Conte fa il suo partito?

Scontro durissimo con Grillo. L'ex premier otterrà la maggioranza dentro i 5 Stelle o farà un suo gruppo? Vaccini: giugno record, luglio chissà. Pestaggi, tradita la Carta. Avviso sulla Versione

Qual è il vero motivo del dissidio tra Grillo e Conte? Si tratta di un’idea? Di una linea politica? Di un modello organizzativo di partito? Dell’uso della democrazia diretta? Oppure si tratta solo dell’attribuzione del potere o meglio dei poteri? Il Capo, il Garante, il padre generoso, il papà… Non è facile capire la scomunica reciproca, la sindrome dell’eresia, la furia di entrambi i protagonisti. Nel video di ieri Grillo dice di aver solo chiesto che il ruolo del Garante fosse preservato, nel nuovo Statuto. E di aver domandato a Conte di non accentrare troppi poteri in un’unica persona. Si può dividere il Movimento su una diatriba di questo tipo? Era difficile immaginarlo, eppure è così. La domanda chiave adesso è: con chi staranno i vari Luigi Di Maio e Roberto Fico? Conte pare pronto a fare un suo partito: il “mio progetto”, ha detto, da proporre “ai cittadini”. Grillo si appresta a far votare la base ed espellere (come al solito) chi non ci sta. Ma il confronto è appena iniziato. E sarà duro.

Campagna vaccinale. Le Regioni si stanno organizzando per la seconda dose nei luoghi di vacanza, ognuna in ordine sparso e con procedure diverse. Dopo un giugno record di vaccinazioni (la media mensile è stata di 535 mila 182 dosi giornaliere) luglio si apre con un dato positivo. Dalle 6 di ieri mattina alle 6 di questa mattina sono state fatte 556 mila 891 somministrazioni. Per ora un buon ritmo. Intanto si sta consumando uno psicodramma a proposito dei tifosi inglesi che non potranno arrivare a Roma per la partita dei quarti di finale degli Europei. Stadio Olimpico vuoto? Nell’anno della pandemia non sarebbe una novità.

Il video pubblicato ieri dal quotidiano Il Domani sulle violenze in carcere a Santa Maria Capua Vetere ha choccato il Paese. Dura presa di posizione della ministra Cartabia che ha parlato di “tradimento della Costituzione”. E ha deciso un’ispezione ministeriale, parallela all’inchiesta della magistratura. A proposito di giustizia, è stato scarcerato e messo ai domiciliari l’avvocato Amara, che aveva denunciato la Loggia Ungheria. Se ne tornerà a parlare? Terribili le notizie anche da Lampedusa, dove ieri all’alba è avvenuto un nuovo naufragio di migranti. Il Sindaco Martello invita Draghi a recarsi sull’isola.  

Prima di vedere i titoli, vi rubo qualche riga per parlare della Versione. Oggi è il primo luglio: da sabato prossimo per tutti i weekend estivi non ci sarà la rassegna stampa della mattina, ma vi arriverà entro la sera di domenica un compendio dei più interessanti articoli del fine settimana. Per non rimanere tagliati fuori e restare aggiornati su quello che è successo. Si chiamerà la Versione della Sera. Dal lunedì al venerdì, tutto come sempre. Adesso vediamo i titoli. 

LE PRIME PAGINE

È ancora il braccio di ferro tra Grillo e Conte a dominare come argomento le prime pagine. Il Corriere della Sera: Scontro finale nei 5 Stelle. Mentre la Repubblica vede l’ex premier conquistare il Movimento dall’interno: Conte e i vertici M5S pronti a sfiduciare Grillo. Invece per Il Messaggero: Conte prepara il suo partito. E sembra sempre dello stesso avviso Il Fatto, che ha molto peso fra i grillini: Conte fa il partito. Molti 5S lo seguono. Anche per il Quotidiano nazionale l’ex premier è popolare: Conte va avanti, i grillini lo seguono. Del pestaggio nel carcere di santa Maria Capua Vetere si occupano Avvenire: «Tradita la Carta», Il Domani: Mai più violenza di Stato e Il Mattino: I racconti dal carcere. «Tradita la Costituzione». L’economia, con il Consiglio dei ministri di ieri, è in primo piano su La Stampa: Cashback, bollette e appalti, la manovra estiva di Draghi. E sul Sole 24 Ore: Ecco il decreto: cartelle fiscali, cashback, licenziamenti e aiuti alle imprese. Su altre due vicende vanno Libero: Allarme in via Solferino. L’America uccide il Corriere e La Verità: Palamara svela gli intrecci Pd-giudici. Il Manifesto dedica il titolo più importante all’ultimo naufragio di Lampedusa: No pass.

5 STELLE, GUERRIGLIA FRA GRILLO E CONTE

Video clip sul blog di Grillo nel pomeriggio, replica stizzita di Conte in serata che dice: “I cittadini seguono il mio progetto”.  La cronaca di Matteo Pucciarelli per Repubblica.

