EUROPA IN RETROVAX

Stop ad AstraZeneca in tutto il continente. Campagna vaccinale a forte rischio in Italia: chiusi gli hub. Lo ius soli di Letta rivitalizza Salvini e Meloni. Il Vaticano non benedice le coppie gay.

Le idi di Marzo della campagna vaccinale europea hanno portato alla fine di uno dei vaccini: quello di AstraZeneca. Ieri, 15 marzo la decisione politica europea, presa insieme dai governi di Francia, Germania, Italia e Spagna, di sospendere “per precauzione” la somministrazione di AstraZeneca segna una svolta memorabile. Il vaccino che costava di meno, quasi un ventesimo degli altri, quello fatto ad Oxford, l’unico tradizionale fra quelli in circolazione, a “virus inattivo”, come dicono gli specialisti, esce di scena. Teoricamente sarebbe una sospensione, ma vedremo se sarà così. La campagna vaccinale si basa sulla fiducia e AstraZeneca, dall’inizio, ha destato molti sospetti in un ambito già folto di preoccupazioni, pregiudizi e timori. Prima le autorità hanno stentato a dare al vaccino di Oxford l’autorizzazione, e qui è già difficile capire come si sia generata la tensione fra l’Azienda e l’Ema, l’ente europeo, chi abbia cioè avuto ragione fra le due versioni delle parti. Fatto sta che all’inizio l’autorizzazione era solo per i soggetti fino a 65 anni. Mentre in Gran Bretagna veniva distribuito, da noi si aspettava ancora. E pensare che Arcuri, all’inizio, ci aveva fatto grande affidamento per la campagna vaccinale italiana. Poi alla fine le autorizzazioni europee sono arrivate, la somministrazione è iniziata. E mentre gli altri due vaccini, Moderna e Pfizer, difficilmente danno reazioni immediate dopo l’iniezione, sui giornali sono comparse notizie di febbroni e malori dopo AstraZeneca. Poi sono arrivate le notizie delle morti sospette su cui hanno indagato ben cinque Procure della Repubblica, quindi è giunto lo stop della farmaco vigilanza al primo lotto e il panico ha cominciato a diffondersi. In contemporanea la Danimarca e altri Paesi del nord Europa hanno stoppato il vaccino di Oxford. Ora sarà difficile che AstraZeneca possa essere rivalutato da europei e italiani: potrebbe essere ormai compromessa la fiducia necessaria. All’Aifa sono convinti che non c’è relazione fra il vaccino e i decessi. Ed è vero che teoricamente la valutazione danni/benefici porterebbe a conservarne la distribuzione. Ma la convinzione degli scienziati (e degli inglesi), a questo punto, sarà sufficiente a cambiare l’atteggiamento degli italiani e degli altri europei? La scelta è stata politica e della politica europea. Una cosa è certa: il piano vaccini è a rischio, almeno negli obiettivi fissati. Chiusi già stamattina i grossi centri di Roma e Milano. Nelle ultime 24 ore, dalle 6 di ieri mattina alle 6 di stamattina sono state somministrate solo 135 mila dosi (invece delle 200mila previste). C’è poco altro sui giornali di stamattina. Fra gli effetti del  discorso d’investitura di Enrico Letta c’è una rivitalizzazione di Salvini e della Meloni, che si ritrovano senza sforzi lo ius soli sul tavolo della discussione, e allo stesso tempo si avverte anche un certo imbarazzo nei 5Stelle. A Renzi però il “nemico” Letta è piaciuto, dentro il Pd raccoglie consensi: è finita la subalternità, dice oggi Andrea Romano. Più attenzione al sociale, raccomanda Veltroni, che pure appoggia il suo successore, parlando a La Stampa. La Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio, ha risposto ad una domanda ieri sulle coppie gay. Non si può benedire una coppia dello stesso sesso, Avvenire spiega di che si tratta. Ma vediamo i titoli di oggi.

