CENTOMILA IN MENO

Record di vittime dopo un anno di epidemia. Parla Draghi: si accelera sui vaccini e si studiano nuovi divieti. Il Pd pensa ad un segretario vero. Conte ai suoi collaboratori. Il Papa torna a Roma.

Centomila italiani morti. Un anno dopo, l’epidemia da coronavirus ha i contorni di una vera guerra. Draghi ieri ha ricordato: “Il 10 marzo di un anno fa l'Italia si chiudeva diventando, per la prima volta, una grande zona rossa”. In giornate come queste fa effetto pensare che ci sono ancora in giro professori universitari, persino deputati, opinionisti tv i quali sostengono, o peggio fanno capire, che in fondo è tutto una montatura, che la mascherina non è necessaria, che non fare il vaccino è un atto di libertà, che dietro al virus c’è un grande complotto. Da ragazzo quando studiavo storia, mi chiedevo: potrò mai assistere ad una follia collettiva, tipo quella dell’entusiasmo bellico che precedette la Prima Guerra Mondiale? Dove tanti si eccitavano per idee palesemente menzognere? Fra di loro alcuni hanno poi pagato con la vita… Impossibile, mi dicevo. Invece è capitato di nuovo, capita ancora. Questa terribile pandemia ha portato con sé un’irrazionalità diffusa, credenze stregonesche, il trionfo della mancanza di buon senso. La malattia e la morte vanno maneggiate con rispetto e con dignità, non ci dovrebbe essere spazio per narcisismi, sofismi, ciarlatani. Bene hanno fatto i partiti politici a fare un passo indietro: non è il momento di dividersi. Non è andato tutto bene, lo sappiamo. Ma ora siamo nel momento più delicato, probabilmente abbiamo di fronte l’ultimo mese di grandi rischi e difficoltà. In 30 giorni ci giochiamo il nostro futuro di anni. Due terzi degli italiani vorrebbe misure più severe contro chi non rispetta le regole. È comprensibile, ma la forza della democrazia sta nella persuasione. Parliamo, non rinunciamo a discutere, anche se la prudenza dovrebbe dominare ogni parola. Almeno per rispetto di quei 100mila morti. Sui giornali c’è il ricordo delle tante vittime ma anche le indiscrezioni a proposito di possibili nuovi divieti e l’accelerazione del piano vaccinale. Vedremo i fatti. Ci sono però almeno sei regioni molto indietro, di cui tre nel Nord ricco e popoloso. Devono muoversi. Mattarella ha celebrato l’8 marzo leggendo i nomi delle vittime di femminicidio. Nei partiti c’è grande discussione: il Pd deve trovare la quadra, fra 4 giorni c’è l’Assemblea. Nei 5Stelle si aspetta la prossima uscita di Casaleggio e Conte cerca i collaboratori per la nuova governance del Movimento. Il Papa è rientrato a Roma e sull’aereo da Baghdad si è concesso ai giornalisti. Ma vediamo i titoli di oggi.  

LE PRIME PAGINE

Si dice in questi casi che il numero è una soglia psicologica. Quello di oggi però è uno choc. La Stampa non aggiunge altro: Centomila. Libero per una volta è didascalico: Record: 100.000 morti in Italia. PerAvvenire l’immagine è quella di un Paese diventato un grande camposanto: Centomila croci d’Italia. Il manifesto cita il poeta: La nostra Spoon River. Il Domani va sui riflessi da psicanalisi: Centomila morti di Covid. Così la tragedia ha scavato un abisso nell’inconscio. Il Corriere della Sera preferisce sottolineare la prima uscita pubblica del presidente del Consiglio, in occasione della Festa delle donne: Draghi: la via d’uscita non è lontana. Identico, a volte capita, il titolo di prima pagina di Quotidiano nazionale, che però lascia le virgoletteDraghi: «La via d’uscita non è lontana». Anche il Fatto di Travaglio, il quale non ha ancora elaborato il lutto, cita il capo del Governo ma per tornare sul tema delle consulenze e del continuo paragone col suo predecessore: Draghi raddoppia la task force di Conte. La Repubblica (bella controcopertina sull’8 marzo) interpreta il discorso di Draghi in chiave ottimista, sulla campagna vaccinale: «I vaccini ci salveranno».Per La Verità però:FRIGORIFERI PIENI DI VACCINI. MA MANCANO I VACCINATORI.Mentre Il Mattino ci crede: In arrivo milioni di vaccini ma c’è la stretta sui divieti. Il Messaggero pensa ai turisti: Tamponi anche in vacanza. Il Sole 24 Ore si occupa ancora del Decreto sostegno: Lavoro, sbloccati i contratti a termine. MentreIl Giornale torna sull’8 Marzo per dire che il vero femminismo è di destra (o di centro?): Le donne di sinistra che odiano le donne.

