La Camera approva. Dissenso nei 5 Stelle

SONDA SU MARTE, DRAGHI A MONTECITORIO. MA IL MARZIANO È LUI

Il nuovo Governo è stato approvato anche dalla Camera. Ieri sera i deputati hanno votato così: 535 sì 56 no e 5 astenuti per Mario Draghi, una decina di voti in meno dell’Andreotti 1978. Fra i 5Stelle 16 hanno votato no, 12 gli assenti. Parte dunque ufficialmente il “governo horror”, come sostiene il neo oppositore Di Battista, che adesso si sente in grado di organizzare la fronda: “C’è un’opposizione da costruire”. Costruire contro il Ricostruttore. Maledetta attrazione delle parole, che rende tutto un minestrone e l’Italia un cantiere. Ricostruisci di qua, costruisci di là… In realtà la pesante emorragia dei deputati 5 Stelle domina la scena e più che la domanda sull’opposizione, si tende a farsi una domanda sul futuro dei grillini. Vediamo se i dissidenti formeranno un nuovo gruppo, dentro e fuori il Palazzo. Vabbè, c’è la Meloni che presidia il No (ieri ha paragonato Draghi a Kim Jong Il, l’ultimo della dinastia nord coreana dei Kim) insieme a Fratoianni leader di un pezzo della sinistra estrema. Anche se è saggio ricordare una massima andreottiana: il potere logora chi non ce l’ha. Iniziamo, come sempre, dalle prime pagine.

LE PRIME PAGINE

Perseverance, la sonda della Nasa, è arrivata sul pianeta Marte, dopo 7 mesi. Ma i giornali si occupano di stelle in altro modo. Lo smottamento dei grillini finisce in diversi titoli come l’altra faccia del voto al governo. Fiducia a Draghi. I 5Stelle franano. Sceglie Il Corriere, mentre per Il Mattino Draghi, 5Stelle a pezzi. Per Il Manifesto sono Stelle filanti, riferimento al Carnevale. Il Fatto sostiene che i grillini eretici sarebbero in realtà più autentici e ortodossi degli altri: I 5Stelle cacciano chi è fedele ai 5Stelle. Ma è un grande classico di tutte le scissioni. Il Giornale: DAI 5 STELLE ALLE STALLE. Su Draghi restano La Repubblica che però va sulle azioni anti Covid con un Vaccini, Draghi accelera e La Stampa che punta sull’economia, riecheggiando la Ricostruzione Draghi: modello Genova per il Recovery. La Verità (INCHIESTE, DISASTRI, ARROGANZA PERCHÉ ARCURI DEVE DIMETTERSI) e Libero (Il Papa licenzia chi non si vaccina) si sono già annoiati di parlare di Draghi e tornano sull’epidemia.

IL DIAVOLO VISTO DA VICINO

Al secondo giorno di vita parlamentare il “diavolo” Mario Draghi, copyright Giorgetti, comincia ad ambientarsi. Ascolta gli interventi, prende brevi note, non guarda mai lo smartphone. A Montecitorio, scriverebbero gli sceneggiatori di Boris, i deputati della Repubblica sono “basiti”. Racconta Francesco Verderami sul Corriere:

«…  Il tour de force è stato stancante e insieme un condensato di emozioni, come lo stesso Draghi ha ammesso dopo due giorni di dibattito che ha trovato «interessante». E il giudizio è quanto meno un indizio, un modo di iniziare a conoscerlo per molti dei suoi stessi ministri, che con lui ancora non sanno come comportarsi. D'altronde sono due mondi diversi, storie che hanno avuto rari incroci. Al punto che il premier - quando parla coi politici della sua squadra - si rivolge dando e ricevendo il «lei», eccezion fatta per Giorgetti che conosce da quando stava a Bankitalia e per Renato Brunetta che conosce da una vita. Se questa è la distanza dai ministri, figurarsi quella dai parlamentari: così per quarantott' ore in Parlamento lui ha ascoltato loro per capirli e loro hanno guardato lui per studiarlo. Al termine della missione i deputati, come fossero investigatori privati, di Draghi hanno scoperto che indossa un orologio con funzioni di telefono, «ma siccome non l'ha mai usato vuol dire che il suo numero ce l'hanno solo la moglie, la Merkel e Mattarella». Ed è vero che non ha mosso ciglio, nemmeno quando è accaduto ciò che aveva già messo in preventivo, «perché ci sarà chi mi insulterà». L'unica volta che si è acceso è stato quando il renziano Roberto Giachetti l'ha paragonato a Francesco Totti, e al tifo per la Roma dicono che non sappia mai resistere. Per il resto è rimasto impassibile e i parlamentari anziani, in modo bipartisan, hanno infine immaginato cosa Draghi abbia potuto commentare al termine della discussione: «Ma chi me l'ha fatta fare a venire in questa gabbia di matti». Ma è una libera interpretazione di chi in varie legislature ne ha viste tante eppure non le aveva viste tutte».

La piena soddisfazione del Quirinale al varo definitivo del nuovo esecutivo è espressa da Marzio Breda, sempre sul Corriere. Dopo solo quindici giorni (e due anni) il Parlamento più populista e anti politico d’Europa ha varato un Governo europeista di unità nazionale. Miracolo? No bagno di realtà.  

«Le urne avevano assegnato un peso enorme a forze autoproclamatesi antisistema, euroscettiche, contro la moneta unica e contro quasi tutto, compreso lui stesso, (Mattarella ndr) minacciato di impeachment. E ieri, dopo la disfatta di due governi dall'opposto imprinting politico e segnati da tormentosi percorsi, quelle forze applaudivano il varo dell'esecutivo «di unità e ricostruzione» guidato da Mr euro, «per rispondere all'appello» del Quirinale. Un miracolo? No, «un bagno di realtà», dicono gli intimi del Colle, dove non si enfatizza il ruolo avuto dal presidente nella svolta. Ruolo decisivo, come sappiamo. In primo luogo indicando Draghi. Sapendo poi che a convertire il Parlamento (quasi tutto) avrebbe provveduto l'ex banchiere, facendo leva sullo «spirito repubblicano». Il che è avvenuto grazie a un discorso nel quale Mattarella ha sentito echeggiare molte sue idee».

FRANA 5 STELLE, INDEBOLITO L’INTERGRUPPO

Fronda grillina consistente a Montecitorio: in 16 hanno votato No, 12 gli assenti. Per i senatori che hanno votato No l’altro ieri c’è un rischio di essere espulsi dal Movimento, probabile la stessa procedura per i deputati. Vedremo se davvero verrà organizzata una nuova formazione di fuoriusciti, per alcuni giornali potrebbero usare come simbolo della nuova formazione il vecchio logo di Di Pietro “Italia dei Valori”. Il racconto di Alessandro Trocino sul Corriere:  

«Chi è in uscita, non sa bene dove andare. Non tutti vorrebbero entrare in uno stesso gruppo. C'è chi è attratto dall'Italexit dell'ex M5S Gianluigi Paragone. E chi, come Morra, sonda Lorenzo Fioramonti, che da tempo lavora a un gruppo ambientalista. (…) Intanto si fa risentire il leader in pectore dei dissidenti, Alessandro Di Battista, che annuncia un live per domani che somiglia a una discesa in campo: «Ci sono cose da dire. Scelte politiche da difendere. Domande a cui rispondere ed una sana e robusta opposizione da costruire». Ci sarebbero, prima, da sciogliere anche una serie di nodi piuttosto complicati. Come il simbolo. Che è di Grillo e della sua Associazione del 2012, ma è stato ceduto in comodato all'Associazione M5s del 2017, in cui risultano fondatori Luigi Di Maio e Casaleggio (Grillo era solo garante). Di chi è ora? E che succederà con la nuova leadership? Sicuri che Grillo alla fine non preferisca un capo politico, o primus inter pares, magari Luigi Di Maio? O magari invece quel Giuseppe Conte ancora indeciso tra una sua lista, il ruolo di federatore e l'adesione al M5s? «Faccia il leader politico, non il federatore», è il consiglio del suo ex portavoce Rocco Casalino. Chissà».

Sul Fatto parla “lui”. Ma lui chi? Alessandro Di Battista, che annuncia di mobilitarsi alla grande, per ora sul social Instagram.

«E poi lì fuori ci sarebbe sempre lui, Alessandro Di Battista. Quello che non parla più a nome del Movimento, è vero, e che dopo il sì di Grillo e dei 5Stelle a Mario Draghi lo avrebbe proprio salutato, il M5S : "È finita una bellissima storia d'amore". Però mica ha detto addio, Di Battista. E ieri mentre infuriava l'insurrezione dei senatori che hanno votato no e dei deputati che si apprestavano a farlo, l'ex deputato ha diffuso su Facebook un annuncio che è parso una mano tesa ai rivoltosi: "Ci sono cose da dire. Scelte politiche da difendere. Domande a cui rispondere e una sana e robusta opposizione da costruire. Ci vediamo domani alle 18.00 con #DiBattistaLive su Instagram". Lecito chiedersi: ma l'ex deputato si prepara a guidare una scissione? Per nulla, assicura chi gli ha parlato nelle scorse ore. Piuttosto, Di Battista intende fare opposizione al governo Draghi con iniziative periodiche, ossia anche con dirette sui social. "Bisogna opporsi, non c'è nessuno che lo faccia" sta ripetendo. Così ecco l'annuncio: proprio ora che il Movimento sta esplodendo di insoddisfazione, e non è certo casuale.» 

Secondo elemento su cui riflettere scaturito dal conteggio dei voti anche alla Camera: Pd-5Stelle-Leu hanno votato sì a Draghi in 257 (maggioranza 316). Al Senato l’alleanza di Conte aveva avuto solo 110 voti (maggioranza 161). Il “gruppo maggioritario” di cui ha parlato Zingaretti solo domenica scorsa è già diventato minoritario. Scherzi della vita parlamentare. E tuttavia Pierluigi Bersani, evaporato il tema della maggioranza relativa, in un’intervista su La Stampa insiste sulla creazione dell’alleanza politica nel “campo progressista”:

«O si va a messa, o si sta a casa - lancia il suo appello in puro bersanese - Lavoriamo a un progetto politico. Altrimenti ci riposiamo, e poi però c'è solo la destra». Partiamo dal governo: l'ha convinta il discorso di Draghi? «Mi è piaciuta la sua retorica sobria, fatta dall'andamento "un concetto, una frase". Mi pare abbia la consapevolezza dei problemi e uno sguardo lungo. Ora però tutto dipende da come i concetti trovano una messa a terra». (…) Che effetto le fa sostenere un governo con la Lega di Salvini? «Non sono tranquillissimo, ma, data la situazione, la sinistra deve stare dentro per presidiare le sue idee. Mi predispongo a dare un contributo al programma partendo dalle nostre convinzioni». (…) Lei vede in questo governo una sconfitta della politica? «Ci vedo l'arretramento di una politica che nell'ultimo anno e mezzo aveva mostrato di portare risultati. Questo governo, come ha detto il capo dello Stato, non si riconosce in nessuna formula politica. È una grande occasione per predisporre una nuova offerta agli elettori». Va in quel senso l'Intergruppo con Pd e M5s? «Io sono a favore di tutte le iniziative che tengano un collegamento tra queste forze, che si chiamino Ugo o intergruppo, ma il punto è: che intenzioni abbiamo? Qual è il nostro progetto politico? Abbiamo il dovere di rispondere rapidamente». Lei cos' ha in mente? «Leu vuole costruire un campo progressista il cui nucleo deve partire dalle tre forze che hanno sostenuto lealmente il governo Conte. Questo nucleo dovrà chiamare intorno a sé forze disperse per allestire un progetto nuovo e alternativo alla destra. Vorrei capire cosa ne pensano il Pd e il M5S». Sembra un appello: li vede titubanti su questa strada? «Se considera che suscita polemiche già solo l'idea dell'Intergruppo Chiedo che mi si risponda: altrimenti, cos' altro propongono?». Il M5S deve forse risolvere qualche problema interno, prima di capire con che alleanze proseguire «Il M5S ha un problema in più perché ha alle spalle il tema non risolto della sua identità. Ma la novità di questo governo ha portato sommovimenti in tutte le forze politiche. È l'occasione per capire cosa fare da grandi». Lei pensa al consolidamento di un'alleanza con Pd e M5S o a uno strumento nuovo? «Al consolidamento dell'alleanza, come punto di partenza di un progetto del campo progressista». Che ruolo dovrebbe avere Conte? «Se mi chiedesse consiglio, gli direi che può essere colui che interpreta e traghetta il mondo del M5S verso la piena maturità. E verso quella che lui stesso ha chiamato alleanza per lo sviluppo sostenibile». Alle prossime amministrative dovreste andare con questa alleanza? «Non mi aspetto miracoli, non in tutti i luoghi sarà possibile consolidare l'alleanza. Ma, dove possibile, si deve lavorare a una piattaforma in grado di competere con la destra».

COLORI E VACCINI. LOMBARDIA SEMPRE NEL TORMENTO

Nella lotta al virus la Lombardia è sempre nel tormento. Letizia Moratti ha dato il benservito al Direttore generale Marco Trivelli, arrivato solo 8 mesi fa dagli Spedali di Brescia. Sono iniziate in quella regione le prenotazioni per i vaccini agli ultra ottantenni con molte difficoltà e grandi ritardi. In più la Lombardia rischia di tornare in zona arancione e oggi, venerdì, è il giorno della sentenza dell’Istituto Superiore di Sanità sull’RT, cioè il tasso di diffusione del virus. Su Repubblica Tommaso Ciriaco spiega il piano Draghi sui vaccini, alla immediata vigilia del suo primo incontro internazionale sull’emergenza Covid. Tre punti: ottenere meglio e prima i vaccini dalle aziende farmaceutiche, fabbricarli in proprio in Italia e coinvolgere medici di famiglia, esercito e la rete capillare che oggi fa i tamponi.  

«Metà degli italiani vaccinati entro l'estate: ecco l'obiettivo del piano che il governo studia in queste ore, verificandone nei dettagli la fattibilità. L'obiettivo è immunizzare in pochi mesi e senza ritardi mezzo Paese, in modo da garantire un balzo del Pil anche attraverso la leva del turismo. Per lasciarsi alle spalle l'incubo, si punta a schermare dal Covid venticinque milioni di persone entro luglio, al ritmo di trecentomila vaccinati al giorno, e trenta milioni per la fine dell'estate. Per riuscire nell'impresa, sono già stati identificati tra l'altro 92 avamposti gestiti dalle forze armate, in accordo con le Asl, parcheggi di ospedali e altre strutture compatibili con la vaccinazione di massa. E verrebbero soprattutto mobilitati i medici di famiglia, con i quali Roberto Speranza punta a chiudere presto un'intesa. (…)  L'esecutivo si muove allora su tre livelli. Il primo riguarda il reperimento anticipato delle dosi attualmente previste dai patti annuali con le tre multinazionali autorizzate in Europa (Pfizer, AstraZeneca e Moderna). Il premier ha già iniziato, informalmente, a tessere la sua tela diplomatica. E dopo il G7 di oggi sentirà Boris Johnson, Macron, Merkel e Ursula von der Leyen. (…) È solo uno dei due pilastri del processo perché l'altro, quello della produzione del siero attraverso il brevetto, è sul tavolo ma richiede tempi più lunghi. Sono già stati identificati poli adatti nel Sud del Lazio, in Toscana, Lombardia e Veneto. (…) Resta l'ultimo problema: come vaccinare mezza Italia rispettando i tempi del piano. E qui entrano in campo anche le forze armate e il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, che già gestiscono la distribuzione dei lotti. I 170 centri attualmente utilizzati per i tamponi potrebbero essere riconvertiti per le vaccinazioni. In accordo con le Asl, che fornirebbero i medici. L'esempio di maggior peso è quello della Cecchignola, dove è già tutto pronto per "coprire" 2.500 persone al giorno con 36 postazioni per l'iniezione, infermerie e aree di sosta per chi ha ricevuto la dose. Ma c'è dell'altro. In Italia esistono 92 sedi militari scelte per le vaccinazioni delle forze armate. Potranno essere allestite per i civili, sempre in accordo con le Asl. I militari, inoltre, potranno collaborare alla logistica dei parcheggi degli ospedali o di altre strutture identificate per lo scopo. Nel piano, infine, potrebbero rientrare anche piccole squadre di vaccinatori (due medici e quattro infermieri) utili a raggiungere paesini isolati ed Rsa con particolari criticità. Per immunizzare tutti i residenti in pochi giorni. »

ECCO LA MATURITÀ, PARLA BIANCHI

Patrizio Bianchi, neo ministro dell’Istruzione, spiega a Gianna Fragonara come sarà la Maturità (Repubblica dice che l’esame partirà il 16 giugno in contemporanea con l’allungamento del calendario normale fino al 30 giugno), confermando di fatto che cosa si è fatto l’anno passato.

«L'ordinanza è scritta: anche quest' anno niente tradizionali prove scritte, ma soltanto l'orale. Si comincia a metà giugno. Ministro, sarà il maxi orale con la tesina come lo scorso anno? «Non voglio sentir parlare di tesina! I maturandi sono ragazzi e ragazze alla fine del loro percorso scolastico di cinque anni: dovranno preparare un elaborato ampio, personalizzato, sulle materie di indirizzo concordandolo con il consiglio di classe. Lo discuteranno con la commissione, composta dai loro insegnanti. Da qui comincerà l'orale che si svilupperà poi anche sulle altre discipline. Consentiremo loro di esprimere quanto hanno maturato e compreso nel corso degli anni anche con una visione critica». Saranno tutti ammessi all'esame, come lo scorso anno? «L'ammissione sarà disposta in sede di scrutinio finale, dal consiglio di classe». 

SCHWAZER AVEVA RAGIONE

A proposito di giustizia. Il campione olimpionico di marcia, per l’Italia, Alex Schwazer è stato giudicato completamente pulito dopo 5 anni di ingiuste accuse. Fu “incastrato” da un’accusa di doping non vera nel 2016. Un complotto internazionale che fa rabbrividire e che ovviamente ha avuti agganci in Italia. Per esperienza personale posso dire che gli accusatori hanno continuato a minacciare querele a chi solo si permetteva di intervistare (in televisione) l’atleta, perché si difendesse. Questi sono i tempi della giustizia italiana e i meccanismi non proprio garantisti dei mass media: se sei accusato ingiustamente vieni distrutto. La presunzione di innocenza non esiste nella realtà. La storia è così sintetizzata da Giuseppe Toti sul Corriere di oggi:   

«Ora è tutta un'altra storia. Niente più tesi, opinioni, sospetti, dubbi. Da ieri mattina c'è tanto di sentenza, nero su bianco, di un Tribunale della Repubblica: ciascuno può gridarlo, dirlo, scriverlo, ricordarlo. Alex Schwazer è stato incastrato, non si è dopato. Vittima di un complotto, nel 2016, che gli impedì di partecipare all'Olimpiade di Rio de Janeiro e gli spazzò via la carriera, la prospettiva di una rinascita. Oggetto di una macchinazione architettata ai più alti livelli del sistema sportivo mondiale per colpire non solo lui, Oro a Pechino nel 2008 e candidato a un'altra medaglia ai Giochi in Brasile, ma pure il suo allenatore, l'uomo che più di ogni altro in Italia si è speso per la lotta al doping: Sandro Donati. Il gip del Tribunale di Bolzano, Walter Pelino, ha depositato ieri mattina 87 pagine spietate contro la Wada e la Iaaf (oggi World Athletics), accusate persino di falso ideologico, frode processuale e diffamazione. Un atto d'accusa spaventoso, esplosivo».