In coda col Presidente

Mattarella vaccinato a Roma. Ma la campagna va troppo lenta. Nuovi divieti in vista? L'Europa ancora nei guai lo Sputnik in Brianza. Enrico Letta potrebbe andare al Nazareno. Richiamato, come Draghi.

Sergio Mattarella è stato vaccinato ieri mattina allo Spallanzani. Non ha voluto foto o video con la siringa nel braccio, ma è stata diffusa un’immagine di lui in attesa, in coda con altri cittadini. Chi ha più di 78 anni (il Presidente ne ha 79) nel Lazio può essere vaccinato. Si va su un sito, davvero chiaro ed efficiente, e in modo semplice e veloce si fa la prenotazione, con tanto di scelta del luogo e dell’ora. Non è così in Lombardia e purtroppo anche in molte altre regioni. Mentre c’è da apprezzare l’understatement del Capo dello Stato e la capacità organizzativa del sistema sanitario nella Capitale e nel Lazio, la notizia è che andiamo ancora lenti, lentissimi nella campagna vaccinale nazionale.  Venerdì scorso eravamo arrivati ai quasi 200mila vaccini al giorno, obiettivo minimo del Governo Draghi. Ebbene gli ultimi quattro giorni siamo ripiombati nell’inefficienza. Ora la media delle somministrazioni è di 146 mila dosi in tutta Italia. A fronte di una disponibilità di vaccini quasi doppia, perché sappiamo che sono assicurate 270 mila dosi in media ogni giorno. Ci sono ancora troppe dosi tenute nei frigoriferi e sappiamo che andando avanti così questa “scorta” eccessiva si accrescerà di quasi 130 mila unità ogni giorno. Come dice l’epidemiologa Salmaso al Corriere: se si fosse in grado di fare una tabella di marcia della vaccinazione e rispettarla, potremmo dare scadenze precise temporali anche a regole e divieti imposti ai cittadini coi vari colori. Intanto Sputnik sarà prodotto in Brianza ed è una buona notizia nonostante le perplessità europee, condivise da qualche giornale. Johnson & Johnson prova a dire all’Europa che non ce la farà a rispettare gli impegni (anche loro), poi però attenua la cosa, ma resta la sensazione che si prepara un’altra figuraccia europea. Vedremo che cosa deciderà il Governo su nuovi restrizioni e divieti. Il contagio aumenta, soprattutto fra i bambini, e attraverso di loro nelle famiglie, in Lombardia ma non solo. La politica è vivace: a tre giorni dall’Assemblea del Pd, pare proprio che Enrico Letta possa essere richiamato in servizio dall’Università di Parigi e diventare il nuovo Segretario. Il Draghi del Nazareno avrebbe l’appoggio di tutti e una sicura inimicizia con il rivale Renzi, che in questi tempi non guasta. Casaleggio oggi presenta Controvento, in realtà coi grillini potrebbe trovare l’accordo per un divorzio consensuale dal Movimento, con tanto di alimenti. E allo stesso tempo Rousseau potrebbe diventare una piattaforma a disposizione di altre forze politiche, anche qui si ipotizza a pagamento. Gossip e razzismo: la Regina Elisabetta ha risposto con una nota all’intervista tv dei Duchi di Sussex, preoccupata e comprensiva. La pubblicazione di due sentenze della Corte costituzionale su figli di coppie che hanno usato la maternità surrogata (vietata per legge in Italia) fa discutere. Se ne occupano Avvenire e La Verità. Ma vediamo i titoli di oggi.     