DRAGHI ROMPE IL SILENZIO

È la prima volta che Mario Draghi parla in pubblico da presidente del Consiglio, dopo aver letto la lista dei componenti del suo Governo al Quirinale. L’occasione è l’augurio alle donne per la loro Festa, la forma è un videomessaggio pre-registrato. Marco Galluzzo lo analizza sul Corriere della Sera.

«In 7 minuti di videomessaggio Mario Draghi coglie l'occasione della Giornata internazionale della donna per lanciare un messaggio che è anche alla Nazione, in un momento in cui sembrano possibili, forse necessari, ulteriori sacrifici, chiusure, zone rosse. Ma soprattutto afferma più volte che è lo stesso governo, da lui presieduto, ad essere sotto esame, a dover fare il proprio mestiere «ogni giorno» in modo più rapido ed efficace: «Ognuno deve fare la propria parte nel contenere la diffusione del virus. Ma soprattutto il governo deve fare la sua. La pandemia non è ancora sconfitta ma si intravede, con l'accelerazione del piano dei vaccini, una via d'uscita non lontana. Voglio cogliere questa occasione per mandare a tutti un segnale vero di fiducia. Anche in noi stessi». E in questo discorso che è rivolto ai cittadini e allo stesso tempo ai suoi ministri, a sé stesso, in una simmetria continua di responsabilità fra governanti e cittadini, occorre ringraziare prima di tutto: tutti gli italiani «per la loro disciplina, la loro infinita pazienza, soprattutto coloro che soffrono le conseguenze anche economiche della pandemia», ma anche «gli studenti, le famiglie e gli insegnanti che sopportano il peso della chiusura delle scuole, gli operatori sanitari, le forze dell'ordine, le forze armate, la Protezione civile e tanti altri lavoratori in prima linea per la loro incessante opera. Sono anche questi esempi di responsabilità civica e professionale, di cittadinanza italiana attiva che impongono al governo di moltiplicare ogni sforzo. Siamo solo all'inizio». La promessa è di fare in fretta, di essere efficaci, ma anche «di salvaguardare con ogni mezzo la vita degli italiani e permettere al più presto un ritorno alla normalità. Ogni vita conta. Non perdere un attimo, non lasciare nulla di intentato, compiere scelte meditate, ma rapide. Le mie preoccupazioni sono le vostre preoccupazioni. Il mio pensiero costante è diretto a rendere efficace ed efficiente l'azione dell'esecutivo nel tutelare la salute, sostenere chi è in difficoltà, favorire la ripresa economica, accelerare le riforme».

Sul Giornale Alessandro Sallusti dedica un commento in prima alle parole del capo del Governo:

«Dopo anni di «vedremo», «faremo», «studieremo» spacciati per fatti e verità acquisite, sentire il comandante in capo dire «non voglio promettere» ci lascia più tranquilli e ottimisti sul futuro, più o meno come immagino lo furono non voglio fare paragoni eccessivi - gli inglesi già in guerra con Hitler ascoltando il primo discorso di Winston Churchill premier di emergenza: «Non ho nulla da offrirvi se non fatica, lacrime e sudore». Realismo e pragmatismo al posto di prese per i fondelli e previsioni farlocche è uno scambio che facciamo volentieri, al diavolo l'efficacia mediatica e il consenso social. La sintesi del discorso di Draghi è che non è finita, ma finirà quanto prima tanto più si starà uniti, e il richiamo mi pare di capire non è soltanto per la litigiosa classe politica ma vale anche per la comunità scientifica, la classe dirigente (per esempio quella scolastica) e in ultima istanza tutti noi.»

