Il picco di Pasqua

Massimo dei contagi previsto nella settimana santa. Studenti e prof protestano. Si lamentano gli albergatori. I magistrati chiedono i vaccini, sennò chiudono. Renzi d'Arabia. L'Arno di Dante

Comincia la settimana di Pasqua. Ha detto bene il Papa: un anno fa eravamo sotto choc, quest’anno siamo stanchi, logorati, stremati. Eppure gli esperti dicono che sarà questa la settimana in cui l’ultima ondata di contagio arriverà al massimo, al picco, come si dice. I reparti di terapia intensiva, scrive oggi Repubblica, sono in sofferenza in ben dodici Regioni e in una provincia autonoma: siamo sopra la soglia di allarme del 30 per cento dei posti occupati in gran parte dell’Italia. E il primario del Niguarda di Milano ricorda: il 36-38 per cento di chi entra in questi reparti non sopravvive. Anche per questo la politica sa che non si può esagerare nel dividersi fra aperture e chiusure. Fra aperturisti e chiusuristi, come ormai si dice nello sbrigativo vocabolario dell’emergenza, amato soprattutto dai leghisti più beceri. Anche se i problemi sono tanti. Oggi c’è un nuovo incontro Governo-Regioni, sul tavolo una serie di criticità. Gli albergatori si lamentano perché, per Pasqua, si può andare all’estero e non a Roma, a Venezia o a Firenze in hotel. I giudici chiedono di essere vaccinati sennò bloccano tutto. Gli insegnanti pongono la questione della valutazione a scuola, mentre molti insistono che riaprire le scuole in presenza, e non bar e ristoranti, è una diseguaglianza difficile da capire. C’è poi tutta la questione delle precedenze e della sicurezza in corsia: l’esperimento di Zaia a Treviso ha avuto successo, con la vaccinazione “a vista” degli anziani senza l’incubo di e-mail e sms, mentre i gestori delle RSA invocano una decisione sugli operatori che non si vogliono vaccinare. La Stampa raccoglie lo sfogo di un titolare di struttura a Fiano Romano.

Le cronache politiche ci raccontano le difficoltà in casa Pd, dopo la dura lettera della Madia. E i grandi malumori nei 5Stelle per la storia del doppio mandato: l’Elevato Grillo ha detto che il limite è un “pilastro” del Movimento, non può essere buttato giù. Matteo Renzi, con grande tempismo viste le polemiche sul turismo all’estero, appare nei box della Formula Uno che si è corsa in Bahrein. Molte critiche per lui. Intanto Rifondazione ha chiamato a raccolta alcune personalità per creare un’ alternativa a sinistra al governo Draghi. Contrordine: il critico tedesco di Dante che tanto aveva scandalizzato, dice Saviano sul Corriere, in realtà è un suo ammiratore. L’equivoco è tutta colpa di Salvini. Vediamo i titoli di oggi.

LE PRIME PAGINE

Per una volta sono i giornali (e non le Regioni) in ordine sparso sulla pandemia. C’è chi punta sulla scuola, come il Corriere della Sera: Scuola, un caso le bocciature. O Il Sole 24 Ore che rivela un progetto del Governo: Scuola, maxi piano per assumere i precari. Il Messaggero sceglie un titolo ansiogeno: Il virus muta, allarme Lazio. «Non si apre fino a maggio». La Stampa promette: Draghi prepara i ristori selettivi, nuovi aiuti a chi è rimasto chiuso. Il Quotidiano nazionale spera: Il passaporto per tornare a vivere.A proposito di viaggi Il Fatto sottolinea la contraddizione: Gli italiani reclusi in casa e Renzi in Bahrein al GP. Per Libero inizia una festività fatto solo del venerdì di passione: Pasqua di tumulazione. La Repubblica ammonisce mettendo insieme i dati: Allarme terapie intensive, i segreti dell’emergenza. La Verità per una volta va su una proposta: I PROTOCOLLI DELLA RIAPERTURA. CINQUE IDEE PER TORNARE A VIVERE. Mentre Il Giornale mette l’accento sulle richieste dei giudici: Ricatto delle toghe: vaccinateci o ci fermiamo. Il Domani offre un focus sul mondo di via Bellerio: La Lega, i clan e i fedelissimi di Salvini.

BONACCINI CRITICA DE LUCA SULLO SPUTNIK

Dunque oggi al nuovo incontro Regioni-Governo, ci saranno tante questioni sul tavolo. La riunione è stata preceduta da una polemica del presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini con il collega campano Vincenzo De Luca. Tema: lo Sputnik. La cronaca di Antonella Aldrighetti sul Giornale:

