FINITA LA DAD, RESTANO I PROBLEMI

L'altra Versione. Uno spazio libero di opinioni nella newsletter della Versione di Banfi. Daniele Grassucci di Skuola.net scatta un'istantanea della scuola italiana alla vigilia del rientro in classe

Daniele Grassucci, co-founder e direttore di Skuola.net. Nel 2000, quando era uno studente liceale, fonda Skuola.net insieme al compagno di banco. Oggi il sito è divenuto il portale tematico per studenti più visitato in Italia, dedicato allo scambio di appunti e all’informazione come testata giornalistica. Grazie a questo privilegiato osservatorio, è costantemente interpellato come esperto negli spazi informativi radio-televisivi.

I giovani hanno bisogno di testimoni e non di maestri. Un motto che le scuole dovrebbero importare dalle parrocchie. Soprattutto se tra i maestri è inclusa una minoranza rumorosa che protesta contro l’obbligo di green pass per il personale scolastico. Siamo praticamente ai livelli del paradosso rappresentato dai no vax nel personale sanitario. Perché i docenti sono i principali protagonisti di un luogo in cui si dovrebbe trasmettere il metodo scientifico, far tesoro degli insegnamenti della storia, spiegare che la libertà individuale, su cui si fonda una società democratica, termina dove inizia quella altrui. Una bagarre, quella a cui abbiamo assistito questa estate, ancor più stridente se pensiamo agli studenti vaccinabili: gli over 12 hanno risposto silenziosamente mettendosi in fila non appena è stata data loro la possibilità di farlo.

So che i lettori de “La Versione di Banfi” sono appassionati di statistiche sulla campagna vaccinale. E numeri alla mano il paragone è impietoso: il 92% del personale scolastico - 1 milione e mezzo di unità - ha ricevuto almeno la prima dose, contro il 56% dei 12-19enni che sono 3 volte tanti e hanno iniziato a vaccinarsi come “premio” per la maturità o nei primi open day di fine primavera. In occasione dei quali qualcuno si è imbattuto nel “temuto” Vaxzevria ex-AstraZeneca, anche quando si sapeva che sui più giovani poteva generare delle trombosi fatali. Ci ha rimesso la vita Camilla, una diciottenne di Genova. Come anche alcuni docenti prima di lei. Infatti la campagna vaccinale, per questa categoria professionale, inizialmente ha fatto ampio ricorso sul preparato anglo-svedese. E questo ha sicuramente inciso nell’adesione del personale scolastico. Ma da giugno in poi, per entrambi, si è passati praticamente solo ai vaccini di Pfizer e Moderna. I preparati più moderni e, almeno nella pubblica opinione, ritenuti più sicuri. Netta quindi la rivincita degli studenti sui prof e sul resto del personale scolastico. Per sminuirla i cosiddetti “boomer” hanno provato a buttarla in caciara: lo fanno solo per andare in vacanza, per andare in discoteca, a giocare a calcetto, ecc. Come fosse una colpa essere giovani. O un privilegio.

E a proposito di privilegi, non dovrebbe esserlo quello di rivestire un ruolo fondamentale come quello di educare e formare le nuove generazioni? Con la sicurezza di un posto fisso statale per una buona maggioranza (precari e scuole private a parte). Non pagato, questo è vero, come si dovrebbe e non in linea con gli stipendi dei colleghi in altri Paesi europei. Ma se lo rapportiamo al deserto dei tartari della retribuzione media in Italia, non è poi così male. Soprattutto in tempi di pandemia. Anche perché in molti di questi Paesi i docenti vengono valutati regolarmente e quindi devono dimostrare costantemente di essere all’altezza. Da noi invece vale tutto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un prof venga defenestrato per manifesta incapacità. E questo ovviamente tende a minare la credibilità della categoria: come è possibile farsi valutare costantemente da chi rifiuta la valutazione? O meglio che è rappresentato da organizzazioni di categoria che hanno preferito rinnovare i contratti distribuendo a pioggia gli aumenti? L’ultimo che ci ha timidamente provato è stato Matteo Renzi con la sua Buona Scuola… Sappiamo com’è andata. Quasi vent’anni prima ci aveva rimesso la poltrona il grande vecchio della Scuola italiana: Luigi Berlinguer.

