LA CADUTA DEGLI DEI

Andrea Agnelli e Beppe Grillo in picchiata. Super Lega già finita. 5 Stelle nel tormento. A scuola si torna al 60 per cento. Pass e coprifuoco alle 23? Oggi decidono. Legge Zan, discutere nel merito

Non credo alla storia delle congiunzioni astrali, ma alle coincidenze sì. Ebbene, ci sono due personaggi pubblici italiani che in queste stesse ore, per ragioni diverse e in campi molto lontani, sono in grandi difficoltà. Il primo è Andrea Agnelli, presidente della Juventus che ha vinto 9 scudetti di fila negli ultimi 9 anni, “il traditore” dell’Uefa secondo la versione del presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin, fino a ieri amicissimo del dirigente juventino, al punto di essere stato il padrino di una figlia. Agnelli rischia grosso, se dovesse fallire il disegno della Super Lega. Il calcio inglese è in rivolta, col sostegno del Governo, e fioccano i primi ritiri oltre Manica, coi più fighetti, Chelsea e City, che ci hanno già ripensato. Ieri non eravamo saliti sugli spalti dei tifosi del calcio autentico -- anche nel Chievo e nel Crotone, come nel Monza contano i soldi -- contrapposto al calcio dei ricchi. Certo però l’operazione della coppia Agnelli Perez (Florentino Perez è il presidente del Real Madrid, anima nera dell’operazione e vero nuovo alleato dello juventino) comunica un’inquietante ambizione, un po’ impazzita, di egemonizzare tutto, distruggendo quelle minime regole comuni, obbligatorie per le organizzazioni internazionali. Un colpo di testa dovuto forse ai buchi economici creati dalla pandemia, più pesanti per i top club del calcio europeo. Oggi Andrea Agnelli si difende con una doppia paginata su Repubblica e prova ad aprire un negoziato con Uefa e Fifa, per salvare l’iniziativa.

L’altro grande personaggio in caduta libera è Beppe Grillo, anche lui astro incontrastato della vita pubblica italiana negli ultimi dieci anni (il Vaffa day di Bologna è del 2007) che attraversa ora una crisi senza precedenti, dopo il video da lui stesso pubblicato in cui difendeva il figlio Ciro, accusato di stupro. Leader sommo del Movimento 5 Stelle, cioè della formazione politica più votata dagli italiani, l’Elevato è apparso sì un padre addolorato, ma le argomentazioni sulle donne e sulla magistratura non sembrano compatibili con la sua missione e funzione nella vita pubblica. La pacata ma ferma critica di Giuseppe Conte arriva, davvero, come una sentenza, questa volta politica. Come per Andrea Agnelli, in altro ambito, lo smagliante successo di anni, basato su solide convinzioni e idee condivise, viene messo a repentaglio per un esasperato sfogo, forse non meditato.

Sul fronte riaperture, la scuola non può sostenere il tanto desiderato ritorno al 100 per cento. Le Regioni hanno convinto il Governo ad un ritorno flessibile dal 26 aprile. Sul fronte vaccini, ieri Figliuolo ha deciso di assegnare ad ogni Regione una quota di vaccini da somministrare ogni giorno e ogni settimana. Dalle 6 di ieri mattina alle 6 di stamattina sono state fatte 335 mila 757 somministrazioni. Intanto l’Ema ha rimesso in circolo il vaccino Johnson&Johnson, come previsto una settimana fa quando gli Usa lo sospesero. In Italia anche questo vaccino sarà per gli over 60.  Due indiscrezioni accompagnano il varo oggi del decreto sulle riaperture: ritorna il certificato verde per spostarsi, ma solo per turismo. E il coprifuoco potrebbe slittare alle 23. Vediamo i titoli.

LE PRIME PAGINE

La scuola “flessibile”, le riaperture col pass, poi ancora il caso Grillo, con la difesa in videomessaggio del figlio. Il Manifesto richiama un film anni Ottanta: Sesso, bugie e video choc. Il Giornale annuncia: Conte molla Grillo. Mentre La Verità si riferisce alla difesa della madre del ragazzo: LADY GRILLO DÀ IL COLPO DI GRAZIA AL M5S. Il Corriere della Sera sceglie il tema delle riaperture, anticipando i contenuti del Decreto da varare oggi: La carta verde per viaggiare. Ma Il Messaggero ha un’altra indiscrezione, si farebbe slittare di un’ora il divieto di muoversi la sera: Il coprifuoco scatta alle 23. Scuole, dad anche in giallo. La Repubblica punta sul rientro in classe: La scuola riapre a metà. La Stampa: Scuola, il governo cede in presenza solo al 60%. Il Fatto: Abbiamo scherzato: scuole aperte a metà. Mentre per Quotidiano nazionale: Prime riaperture, studenti beffati. Il Mattino: Frenata sul ritorno in classe. Libero resta ancora sul tema della Super Lega che però sta franando: Calcio, scoppia la rissa. Il Sole 24 Ore riporta le preoccupazioni del Presidente della Confindustria che ieri ha incontrato Draghi sul Recovery Plan: Bonomi: «Evitare azzardi sul Def». Avvenire pubblica un report sconfortante sul rispetto della libertà religiosa: Un terzo del mondo non ci può credere. Mentre il Domani attacca ancora il leader di Italia Viva: L’incarico segreto di Renzi per il maxi progetto di bin Salman.

SUPERLEGA IN CRISI DOPO 48 ORE?

Il calcio inglese è in rivolta, col sostegno del Governo e con in testa i più fighetti, Chelsea e City, che hanno detto no per primi. Restano gli italiani, Inter e Milan non pervenuti, e gli spagnoli, guidati da Perez, intervistato da La Stampa. Nel mondo Juventus, in Italia, si parla già di una resa di conti in famiglia. Lo fa il Corriere della Sera in un retroscena di Paolo Tomaselli

«Le parole, pesantissime, di protagonisti come Klopp e Guardiola, il malessere dei calciatori e le prese di posizione della politica hanno fatto da carburante per la protesta: gli scissionisti hanno sottovalutato questa doppia pressione, dal basso e dall'alto, forse per la distanza di certe proprietà, soprattutto quelle americane, dall'anima dei loro tifosi. Così, la paura dell'ignoto ha il suo peso nel disfacimento dell'accordo tra i club che volevano «salvare il calcio» secondo le parole di Florentino Perez, presidente del Real Madrid. Il primo a salutare la compagnia è Ed Woodward, vicepresidente esecutivo del Manchester United per conto della proprietà dei Glazer. Le voci delle dimissioni di Andrea Agnelli, presidente della Juventus, vengono subito smentite: ma la bufera che ha travolto uno dei principali promotori della Superlega sembra all'inizio, più che alla fine. Perché i calcoli sono stati tutti sbagliati. E le voragini nei bilanci restano. Per questo è difficile pensare che tutto si esaurisca così, presto e male. La situazione debitoria delle big è in alcuni casi disperata, gli interventi della politica possono essere considerati come ingerenze, gli studi legali promettono battaglia: comunque vada a finire, il calcio non sarà più come prima. Forse nemmeno la Juve: Alessandro Nasi è il primo nome per l'eventuale successione di Agnelli. Tifoseria e politica, cuore e ragione, romanticismo e visione globale: tutto questo ha un peso nello sgambetto al gigante dai piedi di argilla, come un vento improvviso, violento. Ma non può essere tutto qui, non è il caso di farsi troppe illusioni sulla forza motrice del pallone come sentimento. Il terreno che viene a mancare rapidamente sotto ai piedi degli scissionisti è fatto di soldi, politica, interessi forse ancora più alti di quelli della Superlega stessa. In un certo senso si può dire che la creatura di Perez e Agnelli, prigioniera di una comunicazione disastrosa, è rimasta schiacciata dal basso. Ma soprattutto dall'alto, con geopolitica ed economia strettamente intrecciate. L'asse franco-tedesco è stato decisivo, perché pensare di fare una Superlega senza le ultime due finaliste - Psg e Bayern - è un rebus senza soluzione»

Il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, intervista Andrea Agnelli. Lui parla di “patto di sangue” fra i 12 club della Super Lega e di un progetto che comunque andrà avanti.

«Presidente Agnelli, la Superlega perde pezzi, il progetto rischia di affondare? «Fra i nostri club c'è un patto di sangue, andiamo avanti». Ritiene che il progetto possa ancora avere successo? «Sì, ha il cento per cento di possibilità di successo». La vulnerabilità della Superlega è nell'essere accusata di rappresentare un progetto elitario che snatura il calcio europeo trasformandolo da sport popolare in un club per ricchi. È questo ciò che volete fare? «No. Vogliamo creare la competizione più bella al mondo capace di portare benefici all'intera piramide del calcio, aumentando la distribuzione delle risorse agli altri club e rimanendo aperta con cinque posti disponibili ogni anno per gli altri da definire attraverso il dialogo con le istituzioni del calcio». Ma una simile competizione non è una minaccia mortale per i campionati nazionali? «Nessuna minaccia, c'è piena volontà di continuare a partecipare a campionato e coppe nazionali». Come è possibile che tre squadre italiane della Superlega, prendendo ogni anno un bonus di 350 milioni, non alterino l'equilibrio della Serie A a cui partecipano? «Il bonus di 350 milioni l'anno è falso. Noi rimaniamo nelle competizioni domestiche, andremo a giocare in ogni stadio d'Italia, di Spagna e d'Inghilterra. Il nostro lavoro resterà intrinsecamente legato alle competizioni domestiche». (…) L'Uefa vi vuole espellere, i campionati locali minacciano di non farvi giocare e i vostri giocatori rischiano di non poter vestire più le maglie nazionali. Non temete il boomerang di rimanere isolati? «Temo molto di più una situazione di monopolio di fatto con il tentativo di impedire a società e giocatori di esercitare le proprie libertà sancite dal Trattato dell'Ue. Bisogna uscire da questa situazione di monopolio dove i nostri regolatori sono i nostri principali rivali. È un esercizio delle libertà». Resta il fatto che in questo momento sembrate circondati. Qual è la mossa per rompere l'assedio da parte delle istituzioni del calcio europeo e nazionale? «Abbiamo fiducia nella bontà della nostra iniziativa che crediamo avrà successo nel breve periodo. L'iniziativa intrapresa, come previsto dal Trattato Ue, porterà a veder riconoscere un nostro diritto. Per questo teniamo il dialogo aperto con istituzioni, Fifa e Uefa». Eppure l'Uefa vi considera "illegali". «Ciò che stiamo facendo è perfettamente legale. Stiamo esercitando una libertà prevista dal Trattato dell'Ue. E questo è molto importante». Come fa a definire "aperta" un'organizzazione dove 15 membri su 20 sono presenti per diritto di nascita? «Perché ci sono 5 posti disponibili e perché la Superleague affronta il maggior problema dell'industria del calcio che è la carenza di stabilità. Le riforme delle competizioni, nazionali e internazionali, sono temi costanti dell'elezione dei presidenti delle istituzioni del calcio. È il momento di agire». Ritiene davvero di poter aprire una trattativa con Fifa o Uefa? «È il nostro auspicio. Abbiamo scritto ai presidenti di Fifa e Uefa per dialogare». Se la Uefa inizia a dialogare, siete pronti a compromessi o la Superleague andrà comunque avanti? «La Superleague va avanti comunque. Se ci faranno una proposta, la valuteremo». Urbano Cairo l'ha definita "un traditore" e Aleksander Ceferin "un serpente". La accusano di averli traditi, di aver fatto il doppio gioco per mesi lavorando apparentemente ad una riforma della Champions mentre in segreto ne preparava in realtà un'altra. Che cosa risponde? «Che per quasi dieci anni ho lavorato nelle istituzioni sportive internazionali che detengono il controllo delle competizioni, con un monopolio di fatto, senza sostenere alcun rischio economico. Perché i rischi ricadono solo sui club. Non sono riuscito a fargli capire quanto è alto il rischio economico per i club che generano valore per tutti gli stakeholder del calcio. O forse non hanno mai voluto capirlo. Dunque bisognava cambiare le cose. Cercheremo un accordo con Uefa e Fifa».

CASO GRILLO, PARLA CONTE

Il mondo politico è sotto choc per il video con cui Grillo ha difeso il figlio dall’accusa di stupro. Dopo un silenzio lungo 24 ore, è intervenuto Giuseppe Conte. Lo ha fatto in una nota in cui, esprimendo solidarietà al padre, ricorda due principi: l’indipendenza della magistratura, la lotta contro la violenza sulle donne. La cronaca del Corriere della Sera di Marilena Iossa:

«Lo attendevano tutti Giuseppe Conte sul «caso Grillo». E alla fine l'ex premier, che sta tentando di traghettare il Movimento Cinque Stelle verso una nuova fase politica, ha scritto un messaggio con il quale si «smarca» dal Garante e pur comprendendo «le preoccupazioni e l'angoscia di un padre», ricorda che nella vicenda sono coinvolte «anche altre persone, che vanno protette e il cui dolore va rispettato, vale a dire la presunta vittima, la giovane ragazza e i suoi familiari». In questa storia, continua Conte, «vi è un principio fondamentale che non possiamo mai perdere di vista: l'autonomia e il lavoro della magistratura devono essere sempre rispettati. Attendiamo che i magistrati facciano le loro verifiche». Anche perché «con il Movimento mi accomunano da sempre queste due convinzioni: ritenere indiscutibile il principio dell'autonomia della magistratura e considerare fondamentale la lotta contro la violenza sulle donne». Il giorno successivo allo «sfogo» di Grillo - in un video in difesa del figlio Ciro, indagato assieme ad altri tre ragazzi per violenza sessuale di gruppo su una giovanissima donna - anche la moglie del comico, Parvin Tadjik, ha voluto dire la sua ribadendo, in risposta a Maria Elena Boschi, che «la ragazza era consenziente, c'è un video che lo dimostra». La capogruppo di Iv controreplica: «Non faccio processi sui social, signora. Le sentenze le scrivono i magistrati non i tweet delle mamme». Sui social è poi lo stesso Ciro Grillo al centro di una nuova polemica, rilanciando, ieri sera, il video del padre su Instagram. In poche ore un migliaio di commenti, quasi tutti contro di lui: «Vergognati», «imbarazzante». La vicenda è approdata anche in Parlamento. Alla Camera la deputata di FdI, Ylenia Lucaselli, chiede la convocazione della conferenza dei capigruppo. La leghista Laura Ravetto dice che il video di Grillo «cancella anni di lotte per le donne». Per Matteo Salvini, «se una donna denuncia violenze o stupro lo può fare dopo 10 minuti o 10 giorni». E Forza Italia, con Maurizio Gasparri: «Grillo era il nulla e ha dimostrato di essere il nulla assoluto. Rispetti le donne e la magistratura». Nel frattempo anche alcune donne pentastellate esprimono dissenso. L'ex ministra Elisabetta Trenta dice di comprendere il dolore di Beppe ma «sento il dovere di dire che il contenuto di quel video rinnega i nostri valori. Durante il nostro primo Governo siamo stati fieri di approvare la legge #CodiceRosso». E intervengono anche Chiara Appendino e Virginia Raggi. La sindaca di Torino torna sulla questione della denuncia presentata dalla vittima dopo otto giorni: «Non c'è un momento giusto per denunciare». Interviene anche la sindaca di Roma, sempre sullo stesso punto: «Per una donna deve esserci sempre la possibilità di denunciare».

Marco Travaglio difende Beppe Grillo. “Gli indagati hanno il diritto di difendersi”. Lo fa nel commento in prima pagina sul Fatto, titolo Due errori e un diritto.

«Grillo non ha sbagliato a difendere suo figlio. E fanno ribrezzo quanti, col ditino alzato, deplorano la sua rabbia: vorrei vedere loro, al suo posto. Gli errori sono altri. Primo, far intendere che la consensualità del rapporto sessuale sia dimostrata dal ritardo di 8 giorni con cui la ragazza ha sporto denuncia: a volte possono passare anche mesi, e giustamente la nuova legge del "Codice rosso" (firmata dal "suo" ministro Bonafede e dalla Bongiorno) ha raddoppiato i tempi per le querele da 6 mesi a 1 anno. Il secondo è l'assenza di una parola di vicinanza alla ragazza, che comunque, se ha denunciato, si sente vittima. Potrebbe esserlo, come pure non esserlo: alcune denunce di stupro si rivelano fondate e altre infondate. Sarà il gup a decidere se Ciro e i suoi tre amici vanno processati e altri giudici stabiliranno se fu stupro o no. Invece tutti parlano come se lo stupro fosse già certo, senza non dico una sentenza, ma neppure un rinvio a giudizio. E lo deducono, pensate un po', dal fatto che Grillo ha fondato il M5S e il M5S è "giustizialista". Sono gli stessi che ai loro compari applicano la presunzione di non colpevolezza anche dopo la condanna in Cassazione (tipo B. e Craxi) ed esultano per i vitalizi a Formigoni&C. Infilare la politica in un processo per stupro è quanto di più demenziale, anche perché Ciro Grillo non fa politica. La fa suo padre, il quale non risulta aver mai detto che si è colpevoli prima della sentenza (al V-Day elencava i parlamentari condannati in via definitiva). Chi paragona il suo video agli attacchi di B. o di altri impuniti alla magistratura non sa quel che dice. Grillo non ha detto che la Procura di Tempio Pausania è un cancro da estirpare o un covo di toghe antigrilline, né ha incaricato il suo avvocato (che fra l'altro non sta in Parlamento) di depenalizzare lo stupro di gruppo. Ha posto una domanda legittima: perché quattro presunti stupratori di gruppo sono a piede libero da 2 anni col rischio che lo rifacciano? E si è dato una spiegazione alla luce del filmato di quella notte che uno dei quattro ha sul cellulare: secondo Grillo e la moglie, insieme a successivi scambi di messaggi fra la presunta stuprata e i presunti stupratori, dimostrerebbe la consensualità. È la tesi difensiva. Noi, che il filmato e i messaggi non li abbiamo visti, non abbiamo nulla da dire sul punto. Se non che gli indagati hanno il diritto di difendersi e i loro genitori di difenderli».

Sul Manifesto Micaela Bongi scrive un articolo in prima pagina dal titolo Beppe Grillo, padre padrone.

«L'Elevato è riapparso e si è innalzato sopra il popolo affacciandosi da una finestra impalpabile e riproducibile all'infinito su milioni di dispositivi, a conferma della sua onnipotenza. Ma in un minuto e 40 secondi è sprofondato trascinando in uno squallido abisso la caotica e spesso cacofonica storia di un Movimento nato con una parola d'ordine tanto rozza quanto sottilmente ingannevole: vaffanculo. "Affanculo" Beppe Grillo, con il suo video in difesa del figlio Ciro accusato di stupro, ha mandato anche i grillini, illusi, dopo le intemperanze giovanili, di poter surfare sempre in equilibrio, né a destra né a sinistra, ma un po' a destra e un po' a sinistra, e un po' più composti. Come il capo di tutte le Caste, Grillo in quel minuto e 40 secondi scaraventati in faccia alla ragazza che ha denunciato suo figlio e i suoi giovani amici che, parola di Padre padrone, si "stavano divertendo... saltellando col pisello così..." , con quel video, appunto, il capo vorrebbe disperatamente imporre la sua legge anche al di fuori del Movimento che lo ha osannato e temuto». 

Maurizio Belpietro su la Verità si concentra sul fatto che Grillo e sua moglie hanno apertamente rovesciato i termini della questione, presentando la giovane vittima come la colpevole.

«Noi non siamo qui a fare il processo a Ciro Grillo e ai suoi amici: a quello, se sarà il caso, ci penseranno i giudici. Tuttavia, non vogliamo nemmeno che il processo lo facciano alla vittima i due genitori dell'indagato. È intollerabile. Già sopportiamo a malapena le scemenze che Grillo dice su argomenti di interesse generale, sull'economia, sulle strategie industriali, su quelle sociali. Ma sentirlo parlare senza ritegno di una vicenda delicata e sofferta come quella che vede coinvolto suo figlio e una ragazza di vent' anni, è qualche cosa che mai avremmo immaginato. Ci domandiamo dove siano le donne, le intellettuali che negli anni passati scendevano in piazza a difesa della dignità femminile, quelle che manifestavano al grido di «Se non ora quando?». Non hanno niente da dire se il leader di un Movimento che tiene in pugno il Parlamento dà della bugiarda a una ragazza solo perché prende il surf il giorno dopo la presunta violenza? Nulla da obiettare se, in barba a una legge introdotta dal governo Conte, il suo governo, e dal ministro Bonafede, che estese a 12 mesi la possibilità di denunciare, Grillo dice che rivolgersi ai carabinieri otto giorni dopo i fatti prova che lo stupro non c'è stato? Sì, le frasi di Grillo e della moglie sono rivoltanti, oltre che un'indebita pressione, se non un'intimidazione come ha detto il legale della vittima. Tuttavia, è rivoltante anche il silenzio dei big grillini, quelli che in Parlamento sono arrivati al grido di «Onestà, onestà». Consenzienti anche loro?».

Per Claudio Tito su Repubblica la presa di posizione di Giuseppe Conte è stata troppo timida. In ballo c’è il destino del Movimento, e della sua, a questo punto quanto mai necessaria, rifondazione.

«Appena venti giorni fa Giuseppe Conte aveva detto: «Dobbiamo rifondare il Movimento 5Stelle». Parole pronunciate in qualità di effettivo capo politico. Le leadership, però, hanno bisogno di fatti. (…) Eppure bastava poco.  Era sufficiente dire chiaramente: Beppe Grillo ha sbagliato. È stato un errore quel video in difesa del figlio, un errore sbattere in pubblico una visione vergognosa delle donne e della violenza su di esse. La rifondazione di un soggetto politico, infatti, nasce dal riconoscimento degli sbagli e delle contraddizioni. Se si ricorre al termine "rifondazione" vuol dire che qualcosa non andava. Ecco, le parole dell'ex comico vanno ascritte proprio a quell'elenco. Il substrato culturale che ha generato quell'intervento, infatti, è complessivamente inaccettabile. Non c'è solo un concetto maschilista del rapporto con le donne - e già questo sarebbe più che sufficiente per prenderne le distanze senza attenuanti - ma emerge una visione padronale dello Stato. Grillo ha spudoratamente utilizzato la sua posizione pubblica per tutelare il figlio dai processi e non per difenderlo nei processi. Arrestate me e non lui, è un invito improprio in uno Stato di diritto. I reati e le pene non sono trasferibili. Non sono un titolo di debito o di credito. È poi inammissibile anche solo tentare di condizionare le scelte dei magistrati dal pulpito che offre la politica. E chi svolge una funzione pubblica ha il dovere di tenerlo a mente. C'è un principio che ha giustamente animato l'M5S fin dalle origini del "Vaffa-day", ossia il conflitto di interessi. Per i grillini - e per il centrosinistra - è stato un vessillo da imbracciare nel ventennio berlusconiano. (…) Non si può certo mettere in dubbio, come ha sottolineato Conte, che il "fondatore" dell'M5S stia attraversando un momento difficile. L'umana comprensione non è in discussione. Ma la politica è fatta di "no" e di "sì". Che ieri l'ex premier ha evitato di pronunciare. Se davvero però l'obiettivo è dar vita ad una forza politica totalmente rinnovata, allora si deve anche accettare di "degrillizzare" il Movimento. Di fatto i pentastellati hanno già "licenziato" Davide Casaleggio, il figlio del cofondatore. La rinascita ha bisogno di archiviare una stagione. Ogni palingenesi è segnata da traumi e emblemi. Al partito di Conte serve una cesura. Probabilmente dovrebbe persino cambiare nome. Magari scegliendone uno che non sia il banale scimmiottamento delle liste personali. L'ex premier ha compiuto ormai la scelta di aderire al campo del centrosinistra per costruire una coalizione che sfidi alle prossime elezioni la destra di Salvini e Meloni. Anche nel simbolo abbia il coraggio di identificare questa opzione cancellando la perenne tentazione di definirsi né di destra né di sinistra».

SCUOLA, LA RIAPERTURA È FLESSIBILE

Era ampiamente prevedibile: il ritorno a scuola al 100 per cento, almeno per quest’anno, è impossibile. Draghi ha dovuto fare marcia indietro.

«Il confronto con le Regioni e gli enti locali è stato positivo. L'obiettivo del governo è il ritorno a scuola di tutti i ragazzi di ogni ordine e grado. Lo faremo gradualmente in modo progressivo e sicuro». Con queste parole la ministra Mariastella Gelmini sigla la tregua con il mondo della scuola, dai presidi ai sindacati, e con le autonomie locali alle prese con un sistema dei trasporti che non può garantire - alle regole attuali - la mobilità per tutti gli studenti. Da lunedì dunque i ragazzi e le ragazze delle superiori torneranno in classe al 60 per cento invece che al 50 nelle regioni gialle e arancioni - che sono la stragrande maggioranza - e al 50 per cento nelle regioni rosse. Le scuole o i Comuni dove la mobilità e le aule lo permettono potranno anche accogliere più classi sapendo che «l'obiettivo del governo - ha spiegato Gelmini nella riunione con Regioni, Upi e Anci - è quello di partire il 26 al 60 per cento ma di attestarci più vicini al 100 che al 60». Con un occhio di riguardo per gli studenti che dovranno sostenere la Maturità: dal ministero dell'Istruzione infatti indicano le quinte superiori come le classi a cui dare priorità per la presenza in classe. I bambini di nidi, materne, elementari e i ragazzi delle medie invece saranno tutti a scuola. Dopo giorni di tensione e una giornata di incontri e mediazioni, il governo fa retromarcia sul rientro al 100 per cento e sceglie la via della gradualità per limitare i rischi di nuovi picchi di contagi». 

Oggi il Governo vara il decreto delle riaperture, il cui contenuto è stato annunciato venerdì scorso dal premier Draghi. Sarzanini e Guerzoni pubblicano passaggi della bozza sul Corriere della Sera. Per spostarsi, come sempre, ci vorrà l’autocertificazione, ma è previsto anche un sistema di pass per chi si muove per turismo.

«Rimane la possibilità di muoversi per lavoro, salute e urgenza con autocertificazione. Chi viaggia per turismo dovrà invece avere il pass. «Le certificazioni verdi sono rilasciate per attestare l'avvenuta vaccinazione al termine del prescritto ciclo, l'avvenuta guarigione, l'effettuazione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo». La certificazione «ha una validità di sei mesi ed è rilasciata in formato cartaceo o digitale, su richiesta dell'interessato, dalla struttura sanitaria che effettua la vaccinazione». Ma «cessa di avere validità qualora, nel periodo di vigenza semestrale, l'interessato venga identificato come caso accertato positivo». Le certificazioni «di guarigione rilasciate precedentemente alla data di entrata in vigore del presente decreto sono valide per sei mesi a decorrere dalla data indicata nella certificazione». La certificazione relativa al tampone «ha una validità di quarantotto ore dal rilascio ed è prodotta, su richiesta dell'interessato, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche da quelle private autorizzate e accreditate e dalle farmacie che svolgono i test». Dal 26 aprile «nella zona gialla sono consentite le attività dei servizi di ristorazione con consumo al tavolo esclusivamente all'aperto, anche a cena». Dal 1° giugno, «nella zona gialla, le attività dei servizi di ristorazione sono consentite anche al chiuso, con consumo al tavolo, dalle 5 alle 18». Dal 26 aprile, in zona gialla, «è consentito lo svolgimento all'aperto di qualsiasi attività sportiva anche di squadra e di contatto». Vietato invece usare gli spogliatoi. Dal 15 maggio, in zona gialla, «sono consentite le attività di piscine all'aperto». Dal 1° giugno, in zona gialla, sono aperte le palestre».

VACCINI, OBIETTIVO PER OGNI REGIONE E TORNA J&J

Sul fronte vaccini due novità: Figliuolo ha fissato d’ora in poi obiettivi numerici precisi, regione per regione, sia giornalieri sia settimanali. L’Ema ha riabilitato il vaccino J&J, sospeso per input degli americani una settimana fa. Come AstraZeneca, sarà usato per gli over 60.

«La struttura commissariale ha fissato obiettivi quotidiani e settimanali. Diventeranno via via più stringenti rispetto alla programmazione di consegna delle dosi agganciata alle forniture delle case farmaceutiche in linea con i contratti negoziati dalla Commissione Ue. In questa settimana stanno affluendo 4,2 milioni di fiale dall'estero, entro fine aprile 6 milioni. Entro giugno altre 54 milioni grazie al contributivo aggiuntivo di Pfizer. Il via libera dell'Ema al siero Johnson&Johnson - che ha riconosciuto possibili correlazioni su rarissimi casi di trombosi - «scongelerà» le 184 mila fiale ferme a Pratica di Mare, destinate però solo alla «fascia anziana dove sicuramente i benefici sono maggiori dei rischi», ha detto ieri il direttore generale dell'Aifa Nicola Magrini. Ma Figliuolo ha stretto i paletti vincolandole alla necessità di coprire prima le categorie più a rischio. Nell'ordinanza si raccomanda di non «estendere le prenotazioni a soggetti di età inferiore a 60». È un richiamo per raggiungere gli obiettivi di immunizzazione degli ultra-ottantenni: in alcune regioni, come la Sicilia, siamo al 60% dei vaccinati in prima dose. E nella fascia d'età 70-79 siamo a meno della metà di quelli da proteggere. Fonti attribuibili a diverse regioni lamentano però di non poter programmare le punture oltre i primi dieci giorni di maggio. E che i target fissati rischiano di essere un proposito. L'obiettivo delle 500 mila somministrazioni dovrebbe essere raggiunto a fine aprile. In ritardo di un paio di settimane rispetto al piano di marzo. Ma non è detto che ciò determini uno slittamento del raggiungimento dell'immunità di gregge. Dipenderà dalle consegne. Il siero della Janssen apre alle inoculazioni nelle farmacie. Una rete di punti vaccinali che si amplia».

RECOVERY, ULTIMO MIGLIO

È il dossier che sta più a cuore a Draghi. Nei prossimi giorni si concretizzerà il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza. Che, sostiene Il Sole 24 Ore, avrà tre pilastri.

«Ieri il premier ha concluso il confronto con partiti e parti sociali e domani o al massimo venerdì il Piano nazionale di ripresa e resilienza verrà licenziato dal Cdm in vista del pronunciamento del Parlamento e della presentazione a Bruxelles la prossima settimana. Il Pnrr - ha detto ieri il premier nel corso degli incontri - si regge su «tre pilastri». Il primo sono le semplificazioni, che saranno oggetto di uno o più provvedimenti ad hoc per accelerare i tempi del via libera ai progetti e per la loro realizzazione. Il secondo pilastro sono le riforme, a partire da quella della Pubblica amministrazione, del Fisco e della Giustizia. Infine, la trasparenza, ha sottolineato Draghi che ha definito «fondamentale» il rapporto con le parti sociali. Quanto alla governance sarà anch' essa oggetto di un decreto che verrà presentato successivamente e che porterà a un confronto acceso per decidere chi parteciperà. L'unica certezza è che la regia sarà di Palazzo Chigi e dell'Economia. Tra i capitoli fondamentali quello sanitario. La cifra dedicata dovrebbe essere di almeno 25 miliardi e sarà utilizzata anzitutto per rafforzare la medicina territoriale, rivelatasi uno dei punti deboli nella lotta al Covid che va affrontato subito perché «non sappiamo» quanto durerà la pandemia né «quando ci colpirà» un nuovo virus, ha detto ieri Draghi in vista del Global Health Summit che sarà ospitato dall'Italia il 21 maggio». 

SUL MERITO DELLA LEGGE ZAN

Avvenire offre un’altra riflessione sulla legge Zan, che dovrebbe approdare alla discussione in Senato, da parte di una donna di sinistra. È della senatrice del Pd Valeria Valente, che viene intervistata.   

«La senatrice del Pd Valeria Valente è tra le voci dell'area progressista che sostengono la necessità di un confronto sul testo del ddl Zan. A capo della Commissione d'inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere, Valente nei giorni scorsi ha rilanciato sulla sua pagina Facebook le parole dell'attivista omosessuale Paola Concia, pubblicate su queste colonne, che invitavano a togliere le donne «dall'elenco di minoranze o gruppi sociali da tutelare, perché le donne non sono una minoranza ma metà della popolazione ». Il post di Valente, avvocata napoletana 45enne, madre di un bambino, ha ricevuto mille commenti. Non tutti amichevoli... Senatrice, si è sentita sotto attacco per aver espresso le sue perplessità sul testo del ddl Zan? «No, non mi sono sentita sotto attacco. Anche perché sarebbe paradossale che chi promuove una norma che ha l'obiettivo di affermare il rispetto della dignità della persona considerasse il richiamo al dialogo come un modo per cercare visibilità anziché un contributo di idee... Il clima non è dei più distesi, però». Qual è la sua posizione sul ddl Zan?Credo che l'Italia si debba dotare di una legge contro l'omofobia e la transfobia. La storia e l'identità di un Paese come il nostro lo richiede. Personalmente approverei il testo del ddl Zan con alcune modifiche, ed è per questo che trovo gravissimo che la Lega (che presiede con Andrea Ostellari la Commissione Giustizia al Senato, ndr) ne abbia impedito la calendarizzazione e di conseguenza anche la discussione. Davvero non c'erano altre strade per contrastare i crimini d'odio? «Avrei preferito che si introducessero le aggravanti generiche per tutti i reati commessi sulla base dell'orientamento sessuale delle persone nella prima parte del Codice. Ma rispetto il percorso compiuto alla Camera e penso che in Senato abbiamo l'opportunità di migliorare il testo di legge». Quali sono le sue obiezioni? «Il Codice penale necessita di tassatività e determinatezza per evitare problemi di applicazione. Anche per questo, avrei evitato un elenco che nelle intenzioni è dettagliato (Misure di prevenzione e contrasto alla discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità, ndr), ma che in realtà potrebbe risultare complicato interpretare e applicare in fase di giudizio. Prendiamo l'espressione 'identità di genere': rischia di creare da una parte problemi di applicazione della norma. Inoltre, rischia di creare conflitti nello stesso campo progressista, ad esempio con parte del mondo femminista che con buone ragioni vede il rischio di confusioni e passi indietro rispetto a conquiste fatte». La seconda obiezione? «Eviterei che nell'elencazione delle categorie o gruppi sociali meritevoli di tutela per legge entrasse l'espressione 'sesso', cioè le donne. Il tema della violenza contro le donne, infatti, nel nostro ordinamento è già affrontato in modo specifico, perché ha un'altra radice rispetto all'omofobia e alla transfobia». Ce lo spieghi. «La violenza contro le donne è frutto di una asimmetria di potere nell'ambito di una relazione, come fotografa bene anche la Convenzione di Istanbul. La radice non è il disprezzo dell'altro o della differenza, come nell'omofobia, bensì l'atteggiamento possessivo e proprietario. Tenere insieme in una legge contro l'omofobia anche la violenza contro le donne rischia di generare confusione e complicare il percorso per sistematizzare tutte le norme in materia in un unico testa, lavoro oggi quanto mai necessario». L'onorevole Zan è del Pd. C'è stato un difetto di dibattito all'interno del Partito democratico? «A un certo punto alla Camera c'è stata la valutazione della necessità di accelerare, ma il deficit di discussione si può recuperare in Senato: occasione preziosa per mettere a punto una legge migliore». Crede che l'identità di genere sia un cavallo di Troia per aprire il confronto su altri temi, come l'utero in affitto? «Noto che nelle legislazioni europee si usano molto i termini 'orientamento sessuale' e 'identità sessuale' e poco 'identità di genere'». Ci possono essere altri obiettivi? «Potrebbero. Ma non mi soffermerei su questo perché finiamo per fare dietrologie che non vorremmo fossero applicate ai nostri stessi ragionamenti. In ogni caso, 'identità di genere' non è il termine che costruisce più unità, mentre per una legge di questo tipo deve esserci la maggior convergenza possibile». Si temono anche rischi per la libertà di opinione. «Non lo credo, non vedo il ddl Zan come una legge liberticida. Il nostro ordinamento ha tanti bilanciamenti che tutelano la libertà di espressione. Cosa succederà nelle scuole? Molti temono il pensiero unico Lgbt... «Nelle scuole bisognerebbe concentrarsi sull'educazione al rispetto e al riconoscimento di tutte le diversità. Per me sarebbe sufficiente questo».

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