«La polemica sul vaccino Sputnik continua a tenere banco creando dissapori tra le regioni pro (Campania, Sardegna, Lazio e Umbria) e quelle contro (Emilia Romagna in testa) anche in vista della conferenza di oggi con il governo. Nel frattempo l'Ema ha avviato la cosiddetta revisione ciclica del siero russo e sta esaminando tutti i dati disponibili per valutare gli eventuali rischi e gli attesi benefici assieme agli usuali standard di efficacia, sicurezza e qualità richiesti dalle norme europee. Poi sarà la volta delle valutazioni dei singoli Stati. Fino a quando tutte le verifiche non saranno completate, nessuna domanda di autorizzazione all'immissione in commercio dello Sputnik potrà essere formulata. Ed è proprio su questo fronte che il governatore emiliano Stefano Bonaccini ha rincarato la dose delle polemiche contro il collega e compagno di partito campano, Vincenzo De Luca che invece preferirebbe l'autonomia regionale dell'acquisto dei farmaci in base alle singole necessità del territorio. «Nessuna regione italiana può acquistare i vaccini per conto proprio, per come stanno le regole oggi, se le regole cambieranno vedremo ha dichiarato Bonaccini -. Sicuramente nessuna Regione può acquistare vaccini senza l'autorizzazione completa degli enti regolatori che vigilano su sicurezza ed efficacia». Cioè l'Ema. (…) Certo è che il fabbisogno farmacologico anticovid è consistente ed è anche per questo motivo che l'Istituto di ricerca Lazzaro Spallanzani di Roma ha messo in piedi la pianificazione di una prossima doppia sperimentazione con il vaccino Spuntnik in collaborazione con il centro nazionale russo di ricerca epidemiologica e microbiologica Gamaleja».

Uno dei presidenti di Regione più criticati è Eugenio Giani della Toscana. Che adesso promette: entro il 25 aprile tutti gli anziani vaccinati. Lo ha raggiunto la Stampa.

«Oggi come Regioni avete un nuovo incontro con Palazzo Chigi. Cosa chiederete a Draghi? «La richiesta è sempre la stessa: vaccini, vaccini, vaccini. Dobbiamo poter mettere al sicuro la popolazione. Però, rispetto a qualche settimana fa, devo riconoscere che oggi mi trovo molto bene a lavorare con il generale Figliuolo, soprattutto per la sua capacità di iniziativa. Questa settimana arriverà una quantità di dosi di vaccini che non avevamo mai avuto». Cioè con il nuovo governo vede un cambio di passo sulle vaccinazioni? «Si, vedo una maggiore capacità di approvvigionarci». Quello che non cambia è la polemica sulle riaperture, la Lega attacca. Lei si aspettava più coraggio da Draghi? «La vedo più come una dialettica tra i partiti che tra Regioni e Stato». (…) Il suo collega della Liguria Giovanni Toti ha chiesto di indicare almeno una «road map» delle riaperture. «Questo può essere un ragionamento: dire che da metà maggio, per esempio, si possono riaprire i ristoranti la sera, sempre tenendo d'occhio le condizioni epidemiologiche, può dare un senso di fiducia agli operatori». Sulle scuole il governo ha scelto di correre qualche rischio, pur di riaprire. Alcuni suoi colleghi presidenti non sono d'accordo. Cosa ne pensa? «Per me è musica sentire che si riapre. La Toscana si è caratterizzata per essere la prima delle grandi Regioni ad avere aperto le superiori a gennaio. La scuola è un valore fondamentale, sono da sempre aperturista». La Toscana è finita al centro delle polemiche per la bassa percentuale di over 80 vaccinati, nonostante stia somministrando molte dosi di vaccino, leggermente più della media nazionale. Cambierete i criteri per le vaccinazioni? «Io vedo che il nostro schema sta funzionando. La presidenza del Consiglio ha fornito i dati comparativi tra Regioni: in realtà siamo i primi per vaccinazioni nelle Rsa. Mi sarebbe piaciuto che nelle polemiche si fosse tenuto conto di questo. In ogni caso, entro il 25 aprile tutti gli over 80 avranno la prima dose».

Merita una citazione l’esperimento messo in piedi da Luca Zaia in Veneto. Ieri a Treviso gli anziani sono stati vaccinati “a vista”, divisi nell’orario per mesi ed anni di nascita. Vaccino anche agli accompagnatori. Lo racconta Silvia Madiotto sul Corriere:

«Niente prenotazione online, niente lettera spedita per posta, niente messaggino di conferma, la convocazione si fa per anno e per mese di nascita. Ieri la provincia di Treviso ha sperimentato un sistema di chiamata alternativo: per tutta la giornata nei quattro centri vaccinali sono stati invitati gli 85enni, alle 8 i nati a gennaio, alle 9 i nati a febbraio, fino alle 19 quando è stato il turno dei nati a dicembre. Le procedure sono state semplici, con poche code e decine di sanitari impegnati nell'anamnesi e nella somministrazione. I convocati della classe 1936 erano 4.700 ma l'Usl 2 ha messo a disposizione quasi il doppio delle dosi di AstraZeneca e Moderna perché in Veneto, nel caso in cui l'anziano sia accompagnato da un convivente over 65 (marito, moglie, figlio o badante) entrambi possono ricevere il vaccino indicato dagli operatori sanitari. Significa due persone con un'unica trasferta. L'adesione è stata elevata, nonostante qualche ormai consueta disdetta, ma l'esperimento sembra riuscito».