LE PRIME PAGINE

La parola più usata nei titoli di oggi è AstraZeneca, è fatale che sia così. Geniale, con un titolo basato su un gioco di parole, è Il Manifesto, che di fatto offre insieme un commento sintetico: Iniezione di sfiducia. La notizia è quella ma come sempre ci sono sfumature. Chi sottolinea la responsabilità europea come la Repubblica: L’Europa blocca AstraZeneca e La Stampa: L’Europa sospende AstraZeneca. Il Domani fa lo stesso ma non nascondendo le sue critiche: L’Europa blocca AstraZeneca, senza nuove prove sui pericoli. Così come La Verità: La Ue blocca AstraZeneca. Campagna italiana in tilt. Il Corriere della Sera va secco sulla sostanza: Sospeso il vaccino AstraZeneca. Mentre Il Giornale è pervaso da immagini belliche: Bomba sui vaccini. Il Quotidiano nazionale: Sospeso AstraZeneca, caos vaccini. L’Avvenire, è proprio il suo, fa la predica: Caso vaccini, nervi saldi. Poi ci sono quelli che personalizzano e citano il Presidente del Consiglio. A cominciare da Il Fatto: Draghi: alt al vaccino. Ma non spiega perché. E Il Messaggero: Draghi ferma AstraZeneca. Libero cerca una spiegazione quasi dietrologica: Chi ha paura di AstraZeneca. Il Sole 24 Ore si occupa invece ai guai provocati dal virus in economia: Persi 289 miliardi di fatturato / Aiuti a 800 mila professionisti.

STOP EUROPEO AD ASTRAZENECA

Il Corriere della Sera, con il retroscena di Monica Guerzoni, racconta com’è maturata la decisione drammatica di ieri. Ancora una volta è l’Europa che decide.

«Dobbiamo muoverci all'unisono con gli altri Paesi europei», è stato il ragionamento con cui Mario Draghi ha dato il via libera allo stop «precauzionale» di AstraZeneca. Decisione sofferta, che sconcerta cittadini e operatori sanitari, ma pressoché obbligata dalla rapida sequenza con cui la Germania e la Francia, dopo l'Olanda e poco prima la Spagna, hanno fermato le somministrazioni in attesa del «verdetto» dell'Ema: quella Agenzia europea dei medicinali che incassava sberle dai Paesi fondatori nelle stesse ore in cui, al Parlamento europeo, offriva garanzie sulla sicurezza di AstraZeneca. Tra Palazzo Chigi e il ministero della Salute la preoccupazione è alta, c'è il timore che la campagna vaccinale subisca una battuta di arresto e che gli italiani perdano fiducia nell'antidoto. «Il vaccino è l'unica chiave che abbiamo per uscire dalla pandemia», è il pensiero che tormenta Roberto Speranza, in positivo e in negativo. Solo due giorni fa, forte delle rassicurazioni dell'Aifa, il ministro della Salute dichiarava a Repubblica che «i vaccini in Italia e in Europa sono tutti efficaci e sicuri». Anche AstraZeneca dunque, sul quale lui per primo aveva riposto forti aspettative. Ma nel pomeriggio di ieri, mentre Salvini tuonava contro «un altro fallimento dell'Europa», lo stesso Speranza ha dovuto chiamare Draghi per informarlo che l'onda della cautela europea sul brevetto di Oxford stava per investire anche noi. Il responsabile della Salute si è sentito con l'omologo tedesco Jens Spahn, allarmato per i casi di reazioni avverse in Germania, ha parlato con i ministri di Francia e Spagna e poi ha fatto il punto con il capo del governo italiano: «Se mezza Europa per ragioni prudenziali sospende AstraZeneca, per noi è difficile andare avanti...». Draghi, che solo pochi giorni fa si era impegnato a dare «nuovo vigore alla campagna vaccinale», ha chiesto al ministro di arrivare a una scelta «coordinata e condivisa» a livello europeo. «Dobbiamo muoverci all'unisono e sospendere insieme», è stata la raccomandazione del premier, che ha ben chiari i numeri di AstraZeneca in Europa (400 milioni di dosi) e il terremoto che una vera frenata del siero su cui l'Italia ha puntato di più potrebbe innescare sulla nostra campagna vaccinale. Per Draghi tre o quattro giorni di stop non fanno la differenza, quel che conta è che le agenzie «chiariscano il prima possibile» e che si possa ripartire in tutta sicurezza. La fiducia in un responso favorevole c'è, come anche la determinazione a non alimentare la paura, facendo capire con l'aiuto dei media che la sospensione è solo precauzionale e temporanea e che un chiarimento faciliterà la ripartenza».

