Il bivio di Draghi

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La volontà del Capo dello Stato va profondamente rispettata. Non a parole. Il presidente Sergio Mattarella è un uomo determinato e quando mette a fuoco una convinzione, è quasi impossibile fargli cambiare idea. Ieri ha ripetuto un’altra volta che non vuole un bis, un secondo mandato. Non vuole essere rieletto. Non bisogna più aspettare l’ultimo discorso di fine d’anno che pronuncerà la sera del 31 dicembre, a pochi giorni dalla convocazione delle Camere riunite per l’elezione del nuovo Presidente o nuova Presidente che sia. La sua volontà è chiarissima. A questo punto, nella corsa al Quirinale si deve ragionare in altro modo, rispetto all’inerzia attuale.

Il primo che deve farlo è Mario Draghi, l’altro candidato naturale al Colle perché super partes. Finora è stato zitto ed ha sempre eluso con i giornalisti questo punto. La “sfinge” è stato definito. Capisco la difficoltà ad affrontare un ragionamento puramente politico per Supermario, per un tecnico come lui. Ma è venuto il momento di misurarsi con la realtà. Ci vuole una linea chiara. In entrambe le ipotesi: che voglia accettare la carica più alta lasciando il governo oppure che preferisca rimanere a Palazzo Chigi.

Vediamo la prima ipotesi. Se Draghi pensa di poter accettare la carica di Capo dello Stato deve spiegare al Parlamento le sue intenzioni su due questioni. La prima è questa: deve in qualche modo promettere e persino garantire che comunque la legislatura continuerà  fino alla scadenza naturale. Senza questa garanzia c’è una zona grigia degli elettori, in tutti i partiti, che potrebbe sabotare nel segreto la sua elezione. La seconda è questa ed è legata alla prima: perché questa promessa sia efficace deve avere una proposta di soluzione per Palazzo Chigi, abbastanza soddisfacente per tenere insieme la maggioranza attuale e garantire la continuità del Governo. Il Governo del Pnrr e dell’uscita dalla pandemia.

Seconda ipotesi, nella quale Draghi voglia restare al Governo. Apparentemente sembra la strada più facile ma non è così: il rischio infatti è che senza un’idea di fondo, una strategia, una regia il voto delle Camere porti ad una spaccatura politica delle alleanze che possa mandare in pezzi e far finire la stessa maggioranza di governo. E che quindi subito dopo le elezioni del nuovo capo dello Stato, Supermario si debba dimettere. In altre parole, se Draghi vuol restare a Palazzo Chigi deve cercare di promuovere al Quirinale una figura super partes che sia in sintonia con lo spirito e i numeri dell’attuale maggioranza e del governo che lui guida.  

È un bivio difficile quello che si prospetta di fronte al Premier. Ma se va dritto, come forse sarebbe nella sua indole, rischia di andare contro un muro. Aggiungo che anche per il Paese è un passaggio cruciale: tutto il positivo dell’esperienza del governo Draghi (la campagna vaccinale, la fiducia dei mercati, la ripresa economica) può dissolversi in fretta se non ci sarà una continuità credibile. Per l’Italia e per l’Europa. Nelle forme che la politica permetterà.

Vi ricordo che potete ascoltare su tutte le piattaforme un bellissimo episodio della mia serie podcast realizzata con Chora Media per Vita.it e con il sostegno della Fondazione Cariplo Le Vite degli altri, dedicato ad una esperienza di volontariato a Scampia. Il protagonista si chiama Ciro Corona e la sua storia è davvero forte. Potete ascoltare anche da qui:

https://www.spreaker.com/user/13388771/le-vite-degli-altri-ciro-corona-v3

PS: Ci vediamo domattina per la rassegna verso le 10, nella vostra casella di posta in arrivo.