Sulla polemica Governo-Regioni interviene Massimo Cacciari, con una posizione “medievale”, direbbe Zaia,  perché sostiene che quello delle Regioni è un “centralismo”. Conclude poi l’articolo sui divieti e le norme: le misure prese devono essere poche e chiare.   

«Per l'ennesima volta è emerso il fallimento storico del regionalismo italiano, come l'istituzione dell'Ente Regione abbia finito col tradire le pur pallide istanze federaliste contenute nella Carta costituzionale. Ogni Regione procede secondo un concetto di "autonomia" sempre più stretto parente di quello di anomia, moltiplicando disuguaglianze nel trattamento di cittadini di uno stesso Paese. Si levano voci che vorrebbero addirittura ricentralizzare la politica sanitaria, ignorando che ciò comporterebbe appunto riformare Costituzione scritta e materiale. Nonché trasformare l'assetto delle forze politiche e i loro equilibri, poiché esse fondano le proprie fortune anche sull'esistenza di questi catafalchi centralistici che chiamiamo Regioni. Su tutto questo il governo Draghi c'entra davvero poco o nulla e non saranno certo le Banche centrali a fare quelle riforme, a prender quelle decisioni audaci, senza cui le membra d'Italia continueranno a "corrompersi". Altro si dovrebbe esigere, o almeno dovrebbero esigere le categorie interessate, le imprese e i cittadini più drammaticamente colpiti dal maledetto virus. Equità in aiuti, sussidi, ristori (lasciamo perdere il lessico), anzitutto. Spiegare come si intenda far fronte allo straordinario aumento del debito che questi aiuti comportano e comporteranno. Non lo si ripeterà mai abbastanza: non siamo affatto "tutti sulla stessa barca", come ripete la insopportabile retorica dominante; la pandemia moltiplica disuguaglianze di ogni genere, su alcune delle quali è ben difficile intervenire, su altre invece doveroso. (…) Mi auguro che Draghi e i suoi ministri diano un'occhiata al recente saggio di un grande giurista, Natalino Irti, "Viaggio tra gli obbedienti". Sì, obbedire necesse est. Ma, imploro che le norme da seguire siano finalmente sobrie e incisive, rispondano a un disegno razionale, permettano efficaci controlli. Le norme oscure e prolisse da cui siamo inondati da più di un anno sono specchio di incapacità di decisione. L'inflazione di regole suscita solo sconcerto e accresce quel sovrapporsi di ordinamenti sul territorio nazionale che mandano in frantumi l'unità del Paese, ancora più di quanto già non lo sia (si vedano gli impressionanti dati sull'aggravarsi degli squilibri tra Nord e Mezzogiorno). Draghi ci risparmi i decreti di 120.000 parole (13 volte la Costituzione) emanati dal Conte bis, decreti fatti di rinvii e deroghe, drammatici esempi di "legge, che non può essere né ascoltata né obbedita". Così Natalino Irti: che nelle ore "della oscura minaccia" ci sia data almeno la consolazione di non dover obbedire a una "confusa moltitudine di parole".».  

IL REBUS SCUOLA, BOCCIATURE E CONCORSI

Si parla tanto della scuola e dello sforzo del Governo per evitare la DAD (da dopo Pasqua in presenza anche in zona rossa fino alla seconda media) almeno in quello che resta di questo travagliatissimo anno scolastico. Ed emerge fatalmente il tema della valutazione. Quest’anno si potrà rimandare o bocciare, oppure no? Tutti promossi, come l’anno scorso? Bisogna decidere. Gianna Fregonara sul Corriere della Sera

«I presidi sono in attesa di un'ordinanza del ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi che dica l'ultima parola sugli scrutini di fine anno. «Al momento le disposizioni sono quelle pre-Covid e dunque sarà possibile rimandare e anche bocciare chi ha molte insufficienze - spiega Cristina Costarelli preside del liceo Newton di Roma -. Certo negli scrutini terremo conto della situazione e delle lunghe chiusure e si arrotonderà, ma mandare tutti avanti di nuovo come lo scorso anno credo che sarà molto difficile e poco produttivo». Del resto anche per quanto riguarda la maturità, il ministro Bianchi, quando ha varato le nuove regole, ha previsto che quest' anno resta il giudizio di ammissione che l'anno scorso era stato cancellato. C'è un'unica deroga e riguarda la frequenza: chi ha fatto troppe assenze in Dad per problemi di connessione, potrà comunque essere ammesso. Ma quanto alla possibilità di promuovere tutti con il 6 politico il ministro è stato finora contrario. «Sono i consigli di classe a decidere le valutazioni», ha ripetuto, convinto che i professori conoscano le singole situazioni degli studenti. Valutare è più facile a dirsi che a farsi in questo finale di anno scolastico, che rischia di vedere le scuole superiori ancora chiuse nelle regioni rosse per tutto aprile. «Non credo che sia utile la promozione automatica - spiega Antonello Giannelli, che è a capo dell'Associazione nazionale dei presidi - ma non ci potrà neppure essere troppo rigore, bisognerà tenere conto del disagio di un anno così travagliato distinguendo almeno tra chi si è impegnato anche se non ha raggiunto gli obiettivi e chi no. Nei casi dubbi si potrebbe promuovere con l'obbligo di recupero». Era l'idea dello scorso anno, quando la ministra Azzolina, decise in piena emergenza e nella speranza che in autunno si sarebbe tornati alla normalità, di far passare tutti, salvo poi recuperare a settembre: di questi corsi però non se ne è fatto nulla. Va detto che il problema riguarda soprattutto le superiori: alle elementari non si boccia più e alle medie le percentuali di chi si ferma sono infinitesimali».