LE PRIME PAGINE

Non è ancora presa la decisione del Governo ma la maggioranza dei giornali va sulla proposta del CTS di chiudere nei fine settimana, come accadde lo scorso Natale. Il Corriere della Sera: Italia chiusa nei weekend. Mentre La Stampa allude alle resistenze di Lega e 5Stelle: Battaglia sul lockdown di Pasqua. La Verità condivide la polemica: DOPO 12 MESI SANNO SOLO CHIUDERE. Il Manifesto ironizza sul senso di eterno ritorno alla casella del via: È di nuovo natale. Mentre Il Mattino sceglie l’altra festa simbolo che cade ai primi di aprile: La Pasqua in lockdown. Per il Quotidiano Nazionale Bruxelles prende sberle da tutti sulla campagna vaccinale: Guerra dei vaccini, Europa nei guai. E Repubblica conferma: Vaccini, beffa all’Europa. Il Giornale e il Domani scelgono il tema del Partito democratico in cerca di leader. Il primo torna sull’ex portavoce di Palazzo Chigi: Casalino umilia il Pd: «Cancri da estirpare». Il secondo: Il Pd è sempre più disperato ora si aggrappa a Enrico Letta. Il Fatto sceglie una storia sull’Inps: Tridico scoprì i ladri: il Garante punisce lui. Il Sole 24 Ore segnala: Le Borse Usa brindano al piano Biden mentre Il Messaggero fa sapere agli impiegati pubblici della Capitale: Statali, scivolo per la pensione. Avvenire si occupa di due sentenze della Corte Costituzionale su figli frutto di maternità surrogata: «Difendere i figli». Difendere le madri. Mentre Libero dà l’impressione di non voler minimizzare il “fenomeno impressionante” di cui aveva parlato due giorni fa il Capo dello Stato per l’8 marzo: Femminicidi: in Germania il doppio che in Italia. Che bella notizia.

IL CTS: “CHIUDERE TUTTO NEI WEEK END”

Dunque il Governo non ha ancora deciso, ma i dati della curva epidemiologica sono in salita e i tecnici del Comitato hanno suggerito di chiudere le attività nei fine settimana, anche nelle Regioni a colore giallo. Si capirà presto qual è il punto di caduta delle decisioni. Ecco la sintesi di Marzio Bartoloni per il Sole 24 Ore:

«La stretta, non un lockdown vero e proprio, potrebbe arrivare già a partire dal prossimo week end in caso di una impennata dei contagi: ieri 19.749 nuovi casi e 376 morti. Con zone rosse sabato e domenica come accadeva a Natale, ma anche laddove i contagi superino i 250 casi ogni 100mila abitanti, con l'applicazione automatica e rigorosa delle misure modello Codogno. Numeri che farebbero scivolare verso il rosso diverse Regioni, a partire dalla Lombardia che già con i normali parametri è a rischio come ammette lo stesso governatore Fontana. Ma restrizioni e movimenti limitati potrebbero scattare anche in zona gialla durante i giorni feriali. Chiamato dal governo ad esprimere un parere sulla necessità di una ulteriore stretta rispetto a quanto previsto al Dpcm della scorsa settimana, il Comitato tecnico scientifico ha consegnato ieri il suo parere. Che potrebbe finire già in queste ore sul tavolo della cabina di regia del Governo che dovrà valutare in che misura accogliere le indicazioni degli scienziati».

Sul Corriere Margherita De Bac intervista Stefania Salmaso, una epidemiologa molto esperta ed affidabile, che dice due cose importanti: 1. Occhio ai bambini, in questa fase fanno correre il virus. 2. Senza un piano vaccinale affidabile o il tracciamento (ma a quello abbiamo rinunciato con il fallimento dell’app Immuni) i divieti non possono avere una scadenza temporale.

«L'epidemia ha cambiato passo perché si è allargata ai bambini. Le vaccinazioni sono in ritardo, i contagi in crescita. L'unica tattica è limitare i contatti tra le persone, non c'è scelta». È una strada a senso unico quella indicata dall'epidemiologa Stefania Salmaso. Senza una nuova stretta il virus non rallenta? «Lo dice l'evidenza. In un anno abbiamo imparato molto e l'elemento che si è rivelato determinante è la mobilità delle persone. Tutte le restrizioni hanno l'obiettivo di limitarla. Il lockdown di un anno fa è stato molto efficace, ma sappiamo che è un provvedimento estremo, dai costi sociali ed economici notevoli». La tattica più efficace e meno dolorosa sul piano sociale? «Circoscrivere il più possibile le aree dove ci sono i contagi, ma è evidente che spesso siamo all'inseguimento delle infezioni e solo le restrizioni più severe funzionano. Se si vuole perseguire questa tattica meno punitiva per i cittadini, serve però una sorveglianza attiva, locale, finalizzata a interventi tempestivi, non sempre attuabile». Cosa pensa dell'ipotesi dei fine settimana chiusi? «Provvedimenti di questo tipo possono essere utili a comunicare in modo più chiaro che non bisogna muoversi, che la situazione è grave. Sono sostenibili per un tempo limitato. Dovremmo avere almeno una prospettiva del tempo durante il quale continuare a fare sacrifici, in base alla progressione delle vaccinazioni. Purtroppo una tabella di marcia con le coperture vaccinali raggiunte e da raggiungere e i relativi tempi non è ancora disponibile».