Massimo Gramellini sul Corriere in prima pagina, (titolo del suo Caffè: Astra Seneca), si schiera contro il panico.   

«Trovo semplicemente gigantesca Simona Riussi, la moglie dell'insegnante di clarinetto morto a Biella quattordici ore dopo la somministrazione del vaccino. Se c'era una persona che aveva diritto di perdere il controllo delle sue parole per dare fiato alla paura di molti, questa era lei. Invece, poco prima che AstraZeneca venisse sospesa precauzionalmente dappertutto, se n'è uscita così: «In cuor mio non me la sento di dire che la colpa sia del vaccino. Bisogna continuare a crederci. Se io e mio marito non ci avessimo creduto, non lo avremmo fatto, ma da educatori era importante farlo». Ci vuole tanta sapienza, di libri e di vita, per mantenere la testa fredda dentro una tragedia, rovesciando una potenziale invettiva in un messaggio di speranza. Il modo migliore di onorare una donna simile è sforzarsi di imitarla. (…) Il rischio zero non esiste: bisogna capire quale sia il minore e disporsi a correrlo. Quando, spero il prima possibile, mi toccherà porgere il braccio magari proprio ad AstraZeneca, cercherò di ricordarmi le parole del filosofo e quasi omonimo Anneo Seneca: «Sono meno da temere proprio quelle cose che ci fanno più paura». 

Sul Giornale Alessandro Sallusti dedica l’editoriale allo stesso tema (titolo: SCIENZIATI E PM INDAGHINO MA IN GUERRA SI COMBATTE) e anche lui si spende perché non si fermi la campagna dei vaccini.

«Oggi l'Europa si avvia a piangere il milione di morti per Covid in poco più di anno e se non lo fermiamo chissà a che numero si arriverà. L'unica arma che abbiamo sono i vaccini, non c'è alternativa. Li vogliamo sicuri, abbiamo il diritto di pretendere che lo siano ma non possiamo andare avanti all'infinito, direi non possiamo rassegnarci, a contare solo in Italia trecento morti al giorno. Né illuderci che questa guerra di liberazione sia un percorso netto al cento per cento. Togliamo di mezzo più ostacoli possibili - e quindi che si indaghi a fondo su AstraZeneca - ma non fermiamoci sul bagnasciuga per paura dei rischi di avanzare. Quello sì sarebbe un suicidio. Quindi continuiamo a vaccinarci seguendo le istruzioni - qualsiasi esse siano - di chi ne sa ben più di noi».

QUANTO RALLENTA LA CAMPAGNA

Quanto questo stop europeo fermerà la campagna vaccinale? Repubblica rivela che ancora ieri mattina si ipotizzava di proseguire. Michele Bocci fa il punto su una campagna, che a stamattina sembra davvero compromessa.

«L'Italia ha sospeso l'uso del vaccino di AstraZeneca. La campagna contro il coronavirus subisce un duro colpo, con decine di migliaia di appuntamenti già fissati per i prossimi giorni che saltano in tutte le Regioni. Se sono difficili da valutare gli effetti a lungo termine sulla fiducia delle persone nei confronti del medicinale, ci sono poche certezze anche sulla durata dello stop. Al momento non è fissata una scadenza del provvedimento, si aspettano le indicazioni dell'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, che giovedì si esprimerà sulla sicurezza del vaccino di Oxford alla luce dei dati inviati dai vari Paesi sui casi di trombosi rilevati dopo le somministrazioni. La scelta dell'Italia è stata presa di comune accordo con Germania, Spagna e Francia. Altri 14 Paesi in Europa hanno deciso in via precauzionale di fermare le somministrazioni. Quando ieri Aifa ha comunicato lo stop, l'effetto è stato di straniamento. Appena poche ore prima, verso le 19 di domenica, la stessa Agenzia del farmaco aveva diffuso un comunicato rassicurante, che affrontava quasi con rabbia la decisione del Piemonte di interrompere le somministrazioni di quel vaccino e poi di fermare solo un lotto, al quale apparteneva la dose inoculata a un professore poi deceduto. «I casi di decesso verificatisi dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca hanno un legame solo temporale. Nessuna causalità è stata dimostrata tra i due eventi. L'allarme legato alla sicurezza del vaccino AstraZeneca non è giustificato».  (…)  La decisione di ministero e Aifa ha bloccato un pezzo importante di campagna vaccinale. Hanno chiuso i grandi hub, come il drive through appena inaugurato al parco Trenno a Milano o quelli romani a Fiumicino o nella Nuvola. Polemiche ci sono state da parte di chi ha avuto ieri la somministrazione di una dose del lotto già sequestrato dalla procura di Biella, e anche da parte di chi non ha ancora ricevuto la disdetta ufficiale dalla Asl dove si era prenotato. Le Regioni dovranno chiarire se chi aveva già l'appuntamento dovrà prenotarsi di nuovo o sarà chiamato direttamente dal sistema sanitario. La campagna prosegue zoppa. Da qui a fine mese dovrebbero arrivare oltre 3 milioni di dosi di AstraZeneca ma non si sa se saranno usate. Si conta quindi, negli stessi giorni, su altre 2,2 milioni di dosi di Moderna e Pfizer. Da sole non daranno la svolta al piano vaccinale».