«Stiamo uniti se possiamo», è l'appello di Beppe Grillo che torna in video, meno garibaldino del solito anzi decisamente provato, lui che si definisce "papà" del Movimento, la sua creatura, la sua utopia alla dura prova della realtà e che gli si sta rivoltando contro. Invece Giuseppe Conte lo intima a «non dire falsità» e conferma che andrà avanti, in un modo o nell'altro, «perché c'è tanto sostegno da parte dei cittadini al mio progetto». Una giornata da batticuore, o da impazzimento, per tutto il M5S: e non è certo finita. L'ex presidente del Consiglio l'ha definita la «mortificazione», lo stato d'animo di gran parte dei 5 Stelle di fronte allo schiaffo del fondatore verso il nuovo corso che pure lui stesso aveva benedetto. Se poi la "mortificazione" farà rima con scissione, oppure con una simbolica uccisione (del padre padrone, o papà, dipende dai punti di vista) è ancora presto per dirlo. «Riconsidererò la mia adesione al M5S»: è questa la formula quasi standard, giusto con qualche variazione, con la quale per ora si sono sbilanciati big di peso, dall'ex reggente Vito Crimi agli altri due membri del Consiglio di garanzia, Roberta Lombardia e il viceministro Giancarlo Cancelleri; ma pure Paola Taverna, la sindaca Chiara Appendino e il vicepresidente del Parlamento Ue Fabio Massimo Castaldo. La guerra interna a viso aperto ancora è fatta a colpi di post sui social e codicilli statutari: Crimi che dice «non si può tornare a votare sulla piattaforma Rousseau», il garante che gli risponde «devi autorizzare la votazione entro 24 ore oppure se ci saranno ricorsi te la vedrai te sul piano giuridico», in mezzo avvocati e consiglieri ognuno con la sua idea. (…) Dopodiché nulla è chiaro, sono ore in cui il grosso del Movimento sta alla finestra, aspetta e si interroga su quale strada sia più conveniente prendere: abbandonare il fondatore al suo destino? Scippargli il "suo" M5S sfiduciandolo attraverso la richiesta del Consiglio di garanzia? Ripartire daccapo in un altro soggetto con Conte? Restare fedeli alla linea dentro il vecchio-nuovo guscio e concorrere per eleggere il Comitato direttivo? Tentare alla disperata di rimettere assieme i cocci, tutti assieme ancora e ancora? Capendo che per la prima volta la sua autorità è davvero a rischio, il comico genovese nel tardo pomeriggio pubblica una clip sul blog. Dice che aveva sì dato carta bianca a Conte, ma poi lui ha fatto di testa sua, «voleva tutto il potere su di sé quando io chiedevo invece di conservare il mio ruolo». Neanche un'ora e il leader mai ufficializzato replica a muso duro fuori dalla sua abitazione romana, «se vuole pubblico lo scambio delle nostre mail». Insomma, pesci in faccia e fine di una storia d'amore (politico) mai nata».

Sul Fatto Marco Travaglio, sinteticamente lucido, “vede” all’orizzonte una nuova formazione politica. Che raccolga l’eredità del progetto dell’ex premier, meno settario e più aperto rispetto alla guida di Grillo (“bunker a due piazze”, con Casaleggio). Ma, dice, non può essere il partito di Conte, nel senso di un partito personale.

«Grillo fa un oggettivo favore a Conte: lo libera da ogni residuo legame affettivo con i fu 5Stelle e lo costringe a dare una casa nuova a eletti, iscritti ed elettori (vecchi e nuovi) che non si riconoscono più in un Movimento trasformato nel bunker a due piazze del fondatore e del redivivo Casaleggio. Il marchio è ancora forte. Ma senza l'effetto Conte, che ne ha attutito la picchiata dopo la resa incondizionata a Draghi, si sfarinerà. E una battaglia interna per scalarlo a dispetto del fondatore terrebbe Conte&C. impegnati in altre beghe legali infinite e sfibranti. Se non c'è modo di portare il nuovo Statuto al voto degli iscritti, chi non vuole morire con Grillo non può che uscire e navigare in mare aperto. Ma sapendo che un nuovo partito non si improvvisa e non deve somigliare neppure lontanamente a un partito personale. Il "partito di Conte" potrà avere successo solo se sarà costruito a misura di tutti i cittadini che votano i 5Stelle, che li votavano ma hanno smesso e che avrebbero potuto votarli se fossero stati meno settarie più aperti. Cioè se non sarà "il partito di Conte"».

Sferzante Maurizio Belpietro per La Verità: Grillo dà lezioni di regole all’avvocato Conte. La diatriba finisce in carte bollate.  