VACCINI, TOCCA A MATTARELLA

Quasi tutti i giornali mettono la fotografia in prima pagina. C’è il Presidente della Repubblica, in mezzo ad altra gente, che aspetta il suo turno (o è nei 15 minuti di riposo obbligato sotto osservazione dopo l’iniezione) in uno stanzone dello Spallanzani a Roma. Tanti i commenti sui quotidiani. Gabriele Romagnoli scrive su La Stampa:

«È una delle immagini che resteranno nella storia di questa guerra civica. Si vedono uomini e donne anziani seduti su poltrone blu, disposte in file ordinate, mentre il personale medico è intento nella preparazione di siringhe. Uno ha un maglione giallo, uno ha un cappello blu, una ha una mascherina verde. E uno è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Attende il suo turno con le gambe incrociate, le mani in grembo e gli occhiali semicoperti dal regolare dispositivo di protezione fpp2. Nella più anormale delle situazioni sperimentate dalla maggioranza delle generazioni viventi, un segno di normalità». 

Il Prof di Filosofia Stefano Zecchi su Il Giornale:

«Mattarella sobrio e comunicativo: ecco come l'abbiamo visto. Nella grande struttura ospedaliera, come tutti; in coda, come tutti; seduto ad aspettare il suo turno, come tutti. Non mostra la spalla nuda mentre gli viene fatta l'iniezione, non fa proclami ma a parlare è la sua presenza semplice, i suoi gesti misurati. Mi ricorda il grande avvocato, Gianni Agnelli. L'avvocato aveva dalla sua la battuta arguta, che Mattarella ovviamente non può permettersi; ma mi dicono che in privato ci sappia fare: da siciliano.».

VACCINI 2. EUROPA IN AFFANNO, SPUTNIK IN BRIANZA

Giornata di passione anche ieri per l’Unione Europea sul fronte dei vaccini. La Johnson & Johnson ha già messo in discussione, anche se poi ha rettificato parzialmente, le dosi promesse per i cittadini europei. La sensazione è di un film già visto: le Big Pharma fanno i loro interessi e chissà perché Bruxelles appare la burocrazia più lenta e ingannata del mondo. Nel frattempo grazie a un comunicato della Camera di commercio italo russa si è saputo che un’azienda italiana produrrà presto i vaccini Sputnik. Fabrizio Dragosei sul Corriere della Sera ha cercato di capire il lato italiano dell’accordo che porterà alla fabbricazione del vaccino russo in Italia, già dall’estate:

«La sede ufficiale è a Lugano, ma lo stabilimento, quello dal quale usciranno milioni di fiale con dentro lo Sputnik V, è nel cuore della Brianza, a Caponago, poco a est di Monza. Una grande fabbrica moderna a forma di L, che affaccia quasi sull'autostrada A4. Da tempo all'avanguardia nella realizzazione di prodotti medici e farmaceutici di altissimo livello. Abbiamo chiesto al presidente Antonio Di Naro se era possibile visitare l'interno, i laboratori dove tra qualche mese saranno preparati i contenitori pieni di vaccino. «Purtroppo non se ne parla. Gli ambienti sono sterili e controllatissimi», ha risposto senza celare la soddisfazione per l'accordo raggiunto con il Fondo statale russo. Adienne, dalle iniziali del suo presidente e fondatore, è un gruppo biofarmaceutico integrato specializzato nella ricerca e realizzazione di prodotti biologici ad alta tecnologia, in buona parte nel campo della lotta ai tumori e alle leucemie. russi si sono dimostrati finora molto gelosi del loro prodotto, ma è chiaro che per avviare il lavoro nello stabilimento di Caponago i tecnici italiani avranno bisogno di tutte le informazioni necessarie. (…) Produrre lo Sputnik in Brianza non vuol dire automaticamente poter poi vendere il farmaco nel nostro Paese. Si tratta di due cose completamente separate, come ha spiegato Di Naro. Per la commercializzazione, l'Italia attenderà il via libera dell'Ema che sarà poi recepito dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). E questo è un processo che per ora si annuncia piuttosto lungo, visto che i rapporti tra Ema e Fondo russo non sembrano idilliaci. L'organismo europeo che ha sede ad Amsterdam (Milano era candidata quando la sede è stata spostata da Londra ma è stata battuta dalla città olandese), ha avviato un controllo preliminare, ma poi i suoi ispettori dovranno andare in Russia a verificare gli standard di produzione. E questo, secondo alcune indiscrezioni, avverrà solo ai primi di aprile. Perché la Adienne inizi a lavorare in Lombardia servirà invece solo un'autorizzazione dell'Aifa che riguarderà però unicamente questa fase. In sostanza, se l'Ema non darà poi il nulla osta per l'Europa, lo Sputnik potrà partire da Caponago solo verso Paesi extraeuropei».