Non è un Presidente di Regione, è il presidente della provincia autonoma di Trento, quindi è come se lo fosse. Ma soprattutto è un leghista (quasi eretico) che riapre le scuole, anche prima di tutti gli altri.

 «I nostri bambini oggi sono a scuola. Incluso il mio». Maurizio Fugatti, leghista, già deputato e sottosegretario, è il presidente della Provincia autonoma di Trento. Venerdì scorso ha firmato l'ordinanza che consente ai bambini fino alle elementari di tornare sui banchi. Mente nel resto d'Italia le scuole riapriranno dopo Pasqua. Come mai presidente? Ha voluto dare un segnale? «Nel mio riaprire le scuole non c'è alcuna sfida di segno politico. Volevamo semplicemente dare un segnale positivo. L'ordinanza l'ho firmata prima della cabina di regia dopo la quale Draghi ha annunciato il rischio di chiusure più severe. Con l'eccezione, peraltro, della scuola». (…)  «L'essere una Provincia autonoma ci ha consentito di assumere nuovi insegnanti e creare più classi con meno bambini e maggior distanziamento. In Trentino esiste un movimento importante e assolutamente trasversale a favore delle aperture. E alle riunioni della Conferenza Stato-Regioni mi sono sempre detto favorevole a tenere aperte le scuole il più possibile. Poi ho smesso, mi pareva di fare il fenomeno... Non ho i numeri in mano, ma non credo che siano molte le Regioni che hanno tenuto aperto, come noi, in giugno e in luglio». Però, si dice anche che le scuole siano un luogo di trasmissione. I bambini in genere sono asintomatici ma poi a casa il virus lo trasmettono. «Tenga però presente che in Trentino siamo messi abbastanza bene con i vaccini. Gli over 80 li abbiamo praticamente finiti e adesso stiamo facendo gli over 75. Spero che la zona rossa possa essere revocata a breve. Lo stesso Draghi ha parlato di aprire le scuole in zona rossa». Lei era favorevole a sostenere il governo Draghi? «La Lega non poteva stare fuori da questo governo. Parlo da governatore di una Provincia autonoma espresso da una forza che governa buona parte del Paese. Siamo il primo partito, abbiamo relazioni con le istituzioni e le forze produttive. Come potevamo spiegare che noi ci sedevamo a guardare da fuori?». E come valuta questo primo mese e mezzo? «Se guardiamo i risultati, è indubbio che ci sia stato un cambio di marcia. Draghi ha bloccato le esportazioni dei vaccini, chiama Merkel e Macron e ci parla... Governare con la pandemia non è facile, lo dico con tutto il rispetto per le difficoltà di Giuseppe Conte, ma Draghi è l'unico italiano che può porsi con questa autorevolezza. Lo vediamo anche noi: quando il commissario Figliuolo dice che entro una certa data arriveranno tot dosi di vaccino, so che quelle arriveranno. Non è poco».

La notizia di oggi è che La Verità ha un titolo di apertura che non contiene la parola “Speranza”, inteso come nome del Ministro della Salute. Ci pensa però Maurizio Belpietro a non dimenticarsi del Nemico del giornale, e gli dedica il suo commento. Fra le tante cose, Belpietro contesta a Speranza la scelta sulle scuole: investire il “tesoretto” della curva dei contagi che scende sulla didattica in presenza, invece che sulle attività commerciali. Scrive Belpietro:

«Il ministro annuncia di aver intenzione di spendere il tesoretto nelle scuole riaprendo asili, elementari e medie. Sia ben chiaro: il gruzzolo di Speranza non prevede investimenti a tutela degli studenti, con messa in sicurezza delle aule e potenziamento del trasporto pubblico per evitare assembramenti e assicurare il distanziamento dei ragazzi. No, il piccolo capitale è solo virtuale e non sono contemplati capitoli di spesa. In pratica, si ritorna in classe dopo Pasqua senza che nulla sia cambiato dai tempi dei banchi a rotelle della coppia Azzolina-Arcuri. Le lezioni riprendono, ma solo per gli alunni delle scuole inferiori, che i genitori non sanno come sistemare, mentre gli studenti del liceo e delle professionali dovranno continuare ad accontentarsi della Dad. Naturalmente, il ministro sorvola sulle ragioni per cui un negozio, dove l'assembramento nelle ore di punta sfiora le quattro persone, debba restare chiuso e un'aula, in cui per cinque ore sono stipati 25 ragazzi, possa essere riaperta. L'unico accenno è un riferimento al ruolo strategico dell'istruzione rispetto al resto, con il che si capisce che Speranza, da buon militante comunista, consideri tutto ciò che ha a che fare con il denaro, ovvero le attività commerciali e artigianali, ma anche i parrucchieri e i centri estetici, poco strategici. Per loro, il semaforo del ministero continuerà a essere rosso, per lo meno fino a che la campagna vaccinale non consentirà di ripartire. Una riapertura in tempi brevi comunque non prevista, perché Speranza già annuncia che il sistema a colori sarà in vigore anche a maggio. Del resto, non c'è da stupirsi: mentre in altri Paesi, per somministrare i farmaci anti Covid sono state mobilitate tutte le risorse disponibili, da noi si è fatto con calma».

