rimane inalterato, anzi si rafforza. I milanesi hanno visto come in questo primo mandato abbiamo lavorato sodo, anche sui nodi del miglioramento ambientale e della giustizia sociale. Sono pronto per altri cinque anni da sindaco. E sono anche vicepresidente di C40, l'organizzazione che raccoglie le principali città del mondo. Abbiamo contribuito a rendere Milano migliore negli indici di qualità della vita, senza stravolgerla. La sostenibilità incrocia e attraversa l'istruzione, l'alimentazione, la salute, il lavoro, l'economia... Ogni città dovrebbe fare i conti con la visione ecologista. Chi non se ne accorge, specie ai tempi del Covid, è semplicemente fuori dal mondo». Ecologia a parte, che cosa la porta dentro i Verdi? «Sono fermamente europeisti e sempre in difesa dei valori democratici e antifascisti. Si sono distinti per battaglie fondamentali sulla giustizia e sulla riforma fiscale, sulle questioni di genere, sulla povertà energetica e, in generale, sui diritti dei cittadini. Sanno parlare con l'impresa, essendo per natura propensi al dialogo, e promuovono l'innovazione e la ricerca di nuovi posti di lavoro. Sono paladini di politiche alternative all'austerità, anche quando sembrava un tabù. Da loro mi sento a casa». Il centrodestra la critica come il sindaco delle piste ciclabili e dei posteggi auto spariti, non teme ripercussioni nel voto? «Essere ecologisti è investire nella mobilità pubblica e in quella leggera. Inquinare di meno è un dovere. Il modello della city piena di macchine è vecchio, non lo fa più nessuno nel mondo. E poi Milano, metropoli pianeggiante e dalle dimensioni tutto sommato contenute, è perfetta per questi investimenti. Possiamo migliorare ciò che abbiamo già avviato, correggerci andando a sentire le ragioni concrete delle persone. A proposito, ho passato i 60 anni, ho fatto tante esperienze nella vita, penso che i milanesi mi ritengano molto concreto e molto poco ideologico. Semmai sono idealista». Secondo lei, nel Pd che effetto farà la sua scelta? «Nella mia esperienza personale da sindaco, l'interlocuzione con il Partito democratico è stata sempre positiva e leale. Il Pd milanese è tra i più solidi d'Italia e vanta rappresentanti e militanti competenti e appassionati. In molti territori e amministrazioni locali il partito è forte ed efficiente. Ora però il Pd nazionale sta attraversando un momento difficile e io non avrei propriamente il diritto di dire la mia da "interno", perché non lo sono, ma Zingaretti paga la scelta del Pd di dare troppo spazio, da troppi anni, alle correnti. Spero che questo momento possa essere superato presto e aggiungo solo che seguirò con interesse l'assemblea nazionale». E come giudica l'ipotesi Enrico Letta alla segreteria? «Enrico è un amico e un suo ruolo attivo in questa fase non potrebbe che farmi piacere, ma, ripeto, non sta a me giudicare la discussione interna al Pd»».

5STELLE, CASALEGGIO TRATTA L’ACCORDO

Mentre il Pd si prepara a incoronare Enrico Letta, Giuseppe Conte lavora a conquistarsi la leadership del Movimento 5Stelle. Uno dei primi obiettivi: trovare un modus vivendi con Davide Casaleggio e quelli di Rousseau. Su questo fronte si segnala un primo confronto diretto fra Casaleggio e il tesoriere del Movimento.  Ci informa Emanuele Buzzi sul Corriere.

«Conte sta procedendo a passi spediti con la sua «rifondazione» del Movimento: ha incontrato i capigruppo pentastellati Davide Crippa e Ettore Licheri. Un passaggio - dicono i ben informati - per spiegare la «road map» contiana verso il nuovo partito, con un coinvolgimento diretto dei gruppi. Il presidente di Rousseau, invece, è nel mirino dei parlamentari per il «manifesto Controvento» e sta cercando una difficile mediazione per il ruolo della piattaforma. La presentazione del manifesto è sempre oggetto di aspre critiche. «Se vuole fare il recall per gli eletti perché non si può fare per chi amministra Rousseau?». «Il suo documento è irricevibile: quale partito paga un gestore di servizi che si permette di mettere becco su come formuli i tuoi quesiti?». A gettare altra benzina sul fuoco sono le dichiarazioni di Enrica Sabatini a Piazzapulita . la socia di Rousseau pone tre condizioni per la partnership e poi precisa: «Se la partecipazione non è considerata prioritaria e c'è invece una struttura gerarchica che prende decisioni dall'alto, non ha senso utilizzare un metodo che funziona per organizzazioni orizzontali. La partecipazione non è "accendi e spegni" quando ti serve». Tuttavia, nonostante le polemiche e i malumori, la trattativa tra M5S e Rousseau va avanti sottotraccia. Casaleggio - che è impegnato da martedì a Roma in una serie di incontri - ha visto ieri pomeriggio il tesoriere Claudio Cominardi, che gli ha recapitato la proposta del Movimento. I Cinque Stelle propongono il saldo del debito, un numero fisso di votazioni annue (una ventina circa) e un contratto comunque «tarato» sul numero dei parlamentari effettivi. In più il M5S chiede che non ci sia alcuna ingerenza politica, «nessun riferimento al Movimento». Le parti si sono lasciate senza chiudere l'accordo, ma senza neppure rompere. 