VACCINI E NUOVI DIVIETI

Ma se il quadro generale, reso drammatico dal record statistico sui decessi, è quello tracciato da Draghi, che cosa si sta pensando in concreto sulle due emergenze, che fatalmente si incrociano: divieti e vaccini?  Secondo gli ultimi dati, ci sono ancora sei regioni in Italia che sono sotto l’80 per cento dell’utilizzo dei vaccini che lo Stato gli ha mandato. Sono queste: Lombardia, Veneto, Liguria, Umbria, Calabria e Sardegna. Su Repubblica Tommaso Ciriaco e Alessandra Ziniti provano a fare il punto e si capisce che le decisioni importanti sono proprio di questi giorni:

«Il parere del Cts dovrebbe arrivare oggi stesso. Fotograferà la diffusione del virus e cercherà di rispondere a una domanda: servono nuove misure? Qualcosa andrà fatto, dovrebbero sostenere gli scienziati. Soprattutto se il contagio nazionale dovesse superare una soglia critica, che potrebbe essere indicata attorno ai trentamila casi giornalieri. Appena ricevuto il responso, l'esecutivo farà il punto su eventuali nuovi interventi. Prima con la cabina di regia. Poi, nelle ore successive, con un vertice tra Mario Draghi e i capi delegazione di maggioranza. Le opzioni sono sempre le stesse, se si stabilirà di agire, e ruotano attorno al lockdown nazionale. Molto dipenderà dai dati delle prossime 48 ore. Ma è possibile che alla fine si decreti un arancione scurissimo (o rosso) per i feriali, accompagnato dal rosso nei festivi. Ieri, però, è stato il giorno del piano vaccinale. Nella sede del governo il generale Francesco Figliuolo ha partecipato al vertice convocato dal premier Mario Draghi, assieme al capo della Protezione civile Fabrizio Curcio e ai ministri Roberto Speranza e Maria Stella Gelmini. Gli obiettivi fissati dell'esecutivo sono chiari. Innanzitutto portare le Regioni, che si sono mosse finora in ordine sparso, a immunizzare immediatamente tutti gli over 80, le categorie fragili e i disabili, a cui sarà data massima priorità. Subito dopo la fascia dei settantenni. Procedere rispettando rigidamente il criterio anagrafico e gli altri precetti che il governo fisserà nelle linee guida attese per venerdì. (…) Cambiare passo significa però mettere anche fine allo sgomitare delle categorie dei "servizi essenziali", procedendo per età e fragilità pregresse. La svolta, in questo senso, è ovviamente la circolare che estende l'utilizzo di AstraZeneca agli over 65. Un ruolo centrale nel nuovo piano è affidato alle forze armate e alla Protezione civile. Saranno loro a intervenire a supporto dei territori che dovranno far fronte a eventuali deficit regionali di strutture e squadre di vaccinatori. L'idea è che intervengano soprattutto al Sud. Anche perché nel Centronord l'esecutivo pensa di poter sfruttare i presidi medici delle grandi e medie imprese (obbligate per legge ad avere dottori aziendali) in modo da vaccinare i lavoratori. Quanto alle piccole imprese, si lavora per attivare punti vaccinali nei distretti industriali. La campagna di massa - che dovrebbe partire a ridosso di Pasqua sarà quasi h24, con somministrazioni dalle 6 del mattino a mezzanotte nei grandi hub che si stanno apprestando nelle città capoluogo in palazzetti, palestre, caserme, fiere, padiglioni, ambulatori, tensostrutture. E forse anche nei Rotary e Lions club, se il governo dovesse dare ascolto al suggerimento del sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè. In campo ci saranno di certo anche i medici specializzandi, un vero e proprio "esercito", mentre per raggiungere i paesini più remoti saranno utilizzati camper con squadre di sanitari chiamati a vaccinare tutti i residenti. Altri team del 118 serviranno a somministrare i vaccini a domicilio agli anziani non autosufficienti e ai disabili, per supplire alle carenze delle Usca. Arruolati anche i farmacisti, appena possibile. Sono progetti su cui Draghi punta tutto, per uscire dal tunnel della pandemia. Non si potrà prescindere, come detto, da un afflusso regolare e crescente di dosi. Ieri, in questo senso, si sono registrati due dati rilevanti: Pfizer ha consegnato altri 666.000 vaccini, destinati ad accelerare l'immunizzazione degli over 80 e dei supervulnerabili finora rimasti fuori, mentre Astrazeneca ne fornisce altri 684 mila. In tutto, 1 milione 350 mila . Un nuovo segnale di ripartenza nella consegna degli ordini».

8 MARZO, MATTARELLA LEGGE I NOMI DELLE VITTIME

È stato Sergio Mattarella ieri in una cerimonia al Quirinale a non usare ipocrisie.  Il Presidente ha voluto ricordare tutte le donne che dall’inizio dell’anno sono state uccise nel nostro Paese, leggendo i loro undici nomi uno per uno. Proprio ieri aveva confessato l’ultimo omicida, quello di Ilenia, a Faenza. “Fenomeno impressionante”, ha commentato Mattarella. Flavia Amabile per La Stampa ha intervistato Marisa Rodano, 100 anni:

«Un mese e mezzo fa ha compiuto 100 anni, un secolo di vita tra politica e battaglie per la parità. Fu sua la scelta della mimosa come simbolo dell'8 marzo 1946, il primo dell'Italia libera, eppure fa fatica a trovare nei ricordi una Giornata della donna altrettanto triste, chiusa, compressa. Come mai? «La sensazione è che ci siano state molte parole e pochi fatti. Siamo in una fase molto difficile per le donne, in parte per gli effetti della pandemia che le costringe in case spesso piccole con i bambini in casa che fanno chiasso e impediscono di concentrarsi nel lavoro e di staccarsi dalla dimensione domestica. Per le donne è diventato più difficile contemperare la propria attività famigliare e lavorativa». (…) In che cosa si è tornati indietro? «Manca ancora tutto quello che è necessario alle donne. Non ci sono gli asili nido, non ci sono le scuole per l'infanzia a tempo pieno. Non ci sono quell'insieme di provvidenze che consentono nell'ambito della scuola di esercitare il proprio ruolo a studentesse e insegnanti. E stanno perdendo terreno nella vita politica, sociale, culturale». Da che dipende? Dove stanno sbagliando le donne? «Non credo che le donne stiano sbagliando. Credo che ci sia una ripresa di maschilismo nel senso che mi sembra che ci sia da parte degli uomini il desiderio di recuperare uno spazio messo in pericolo dalla presenza delle donne». Ancora una puntata dell'eterna battaglia per la parità. Si raggiungerà, secondo lei? «E' di sicuro un tentativo di rivalsa da parte degli uomini ma non c'è dubbio che se le donne continueranno a battersi, si raggiungerà la parità. Le cose sono molto cambiate rispetto a com' erano quando andavo a scuola. Ci sono molte più donne nelle università e nelle scuole superiori. Spesso sono più brave, c'è stato un netto progresso». A patto di tenersi lontane dal potere. Le donne ai vertici sono rarissime. E la politica riflette molto bene questa crisi di rappresentanza. Da poco abbiamo un nuovo governo, che ne pensa? «Gli impegni sono buoni ma sulla realizzazione ci sono ancora problemi. Le donne appaiono spinte indietro anche rispetto alle conquiste degli scorsi anni. Non ci sono le condizioni per cui possano effettivamente svolgere un ruolo e affermare le loro capacità e, quindi, portare nella società il patrimonio di idee che è loro proprio».

Maurizio Crippa sul Foglio intreccia in un commento sull’intervista tv evento di Harry e Meghan con il tema del femminismo ….

«La Duchess Difficult, secondo il nomignolo, e l'Ostaggio, altro nomignolo feroce, hanno picchiato duro e hanno diviso tutti. Del resto per farsi ascoltare la sera dell'All Star Game bisogna avere qualcosa di forte. E niente di meglio che fare le vittime contro i malvagi e la Regina cattiva (a patto di convincere tutti a stare dalla tua parte, ma non è così facile). Razzismo, rispetto, essere giovane donna pop e di genetica multipla in un mondo ossessionato dalla dinastia. Nell'edizione special di Repubblica per l'8 marzo, parlando di tutt' altro, Natalia Aspesi ha scritto che il femminismo di oggi "ha scelto soprattutto il ruolo della vittima più che quello della combattente". Il femminismo c'entra poco, in questa vicenda reale, c'entra più il paradigma vittimario che vale per tutti i sessi e tutte le categorie sociali, compresi i reali. Ma forse la questione di essere donna non conta poco persino qui. Meghan temeva di finire come la suocera che non ha potuto conoscere, Harry che si ripetesse la storia di "mum". Lady Diana Spencer è stata la vittima inaugurale del cambio di millennio ("scusaci principessa" brillerà in eterno come il più profetico dei titoli). Ma Lady Diana Spencer era pur sempre figlia di una delle più blasonate famiglie inglesi, parente di Churchill e, pur nel suo candore, qualche rudimento di come giocare la partita lo aveva. Fu costretta al ruolo della vittima, ma seppe anche calarvisi.».

PD, SPUNTA LETTA E SI FANNO AVANTI LE SARDINE

La vita politica dei partiti sembra svolgersi in un altro luogo pubblico. Non mancano polemiche e discussioni, anzi. Ma è come se l’emergenza nazionale avesse messo in un’altra prospettiva le loro diatribe. Il Pd è in subbuglio: il 13 marzo c’è un’Assemblea molto attesa dopo le dimissioni di Zingaretti. Dario Franceschini sul Corriere, nel pezzo di Maria Teresa Meli, rilancia l’ipotesi di un segretario vero. Enrico Letta?

«Dario Franceschini ha dato l'allarme ai suoi: «Dobbiamo eleggere un segretario che duri almeno un anno, che ci porti alle elezioni amministrative, che gestisca una maggioranza di governo complicata come l'attuale. Non esiste che si vada a un reggente provvisorio. Abbiamo bisogno di eleggere in Assemblea nazionale un segretario il più autorevole possibile che ci guidi fino al congresso». Un identikit che sembra corrispondere perfettamente a Enrico Letta, su cui infatti il pressing dei dem è fortissimo. «Ci vuole uno come lui», dicono molti esponenti del partito. Base riformista, il correntone di minoranza guidato da Lorenzo Guerini e Luca Lotti, è disponibile all'idea di far convergere i suoi voti su un candidato che possa rappresentare tutto il partito, ma aspetta che sia la maggioranza a offrire una soluzione possibile.».

Su Repubblica parlano invece le Sardine, attraverso il leader Mattia Santori:

«Zingaretti ha parlato di un partito di cui vergognarsi. Lei condivide? «Io ho visto tre tipologie di Pd in questi anni. La più bella è quella delle sezioni: un Pd commovente e appassionato. Poi salendo c'è il Pd in campagna elettorale, che non mi è piaciuto. Tanti selfie con le Sardine più per convenienza che per aprirsi davvero. E poi c'è il Pd del Nazareno, che ho visto sabato. Con una dirigenza incartata e totalmente incapace di produrre creatività e innovazione, perché solo impegnata nelle lotte di potere». Anche la vostra manifestazione al Nazareno è stata criticata. Si è detto: nessuno può uscire per la pandemia e loro vanno a Roma. «Il nostro intervento è stato tempestivo ma non irresponsabile. Abbiamo organizzato in 24 ore una manifestazione del tutto legale, perché ci si può spostare per manifestazioni nazionali. Avevamo fatto i tamponi. Questo ha dato fastidio a una parte della casta politica che ha cavalcato una incomprensione anche legittima delle persone facendo loro credere cose non vere. Ad esempio che abbiamo dormito al Nazareno» (…)  Sta dicendo che si iscriverà al Pd? «No, perché in questo momento il Pd ha un marchio tossico. Nessuno ora farebbe la tessera. Si vede dal fatto che gli iscritti sono in calo. Inoltre le Sardine hanno il vantaggio di restituirmi la fotografia di quei cittadini che seguono la politica ma non sono iscritti a un partito. Ieri abbiamo fatto una assemblea con 170 persone e quel che emerge è questo: lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti».

GRILLO, CONTE E CASALEGGIO

Ieri lo scoop del Fatto sul vertice al mare fra Grillo e Conte. Nella settimana in cui dovrebbe di nuovo pronunciarsi Davide Casaleggio, i contatti fra i leader dei 5Stelle si moltiplicano. Emanuele Buzzi sul Corriere della sera scrive:

«A prendere le luci della ribalta è il summit tra Grillo e Conte nella villa di Marina di Bibbona. Il vertice si è tenuto a una settimana di distanza dal pranzo sulla terrazza dell'hotel Forum a Roma ed è stato un confronto a due «importante per vedere gli sviluppi del progetto» a cui sta lavorando il professore. Un passaggio chiarificatore, anche se nel Movimento sale la tensione. C'è chi dice: «L'ex premier deve capire che non può avere tutti i poteri del mondo». Il riferimento è a un progetto che prevede una segreteria molto leggera e la possibilità che nessuno possa porre veti alle decisioni del leader in pectore. Una mossa che alcuni hanno letto come un depotenziamento di Grillo. «Paure infondate», dicono i ben informati. Ma il nodo al tavolo c'è. Come c'è anche l'ipotesi di un ruolo nazionale - forse in segreteria - per Virginia Raggi. Grillo poi - e su questo trova la sponda di Conte - chiede anche un cambio di passo nella comunicazione pentastellata. Non a caso nei giorni scorsi il garante ha lanciato due post distinti: uno sui temi della rivoluzione «MiTe», l'altro sui toni. Un nuovo corso per il Movimento che non riguarda solo associazioni, statuto, simboli e siti, ma anche l'atteggiamento e le parole. »

Sul Fatto, sempre un passo avanti sui grillini, Luca De Carolis ha delle indiscrezioni sulla squadra che Conte vorrebbe allestire:

«L'avvocato che si è fatto rifondatore vuole e deve riscrivere regole e struttura dei Cinque Stelle. E visto che c'è, intende anche rinfrescare le gerarchie. Perché Giuseppe Conte ha quell'idea, una segreteria di sua fiducia con volti (sostanzialmente) nuovi, insomma non inzeppata dei soliti big. E a suggerirgliela, dicono, è stato Beppe Grillo. D'altronde proprio con il Garante, come rivelato dal Fatto, domenica scorsa Conte ha discusso del futuro prossimo del Movimento, facendogli visita nella sua villa a Marina di Bibbona in Toscana. In riva al mare, hanno fatto il punto. E l'avvocato se lo è sentito ripetere dal Garante: "Giuseppe, dobbiamo puntare su facce nuove". Un concetto che Grillo ha ripetuto anche ia diversi 5Stelle. Vuole una segreteria o direzione con 5Stelle finora non in primo piano, il fondatore, anche per tranquillizzare il corpaccione parlamentare. Ieri l'Adnkronos ha scritto che Conte valuterebbe di coinvolgere anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi, ma per ora non ci sono conferme. Di sicuro però Raggi è popolarissima nella base, e di questi tempi è merce rara per il M5S . Ma ha anche molti avversari di vecchia data tra i big. (…) . Nell'attesa, Conte e Grillo hanno altri problemi da affrontare. E il primo è sempre lui, Davide Casaleggio, che domani presenterà il suo manifesto, "Controvento". con "i principi e i valori del modello Rousseau". Un testo per sottolineare l'importanza e il ruolo della piattaforma web, "di cui è necessario definire, pubblicamente e definitivamente, lo spazio di azione" come scrive l'associazione Rousseau, ossia Casaleggio. Che in particolare sostiene: "Rousseau non è uno strumento o un media da utilizzare per il voto, ma rappresenta una architettura digitale della partecipazione, che conferisce il potere decisionale ai cittadini permettendo loro un attivo esercizio dei diritti di cittadinanza digitale". Tradotto, come spiega un parlamentare in buoni rapporti con la casa madre di Milano, "Davide si lamenta perché la piattaforma viene usata solo per qualche voto di ratifica, mentre dovrebbe essere il luogo delle assemblee e del confronto interno". Ma il manifesto a tanti grillini è suonato come una prova tecnica di scissione».

RENZI SAUDITA IN LITE CON LA STAMPA DI GIANNINI

Sui social ieri il Direttore de La Stampa Massimo Giannini aveva raccontato di messaggini violenti di Matteo Renzi speditigli all’alba. Contenenti proteste per le polemiche suscitate dal secondo viaggio del Rottamatore presso il principe saudita. Oggi il giornale di Torino torna ad occuparsi della vicenda per dire che nel secondo misterioso viaggio di Renzi c’era anche Marco Carrai:

«Quando, ieri mattina, Matteo Renzi è atterrato all'aeroporto di Milano Malpensa, con un volo di linea Emirates proveniente da Dubai, non era solo. Con lui, su quell'aereo, ha viaggiato l'amico di una vita, l'uomo di cui è stato testimone di nozze, l'imprenditore Marco Carrai. Non era facile riconoscerlo, nascosto dietro la mascherina, mentre prendeva il bus interpista insieme al leader di Italia Viva. Ma lo hanno visto, era lui. Renzi e Carrai insieme a Dubai, quindi. Il motivo del loro viaggio non è chiaro, né sappiamo chi siano andati a incontrare. (…) Tutto legittimo. Il punto è cosa sia andato a fare il senatore Renzi, a che titolo abbia accompagnato l'amico e quale ruolo abbia giocato negli incontri che sicuramente i due hanno avuto durante le loro 48 ore scarse trascorse nell'emirato. Ma c'è un'ultima domanda che merita una risposta. La normativa anti-Covid prevede, per chi torna dall'estero, 14 giorni di isolamento fiduciario e sorveglianza sanitaria: Renzi e Carrai la stanno rispettando, visto che non rientrano in nessuna delle categorie esentate dall'obbligo?».

PAPA FRANCESCO: “PROSSIMA TAPPA IL LIBANO”

Papa Francesco è rientrato a Roma, e sull’aereo di ritorno ha risposto a molte domande dei giornalisti al seguito. Fra l’altro ha rivelato di voler andare, dopo l’Irak, anche in Libano, un altro Paese dimenticato dalla diplomazia occidentale. Luigi Accattoli, veterano dei vaticanisti italiani, racconta sul Corriere:  

«Un giornalista ha chiesto se l'incontro con Al Sistani costituisca un secondo passo nella sua strategia di dialogo con l'Islam dopo la dichiarazione di Abu Dhabi del 2019: «Possiamo dire che questo sarebbe il secondo e ce ne saranno altri. È importante il cammino della fratellanza. Credo che sia una strada anche culturale. Il Concilio Vaticano II ha fatto un passo grosso in questo e tante volte si deve rischiare per fare questo passo. Sapete che ci sono alcune critiche: che il Papa non è coraggioso, è un incosciente che sta facendo dei passi contro la dottrina cattolica, che è a un passo dall'eresia, ci sono dei rischi. Ma queste decisioni si prendono sempre in preghiera, in dialogo, chiedendo consiglio, in riflessione. Non sono un capriccio». Ancora su Al Sistani: «Ho sentito il dovere di fare questo pellegrinaggio di fede e di penitenza, e di andare a trovare un grande, un saggio, un uomo di Dio: soltanto ascoltandolo si percepisce questo. Un uomo umile e saggio, a me ha fatto bene all'anima questo incontro. È una luce, e questi saggi sono dappertutto perché la saggezza di Dio è stata sparsa in tutto il mondo»».

Avvenire intervista Younis Tawfik, scrittore islamico di origine irachena, che da laico commenta il viaggio storico del Papa.

«Younis Tawfik, poeta e romanziere, è nato a Mosul, vive a Torino, è presidente del Centro culturale italoarabo Dar-al-hikma e non si è perso un minuto della visita del Papa. Che impressione le ha fatto vedere papa Francesco nella sua Mosul? Mentre lo vedevo camminare nella mia città ancora piena di macerie mi è caduto lo sguardo sull'orologio qui a casa, e ho pensato che il tempo cancella inesorabilmente ciò che passa, ma gli uomini giusti non possono venire cancellati. Francesco rimarrà per sempre nella memoria degli iracheni come un uomo giusto. Ascoltandolo, mi sono venute le lacrime agli occhi. Ci sono molte ferite aperte, anche nel mio cuore: nel 2008 mio fratello Fares è stato assassinato da un gruppo di islamisti legato ad al-Qaeda, abbiamo scoperto più tardi che il suo assassino era il vicino di casa convertito al pensiero jihadista. Nel 2017 ho perso anche mamma Khairiyya in seguito a un attacco missilistico del Daesh durante le operazioni per la liberazione di Mosul. (…)  Che cosa possono imparare i musulmani da queste giornate? Francesco è venuto come uomo di pace a testimoniare che con la violenza non si va da nessuna parte. Nella piazza delle Quattro chiese di Mosul ha pregato per tutti, non ha fatto distinzioni tra vittime cristiane e musulmane. La sua presenza è stata un balsamo di amore sulle ferite dell'Iraq. A Mosul ha lanciato una colomba bianca davanti alla chiesa dove i miliziani del Daesh avevano proclamato il califfato, un gesto che resterà nella storia. La sua insistenza sulla necessità del perdono induce noi musulmani a fare i conti con qualcosa che molti hanno dimenticato, a ritrovarne le radici nel Corano che parla di Dio clemente e misericordioso. Inoltre questo viaggio è stato una declinazione di quanto è scritto nella Dichiarazione di Abu Dhabi: in questi giorni, grazie all'iniziativa del Papa, si è "respirata" davvero la fratellanza universale».