Il Foglio schiera le batterie anti vaccino russo su un’intera paginata, con richiamo in prima, ignorando completamente la sfilza di attestati scientifici che ha avuto nel merito, in queste settimane, lo Sputnik. “La Ue è contraria” sembra essere un principio assoluto, insieme a quello che per definizione il vaccino dell’Est è “propaganda”. Ma così non si tiene conto della figuraccia internazionale che sta facendo Bruxelles su questa vicenda (peraltro sulla pelle della salute dei cittadini europei). Scrivono Capone e Rodriquez:

«La posizione dell'Unione europea resta piuttosto intransigente. "Attualmente non sono in corso colloqui per integrare lo Sputnik V nella strategia Ue sui vaccini", ha spiegato un portavoce della Commissione Ue. Gli Stati membri, ha ricordato il portavoce, possono sempre "concedere l'approvazione del vaccino Sputnik". Sull'autorizzazione per uso di emergenza dei singoli stati dello Sputnik, ovvero in assenza di dati e controlli sui siti produttivi, la presidente del consiglio di amministrazione dell'Ema ha parlato di una "roulette russa". Contro l'Ema si è scagliata la Russia che, attraverso l'account Twitter del vaccino, ha chiesto le scuse dell'autorità europea insinuando "interferenze politiche" sul processo autorizzativo. "Non dovremmo lasciarci ingannare dalla Cina e dalla Russia, regimi con valori meno desiderabili dei nostri, che organizzano operazioni molto limitate ma ampiamente pubblicizzate per fornire vaccini ad altri", ha avvisato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Eppure questi stessi Paesi che si dicono disponibili a fornire vaccini all'Europa, hanno vaccinato la metà della propria popolazione rispetto all'Ue. E probabilmente anche l'annuncio della produzione dello Sputnik in Italia è un tassello della strategia propagandistica che Mosca usa contro Bruxelles.

DOPO DRAGHI, RICHIAMATO ENRICO LETTA  

Più si avvicina l’Assemblea del Pd e meno risulta chiaro perché Nicola Zingaretti si sia dimesso. Ma soprattutto perché non ci ripensi. Ha ricevuto attestati di stima e di affetto dentro e fuori il partito, lui stesso ha fatto dichiarazioni di fiducia nel futuro dei Dem. Al di là dello stress subito in tante settimane, esiste un vero motivo politico per rinunciare alla leadership? E tuttavia l’ipotesi di Enrico Letta prende quota. Affascina. Lanciata da Franceschini, oggi viene ripresa e rilanciata da Goffredo Bettini, secondo cui le dimissioni di Zingaretti sono motivate dalla necessità di una riflessione sulla forma del partito, sulla sua natura e i suoi compiti. Dice Bettini a Maria Teresa Meli del Corriere:

«Vi sono varie teorie sui motivi per cui Zingaretti ha lasciato. «La realtà è molto più semplice: Zingaretti ha aperto la crisi su due questioni fondamentali. La forma del partito e la necessità di un chiarimento sulla sua natura e i suoi compiti. Ha detto con sincerità che non si sentiva più in grado di sciogliere questi nodi. Non so cosa deciderà l'assemblea di domenica. Ma al di là dei nomi, se non si apre da subito un confronto vero attorno a queste domande, non solo il Pd, ma l'intera sinistra subirà un duro colpo»(…) Oggi il Pd mi pare incerto. Schiacciato nella dimensione del solo governo. Se i ceti popolari non avvertono una nostra empatia, vicinanza, difesa ultima dei loro diritti, non si fideranno più della sinistra». Enrico Letta segretario non sarebbe forse la migliore soluzione per il Pd? «Letta è una figura molto forte e competente. La stimo e la rispetto. Non avrei alcuna preclusione nel sostenerlo. Tuttavia qualsiasi sia la scelta del nome che prevarrà nell'Assemblea nazionale, essa dovrà garantire quel confronto nel Pd che non può ulteriormente attendere. Per quanto mi riguarda questo confronto lo sosterrò con l'orgoglio di ciò che è stato realizzato da Zingaretti negli ultimi due anni».