A scanso di equivoci, sembrerebbe che l’attuale impiego di chi scrive l’articolo possa indurre a considerazioni di parte contro la categoria dei docenti. Possibile, perché si tratta di un pezzo di opinione. Basato comunque su fatti su che tutti possono verificare. Tuttavia chi scrive è un figlio di una docente, peraltro iscritta alla “Versione di Banfi”, e non ambisce ad essere diseredato. Per cui queste considerazioni sono funzionali ad esaltare tutti quei membri del corpo docente che, silenziosamente, ogni giorno, non si rassegnano ad un sistema che incentiva la mediocrità e si impegnano a migliorare sé stessi e la propria didattica. Praticamente per spirito missionario. Visto che la carriera dei docenti - o meglio gli scatti di anzianità sullo stipendio perché non c’è una carriera vera e propria - procede essenzialmente per obsolescenza e non per merito. E la formazione è praticamente un accessorio lasciato a discrezione del singolo. Altro paradosso: lo studente deve studiare, il docente può anche non farlo.

È chiaro che in un contesto del genere, peraltro gravato dagli scarsi investimenti in edilizia scolastica e nuove tecnologie, la situazione è passata da pessima a drammatica quando è arrivata la necessità di ricorrere alla Didattica a Distanza. Come fai a svolgere una lezione a distanza se non mastichi le nuove tecnologie e sei un cultore della vecchia didattica frontale? Così è stato naturale che le performance degli studenti cadessero a picco, come hanno certificato le ultime rilevazioni INVALSI: più tempo si è passato in DAD nell’ultimo anno scolastico, più le performance sono peggiorate rispetto al 2019.

Ma la DAD non è la causa, è la conseguenza. Sia ben chiaro. Di fronte a questo disastro Draghi ha segnato la rotta: si torna a scuola tutti in presenza. Con l'avallo del CTS e supportati dal progresso della campagna vaccinale, da lui stesso perseguita come obiettivo strategico dell’azione di governo, si potrà tornare tutti in classe in presenza anche laddove non è possibile rispettare il metro di distanziamento, pur dovendo indossare la mascherina chirurgica. E si potrà far ricorso alla Didattica a Distanza solo in casi eccezionali: quarantene, cluster o simili nelle scuole. Insomma ai governatori o ai sindaci sarà data sì la facoltà di disporre la chiusura delle scuole, ma ci dovranno essere delle evidenze di carattere sanitario e ristrette a quello specifico ambito.

Tradotto: niente DAD per sistemare il sovraffollamento dei trasporti. Quanto durerà? Lo scorso anno, dopo due mesi, gli studenti delle superiori erano tutti a casa. Sarà comunque un anno scolastico simile al precedente: mascherine per tutti gli over 6, docenti inclusi, distanziamento dove possibile, ingressi e uscite scaglionate, gel igienizzante in ogni angolo delle scuole, aerazione costante degli ambienti (per lo più aprendo le finestre anche in inverno).

E con il solito problema del precariato: nonostante 60 mila assunzioni, restano ancora 150mila posti scoperti da assegnare entro l’inizio dell’anno scolastico con incarichi e tempo determinato. Alcuni dirigenti scolastici, intervistati dal sottoscritto, hanno fatto notare grandi miglioramenti rispetto al passato e di avere già tutte le caselle al loro posto. Altri invece aspettano e sperano…  Per risolvere la “supplentite” servono colpi di spugna (leggi assunzioni dalle graduatorie, in cui ci sono sia vincitori di concorsi che non) e indizione di regolari Concorsi. Perché alle volte anche volendo assumere, in certe zone e in certe materie non c’è proprio nessuno qualificato per farlo… E alle volte quando si svolge il concorso, risultano esserci meno idonei che posti disponibili.

Tuttavia una novità grande c’è: il green pass obbligatorio per il personale scolastico. Alcune sigle sindacali hanno combattuto per evitarlo. Vista la determinazione del Premier, hanno provato almeno ad ottenere i tamponi gratis per no vax. Anche qui niente da fare. Non paghi alcuni docenti hanno fatto ricorso al TAR, che ha confermato la liceità del provvedimento:  chi non vuole vaccinarsi si paghi da solo i tamponi oppure rinunci allo stipendio. Ma siamo in Italia, non verranno licenziati. Solo sospesi fino a che non avranno un certificato verde: nel frattempo la cattedra sarà scoperta e sarà difficile trovare un supplente, che dovrà accettare un incarico di cui non si conosce la durata. Con l’ennesimo danno, almeno in termini di continuità didattica, per i martoriati studenti. Che anche quest’anno aspettano il prossimo per avere a disposizione una Scuola che abbia le loro sorti più a cuore di qualsiasi altra questione. Certo mi direte, adesso arrivano i miliardi a palate del PNRR. Ma se non affrontiamo una seria riforma strutturale che coinvolga il reclutamento, la retribuzione e la formazione dei docenti, l’edilizia scolastica e la governance delle scuole, sarà come tentare di riempire uno scolapasta…

Daniele Grassucci