Il Sole 24 Ore annuncia che il Governo sta studiando un maxi piano per evitare il prossimo settembre di ritrovarsi centinaia di migliaia di precari in cattedra.

«Evitare di ritrovarsi a settembre 2021 come nel 2020. E cioè con circa 200mila supplenti in cattedra. Per riuscirci il Governo sta pensando a una maxi-stabilizzazione di insegnanti precari che potrebbe coinvolgere almeno 50mila prof. Se non addirittura 60mila, come confermano fonti sindacali. Il disegno è ancora all'inizio, ma le riunioni tra i tecnici del ministero dell'Istruzione e di Palazzo Chigi sono già cominciate. L'ipotesi più accreditata porta allo sblocco della mobilità, con contestuale eliminazione del vincolo quinquennale, e all'avvio di un corso-concorso riservato in base ai titoli di servizio, con assunzione a tempo indeterminato dal 2022-23. Ma non va escluso del tutto il blocco della mobilità e la conferma sul posto occupato quest' anno».

NO VAX IN CORSIA, SÌ VAX NEI TRIBUNALI

Ventisette contagiati, due hanno avuto bisogno di ricovero. Flavia Amabile de La Stampa è andata a Fiano Romano a vedere che cosa è successo in una delle situazioni che hanno fatto rumore in Italia: la scelta No Vax in una struttura per anziani ha acceso un focolaio.  

«L'obbligo non esiste e quindi non tutti hanno deciso di fare il vaccino, a partire dagli ospiti della struttura. «Avevano paura - spiega Roberto Agresti, responsabile della casa di Riposo e Riabilitazione a Fiano Romano- avevano 95-96 anni, i parenti non se la sono sentita e io che posso fare se non vogliono? Ci vuole 'sto macello per capire che il vaccino va reso obbligatorio?». Non erano vaccinati nemmeno tutti i dipendenti. «Ma facciamo attenzione, il contagio può arrivare anche dai fornitori», precisa Fabrizio Musumeci, presidente della cooperativa Casa del Tempo che opera in diverse strutture anziani del Lazio. Dei suoi 13 dipendenti che lavorano nella casa di riposo di Fiano Romano in 8 non hanno il vaccino. E, secondo i suoi calcoli, sul totale dei dipendenti il 30 per cento sono senza vaccino per la propria volontà o per ritardi della campagna vaccinale, Agresti infatti avverte che la mancanza di personale vaccinato non riguarda solo la sua struttura ma è un problema molto più esteso. «Nel Lazio sono tanti i centri dove il personale non è vaccinato. E io stesso se dovessi prendere solo operatori vaccinati non riuscirei ad avere il numero di persone necessarie per mandare avanti la struttura», ammette. «È necessario che si decida l'obbligo e che arrivi dall'alto - conferma Musumeci - e non basta nemmeno che si decida la sospensione o il trasferimento a un incarico diverso. È solo un modo per sottrarsi a una responsabilità e farla ricadere sui datori di lavoro. I miei lavoratori sono ottimi professionisti, persone con una specializzazione. Destinati ad altro incarico si sentirebbero demansionati». La questione ha creato molto sconcerto nella cittadina e una forte condanna nei confronti di chi rifiuta i vaccini. Il sindaco Ottorino Ferilli: «La libertà è un diritto costituzionale da difendere sempre ma ritengo che se il mio lavoro mi porta a stare a contatto con altre persone tra cui fragili e anziani, la scelta più responsabile sarebbe cambiare lavoro». Nicola Satarelli, assessore ai Lavori Pubblici, chiede al governo «una legge che regolamenti il settore prima che questo diventi un Far West senza regole, dove ognuno si comporta a sua discrezione»». 

L’Associazione nazionale magistrati scende in campo ufficialmente per chiedere che i giudici siano vaccinati. Svolgiamo un servizio essenziale, ricordano le toghe. Altrimenti dovremo sospendere le attività giudiziarie. Virginia Piccolillo sul Corriere.