Filippo Ceccarelli, Re dei ritrattisti politici (la stirpe è quella profondamente romana e trasteverina del nonno Ceccarius), scende in campo da par suo per tratteggiare il perché di una possibile segreteria per Enrico Letta. L’inimicizia con Renzi (“Enrico stai sereno”) che ebbe allora nel siluramento del suo Governo la complicità dei maggiorenti del Pd, ma anche il destino europeo che lo accomuna a Draghi (più che a Conte o ai 5Stelle), la natura di cattolico di sinistra, nipote di uno dei veri Richielieu della politica italiana: lo zio Gianni. Insomma potrebbe essere lui “Il Conte di Montecristo” Dem.  

«Di tutti i possibili candidati al fatale giogo della leadership il Letta di Montecristo sarebbe senz' altro l'ideale. Perché dietro di lui si sente una scuola e a 54 anni possiede ancora energia; inoltre ha cultura e decoro a prova di D'Urso, si è messo alla prova con un'esperienza di governo al massimo livello («nel breve periodo in cui sono stato presidente del Consiglio» è la formula), ha un'ottima conoscenza dell'Europa, della politica internazionale e molte relazioni importanti oltre alla stima di Mattarella, Prodi, Draghi e Papa Francesco. Più che le insidie combinate di Base riformista, Area dem, frazione orfiniana e zingarettismo di risulta rema contro l'ipotesi di un ritorno la legge dell'opportunità individuale: chi glielo fa fare? E tuttavia è difficile che non ci abbia pensato. Con lieve irriverenza si può aggiungere che è Quaresima, tempo di sacrificio. Quanto ai maggiorenti del Pd, stessero sereni».

CASALEGGIO VA CONTROVENTO, MA VUOLE GLI ALIMENTI

Il dibattito nei grillini. Oggi Davide Casaleggio, insieme alla sua socia Enrica Sabatini, presenterà il manifesto “Controvento”. Politicamente è visto con diffidenza nel mondo dei 5Stelle. Piuttosto fra i dirigenti si discute su come arrivare ad un divorzio consensuale con quelli di Rousseau. Luca De Carolis sul Fatto spiega che, come capita nelle cause di separazione, la questione dell’accordo sia soprattutto una storia di “alimenti”, cioè di soldi:

«Un accordo economico, per chiudere il rapporto. Una cifra da definire, per dividere le strade con la piattaforma web Rousseau, per anni il motore operativo del Movimento, e con il suo creatore, Davide Casaleggio, che proprio oggi presenterà il suo manifesto Controvento: di fatto, un elenco di principi e idee per rivendicare lo spirito originario del M5S che fu. Il Movimento batterà questa strada per mettere fine alla guerra che dura da un anno con Casaleggio, ormai inviso ai big e a gran parte dei parlamentari. Anche se Beppe Grillo prova da mesi a tenerlo dentro, a ricucire. Lo aveva perfino invitato al vertice di dieci giorni fa a Roma, quello per convincere Giuseppe Conte a entrare nel Movimento, da capo. Ma Casaleggio non si è presentato, in aperta polemica. È rimasto lì, controvento, contrario a tutte le ultime scelte del M5S . E chiede soldi. Nel dettaglio, circa 450mila euro di mancati versamenti da parte dei parlamentari. Una richiesta di cui i Cinque Stelle hanno discusso molto negli ultimi giorni, perché quello di Rousseau è il primo nodo da sciogliere. Con i parlamentari che invocano la chiusura di ogni legame.»

Su Repubblica c’è un’intervista con Enrica Sabatini. Il messaggio è questo: siamo disponibili a mettere a disposizione la piattaforma Rousseau anche per altre forze politiche.