«Pur di rimanere attaccati alla poltrona, di continuare a stare al governo, i grillini si sono sciroppati ogni frottola, anche quella della democrazia che nasce dal basso, sebbene dal basso siano venuti solo i vaffa, mentre il resto, cioè le decisioni vere, quelle di chi candidare e di chi cacciare, siano arrivate dall'alto della collina di Sant' Ilario, a Genova, dove abita Grillo, compresa l'ultima che ha destituito l'aspirante sindaco pentastellato nella città della Lanterna. Altro che padre padrone, come sembra scoprire oggi Giuseppe Conte: il comico è sempre stato il padrone dei 5 stelle e anche se ha lasciato giocare l'avvocato del popolo, Giggino e gli altri, nessuno ha mai avuto dubbi su chi si riservasse l'ultima parola: io sono Grillo e voi non siete un c... Il povero Vito Crimi, assistente giudiziario presso la Corte d'Appello di Brescia elevato a sottosegretario, viceministro e perfino capo politico del movimento, lo sta scoprendo a proprie spese, perché nella guerra in atto fra il fondatore e lo scippatore, lui è il don Abbondio grillino il quale si sente dire che lo statuto studiato da Conte non s' ha da fare. Purtroppo per lui, per Crimi, la faccenda è ormai in mano agli azzeccagarbugli, con tanto di carte bollate. Certo, leggere che un comico spiega al giurista Conte come si interpreta la decisione del Garante della privacy o come si deve intendere uno statuto, è cosa che non ci aspettavamo. Ma del resto, più che a uno scontro politico, stiamo assistendo a uno spettacolo di varietà. Mancano solo Castellano e Pipolo e poi c'è tutto. Anche l'ex premier che recita la parte dello statista».

Per Roberto Gressi del Corriere, il tentativo di Conte è il “regicidio” di Beppe Grillo.

«Grillo riscopre Casaleggio e la piattaforma Rousseau, sempre buona per dare una parvenza democratica ai colpi di mano. Conte ritenta il regicidio. Gli è riuscito quando ha spianato Matteo Salvini, l'ha fallito con Matteo Renzi, ci riprova contro il Fondatore. Battaglia torbida, in attesa di colpi sempre più sotto la cintura. Ma che cosa significa per il governo, visto che siamo pur sempre alle prese con una pandemia che ancora non ci lascia andare e in attesa di un Recovery fund conquistato da Conte, ma reso credibile solo dall'arrivo di Mario Draghi? In teoria il re dei populisti, Beppe Grillo, è quello che ha indirizzato, senza dubbi, i Cinque Stelle sulla strada dell'unità nazionale. E Giuseppe Conte, con il suo bisogno di riaffermare di non voler azzoppare l'esecutivo, non tacita il sospetto di voler rendere la vita difficile al suo successore, visti gli inviti che da più parti gli arrivano di considerarlo un usurpatore. Ma se, come pare, all'interno del Movimento si sta giocando una pura partita di potere, seppure sulle macerie, si può scommettere che ognuno dei due sia pronto a qualsiasi mossa demagogica per acquisire un vantaggio. Anche perché dietro alla porta continua ad esserci Alessandro Di Battista, che con il suo chiamarsi fuori, in chiave rigidamente anti Draghi, sembra pronto alla fine a scegliere il vincitore, o meglio ancora a mettersi lui alla guida della sua partita color nostalgia. E poi ci sono Luigi Di Maio il Temporeggiatore, Roberto Fico L'Osservatore, Vito Crimi il Vaso di coccio, che però si guarda bene dal mollare il suo ruolo di reggente. In tutto questo c'è un Parlamento dove la forza di maggioranza relativa è ancora, incredibilmente, il guazzabuglio pentastellato. Mario Draghi gode di una maggioranza al momento non insidiabile, ma non c'è dubbio che il governo si regga soprattutto sul suo prestigio e sulla sua capacità personale. Una situazione così fibrillante può metterlo alla prova. Soprattutto dopo l'elezione del nuovo presidente della Repubblica, con l'armata Cinque Stelle in rotta, pronta a seguire chi può offrire una ricandidatura, sia all'interno del Movimento che fuori. E con un centrodestra che, una volta chiusa la vicenda del Quirinale, sarà fortemente tentato dal ritorno alle urne, soprattutto se, come tutti sperano, la pandemia sarà domata e ci saranno da gestire i duecento miliardi di aiuti europei. Il Pd alla fine se ne è accorto e si preoccupa. Teme lo sbriciolamento parlamentare in vista dell'elezione del presidente della Repubblica e mette in guardia contro il rischio che tornino al governo le destre. Non c'è dubbio che il populismo abbia mostrato in questi anni fragilità e inconsistenza su molti fronti, ma è anche vero che l'aver governato tutti insieme, anche se in emergenza, produce legittimazione. E gridare al lupo al lupo rischia di non essere credibile, tenuto anche conto del fatto che Giorgia Meloni è restata sì fuori, ma abilmente senza fare la barricadera. E anche continuare a prospettare un'alleanza con i Cinque stelle, senza piani di riserva, può essere letale per un partito che deve intanto mettere a bilancio il fallimento nell'individuare candidati comuni per le prossime amministrative e che potrebbe trovarsi solo alle elezioni politiche. È un tema stringente per Enrico Letta, alle prese anche con un partito cannibale che ha già costretto alle dimissioni Nicola Zingaretti».