«O vaccini o sarà caos della giustizia. I magistrati si rammaricano di non aver avuto la corsia preferenziale nella somministrazione del siero anti-Covid concessa ad altri comparti ritenuti essenziali, come la scuola. E in una nota l'Associazione nazionale magistrati chiede interventi normativi per limitare l'attività giudiziaria sul territorio nazionale, e se «dovessero inspiegabilmente mancare» invitano i dirigenti degli Uffici Giudiziari ad adottare «a tutela della salute, energiche misure organizzative al fine di rallentare immediatamente tutte le attività dei rispettivi uffici, senza escludere, nei casi più estremi, anche la sospensione dell'attività giudiziaria non urgente». Una minaccia? «Una presa di posizione forte», precisa il presidente Anm Giuseppe Santalucia, «una presa di posizione, nella quale prendiamo atto della decisione del governo delle vaccinazioni per età, che non vogliamo discutere ora, ma ricordiamo che c'è il lockdown per tutto il mese e poniamo il problema che l'attività giudiziaria, soprattutto quella penale, è pericolosa. Se il periodo è drammatico come l'anno scorso allora si prendano provvedimenti». Nella nota il sindacato delle toghe si duole che il governo, «modificando le Linee Guida approvate dal Parlamento nel dicembre 2020» consideri la giustizia con «carattere di minore priorità rispetto ad altri servizi essenziali già sottoposti a vaccinazione tanto da non ritenere doveroso rafforzare le condizioni che ne consentano la prosecuzione senza l'esposizione a pericolo per gli operatori». Ed esprime «disagio e sconcerto per la totale sottovalutazione dell'essenziale ed improcrastinabile servizio giustizia, in assoluta antitesi con gli obiettivi di riduzione dei tempi dei processi imposti dall'Ue e richiamati dalla ministra Cartabia».

DA NOI ALBERGHI CHIUSI, BASTA PRENDERE L’AEREO

È un paradosso che si sta diffondendo in tutta Europa. Ma da noi, in Italia, assume contorni grotteschi: per Pasqua non si può andare a Venezia o a Firenze in hotel. Ma se si parte per tempo e si prende un aereo, con due tamponi, si va alle Baleari o in Grecia. Parla sul Corriere della Sera Bernabò Bocca, imprenditore ed ex senatore di Forza Italia, presidente di Federalberghi.

«Da un lato, chiudiamo gli italiani in casa, ma poi li facciamo andare in tutto il mondo: così si ammazza il turismo italiano. Sembra che la mano destra non sappia cosa fa la sinistra». Gli albergatori erano pronti a riaprire per Pasqua? «Sì, molti avevano già riaperto, come il Gritti di Venezia ad esempio. Poi è arrivato il nuovo decreto sulla zona rossa durante le vacanze, con il divieto di circolazione tra le regioni e siamo dovuti ritornare indietro. Nelle città d'arte, dove non arrivano turisti da un anno, si poteva pensare di lasciare andare gli italiani. Invece, sono fermi in casa. Oppure possono andarsene liberamente all'estero, o perfino in crociera». All'estero si può andare senza restrizioni? «Certo, basta un tampone alla partenza e al rientro. Quando abbiamo visto la zona rossa per Pasqua, pensavamo che almeno per l'estero ci fosse la quarantena, invece basta un tampone. E gli altri Paesi ne approfittano. Sembra che la Spagna ci dica "venite da noi", così come la Grecia dove da mesi si stanno organizzando per l'estate». Alle Baleari sono già arrivati migliaia di turisti tedeschi, succederà lo stesso in estate? «Temiamo di sì. Basti pensare che la Grecia quest' anno è la prima destinazione del mercato statunitense e già non si trovano alloggi e barche. Ma loro sono partiti in tempo, hanno creato le isole "Covid free" e dal 14 maggio chiedono l'obbligo di vaccino o tampone per chi arriva». E in Italia? Come saranno le vacanze italiane? «Non lo sappiamo ancora, siamo ancora appesi alle zone colorate e non sappiamo come organizzarci, non c'è alcuna prospettiva, anzi, per ora si parla solo di un aprile senza zone gialle, quindi ancora con il blocco tra le regioni. Ma nel frattempo, il turismo, nazionale e internazionale si organizza, perché è adesso che si pianifica la villeggiatura estiva. Ma senza alcuna indicazione certa, i turisti vanno altrove: stiamo regalando turisti all'estero».

RENZI D’ARABIA AL GP DEL BAHREIN

Manco a farlo apposta, Matteo Renzi compare in una meta esotica. Tempismo eccezionale che gli provoca un coro di critiche. Titolo d’apertura e articolone del Fatto di Marco Travaglio sul Renzi comparso ai box del GP di Formula uno, disputato ieri in Bahrein.