«Nel vostro post dove si citava la ricerca di un istituto irlandese, si spiegava che il report invitava anche altri a servirsi di Rousseau: se un altro partito ve ne chiedesse l'utilizzo, cosa rispondereste? «Negli anni siamo stati contattati più volte da organizzazioni politiche, specie internazionali, che attribuiscono un rilevante valore a Rousseau. Oggi siamo pronti a mettere la nostra esperienza a disposizione di altre forze politiche che vogliano costruire architetture digitali della partecipazione e permettere ai cittadini un reale e attivo esercizio dei diritti di cittadinanza digitale». Cosa pensa delle evoluzioni politiche del M5S che portano a una guida di Giuseppe Conte? «Attendo di poter leggere il progetto che si sta definendo». C'è una interlocuzione tra voi? «So che è interessato ai progetti di democrazia partecipata». L'eventuale superamento del direttorio a cinque dovrebbe passare da Rousseau? «Sì, questo vale per ogni modifica allo Statuto». Lei crede che il M5S stia derogando a qualche principio base di Gianroberto Casaleggio? «Lui credeva fermamente nella centralità dei cittadini nei processi decisionali all'interno della vita politica, nell'uso della rete per creare organizzazioni orizzontali e non gerarchiche, e in un'idea di politica come servizio e non come professione. Mi auguro che qualunque evoluzione sarà prevista non tradisca questi principi, rappresentano l'unicità del M5S e sono le fondamenta sulle quali è stata costruita la fiducia di milioni di elettori».

HARRY E MEGHAN ACCUSANO LA CORTE INGLESE

Chi conosce un po’ la storia sa che quello del razzismo è un nervo scoperto per la tradizione britannica. Un tema antico quanto quello del loro colonialismo, basti pensare alla polemica settecentesca del grande deputato conservatore Edmund Burke contro la Compagnia delle Indie. A rinverdire la polemica ci hanno pensato Harry e Meghan, i duchi del Sussex che hanno rinunciato al loro titolo e a vivere in Uk. I due hanno dato un’intervista televisiva ad Oprah Winfrey che ha fatto il giro del mondo in cui accusano fra l’altro la Corte di avere tenuto comportamenti razzisti, avendo fatto esplicito riferimento al colore scuro della pelle di Meghan e di suo figlio. Sul tema ieri avevamo citato il Crippa del Foglio, che aveva notato il “vittimismo” di Meghan. Oggi la notizia è che la Regina Elisabetta ha reagito. Ufficialmente con una nota. Scrive Luigi Ippolito, corrispondente del Corriere da Londra:

«Alla fine Elisabetta ha dovuto rompere un silenzio che durava da troppe ore: da Buckingham Palace è arrivato ieri in serata il comunicato ufficiale di reazione all'intervista-bomba di Harry e Meghan. Si tratta di parole misurate, che però non girano attorno alle rivelazioni più esplosive contenute nelle affermazioni della duchessa del Sussex: «Le questioni sollevate - si legge - particolarmente quelle della razza, sono preoccupanti». E tuttavia la sovrana non prende tutto per oro colato, perché, afferma, «alcuni ricordi possono variare»: nonostante ciò, le preoccupazioni «vengono prese molto seriamente e saranno affrontate dalla famiglia in privato». La regina ci ha anche tenuto a mostrare comprensione nei confronti dell'intera esperienza umana emersa dal colloquio dei duchi di Sussex con Oprah Winfrey: «L'intera famiglia è rattristata - si legge nel comunicato - nell'apprendere quanto impegnativi siano stati gli ultimi anni per Harry e Meghan». Verso i quali non vengono tagliati i ponti, perché loro, assieme al figlio Archie, «saranno sempre membri ben amati della famiglia». Parole scarne ed estremamente controllate».

Repubblica propone un’intervista con Penny Junor, scrittrice ed esperta di Casa Windsor, che interpreta e difende la linea ufficiale della Corte:

«Meghan ha lanciato accuse di razzismo. È verosimile? «Ho scoperto a mie spese che non è accettabile per persone bianche come me, commentare se qualcuno è o non è razzista. Seguo la famiglia reale da 40 anni e non ho mai visto o sentito nulla che mi facesse pensare al razzismo. Quello che trovo offensivo è il modo in cui nell'intervista, sia Meghan che Oprah, abbiano insistito su questo tema. E cioè, qualcuno avrebbe fatto una domanda sul colore della pelle di Archie. Questo non è razzismo. Io credo sia un interesse completamente normale quando si parla di una coppia mista che sta per avere un bambino». Essere bianco ha importanza a Buckingham Palace? «La famiglia reale è il prodotto di generazioni europee bianche. Eravamo tutti molto eccitati quando Meghan è entrata a far parte della famiglia reale. La nostra è una società mista, non rappresentata dalla Casa reale. Per questo quando loro se ne sono andati è stato per tutti uno choc».