PESTAGGGI IN CARCERE “TRADIMENTO DELLA COSTITUZIONE”

Dopo il video choc pubblicato dal Domani, che documenta le violenze ai detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, interviene la ministra Cartabia. Vincenzo R. Spagnolo su Avvenire.  

«Un tradimento della Costituzione». E, insieme, «un'offesa e un oltraggio alla dignità personale dei detenuti e anche a quella divisa che ogni donna e ogni uomo della Polizia Penitenziaria deve portare con onore». Non ricorre a eufemismi la Guardasigilli Marta Cartabia, per esternare la propria indignazione per le scene di pestaggi e umiliazioni contenute nei filmati di telecamere di sorveglianza. Video pubblicati dal quotidiano Domani, che mostrano botte, spintoni, manganellate e altri abusi avvenuti il 6 aprile 2020 nel penitenziario di Santa Maria Capua Vetere 'Francesco Uccella', quando agenti della Polizia penitenziaria attuarono brutali violenze dopo le proteste di 150 detenuti, preoccupati per un caso di Covid. Sospensioni e ispezione del Dap. Per quella 'spedizione punitiva', la procura campana ha notificato 52 misure cautelari ad altrettanti agenti e funzionari accusati a vario titolo di tortura, lesioni aggravate, maltrattamenti, falso, calunnia, favoreggiamento, frode processuale e depistaggio, in un'inchiesta che vede 110 persone indagate e 2.349 pagine di ordinanza notificate. Ieri mattina, d'accordo coi partecipanti a un vertice in via Arenula, la ministra ha assunto immediate iniziative, sia sul caso campano che di «lungo periodo» e ha sollecitato un incontro con tutti gli 11 provveditori regionali dell'Amministrazione penitenziaria, che il Dap sta già organizzando. «Fatti salvi gli ulteriori accertamenti giudiziari e le garanzie per gli indagati», e dopo aver ricevuto copia dell'ordinanza dai magistrati, sono state disposte immediatamente sospensioni per i 52 raggiunti da misure cautelari. Inoltre, il Dap sta valutando ulteriori provvedimenti nei confronti di altri indagati (non destinatari di provvedimenti cautelari) e ha disposto un'ispezione straordinaria nel carcere del casertano. «Di fronte a fatti di una tale gravità non basta una condanna a parole. Occorre attivarsi per comprenderne e rimuoverne le cause, perché fatti così non si ripetano», afferma Cartabia, precisando di aver «chiesto un rapporto completo su ogni passaggio di informazione e sull'intera catena di responsabilità». La vicenda, «che ci auguriamo isolata», argomenta la ministra, richiede «una verifica a più ampio raggio» in sinergia col Dap, col Garante nazionale dei detenuti e con tutte le articolazioni istituzionali, «specie dopo quest' ultimo difficilissimo anno, vissuto negli istituti penitenziari con un altissimo livello di tensione». Oltre che sul caso in questione, la Guardasigilli si aspetta dal Dap un rapporto anche su altri istituti. Un anno fa, il 26 giugno 2020 - anticipando i contenuti di un dossier del Garante dei detenuti Mauro Palma - Avvenire riferiva come ben tre procure (Napoli, Siena e Torino) avessero già aperto inchieste «ravvisando il delitto di tortura in atti di violenza e di minaccia compiuti da operatori della Polizia penitenziaria» su detenuti. «Oltre quegli alti muri di cinta delle carceri», ha detto ieri Cartabia, «c'è un pezzo della nostra Repubblica, dove la persona è persona, e dove i diritti costituzionali non possono essere calpestati».

Dalle carte dell’inchiesta emergono terribili testimonianze. Flavio Bufi sul Corriere della Sera.