«"Io non posso allontanarmi duecento metri da casa. Lui va a vedere la Formula1 in Bahrein". "Un Paese chiuso in casa ma lui viaggia senza fare mezz' ora di quarantena". E ancora: "Il Bahrein è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti". Sono solo alcuni dei commenti piovuti ieri sui social come tempesta per la presenza di Matteo Renzi ai box del Gran Premio del Bahrein, immortalato dalle tv in compagnia di Corinna Schumacher, dell'ex pilota Jean Alesi e del medico dei piloti Riccardo Ceccarelli. La presenza di Renzi è stata quindi "ufficializzata" dall'ex ferrarista Jean Todt, ora presidente della Federazione automobilistica internazionale, che ha postato su Twitter le foto con l'ex premier "Senator of Florence" e con il principe Salman ben Hamad al Khalifa, primo ministro del Bahrein. Nella sonnacchiosa arena politica domenicale sono poche le voci che chiedono conto al senatore toscano: "Sarebbe interessante - domanda Angelo Bonelli, Verdi - conoscere i motivi di legge per cui Renzi si è recato nel Bahrein per assistere al Gran Premio. Ricordo che gli italiani si trovano in lockdown e non possono uscire dai loro comuni se non per salute o lavoro". "La pandemia c'è per tutti, tranne che per Renzi che continua ad andare dove gli pare senza giustificarsi pubblicamente", attacca Nicola Fratoianni di Sinistra italiana. Dall'ufficio stampa del renzismo arriva la replica: "Ha come sempre rispettato tutte le norme e martedì sarà in aula. Inutile dire che i viaggi di Renzi riguardano Renzi e non costano un centesimo al contribuente". E ai suoi fedelissimi di Italia viva lo stesso Renzi dice: "Fanno polemica per i miei viaggi? E io ne faccio uno a settimana. Domenica scorsa in Senegal e oggi al Gran Premio".».

CONTE E LA SPINA DEL SECONDO MANDATO

Pe restare alla politica, passiamo dai guai di Italia Viva a quelli dei 5Stelle. Da quando Grillo, alla loro Assemblea, ha detto ai parlamentari che il limite del doppio mandato è un “pilastro” che fa parte dell’identità del Movimento, c’è molto malumore. I più sperano che sia Conte a recuperare una soluzione, del tipo: gli eletti meritevoli ottengano una deroga… Emanuele Buzzi sul Corriere.  

«Gli eletti al secondo mandato non vogliono parlare. La maggioranza è contro Grillo. Molti glissano con un eloquente «no comment». C'è chi spiega: «Non posso esprimermi su una questione in cui sono in conflitto di interessi». Chi interviene è perché si professa favorevole a mantenere una delle regole auree del Movimento. «È bene che Grillo si sia espresso sul doppio mandato in maniera più che chiara», dice la ministra Fabiana Dadone. Sulla stessa linea anche l'ex sottosegretario Angelo Tofalo: «Due mandati sono più che sufficienti». E prosegue: «Chi vuole continuare a fare la propria parte può farlo in mille modi». Il vicecapogruppo al Senato Andrea Cioffi spiega al Corriere che lui è favorevole al tetto «per evitare che si formino posizioni di potere. Il potere, come diceva una vecchia canzone, è l'immondizia della storia degli umani. L'esperienza è fondamentale ma bisognerebbe vaccinare chi fa politica contro il virus del potere». «In realtà non sono mai stato particolarmente favorevole perché in un movimento politico ancora giovane è deleterio rinunciare a molti e rende più debole la figura del politico, qualunque carica occupi», controbatte invece il deputato Stefano Vignaroli. Che però precisa: «Ma ho accettato questa regola e non vedo perché cambiarla ora per comodità personale. Ci si poteva pensar prima». (…) Il garante - secondo i ben informati - avrebbe in mente proprio questa soluzione per i 5 Stelle uscenti: una candidatura a sindaci o a consiglieri comunali, in modo da permettere loro di rimanere nell'agone politico e da «rimpolpare» quei territori con volti noti, territori che sono stati in passato il tallone d'Achille alle Amministrative. Ma la pattuglia dei 110, più che a Grillo, ora guarda a Conte. «Aspettiamo un suo messaggio: solo dopo aver ascoltato cosa dirà, decideremo il da farsi», confida un M5S di peso. E non a caso c'è chi, come l'ex sottosegretario Vincenzo Santangelo, attende: «Ad oggi la regola esiste. Se domani verrà confermata anche da Conte, la rispetterò con la massima serenità tornando al mio lavoro di architetto, nel caso contrario valuterò la mia eventuale terza candidatura».

UNA POLTRONA PER DUE

Domani il gruppo dei deputati del Pd sceglierà fra Marianna Madia e Debora Serracchiani. Ma non c’è grande serenità nella gara. Dopo la dura lettera della Madia, la sensazione è che siano comunque le correnti (guidate dai maschi) a condurre il gioco nel partito. Il Letta mannaro vincerebbe a metà: donne sì, ma i giochi sono in mano ai capi corrente.