Vittorio Feltri su Libero, decide di scrivere sui reali inglesi e poi si arrabbia perché tutti ne parlano:

«Mi domando a chi possa interessare una baruffa tanto stupida in corso a Londra. Con gli enormi problemi che poi abbiamo noi compatrioti, centomila morti di Covid, i vaccini che arrivano col contagocce e non bastano a metterci in sicurezza, una economia fallimentare, il terziario pietrificato, perché mai dovremmo occuparci dei capricci di due buontemponi inglesi che non hanno mai lavorato e attingono alle casse dello Stato per campare nell'abbondanza, grattandosi il ventre da mane a sera? Personalmente sono basito e mi viene voglia di mandare al diavolo sia Harry che la sua amara metà. A me dei reali importa meno di un tubo».

UTERO IN AFFITTO, DUE SENTENZE DELLA CONSULTA

Avvenire punta i riflettori su due sentenze della Corte costituzionale pubblicate ieri che riguardano la tutela di minori. In estrema sintesi la Corte (testo integrale sul giornale della Cei) sostiene che, come dice il titolo del giornale, «Vanno tutelati i figli delle coppie gay ma resta il no alla maternità surrogata». Il commento più autorevole è quello di Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte.

«Il punto di partenza è indiscutibile. Questi bambini hanno davvero bisogno di essere tutelati e non possono essere penalizzati dalle modalità del loro concepimento e della loro nascita. La preoccupazione della Consulta non solo è condivisibile, ma andrebbe ampliata e approfondita, valutando e bilanciando tutti i beni costituzionali che sono in gioco e gli effetti che si possono determinare. Trovare una soluzione adeguata, tra le molte soluzioni possibili è, come ha affermato la Corte, compito del legislatore. Secondo punto: il 'miglior interesse del minore' non può essere una formula per legittimare di fatto o incentivare pratiche generative vietate dalla legge. Terzo punto: non basta l'intenzionalità genitoriale al momento del concepimento per garantire automatismi da tradurre in nuove tutele legislative, ma occorre una procedura valutativa che accerti e verifichi come si concretizzi l'obiettivo di realizzare davvero l'interesse del minore che nasce in un contesto positivo di sperimentata vita familiare». Il pensiero del professor Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, riesce come al solito ad associare limpidezza giuridica e profonda umanità. (…) Professore, quando parla delle necessità di una valutazione proprio per verificare che il 'miglior interesse del minore' non rimanga una formula ambigua, cosa intende? Penso che tocchi al giudice minorile valutare caso per caso ogni situazione, quella cioè che garantisca davvero tutti gli obiettivi rilevanti per la crescita equilibrata del bambino, dalla cura della persona all'assistenza morale, dalla salute all'educazione scolastica, dalla tutela degli interessi patrimoniali alla sua identificazione come membro di una famiglia»..

L’altro giornale che mette in prima pagina la notizia è La Verità di Maurizio Belpietro. Non va per il sottile e chiama i figli delle coppie gay “figli arcobaleno”. Ecco il titolo: «La Consulta sdogana i “figli arcobaleno”». Per l’autore dell’articolo, Francesco Borgonovo, la soluzione è nella proposta di Fratelli d’Italia.

«Basterebbe approvare la proposta di legge di Fratelli d'Italia per rendere l'utero in affitto reato universale (l'iter in Commissione giustizia alla Camera è partito a settembre). Il problema, infatti, è che le coppie gay continuano ad aggirare la legge. Vanno all'estero e si sottopongono a pratiche che qui sono vietate, poi tornano e pretendono la legittimazione dello Stato. Questi trucchetti sulla pelle dei bambini devono finire. Ha detto bene ieri Giorgia Meloni: «La maternità surrogata è una pratica che deve essere punibile non solo in Italia ma anche se commessa all'estero. I bambini non sono prodotti da banco, e non si comprano». Si vuole davvero tutelare il maggior interesse dei bambini? Bene, si approvi la legge che vieta pratiche ritenute dalla stessa Consulta altamente lesive della dignità umana. Chi rifiuterà di sostenerla dimostrerà di non essere veramente contrario all'utero in affitto, e di non essere realmente interessato alla sorte dei bambini».