Su Repubblica intervista a Nicola Magrini, direttore dell’AIFA, che nonostante lo stop deciso a livello europeo, continua ritenere il vaccino AstraZeneca sicuro.  

«Il vaccino AstraZeneca è sicuro, mi sento di affermarlo anche dopo aver rivisto tutti i dati. Il rapporto benefici-rischi è ampiamente positivo». Nel giorno della sospensione delle somministrazioni decisa da Germania, Francia, Italia e non solo, Nicola Magrini, direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), tiene fermo il timone. La rotta, nonostante la bufera, non cambia. E tuttavia qualcosa è cambiato: non si parla più di singoli lotti ritirati, ma di uno stop generalizzato di cui non se ne conosce la durata. Professor Magrini, fino a ieri Aifa, ministero della Salute e Istituto superiore di sanità sostenevano di continuare senza paura con le somministrazioni, nonostante gli "eventi avversi fatali" registrati in Italia. Ora invece il blocco. Cosa dobbiamo pensare? «Si è arrivati alla sospensione perché diversi Paesi europei, tra cui Germania e Francia, hanno preferito interrompere la vaccinazione dopo singoli casi recenti di eventi avversi, che hanno suggerito di fare una pausa per le verifiche e poi ripartire. È stata una scelta di tipo politico». Che tipo di eventi avversi? «Alcuni decessi avvenuti tra persone nella fascia di età 40-50 anni attribuiti a supposti eventi trombotici in particolare a livello cerebrale. Questi pochi casi, dopo una prima discussione ieri all'Ema (l'Agenzia europea del farmaco, ndr ) sono stati riferiti al Comitato di farmaco-vigilanza per approfondimenti. Hanno destato un'attenzione fortissima da parte dei media, anche prima che fossero resi noti i risultati delle autopsie, alcune delle quali hanno poi escluso il nesso di casualità. Ci sono stati Paesi che hanno voluto la sospensione dopo un solo decesso, come la Danimarca». Gli esperti tedeschi del Paul-Ehrlich-Institut hanno notato un accumulo di casi che presentavano una rara forma di trombosi venosa cerebrale in connessione con una carenza di piastrine nel sangue in prossimità temporale con l'inoculazione di AstraZeneca. È questo che ha convinto allo stop? «Si sono avuti questi casi, è vero, ma in Italia per ora solo uno di questo tipo, da valutare meglio. Siamo ancora nel campo di ipotesi che vanno dimostrate su numeri più ampi al livello europeo». Quanti casi sospetti in Italia? «Siamo a 8 morti e 4 eventi avversi gravi, alcuni però verificatisi molti giorni dopo la somministrazione. Poiché quando ci sono accertamenti giudiziari i tempi si allungano, abbiamo avviato con urgenza la raccolta centralizzata dei dati e della documentazione». Quanto durerà la sospensione? «Raccoglieremo tutti i dati possibili in due-tre giorni, poi aspetteremo la decisione dell'Ema che dovrebbe arrivare mercoledì o giovedì. La Francia ha detto che lo stop durerà 24 ore, l'Olanda due settimane. Sarà una finestra temporale che ci consentirà, chiariti i dubbi, di proseguire con maggior speditezza di prima».

