La Versione di Banfi

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Guerra e pace

Mosca colpita al cuore, pace digitale fra Iran e Usa. Vance critica Netanyahu. Maturità, seconda prova. Addio a Ruini, Leone XIV: «La Chiesa italiana gli deve molto». Notti bianche a Roma con Baricco

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Alessandro Banfi
giu 19, 2026
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Niente resort esclusivo di Bürgenstock, niente Lucerna. Vale la firma digitale, meglio non lasciare foto ricordo con gli iraniani in giro per il mondo. Hormuz è già riaperto e questa conseguenza, molto concreta, del Memorandum sembra essere la cosa più importante per tutti. Il vicepresidente Usa, JD Vance, ha annullato il viaggio di oggi in Svizzera. Lo stesso Vance ieri ha respinto le accuse secondo cui l’amministrazione Trump starebbe concedendo troppo a Teheran e aveva invitato il premier israeliano Benjamin Netanyahu a riflettere prima di criticare l’unico alleato davvero influente rimastogli. Indirettamente l’esercito israeliano ha risposto con nuovi bombardamenti nel sud del Libano e pubblicando una mappa che mostra un ampliamento dell’area occupata, nonostante il Memorandum preveda il rispetto della sovranità territoriale libanese. Repubblica riporta con grande enfasi il commento della Guida Suprema Mojtaba Khamenei che ha detto di aver approvato la firma dell’accordo con gli Stati Uniti, nonostante una sua visione personale differente, descrivendo poi il presidente Usa Donald Trump come “disperato”. Da parte sua il presidente Usa ha spiegato che il Memorandum è una «resa incondizionata» dell’Iran, aggiungendo: «Li abbiamo sconfitti in modo totale».

Con una massiccia incursione di droni ieri l’Ucraina ha colpito diversi obiettivi nell’area di Mosca, incendiando una raffineria di petrolio e costringendo gli aeroporti della capitale a sospendere i voli. È uno degli attacchi di Kiev più pesanti dall’inizio della guerra: le autorità russe affermano di aver abbattuto centinaia di droni, mentre almeno 17 persone sono rimaste ferite. «Se l’Ucraina brucerà, brucerà anche la vostra Mosca», ha detto il presidente Volodymyr Zelensky, che proprio ieri ha ottenuto un nuovo appoggio dia leader europei. Sul Corriere spiega però Marco Imarisio da Mosca: «Le speranze di chi legge nei droni un’arma di persuasione per spingere il Cremlino alla pace rischiano di essere deluse. Putin non cederà mai per questo tipo di pressioni, e alzerà sempre più la posta, aumentando l’intensità dei bombardamenti su Kiev». Sabato Angieri sul Manifesto: «L’aggressività dei toni di Macron, Merz e Starmer contro la Russia è diventata direttamente proporzionale al successo degli attacchi ucraini. Consci del fatto che il trattato tra Mosca e Kiev sancirà gli equilibri strategici del Vecchio continente nel futuro prossimo, i tre ora sentono che è il momento di insistere. Ora arriverà la risposta russa, presumibilmente su Kiev, e poi di nuovo la rappresaglia ucraina. Fino a quando? Finché Putin non si fermerà, rispondono i tre insieme a molti altri. Ma ribaltiamo la domanda: Putin può fermarsi qui?».

Nel dibattito che divide in parte la Ue sulla mediazione con Mosca, Giorgia Meloni insiste che l’Unione si inserisca nel faticoso negoziato con Vladimir Putin con una sola voce e non affidandosi a formule come l’E3, che comprende Germania, Francia e Regno Unito, o come l’E5, che include Italia e Polonia. Durante il Consiglio europeo, i leader dei 27 Paesi hanno adottato all’unanimità le conclusioni del vertice sull’Ucraina per la prima volta da 18 mesi a questa parte e hanno deciso di prolungare le sanzioni contro la Russia su base annuale, e non più semestrale.

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