«Sfogliando le oltre duemila pagine dell'ordinanza emessa lunedì dal gip di Santa Maria Capua Vetere ci si imbatte in una escalation di orrori. Violenze e umiliazioni difficili anche solo da immaginare. «Mi hanno denudato affermando di cercare droga e telefonini - racconta un recluso al magistrato -. Io possedevo un micro telefono che ho estratto dalle mie parti intime e l'ho consegnato agli agenti penitenziari. Questi ultimi, però, non hanno creduto al fatto che ne possedessi uno soltanto, tanto è vero che mi hanno eseguito una ispezione. Ricordo che mi hanno fatto inginocchiare e hanno utilizzato uno dei manganelli in loro possesso per effettuare una ispezione delle mie parti intime. Tengo a precisare che l'ispezione è avvenuta negli uffici della matricola dove sono stato successivamente condotto. Nella cella, invece, sono stato semplicemente denudato e picchiato con manganellate, anche alla testa, schiaffi, pugni e calci». Anche altri detenuti raccontano di essere stati costretti a spogliarsi. Uno ricorda quei momenti: «Dicevano "muoviti, abbassati, abbassati le mutande", e mi passavano il metaldetector sotto le parti intime. "Va bene, non tiene niente, vestiti e salitene sopra". "Mi posso vestire per piacere?" dissi io, "No, no, ti devi vestire sopra", "Com' è? Me ne devo andare nudo in mezzo alle scale?". Cioè io tengo 43 anni». Un'altra deposizione: «Ci dissero che dovevano eseguire una perquisizione. Io sono stato tra i primi ad essere ispezionato, sono stato denudato e mi hanno prelevato due agenti, per poi portarmi via, di uno ricordo che mi stava quasi strozzando. All'uscita della cella, dove mi hanno abbassato i pantaloni ho potuto constatare che vi erano tanti agenti, quattro o cinque per ogni cella. Dopo l'ispezione, sono stato portato via, attraversando il corridoio delle celle, e abbiamo imboccato le scale, sempre trattenuto con forza dai due agenti. Nell'occasione posso riferire che vi era un corridoio umano lungo le scale, formato da agenti della polizia penitenziaria, muniti di caschi e manganelli e qualcuno in divisa della penitenziaria. Ricevevo pugni e calci, sputi e qualche agente di cui non ricordo il nome e che forse potrei anche individuare, proferiva nei miei confronti parole quali, "napoletano di merda"». Un altro racconta: «Mi tenevano, cioè mi strozzavano e mi arrivava di tutto da dietro. Dicevano: "Volevi fare il guappo, volevi fare? Volevi fare il boss?" e mi abbuffavano di mazzate». Il percorso dalle celle alla sala della socialità, dove molti detenuti furono portati durante le perquisizioni, fu per tutti un calvario. Eccone una ricostruzione: «Mi dicevano: "Abbassa la testa a terra e metti le mani dietro", e nel tragitto vedevo le macchie di sangue a terra».

AMARA AI DOMICILIARI, SI RIPARLA DELLA LOGGIA UNGHERIA

Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera dà notizia della scarcerazione dell’avvocato Piero Amara, finito nell’occhio del ciclone per aver rivelato ai Pm di Milano l’esistenza della Loggia Ungheria.

«Dopo tre settimane di carcere, un interrogatorio con il giudice che l'ha fatto arrestare e altri due con i pubblici ministeri che conducono le indagini, l'avvocato Piero Amara torna a casa. Grazie al parere favorevole della Procura di Potenza che lo accusa di concorso in corruzione per le interferenze nelle nomine dell'ex procuratore di Trani e di Taranto Carlo Maria Capristo, ieri il giudice ha disposto l'obbligo di dimora nella sua abitazione romana. Questo dimostrerebbe che gli inquirenti lucani sono orientati a dare credito all'ex legale esterno dell'Eni che ha già patteggiato diverse condanne e, alla fine del 2019, parlò con i magistrati milanesi dell'ormai famosa quanto fantomatica «loggia Ungheria»; poi con quelli di Perugia della presunta corruzione dell'ex componente del Csm Luca Palamara, e infine con quelli di Potenza delle vicende per le quali è indagato, ma non solo. Il contenuto dei verbali davanti al procuratore Francesco Curcio è ancora riservato, mentre quello dell'interrogatorio di garanzia con il gip Antonello Amodeo del 10 giugno (due giorni dopo l'arresto) rappresenta una sorta di sintesi di ciò che Amara ha detto, intende dire o minaccia di dire. «Io volevo venire da lei a raccontare le cose di Milano - sostiene rivolto a Curcio, presente all'interrogatorio - perché non è un'indagine che si può trattare in quel modo in cui è stata trattata, con paura e senza aggressività». Si aspettava altro, l'avvocato che da accusato è diventato accusatore, e sottolinea: «Io ho reso dichiarazioni, a mio avviso, gravissime nei confronti di una serie di... Cosimo Ferri, in assoluto, che è la mente di tutto il sistema... Non gliene è fregato niente a nessuno...».

VACCINI, SECONDA DOSE AL MARE

Le Regioni si stanno organizzando, ognuna per suo conto, per vaccinare anche i turisti con la seconda dose. La cronaca del Corriere della Sera con Adriana Logroscino:

«Vaccinare i turisti, almeno somministrando la seconda dose, per non far crollare la campagna vaccinale nei due mesi consacrati alle vacanze. Cioè a partire da oggi. Ci provano in tante Regioni. Non c'è solo l'accordo di reciprocità tra Liguria e Piemonte, che peraltro il presidente Toti intende allargare alla Lombardia e il presidente Cirio alla Lombardia e alla Valle d'Aosta. Da oggi in Calabria e in Puglia, dove però hanno dovuto tener testa a un'invasione di «turisti del vaccino» dalla vicina Basilicata, si può compilare un «modulo di preadesione», sul sito della Regione, e chiedere l'appuntamento per il richiamo, a condizione che si soggiorni per non meno di due settimane. Nelle Marche niente prenotazioni per i turisti: è sufficiente presentarsi nei punti vaccinali esibendo il certificato della prima dose. In Abruzzo i turisti devono inviare una mail alla Asl provinciale di riferimento, e autocertificare il periodo di permanenza e il domicilio temporaneo. Modulo di richiesta già visibile sul sito dell'Emilia-Romagna. E tuttavia l'assessore di Bonaccini, Raffaele Donini, che è anche il coordinatore di tutti gli assessori alla Sanità nell'ambito della conferenza delle Regioni, avverte: «Avevamo dato la nostra disponibilità a vaccinare i turisti fin dall'inizio, ma per farlo davvero dobbiamo conoscere esattamente il numero di dosi che ci verrà consegnato a luglio e agosto. Basteranno? La conferenza delle Regioni ha chiesto un incontro con il governo e con il commissario per valutare se ci sono le condizioni per proseguire con questo ritmo la campagna». Incontro non ancora fissato. Anche in Sicilia e Sardegna, altre regine del turismo estivo, c'è un'adesione prudente alla vaccinazione dei turisti: «Rispettiamo le indicazioni del generale Figliuolo - spiega il direttore del dipartimento Salute in Regione Sicilia, Mario La Rocca - quindi acceleriamo il più possibile sui richiami, anche dei turisti. Fin quando le dosi ce lo consentono». La Sardegna ha chiesto alla struttura di Figliuolo informazioni, vuole vaccinare i turisti ma ha lo stesso timore: dipende dall'approvvigionamento in estate. È, però, da Lazio e Campania, due regioni che insieme contano quasi 12 milioni di abitanti e una notevole capacità di attrarre visitatori, che arrivano i due no. Nel Lazio, in cui pure ieri l'assessore D'Amato ha lanciato l'«operazione Delta» con la campagna di vaccinazione in camper che raggiunge spiagge e piccoli centri, i conti li hanno fatti da tempo. E il saldo è negativo: a luglio arriverà il 35-40 per cento in meno delle dosi di giugno. In Puglia le dosi di Pfizer perse sarebbero addirittura 400 mila. Numeri imponenti. E incompatibili con le garanzie di Figliuolo: a luglio rispetto a giugno, saranno consegnate 800 mila dosi in meno, un taglio del 5%, che non compromette il ritmo delle 500 mila vaccinazioni al giorno». 

IL GOVERNO VARA IL DECRETO SU LICENZIAMENTI E CASHBACK

Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato le norme sullo sblocco dei licenziamenti, sul fisco e sul “congelamento” del cashback. Dalla sintesi di prima pagina del Sole 24 ore:

«Via libera del Cdm al decreto legge su fisco e lavoro. Che va letto, per il lavoro, in combinazione con il Dl Sostegni bis. Da oggi, dunque, termina il blocco dei licenziamenti per motivi economici nell'industria e nelle costruzioni: grazie al Dl Sostegni bis e al Dl approvato ieri, si delinea una strategia di uscita dalle misure emergenziali, che fa leva su nuove settimane di cig scontata per le aziende, in cambio di non licenziare finché si fruisce del sussidio, e su un impegno delle parti sociali a raccomandare l'uso degli ammortizzatori sociali in alternativa alla risoluzione dei rapporti. Su questo assetto si innestano le due novità approvate ieri: per le imprese del sistema moda altre 17 settimane di cig gratuita fino al 31 ottobre e divieto di licenziare e 13 settimane di cassa gratuita per le imprese che hanno esaurito gli ammortizzatori con blocco dei licenziamenti. Tra le altre decisioni di ieri, cashback in stand by (se ne riparlerà nel 2022); Draghi ha parlato di misura dal carattere «regressivo». Ed estensione fino al 31 agosto, del blocco delle cartelle, oltre al rifinanziamento della 'Sabatini'.».

INCUBO INGORGO SULLE AUTOSTRADE

Il Quotidiano nazionale dedica, nel primo giorno di luglio, l’apertura del giornale al tema delle interminabili code in autostrada. Altroconsumo, l’associazione dei consumatori, ha messo insieme i dati su rallentamenti e code della rete autostradale italiana. Dalla fine del lockdown è un incubo.