Marco Travaglio non si lascia sfuggire l’occasione di tornare a prendersela con il nuovo Commissario, il generale Figliuolo (titolo del commento in prima: Il Figliuol prodigo), che in televisione ha detto quella frase, anche qui notata ieri, sui vaccini per i passanti…  

«Tenetevi forte: "Se ci sono classi prioritarie, ok, se no chiunque passa va vaccinato". Che cos' è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione. E il Figliuol prodigo lo è di tutto. Che sia un tipo vispo ognun lo vede: capillarizzare e programmare serve appunto a vaccinare "chiunque passa". Il segreto è passare di lì al momento giusto, fischiettando o fingendo di fare jogging. "Dottore, passavo di qui per caso, c'è niente per me?". "Lei è fortunato! Ho giusto qui una dose di Johnson&Johnson che, essendo monodose, vale doppio: non è che vuole chiamare anche la sua signora?". ».

VACCINI, I SANITARI CHIEDONO UNO SCUDO PENALE

Dura presa di posizione del Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici Filippo Anelli. I sanitari impegnati nella campagna di vaccinazione chiedono al Governo e al Parlamento di essere messi al riparo dalle inchieste penali delle Procure.

«Abbiamo una legislazione che in generale permette di rivalersi sull'operatore dal punto di vista penale. In tal caso le spese ricadono sulla struttura cui il professionista appartiene. Questa però è una scorciatoia per fare rivalsa sul piano civilistico. Qui non stiamo parlando di fiale che non dovevano essere inoculate perché contenenti, faccio un esempio, un farmaco sbagliato. Parliamo di un vaccino che sei stato incaricato di somministrare ai cittadini perché viene considerato uno degli unici strumenti per fermare un virus autore di disastri». Medici vittime? «Il medico non può essere additato come responsabile di effetti indesiderati collegati ipoteticamente a quella dose e che non possono in nessun modo essere collegati alla modalità con cui ha fatto l'iniezione o ha affiancato l'infermiere che materialmente l'ha eseguita». Cosa chiedete? «Se si ritiene, come è giusto, chela vaccinazione di massa sia un bene per la comunità, gli operatori sanitari devono essere sollevati dalla responsabilità di conseguenze che non dipendono da loro. Non ci troviamo di fronte a un atto chirurgico che può essere caratterizzato da variabili di cui il professionista può essere chiamato a rendere conto dall'autorità giudiziaria. E aggiungo che il 98% di queste cause finiscono con l'assoluzione». Cosa vi dite nelle chat che vi state scambiando? «Tutti si chiedono per quale motivo noi dobbiamo finire di fronte a un magistrato solo per aver fatto il nostro dovere». Volete uno scudo penale? «In questa fase è indispensabile uno scudo penale che consenta ai vaccinatori di continuare a partecipare alla campagna di immunizzazione senza il rischio di ritrovare il loro nome nel registro degli indagati, di finire sui giornali e di vivere lo stress di doversi difendere da un'accusa che non sta né in cielo né in terra. Eroi ci hanno chiamati. Eroi di che, se ci rimettiamo in prima persona?».

SALVINI E MELONI RIVITALIZZATI DALLO IUS SOLI

Con questa bufera, la politica trova giustamente uno spazio ridotto sui giornali. Letta incassa un giudizio positivo di Matteo Renzi, arrivato con calma, e si prepara ad una conferenza stampa, oggi, con i corrispondenti esteri. Sul Corriere parla Andrea Romano, della corrente Base riformista, quella di Guerini e Lotti.

«Il governo Draghi può essere un potente fattore di europeizzazione della politica italiana, riportandoci a una competizione bipolare tra destra e sinistra. Le soluzioni per la nuova legge elettorale sono numerose, avendo come obiettivo un sistema che coniughi rappresentanza e governabilità e che tenga conto dei collegi molto più grandi che derivano dal taglio dei parlamentari». Ius soli, sì o no? Ha visto che Salvini si è messo di traverso? «Trovo inaccettabile che Salvini intenda impedire al Parlamento di discutere in piena autonomia di una nuova legge di cittadinanza». Il segretario immagina un nuovo UIivo da allargare ai 5 Stelle solo in seconda battuta... «È il modo più giusto di porre il tema delle alleanze, partendo da un ritrovato protagonismo del Pd, senza alcuna subalternità al M5S e al centro». Letta apre a Renzi, per il quale il neosegretario Pd rappresenta una «scelta equilibrata». Ricuciranno? «Noi dobbiamo parlare con tutti, senza preclusioni, dentro il centrosinistra». Resterete il partito delle correnti? «Il Pd o è plurale o non lo è. Esiste un'alternativa al pluralismo: è il partito personale, che domina a destra come al centro».

Apprezzamenti anche da Walter Veltroni, che però invita Letta a non dimenticare l’aspetto “sociale”. Dice a La Stampa:

«Ius soli, giovani, donne: le piace il programma enunciato da Letta? «Molto, ritrovo una visione. Aggiungerei che è necessaria una grande attenzione agli ultimi, a chi soffre, a chi è solo. Mi rendo conto che la lotta alla solitudine è difficile da classificare nel vocabolario tradizionale della politica, ma quando il 30 per cento dei nuclei famigliari è composto da una persona sola, è necessario occuparsene. Ne discende un'idea nuova di welfare».

Il Fatto bolla le riforme presentate da Letta come poco realistiche, rivelando la freddezza dei grillini soprattutto sul tema degli immigrati. Scrive Lorenzo Giarelli:

«Ius Soli. Nella scorsa legislatura il Pd ha guidato tre governi - Letta ne sa qualcosa - provando a introdurre una norma che unisse uno Ius soli temperato allo Ius culturae. Alla fine, Paolo Gentiloni rinunciò, un po' per i numeri ballerini in Senato e un po' per poca convinzione dei dem. Oggi la situazione non promette nulla di diverso, se è vero che già la Lega ha bocciato l'idea ("Cose da marziani, vogliono far cadere il governo?") e anche Forza Italia non ci sta. Coi 5 Stelle se ne potrebbe parlare, ma riproponendo qualcosa di più simile allo Ius culturae: "Lo dico molto chiaramente - è la versione di Giuseppe Brescia, capogruppo M5S in Affari costituzionali - lo Ius soli non è la soluzione. La cittadinanza va legata a un percorso di integrazione che solo la scuola può dare". Morale: la strada è tutta in salita».

Adalberto Signore sul Giornale analizza il tema della Lega, unico partito davvero in salute del governo Draghi. Nonostante le chiusure e la zona rossa. Certo l’uscita di Letta sullo ius soli favorisce una polemica di sicuro successo, riportando al centro il tema dei migranti, caro a Salvini.

«Proprio nel primo giorno in cui l'Italia diventa una sorta di gigantesca zona rossa, il leader della Lega non tocca il tema chiusure e, anzi, dice di vedere «segnali incoraggianti» da parte del governo. Poi, certo, replica al neosegretario del Pd Letta sulla questione ius soli, ma non poteva essere altrimenti. Al netto di come la si pensi in proposito, infatti, non c'è dubbio che il tema è fortemente diviso per una maggioranza così eterogenea come quella che sostiene oggi l'ex presidente della Bce. È un po', insomma, come se Salvini avesse rilanciato i decreti sicurezza e la chiusura dei porti. Tutti l'avrebbero interpretata come una provocazione. E invece, questa volta, è stato il Pd ad accendere politicamente parlando - la miccia. Nonostante sia vero, come fa notare lo stesso Letta, che quello sullo ius soli è stato un passaggio di pochi minuti in circa un'ora e mezza d'intervento nel quale, peraltro, l'ex premier ha disegnato il suo Pd del futuro e non certo l'azione del governo Draghi nei prossimi mesi. Difficile capire quanto e se durerà l'inatteso approccio di Salvini. Di certo, però, dopo le prime incomprensioni, con Draghi è riuscito a stabile un rapporto diretto e raccontano non solo nella Lega ma anche alcuni ministri lontani anni luce dal Carroccio cordiale. Al punto che i due si sentono ripetutamente al telefono, l'ultima volta tra domenica e ieri mattina per un aggiornamento sulla campagna vaccinale e sul problema AstraZeneca. D'altra parte, è vero che il partito di Salvini è quello che ha dato meno pensieri al premier. Ne sono ben consapevoli anche a Palazzo Chigi».