LA VEZZALI SCELTA DA DRAGHI E GABRIELLI

Lo Sport era l’ultimo nodo rimasto da sciogliere nella scelta di Viceministri e Sottosegretari. Quelli che seguono i Palazzi, della politica ma anche del mondo sportivo, indicavano in queste settimane tre possibili soluzioni: 1. Continuità dell’incarico ai 5Stelle, con delega alla Dadone 2. Delega al Ministro del Turismo Garavaglia, con un cambiamento in favore della Lega 3. Una soluzione “dragoniana”, tecnica. Ha prevalso la numero tre, come direbbe Mike Bongiorno. La scelta è caduta su Valentina Vezzali, ex campionessa olimpica di scherma, già deputato di Scelta Civica, ottimi rapporti con Franco Gabrielli.  Su Repubblica la racconta Filippo Ceccarelli:

«Oggi Valentina Vezzali sarà nominata sottosegretario allo sport, unica casella lasciata libera, per complicate ragioni che mettono in causa la vita stessa dell'intero comparto. L'idea, un pochino ingenua, sarebbe che in un governo mezzo "tecnico" e "dei migliori" la più grande campionessa di scherma di tutti i tempi, la più medagliata (16 ori mondiali, 13 europei, 3 alle Olimpiadi), la più riconosciuta all'estero e in patria dove fino a ieri ha fatto tante cose buone (l'ultima mettersi a disposizione per il progetto "Legend" di Sport e Salute), ecco, l'idea sarebbe di farla passare come una scelta appunto "tecnica", aggettivo che più ambiguo non ce n'è. Così, pur con la quasi certezza che difficilmente si rimpiangeranno i predecessori di partito Lotti e Spadafora, la scelta sembra rientrare piuttosto nel novero pop, per il format dei migliori».

SCIOPERO AD AMAZON

Sarà il 22 marzo ed è la prima protesta di questo tipo in Italia. Spiega lo sciopero contro Amazon alla Stampa (unico quotidiano a mettere la notizia in prima pagina insieme al Manifesto) Salvatore Pellecchia, segretario nazionale Cisl per i Trasporti.

 «Il 22 marzo, dunque, l'astensione sarà corale con una piattaforma di richieste che va dalla verifica dei turni, dei carichi e dei ritmi di lavoro imposti, alla riduzione dell'orario di lavoro dei driver, dalla clausola sociale, alla stabilizzazione dei tempi determinati, fino all'indennità Covid. Il colosso Usa, però, respinge al mittente le accuse di latitanza dai tavoli sindacali - «si sono svolti due incontri nel mese di gennaio» - e, soprattutto, dopo aver ribadito che «per le consegne ai clienti, Amazon Logistics si avvale di fornitori terzi» sottolinea «i corretti interlocutori» dei sindacati «siano i fornitori di servizi di consegna e le associazioni di categoria che li rappresentano». Il sindacato, però, non ci sta: «E' vero che per le consegne Amazon ai avvale di fornitori terzi ma gli appalti rispondono ad un committente che per quanto riguarda le leggi di questo paese risponde in solido. Per noi la tecnica di frazionare e di sottrarsi alle responsabilità portata avanti da Amazon non può più funzionare». I sindacati, dunque, hanno deciso di fare un salto di qualità alla protesta con un'impostazione che potrebbe essere condivisa anche a livello europeo - a Bruxelles tra le altre cose si sta cercando una posizione unica sulla webtax - con l'obiettivo di chiudere un contratto. Nelle settimane scorse il tribunale di Milano ha imposto alle multinazionali delle consegne a domicilio di assumere i rider. «Per noi il ricorso alla magistratura è davvero l'ultima spiaggia», spiega Pellecchia. Il sindacato, però, cerca alleati».

LUISA, CHE FA CORRERE I DRONI

Per averla ospitata in una trasmissione tv di cui sono stato responsabile, ho avuto la fortuna di conoscere Luisa Rizzo, uno dei giovani e giovanissimi premiati ieri da Mattarella al Quirinale. Luisa, disabile in carrozzina, “vola” attraverso droni, che manovra abilissima facendoli correre a velocità record. Fa le gare in tutta Italia e spesso le vince. Un tipo incredibile. Ieri il Presidente l’ha premiata insieme ad altri 27 “alfieri della Repubblica”. Luisa è in buona compagnia: giovani e giovanissimi, che hanno fatto qualcosa di buono per sé e per gli altri, e che fanno volare anche noi verso il futuro. È una carrellata di storie minime e bellissime: c’è la bambina di 9 anni di Bergamo che mandava la video registrazione di brani di libro letti, ogni giorno, ai suoi compagni, c’è la scout che si è occupata di malati Covid, l’adolescente che ha fabbricato mascherine con una stampante laser, la giovanissima volontaria della Croce Rossa di Firenze… Luisa si racconta sul Corriere:

«Mi chiamo Luisa Rizzo, ho 18 anni e da quando avevo due anni soffro di atrofia muscolare spinale: mi impedisce quasi qualsiasi movimento. Ma grazie a un drone che mi ha regalato mio padre le dita delle mie mani possono diventare le mie ali». Luisa ha cominciato ad esercitarsi nel campo vicino a casa sua, poi in una palestra e, giorno dopo giorno, nonostante la carrozzina, la sua vita è diventata senza confini. «Prima del Covid, dalla mia casa a San Pietro in Lama nel Leccese, ho visitato il mondo come pilota di droni, fino ai campionati mondiali in Cina». È emozionata: «Stento ancora a crederci, ieri ricevo la telefonata: "Chiamo dalla presidenza della Repubblica". Pensavo a uno scherzo. Per me è un onore che non mi sarei mai potuta aspettare. Sono molto contenta. Pensare agli altri fa parte della mia natura, se non ci fossero gli altri io non avrei motivo di esistere. Non solo perché mi aiutano, io dipendo in tutto, ma perché da soli so che non si va da nessuna parte. Io da sola non sono nessuno e la pandemia mi insegna questo. Spero che l'onorificenza possa mettere in risalto anche il mio sport, il drone racing».

CORONA TORNA IN CARCERE

Massimo Gramellini dedica a questa vicenda la sua rubrica di prima pagina dal titolo Corona, perché? (“Pare che gli faranno una perizia psichiatrica, ma ad averne bisogno saremmo anche noi, che da vent' anni ci interessiamo a lui”), Libero ci fa un paginone. È stato infatti di nuovo portato in carcere ieri Fabrizio Corona, l’agente dei paparazzi. Giuseppe Guastella ci racconta che cosa è accaduto sul Corriere della Sera:

«Feste rumorose in casa anche con pregiudicati, in barba ai divieti dei giudici e alle regole anti-Covid; partecipazioni a trasmissioni televisive non autorizzate, in una avrebbe insultato il legale della sua ex moglie Nina Moric che l'ha denunciato; rientro dopo l'orario consentito: è lunga la lista delle violazioni alle regole imposte dal Tribunale di sorveglianza di Milano che riportano in carcere Fabrizio Corona facendogli perdere la detenzione domiciliare che aveva ottenuto a dicembre 2019 per curarsi dai disturbi psichiatrici di cui soffre. Quando la Polizia bussa alla sua casa di Milano per notificargli la decisione dei giudici, l'ex re dei paparazzi ha già postato su Instagram il suo viso su cui ha riportato il sangue fuoriuscito da alcuni taglietti che si è fatto alle braccia e che è gocciolato sul pavimento. «Questo è solo l'inizio», «sono pronto a togliermi la vita», grida in video con una rabbia mista a disperazione teatrale scagliandosi contro i giudici: «Sacrificherò la mia vita per togliervi da quelle sedie. Avete creato un mostro», proclama prima che il social network rimuova il post e i poliziotti lo ammanettino, ma in strada, dopo che ha sfondato con un pugno il vetro dell'autoambulanza che lo accompagnerà al Niguarda dove verrà trattenuto per la notte in psichiatria. È la seconda volta che torna in carcere dopo la revoca di un beneficio. La prima fu a marzo 2019 quando dopo 13 mesi perse l'affidamento sanitario per disintossicarsi dalla cocaina a causa, anche allora, delle troppe violazioni alle regole. (…) Fabrizio Corona ha scontato 8 anni e mezzo di carcere (gliene restano da fare altri 3 e mezzo) per più reati (corruzione, estorsione, spaccio di soldi falsi, bancarotta ecc.). A rendere così ampia la pena totale hanno influito negativamente anche i suoi comportamenti.»