«Puntuale, inesorabile, ingiustificabile. Diavolo di un cantiere: ore e ore di code e nervi a pezzi sulle strisce roventi di cemento e asfalto, quanto basta per farci maledire i primi giorni delle strameritate vacanze. Una beffa dopo il lungo anno del lockdown. Invece, eccola qui la mappa dei disagi, slalom fra strade chiuse e restringimenti di carreggiate, tunnel dove si procede a passo di lumaca, lunghe deviazioni per viottoli di campagna. Italia bloccata nelle due dorsali, Adriatica e Tirrenica, nel primo weekend di luglio. Il risultato è un cantiere ogni 18 chilometri, un'ottantina se si percorre lo «Stivale» da Nord a Sud, con l'esodo estivo che si trasforma in una sorta di via crucis. Tanto che Altroconsumo, l'associazione che si è presa la briga di viaggiare sui 1.500 chilometri di autostrada per tre giorni e verificarne la situazione sul campo, ha in mente di lanciare una class action nazionale per chiedere ad Autostrade giustizia e almeno una parte dei pedaggi pagati dagli automobilisti negli ultimi dieci anni, più o meno 220 euro a testa. Viaggiare per credere. Sull'Ancona Pescara, 160 chilometri, 19 cantieri impongono la circolazione a una corsia. E non vanno meglio le cose fra Milano e Bologna, dove le zone contrassegnate dai lavori in corso sono 11, una ogni 18 chilometri. Peggio sulla Spezia-Genova, 14 cantieri su solo 90 chilometri. Qui la velocità massima non supera i 60 chilometri all'ora. E la media potrebbe ulteriormente calare nel fine settimana, quando al tradizionale traffico del weekend si aggiungerà anche l'esercito degli italiani in viaggio per la prima ondata delle ferie estive. E non c'è partenza più o meno intelligente che tenga: bisognerà armarsi di pazienza, aria condizionata e bibite rassegnandosi a lunghe ore di coda. (…) Ma la domanda è un'altra: i lavori non si potevano fare in un periodo dell'anno diverso? Magari approfittando della lunga pausa del lockdown? Le risposte sono diverse. Così come le responsabilità. A monte, ovviamente, c'è un problema di programmazione. L'anno scorso, con la riforma Toninelli, è stata istituita l'Agenzia Nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture autostradali. Ma fra un cambio di ministro e l'altro, l'iter della nuova struttura è stato rallentato. C'è poi, sullo sfondo, il passaggio di consegne di Autostrade dai Benetton a Cdp: una rivoluzione che ha sicuramente influito sulla gestione dei lavori. Infine, gli immancabili problemi legati alla mancanza di fondi o all'arrivo in ritardo dei finanziamenti pubblici. Quanto basta per alimentare il fenomeno dei «cantieri fantasma», lunghe strisce di cemento chiuse agli automobilisti e senza operai».

LAMPEDUSA, NAUFRAGIO A 5 MIGLIA

Nuovo terribile episodio ieri all’alba di fronte all’isola di Lampedusa. Il racconto di Gianfranco Merli per il Manifesto.

«Ennesimo naufragio» è ormai la formula di rito per le stragi annunciate che si ripetono nel Mediterraneo. L'ultima è avvenuta ieri prima dell'alba durante un soccorso della Guardia costiera tra Lampione e Lampedusa, a 5 miglia nautiche dalla costa. Cioè in uno dei tratti di mare a cui il premier Mario Draghi si era riferito nel question time alla Camera del 12 maggio scorso dicendo: «Nessuno verrà lasciato solo in acque territoriali italiane». 7 donne, di cui una incinta, hanno perso la vita. In 10, tra cui pare anche molti bambini, risultano dispersi. 46 i sopravvissuti, 29 uomini e 17 donne. Due di loro sono state trasportate con l'elisoccorso a Palermo in gravi condizioni (una rischia di perdere il figlio che porta in grembo). Secondo Mediterraneo Cronaca, portale di informazione presente a Lampedusa, i 63 migranti erano partiti da Sidi Mansour, vicino alla città tunisina di Sfax. 175 chilometri a sud -ovest dell'isola italiana, forse addirittura due giorni prima. Un dettaglio importante per capire se la barca fosse alla deriva, vista la posizione poco comune in cui è stata raggiunta. Le persone si sono imbarcate in Tunisia, ma hanno origini subsahariane: Camerun, Costa d'Avorio, Mali, Togo, Guinea Bissau, Burkina Faso. «Erano sotto choc, zuppi, tremavano, con evidenti segni di ipotermia. Alcuni apparivano semicoscienti o in stato confusionale. Abbiamo provato a parlarci ma, a differenza di altre volte, è stato impossibile. Troppo sconvolti», racconta Elisa Biason, di Mediterranean Hope, presente al molo Favaloro all'arrivo. Nella ricostruzione della Guardia costiera si legge che alle prime ore del mattino «è giunta una segnalazione con telefono Gsm da un migrante a bordo di un barchino in difficoltà». Il mezzo era in quel momento a 7 miglia dalla costa. «Subito prima dell'inizio delle fasi del soccorso, l'unità si è capovolta, verosimilmente a causa dello spostamento improvviso dei migranti», continua il comunicato. In un video della Guardia costiera si vedono i soccorritori marittimi, figure specializzate in interventi critici in acqua, lottare tra le onde per salvare le persone. Il Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio ha aperto un'inchiesta contro ignoti per naufragio e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Non è escluso che sotto la lente dei magistrati, come accaduto altre volte, possano finire anche le tempistiche dei soccorsi. (…). La scorsa settimana a Lampedusa sono giunte, in sbarchi piccoli ma continuativi, oltre 700 persone. Ieri altre 305 (sopravvissuti compresi) in sei diversi arrivi». 