«A sentire radio pd Parlamento, Letta non è restato imparziale, anzi sarebbe intervenuto, per interposta persona, nella partita: tre donne della sua segreteria (Lia Quartapelle, Susanna Cenni e Chiara Gribaudo, se pur di diverse correnti) si sarebbero spese a favore di Marianna Madia, rivale della Serracchiani. Di qui il malumore nel gruppo, «perché chi sta in segreteria nazionale non si sbilancia per un candidato apicale, se il leader non vuole». Letta si tiene fuori dalla mischia, anzi sta ben attento a non dire "a" in quella che dovrebbe essere una competizione libera: in quanto - come ebbe a dire subito - non c'è alcun problema a contarsi su un nome. A dire il vero, che vi sia qualche preferenza dalle parti del Nazareno a favore della Madia lo si è capito da svariati segnali: il fatto che la Madia frequentasse Arel, la fondazione di Andreatta «ereditata» da Letta, il plauso al suo coraggio nel denunciare per prima la guerra tra bande nel pd romano, e a quello dimostrato in questa occasione con la sua lettera-denuncia contro il gioco delle correnti. «Marianna è una tosta, che i voti se li è presi, sia nel 2013 alle "primariette" del Pd, che nel 2018 nel collegio...» nota qualche dirigente vicino al segretario. Serracchiani, fiutando il vento contrario, si è premurata di farsi da sola la campagna elettorale per arrivare blindata allo scrutinio segreto di domani, chiamando uno ad uno tutti i deputati. E assicurandosi che il patto Pd-5Stelle per dare la commissione Lavoro, che lei presiede, ad un altro esponente dem, regga agli urti della destra. Per Letta il risultato numero uno, due donne al vertice, è comunque ottenuto, non quello di garantire un posto di vertice alla sinistra riottosa».

RIFONDARE UNA SINISTRA ANTI DRAGHI

Una cosa a sinistra di Pd e 5 Stelle, oltre Leu, che è al governo. Rifondazione comunista ha chiamato a raccolta chi voglia costruire l’alternativa a sinistra. C’erano fra gli altri l’attore Moni Ovadia, lo storico dell’arte Tomaso Montanari, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Parole d’ordine: lotte sociali, battaglia contro i Big Pharma e grande mobilitazione per una legge elettorale proporzionale

«L'obiettivo è chiaro e lo si capisce anche dal titolo dell'assemblea: "Praticare l'opposizione, costruire l'alternativa. Il tempo è ora". Il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo nei giorni scorsi aveva lanciato un appello a tutte quelle forze di sinistra che non si riconoscono nel governo Draghi e nemmeno lo sostengono per costruire una proposta politica "antiliberista, di sinistra, ambientalista, pacifista e femminista". Un appello a cui ieri pomeriggio hanno risposto positivamente molti amministratori, intellettuali e attivisti che hanno partecipato all'assemblea via zoom di Rifondazione Comunista. (…) L'attore Moni Ovadia ha proposto di "costruire una nuova sinistra che sia attrattiva per i rider, i lavoratori della logistica e del teatro": "Freghiamocene delle elezioni per una volta e costruiamo un progetto serio - ha concluso Ovadia - così non saremo più fermi a percentuali da prefisso telefonico". L'ex assessore all'Urbanistica del Comune di Roma Paolo Berdini invece ha individuato tre sfide intorno a cui costruire una nuova sinistra: la ricostruzione del "welfare urbano", la sanità pubblica e la "grande battaglia della transizione ecologica". Lo storico dell'arte Tommaso Montanari ha ricordato come la nascita del governo Draghi sia solo il punto finale di un processo di "smontaggio della democrazia le cui tappe sono state l'elezione diretta dei sindaci e dei Presidenti delle Regioni che oggi chiamiamo governatori". Per questo Montanari ha chiesto di "fare una grande battaglia in favore della legge proporzionale". (…) All'assemblea ha partecipato anche il sindaco di Napoli e candidato alla Regione Calabria Luigi De Magistris: "A Napoli abbiamo dimostrato che si può costruire un'alternativa alle politiche neoliberiste - ha detto - per questo porterò il nuovo umanesimo, la lotta alle mafie e la valorizzazione dei beni comuni anche in Calabria”».

ARNO AMA DANTE

Roberto Saviano rivaluta Dante e il suo critico tedesco che tanto aveva suscitato clamore in Italia. Il suo articolo era intelligente, sostiene Saviano. Che poi lo intervista, così che il letterato di Francoforte possa spiegare come la polemica sia tutta colpa di Salvini. Widman ama Dante, del resto di primo nome si chiama Arno.

«Manipolare un articolo tedesco senza leggerlo? «Non c'è bisogno di leggere, aspettano una possibilità di gridare ITALIA e Dante è una buona opportunità. Dire Italia per ribadire: noi qui, voi lì. Non devi leggerlo nemmeno l'articolo, anzi meglio non leggerlo potrebbe deluderti perché hai bisogno di dire questa è l'Italia mia, questo è il mio Dante, nessuno osi toccarli. Per farlo devi avere un avversario. Forse è solo bisogno di stringere qualche sicurezza in tanta insicurezza». (…) Pensi che ci sia del risentimento anti tedesco nell'aver voluto travisare in questo modo le tue opinioni? «Non lo so, io ho 74 anni e il risentimento vissuto da giovane, quando un tedesco che viaggiava era sempre "il nazista", oggi non c'è praticamente più. Mi ha fatto ridere vedere la mia faccia sul profilo di Salvini, ecco mi sono detto: il cattivo tedesco che aggredisce il padre della patria!».