Amedeo La Mattina su La Stampa intervista Giorgia Meloni, che festeggia perché vede in Letta l’immagine di una sinistra lontana dai ceti popolari.

«Intanto Letta parla di ius soli, un argomento divisivo che mette in difficoltà la Lega e FI, ma potrebbe creare problemi anche allo stesso governo. Come unica opposizione FdI potrebbe averne un vantaggio. «Lo ius soli come richiamo al suo elettorato da parte di Letta mi sembra una stupidaggine. Il Pd e la sinistra sono pieni di elettori che non hanno una certezza sul lavoro, il mutuo, sul futuro per i propri figli. Non hanno come priorità lo ius soli o il voto ai sedicenni. Non è più una questione ideologica ma di avere o meno il senso della realtà. È la sinistra degli extraterrestri, verdi con le antenne che ti spiegano un mondo che non esiste e non interessa a nessuno. Sono armi di distrazione di massa».

DOCUMENTO VATICANO SULLA BENEDIZIONE ALLE COPPIE GAY

Rispondendo ad un “dubium”, proposto alla Congregazione per la dottrina della fede, sull’opportunità di benedire un’unione fra persone dello stesso sesso, l’organismo vaticano ha risposto: non si può. Pur riconoscendo alle unioni che “non di rado, tali progetti sono motivati da una sincera volontà di accoglienza e di accompagnamento delle persone omosessuali", si ribadisce che la benedizione è "sacramentale" e “non può essere impartita in questi casi”. Sempre nella stessa nota si sottolinea che il rispetto del Catechismo” “non intende essere un'ingiusta discriminazione”. Avvenire raccoglie stamattina il commento di tre ecclesiastici che ci occupano di coppie omosessuali. Ecco i loro pareri in pillole.

«Un documento aperto, che prende posizione contro il rischio di legittimare le benedizioni delle coppie omosessuali mettendole sullo stesso piano delle coppie eterosessuali coniugate ma, allo stesso tempo, riconosce che nell'amore omosessuale esistono elementi positivi». Lo spiega padre Maurizio Faggioni, teologo morale e docente di bioetica all'Accademia alfonsiana, autore della voce omosessualità nel Dizionario di teologia morale della San Paolo. «Il significato è trasparente: possiamo valorizzare sotto il profilo umano alcuni aspetti di una relazione tra persone dello stesso sesso, ma - fa osservare il teologo - la Chiesa sente che, anche nelle esperienze migliori, non si può parlare propriamente di una realtà sponsale. La qualità dell'amore omosessuale è diversa, nella sua dinamica profonda, da quella dell'amore coniugale e il matrimonio resta per la morale cattolica l'unico contesto significativo per l'intimità sessuale». (…) Per padre Pino Piva, gesuita, da anni impegnato nella cosiddetta "pastorale di frontiera" con persone lgbt, si tratta di un documento importante perché, nel ribadire posizioni già note che derivano dal Catechismo, non dimentica di mettere in luce il dovere dell'accoglienza, del rispetto e, addirittura, riconosce che all'interno delle coppie omosessuali possono esserci elementi positivi «da apprezzare e valorizzare ». Rimane lo snodo pastorale su come esprimere nella prassi questo riconoscimento positivo, ma questo non è certo compito della Congregazione ma della pastorale. (…)  «Sull'omosessualità - osserva Don Stefano Guarinelli, docente di Psicologia alla Facoltà teologica settentrionale- non abbiamo dati definitivi e riconosciuti. Anche dal punto di vista psicologico facciamo una grande fatica a trovare linguaggi interpretativi efficaci per comprendere il grande problema dell'orientamento. Abbiamo bisogno di tempo per capire, riflettere, ragionare ». Il prete-psicologo, autore di numerosi studi sull'argomento tra cui il recente Omosessualità e sacerdozio (Editrice Ancora), ritiene che su questo fronte, proprio per la complessità e la difficile definizione della materia, andrebbe sostenuta una linea di mediazione e di attesa, al riparo da chi vorrebbe collocare la Chiesa su posizioni totalmente aperturiste, ma anche da chi vorrebbe un'adesione inflessibile alla norma».