Il Sindaco di Lampedusa, Totò Martello, lancia un appello a Mario Draghi con una lettera aperta pubblicata da La Stampa:

«Caro Presidente Draghi, io sono il sindaco di una piccola isola che sta nel cuore del Mediterraneo, più vicina all'Africa che all'Italia. Lei invece è uno dei «Potenti del Mondo»: ha saputo affrontare e superare tempeste finanziarie difficilissime, crisi politiche profonde. Quando si parla di lei viene ricordato l’uomo che «ha salvato l'Europa», adesso c'è bisogno di tutto il suo impegno per salvare persone delle quali non conosciamo neppure il nome, persone che non hanno niente, se non la speranza di vivere una vita migliore. A Lampedusa siamo stanchi di contare vittime innocenti, di seppellire cadaveri nel nostro piccolo cimitero, a volte anche bambini di pochi mesi o di pochi anni, o donne incinta con in grembo una vita che non nascerà mai. Il tema dei flussi migratori è incredibilmente ampio e complesso, ma purtroppo continua ad essere affrontato nella maggior parte dei casi sulla base di pericolose strumentalizzazioni o semplificazioni: «100 migranti sbarcati», «mille migranti nel Centro di accoglienza», «7 migranti morti in mare». Ma quelle che sono morte la notte scorsa a poche miglia da Lampedusa erano persone, non erano «numeri». Le migrazioni non si limitano al momento degli «sbarchi»: un migrante lascia la propria terra mesi, o anni prima di arrivare sulle nostre coste, e termina il suo viaggio mesi, o anni dopo: è profondamente sbagliato pensare di affrontare il tema fotografando solo un momento, una tappa della migrazione, senza considerarne le cause di origine e le prospettive finali. Per questo continuo a ripetere che serve un nuovo approccio in grado di superare la logica dell'emergenza quotidiana, serve una visione ampia che comprenda processi di cooperazione e collaborazione con i Paesi di origine, e che coinvolga tutti gli Stati interessati dal fenomeno con regole chiare e condivise. Servono strumenti in grado di sostenere i territori di frontiera e le loro comunità, che non possono essere lasciate da sole a sopportare il peso della prima accoglienza. Servono meccanismi in grado di garantire il rispetto dei diritti umani, superando l'ipocrita separazione tra «rifugiati» e «migranti economici» che purtroppo sembra prevalere a Bruxelles. Servono azioni di controllo e sicurezza nel Mediterraneo che deve tornare ad essere un «Mare di Pace», attraverso l'utilizzo delle autorità istituzionali ed il coinvolgimento delle organizzazioni della società civile, che non devono essere né esaltate né demonizzate. (…) Presidente Draghi, mi creda, un conto è leggere le cronache attraverso i mezzi di informazione, ben altra cosa è trovarsi al Molo Favaloro ad accogliere persone stremate e senza forze, o come è accaduto ieri, a raccogliere cadaveri e sistemarli nelle bare. Per questo motivo, da sindaco del Comune più a Sud d'Italia, da un'isola che è «porta d'Europa» e che deve essere anche una «Finestra sull'Africa», le chiedo di venire a Lampedusa. E se i suoi impegni non glielo permettono, le chiedo di potermi ricevere per darmi l'opportunità di esporle la «verità delle cose», così come le viviamo noi lampedusani 24 ore al giorno, 365 giorni l'anno: una verità che troppo spesso non riesce ad emergere, ad essere raccontata per intero, ma che ritengo giusto e doveroso che lei conosca fino in fondo». 

LEGGERE DIO TRA LE RIGHE

Lorenzo Fazzini dedica la rubrica di prima pagina di Avvenire “Mattutino” ad una serie estiva intitolata Dio tra le righe, ovvero la domanda religiosa nei romanzi contemporanei. Stamattina, primo luglio, l’esordio.

«Qualsiasi artista o persona creativa, chiunque sia sensibile alle domande ultime che gli esseri umani affrontano, può essere nostro compagno di fuga, nostro alleato nel farci strada». Timothy Radcliffe, teologo domenicano che abita e insegna a Oxford, è convinto di un dato essenziale: oggi il cristianesimo può tornare ad essere eloquente nella società occidentale post-secolare se è capace di mettersi in dialogo e in ascolto della cultura contemporanea. La quale, pur con le sue indecisioni, rarefazioni, insicurezze, è ancora capace di cercare sulla soglia che apre all’infinito, sinonimo di divino, la dimensione verticale dell’esistere, che il cristianesimo ha intrecciato indissolubilmente all’orizzontalità della storia: non si dà manifestazione né rivelazione di Dio se non dentro l’orizzonte delle vicende storiche. Per questo motivo proverò in queste settimane estive, come apprendista segugio dell’infinito, a percorrere la letteratura a noi contemporanea, i romanzi di oggi (per quello che ne ho conoscenza, limitata e parziale), per intravedere Dio tra le righe, la ricerca e la presenza delle grandi domande che albergano nell’uomo e che lo aprono alla dimensione del trascendente. In questo seguo un celebre detto di san Paolo: «Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono» (1Ts 5,21)».

Per chi vuole, ci vediamo dalle 16.50 su 10alle5 Quotidiana    https://www.10alle5quotidiano.info/ per gli aggiornamenti della sera. Oggi, giorno dell’intervista, sarà ospite Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci.