LETTA, RIAPPARE IL PD

Voto bulgaro per il nuovo segretario. Che subito non piace a Salvini. DAD per quasi tutti nelle scuole. Nuova bufera in Piemonte su AstraZeneca. "Vaccinate anche i passanti". L'Europa è troppo lenta?

È stato molto articolato il discorso con cui Enrico Letta si è presentato ad un PD che gli ha dato un’investitura bulgara attraverso l’Assemblea. Un vero discorso programmatico, da leader che vuol far tornare il partito al centro della scena politica. Un partito “progressista nei valori, riformista nel metodo, radicale nei comportamenti”. Molte proposte pratiche, molte idee innovative sul metodo per rivitalizzare i DEM, un certo respiro ideale e anche una prospettiva strategica internazionale. L’idea di fondo è: basta con l’accontentarci di essere la Protezione Civile della Repubblica, il partito che interviene per garantire stabilità, rincorrendo le emergenze. Torniamo a incalzare tutti gli altri con la qualità delle nostre idee, del nostro impegno e della nostra preparazione, ma parliamo anche con tutti i potenziali alleati di una coalizione larga di centro sinistra: i 5Stelle di Conte ma anche Speranza, Renzi, Calenda, la Bonino, Bonelli, Fratoianni… A sentirlo ci sono tutte le premesse di un ritorno vero alla politica. Il sostegno a Draghi è deciso. “Il governo Draghi” ha detto Letta “è il nostro governo. Ascoltando il suo discorso, è la Lega che deve spiegare perché lo appoggia, non noi”. Lo scenario è: uscire dalla pandemia e dai populismi, mettere il turbo alla crescita che arriverà e consolidare il consenso già comune sull’ europeismo buono, quello del Next generation EU, incentrato non più sull’austerità ma sugli investimenti. Allo stesso tempo mettere a punto un partito che torni ai giovani, sul territorio (non solo nelle ZTL delle grandi città), con la società civile, grazie al dialogo con i corpi intermedi. Le idee ci sono e non sono solo quelle di riforme istituzionali: dal voto ai 16 anni allo ius soli. La controprova sta nella reazione di Salvini. Nei prossimi giorni toccherà ai 5Stelle e a Giuseppe Conte rifondare il Movimento e dare una nuova visione strategica. La tregua politica dell’emergenza, segnata dall’esecutivo Draghi, serve anche a questo. Sicuramente Letta e Conte sono due leader più adeguati. Per il centro sinistra è una svolta. Semmai la domanda che emerge riguarda l’altra gamba del sistema politico: il centro destra. Che elaborazione farà della sua prospettiva strategica, dell’economia e dei temi sociali? Proseguirà la Lega il suo itinerario verso l’Europa e che cosa comporterà anche per Fratelli d’Italia? E qual è il futuro di Forza Italia? Più profondamente, anche a livello culturale, esaurita la spinta del populismo trumpiano, resta la sfida per costruire una destra liberale e conservatrice, che costituisca un’alternativa praticabile e che abbia un ancoraggio europeo ed internazionale credibile.

Sul fronte della lotta al Covid, ieri è stata una nuova giornata di passione per il decesso di un insegnante piemontese, che si era vaccinato. La Regione Piemonte ha bloccato la campagna e poi sospeso solo il singolo lotto per precauzione, ma ovviamente l’episodio ha suscitato molta apprensione e disorientamento fra chi è in coda. A proposito di priorità nella somministrazione, il Commissario Figliuolo ha parlato in televisione e ha spiegato che non vanno più buttate le dosi. Se ne avanzano, meglio fermare i passanti e fare il vaccino a chi capita. L’economista francese Fitoussi e Silvio Berlusconi concordano su una considerazione: l’Europa sui vaccini è troppo lenta. Brutte notizie per gli obesi: i dati scientifici di un anno di pandemia dimostrano che insieme agli anziani sono la vera categoria nel mirino del Covid 19. Ma vediamo i titoli di oggi.

LE PRIME PAGINE

Solo quattro quotidiani decidono di dedicare il titolo di prima pagina al discorso di investitura di Enrico Letta. E due sono molto critici. Il Giornale: Letta marziano: ius soli. Mentre la Verità di Belpietro sceglie l’ironia:Il “nuovo” Pd riparte dallo ius soli. Il Fatto di Marco Travaglio ritiene che la notizia sia soprattutto che Letta si è rivolto a Conte: Letta conquista il Pd a suon di sberle. E “chiama” Conte. Mentre Il Domani sceglie una grande foto del nuovo segretario, col titolo: L’ultima speranza. Non so perché ma il Corriere della Sera sembra tornare su una notizia già data: L’Italia chiude fino a Pasqua. Mentre la Repubblica apre la sfilza di titoli che riguardano la campagna vaccinale: Vaccini, tutti i poteri al governo. Libero sottolinea il paradosso che con l’Italia arancione e rossa da oggi, si va in DAD ma in coda ci sia il personale scolastico: Le scuole chiudono ma vaccinano i prof. La Stampa, il caso è del Piemonte, apre invece sul nuovo lotto sospeso: AstraZeneca è un caso. Gli esperti: «È sicuro». Stessa scelta del Messaggero: AstraZeneca, nuovi blocchi e del Quotidiano nazionale: AstraZeneca si difende: niente rischi. Il Mattino di Napoli, dove c’è grande apprensione: AstraZeneca, vertice di emergenza. Il Sole 24 Ore del lunedì, come sempre, approfondisce il tema scelto con un dossier-guida fatto da esperti: Cessione del 110% e prestiti ponte: le banche dettano le condizioni.

LETTA: IL PD TORNA IN PISTA

Abbiamo detto del primo discorso di Letta da segretario. Ecco come Giovanna Casadio su Repubblica traccia una sintesi del suo “discorso della Corona”:

 «Sette punti di programma e una stella polare, che è l'eredità del suo maestro Beniamino Andreatta: la politica si accompagna alla verità («Nulla è più sovversivo della verità») e al senso della misura. Enrico Letta è il nuovo segretario del Pd, eletto a maggioranza assoluta (860 sì, 2 no e 4 astenuti) dall'Assemblea dei mille delegati, che si svolge per la prima volta online. Una rivoluzione copernicana quella a cui Letta punta, del partito e della politica. Senza dimenticare nessuno: a cominciare dal segretario che si è dimesso, Nicola Zingaretti, accusando le correnti e lo scontro di potere interno e così provocando lo choc nel partito che ora elegge Letta. Quindi è Zingaretti che Letta per primo ringrazia: «Ci lega un rapporto di amicizia e sintonia, grazie per avermi cercato, abbiamo un carattere simile, ci capiamo al volo». Ma in primo piano oltre alle parole d'ordine («Dobbiamo mettere insieme l'anima e il cacciavite», «Non vi serve un nuovo segretario, vi serve un nuovo Pd»), ci sono gli obiettivi: le donne e la parità di genere («Me ne farò carico»), i giovani e il voto ai sedicenni, il cambiamento climatico e la lotta alla pandemia, il debito pubblico e la questione demografica da affrontare, lo ius soli da rilanciare («Una normativa di civiltà »), il pacchetto delle riforme (lotta al trasformismo, sfiducia costruttiva e archiviazione della attuale legge elettorale Rosatellum), la partecipazione dei lavoratori alle imprese. E molto altro ancora, dalla fiscalità progressiva e la lotta ai paradisi fiscali, alla riforma della giustizia, al nuovo welfare. Il programma sarà un vademecum inviato già oggi ai 5 mila circoli dem perché ne discutano»

Il Corriere della Sera sceglie per un primo commento, fra le personalità del PD, Graziano Delrio.   

«La convince l'identità, tra Berlinguer e il Papa? «Ho visto una identità molto solida e una certa radicalità nei nostri valori, a cominciare dalla citazione dei sindaci sul tema fondamentale della prossimità. Ho ritrovato la nostra identità anche nel passaggio sul risanamento delle fratture tra donne e uomini, giovani e anziani, ambiente ed economia. Il discorso del segretario va a fondo sulla natura di un grande partito di centrosinistra che è sanare le disuguaglianze e fare della giustizia sociale, ambientale ed economica la sua bandiera». Starete nel governo Draghi con maggiore convinzione, o resterete il «partito del potere»? «L'agenda Draghi è la nostra agenda, il nostro sostegno al governo è senza imbarazzi. Ci staremo come ci siamo stati fino a oggi, con le nostre proposte e con grande convinzione riguardo al nuovo metodo con cui l'Europa affronta le sfide sanitarie, economiche e sociali, anche grazie al Next Generation EU». Chiedere lo ius soli non è mettere due dita negli occhi a Salvini al governo? «Che ci sia una distanza è fuori discussione, ma lei sta parlando con uno che ne ha fatto una battaglia storica. Oltre all'agenda di governo c'è l'agenda parlamentare, e la proposta dello ius soli è già incardinata. C'è un mondo prima e un mondo dopo il Covid, che deve essere più giusto. Spero che tra le forze parlamentari ci sia voglia di ragionare senza vincoli». Letta punta a un nuovo Ulivo e solo dopo all'alleanza con i 5Stelle, sbaglia? «La strategia non viene messa in discussione, continueremo a cercare le alleanze nel centrosinistra e con il M5S. Il punto per il Pd è esserci con forza con le sue proposte, come fa nelle Regioni e nei Comuni». Il Pd è pieno di nostalgici di Conte. Per lei l'ex premier è il «punto fortissimo di riferimento per i progressisti», come diceva Zingaretti, o il leader che cannibalizzerà i voti del Pd? «Per me Conte resta quello che sempre è stato, un esponente del M5S e ora futuro leader, che aiuta questo partito nel suo cammino e con cui ci si può facilmente alleare». Lei ci crede al Pd di Letta che batte la destra? «Questo punto del discorso di Enrico mi è piaciuto molto, il Pd deve essere convinto dei suoi valori e sapere che vanno portati nella società in maniera più chiara e netta. Con Letta si può vincere, sì. L'ambizione che dobbiamo sempre darci è essere l'asse portante della coalizione, consapevole della sua forza». Si aspettava l'apertura a Renzi, senza rancore né voglia di vendetta? «Non mi ha sorpreso, il segretario di un grande partito sa che deve guardare avanti, in direzione nuova. Un partito che ha una identità forte non ha paura del confronto, mai». 

Sul Foglio l’Elefantino Giuliano Ferrara sembra aprire una linea di credito a Letta. Dopo la pandemia (e il governo Draghi) i giochi politici dovranno pur ricominciare.

«Il Pd può fare ancora qualcosa, ConTe e SenzaDiTe, per costruire o ricostruire un argine attivo e mobilitatore verso una destra illusionista, che in realtà non c'è più (Brunetta e Carfagna stanno più di qua che di là, l'Infiltrato sta di là ma con mille precauzioni, Meloni sta come sugli alberi le foglie, d'autunno, piena di voti virtuali ma scarsa di promesse realistiche). Sinistra e destra significano ormai poco, si sa, ma restano uno schema di gioco, come le fasce laterali nel calcio e i lanci in profondità, e sono comunque un modo di distinguere il mio gioco dal tuo gioco, i nostri comuni giochi politici che dopo la pandemia avranno bene il diritto di ricominciare.»

LE REAZIONI: SÌ DI CONTE, NO DI SALVINI

Timido e un po’ generico semaforo verde dai 5Stelle, che non entrano in nessun contenuto di Letta. Silenzio di Renzi, grande avversione di Salvini, qualche insolenza da Fratelli d’Italia. Federico Capurso su La Stampa raccoglie commenti e reazioni:

«È Matteo Salvini a mettere fine alle cortesie: «Letta e il Pd vogliono rilanciare la cittadinanza facile per gli immigrati - scrive su Facebook -. Se il nuovo segretario torna da Parigi e parte così, parte male. Risolviamo i mille problemi che hanno gli italiani e non perdiamo tempo in cavolate». (…) Con i Dem si schierano anche Italia viva e Leu, più timidamente il Movimento, che glissa sulla cittadinanza agli stranieri e plaude invece alla conferma dell'asse Pd-M5S: «Insieme possiamo raggiungere obiettivi importanti per l'Italia», scrive Luigi Di Maio. E mentre l'ex premier Giuseppe Conte invia gli auguri al neo segretario e lo invita a un «necessario» confronto su «tanti obiettivi» per «il comune impegno per il bene del Paese», il presidente della Camera Roberto Fico insiste sui «punti in comune importanti con il M5S, a riprova di un percorso che può proseguire insieme». Se la relazione di Letta viene definita «molto condivisibile» dalla parte più dialogante del centrodestra, quella di Forza Italia, sullo ius soli però la reazione è di chiusura: «Il tema non è in agenda», sottolinea la capogruppo dei senatori Anna Maria Bernini. «Voler rilanciare lo ius soli è un errore. Ognuno è stato chiamato a fare un passo indietro rispetto alle sue bandiere identitarie». Le fa eco il presidente dei deputati azzurri Roberto Occhiuto: «Sarà l'ultima delle priorità». E dall'opposizione Giorgia Meloni si unisce agli alleati: «Italiani in ginocchio, famiglie e imprese spaventati, ma le priorità sono queste», punge su Twitter, ironizzando sul ritorno di questo tipo di cervelli in fuga. Il campo del centrosinistra e quello del centrodestra si compattano dunque l'uno contro l'altro e la maggioranza di governo, contestualmente, si spacca. Letta, a fine giornata, rimarca il risultato: «Ho parlato tre secondi di ius soli e ho sentito subito Salvini e Meloni dire: "mai". È evidente che c'è una differenza di fondo radicale».

Fra i potenziali alleati, pare schierarsi subito Carlo Calenda, leader di Azione, che sul Corriere della Sera avanza comunque dei distinguo.

«Le è piaciuto Letta? «Sì: l'impianto europeista, la sintonia con Draghi, la visione del futuro. Ci sono tante cose degne di interesse». Anche l'annuncio di alcune battaglie come lo ius soli e il voto ai sedicenni? «Sono da sempre favorevole allo ius culturae e non sono contrario per principio al voto ai sedicenni. Ma credo che per rendere protagonisti i giovani e le generazioni che verranno sia più decisivo quello che faremo sulla scuola, un sistema che arranca sempre più. E per quanto riguarda i giovani in generale guarderei più all'inserimento nel mondo del lavoro, a proposte come la nostra per un cuneo fiscale totale per gli under 30. Sono queste le risposte più urgenti da dare». Tutti temi di cui potrete parlare con Letta? «Va benissimo il confronto però bisogna decidere quale modello di società si sceglie, definire cosa si è e cosa no. M5S, Leu, Azione non hanno lo stesso modello di società. L'europeismo, il lavoro, l'identità nazionale, sono tutti temi da declinare nella pratica. Se dovessi dare un consiglio ad Enrico, gli direi di non cercare di accontentare tutti». Il problema è il M5S? «Il problema è che rispetto alle tre grandi famiglie che si oppongono ai populismi - socialdemocratici, liberaldemocratici, popolari - i Cinque Stelle nel loro trasformismo, nell'essere plastilina adattabile a tutto, sono inconsistenti e sempre contigui all'universo populista».

VACCINI, STOP AND GO DEL PIEMONTE  

Da oggi l’Italia è blindata, divisa fra rosso e arancione, con quasi tutti gli studenti e gli insegnanti a casa per la Didattica a distanza. E tuttavia ieri la grande attenzione è tornata di nuovo sul caso AstraZeneca. A provocare il terremoto mediatico la Regione Piemonte. Il racconto sul Corriere della Sera:

«Quella di ieri è stata una domenica difficile per la sanità piemontese: nel giro di poche ore ha disposto lo stop al vaccino anglo-svedese per poi ritornare velocemente sui propri passi e bloccare solo il lotto al quale appartiene la fiala somministrata al professore di clarinetto sul cui corpo verrà effettuata l'autopsia. Uno stop and go che ha interrotto le vaccinazioni in corso fin dalla mattinata, ha svuotato gli ambulatori pubblici e creato molto disorientamento tra la gente in attesa e gli stessi medici e infermieri. Per questo, ha aggiunto Palù, «prima di prendere certe decisioni bisogna essere molto cauti. Nei casi "mortali" contestati non c'è nessuna correlazione tra l'iniezione e il decesso. Tra 7 giorni Ema emetterà un nuovo comunicato sulle reazioni avverse, lo stesso ha già fatto l'Aifa. Io sono assolutamente tranquillo». Intanto, viste le indagini sui decessi delle varie Procure, anche i medici chiedono maggiore tutela. «Serve mettere in serenità gli operatori e pensare a una sorta di "scudo penale" per gli operatori», chiede Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri. La decisione della Regione non è stata presa bene al ministero della Salute, dove viene giudicata affrettata e fuori luogo, adottata senza il dovuto coordinamento. «Il Piemonte ha combinato un pasticcio, così si spaventano i cittadini senza giustificazione», dicono nello staff del ministro Roberto Speranza. La stizza del governo deriva dal mancato coinvolgimento dell'Agenzia italiana del farmaco. Le autorità regionali hanno agito in autonomia, creando «un precedente molto pericoloso, così si fa un danno enorme alla campagna vaccinale. Non è immaginabile che le Regioni si intromettano nelle decisioni che spettano ad altri attori istituzionali, non si può fare allarmismo e andare avanti a colpi di emotività». L'irritazione è anche per la possibilità che decisioni autonome, non suffragate da evidenze scientifiche, possano provocare una psicosi senza alcun fondamento, affiorata ieri in diversi centri di somministrazione con alcune centinaia di disdette di prenotazioni. Non a caso in serata una nota ufficiale di Aifa rassicura: «I casi di decesso verificatisi dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca hanno un legame solo temporale. Nessuna causalità è stata dimostrata tra i due eventi. L'allarme non è giustificato». 

La Stampa di Torino dedica molto spazio alla bufera piemontese su AstraZeneca e propone, in chiave anti panico, il parere di un esperto.  

«Paolo Bonanni, professore ordinario di Igiene all'Università di Firenze, non ha dubbi: «Il vero rischio per la salute pubblica è minare la credibilità della campagna vaccinale». Il morto di Biella non deve inquietare? «Sui casi specifici è bene attendere le verifiche, che mi pare fin qui smentiscano ogni collegamento. Il sistema di vigilanza è accuratissimo. Qualsiasi evento avverso, anche lieve e atteso, viene segnalato e indagato nei dettagli». I decessi sono casuali? «Una campagna vaccinale di massa riguarda tutti, anche chi non sta bene o non sa di avere dei problemi. Le verifiche delle autorità e la somministrazione su larga scala in Inghilterra dimostrano che AstraZeneca è sicuro ed efficace. In Europa finora lo hanno usato 15 milioni di persone, che non sviluppano più la forma grave della malattia». La trombosi non è collegabile dunque? «E' bene approfondire, ma non c'è plausibilità biologica di una conseguenza del vaccino. Tutto fa pensare che quello che viene temporalmente correlato sia in realtà un caso». Ha fatto bene la magistratura a fermare i lotti? «E' un atto di prudenza dovuto alla pressione mediatica. Chi ha responsabilità teme di venire accusato di non tutelare la salute pubblica, dimenticando che ogni giorno muoiono centinaia di persone di Covid. L'eventuale problema non può riguardare i lotti, perché se no ci sarebbero molti più decessi misteriosi».».

FIGLIUOLO: “VACCINATE IL PRIMO CHE PASSA”

Dopo l’uscita televisiva di Mario Draghi, il suo “Whatever it vax”, come l’avevamo ribattezzato, a parlare per la prima volta in televisione è stato il nuovo Commissario, il generale Figliuolo, che è apparso molto deciso e determinato. Ha molto chiaro che ci sono troppe dosi nei frigoriferi e che si sprecano le fiale. La sua proposta è semplice. Non buttate niente, piuttosto fermate chi sta passando di lì. Il Corriere riferisce.  

«Vedo l'intero sistema Paese che vuole vaccinare, vedo gli italiani che vaccinano gli italiani. Vedo che è stato recepito il problema dei caregiver delle persone con disabilità e devono essere vaccinati i genitori, i tutori, i badanti per dirla in italiano, ovvero chi si occupa di queste persone, sarebbe delittuoso non farlo». E poi c'è il problema delle dosi inutilizzate, per carenze nell'organizzazione o per altri disguidi nella catena di distribuzione e somministrazione: «Voglio approfondire la questione delle dosi buttate. Bisogna utilizzare il buonsenso: se ci sono le classi prioritarie che possono utilizzarle bene», altrimenti «si va su classi vicine o sennò su chiunque passa, tutti vanno vaccinati; questo bisogna fare». Il nuovo commissario straordinario all'emergenza contro il Covid-19 crede nel successo del Piano che ha predisposto insieme a tutte le altre forze della Difesa e che comprende la Protezione civile, la Croce rossa, l'«intero sistema Paese», come ama dire. Per lui sta per iniziare «il momento della svolta, o perderemo tutto: gli italiani devono essere straordinari. A marzo faremo riscaldamento, poi dalla seconda decade di aprile ci saranno gradualmente 500 mila vaccinazioni. Alcune regioni ora arrivano a 100, 150 mila, altre no: il mio compito sarà quello di portare bilanciamento anche su altre regioni e andrò di persona a vedere». Figliuolo parla dell'organizzazione che sta mettendo in piedi, delle riunioni che sono giornaliere: «Sono molto confidente. Ho contatti con tutte le Regioni e ringrazio il presidente della Conferenza Stefano Bonaccini con cui mi sento ogni giorno. Adesso serve un tavolo di coordinamento quotidiano con la Protezione civile, le Regioni, il ministro Speranza (ringrazio anche lui, e anche con lui mi sento ogni giorno) e la capillarizzazione» delle vaccinazioni. Poi fa capire quanto Draghi stia cercando di farsi sentire in Europa, con la pressione verso le aziende farmaceutiche affinché rispettino i contratti: «C'è stata una forte azione del presidente Draghi sulle case farmaceutiche. Io personalmente ho sentito quasi tutti gli amministratori delegati. Ci sono stati dei problemi, ma andremo a bilanciare. Avremo un'arma in più che è il vaccino Johnson & Johnson, monodose e stabile, facilmente trasportabile». È la prima volta che parla in televisione, e il generale mostra anche un deciso piglio decisionista: «Tutto sta nel fatto che arrivino i vaccini, poi si andrà di (campagna di) massa. Ora il piano è cadenzato per età, quando arriveranno i vaccini in massa si potrà fare fuoco con tutte le polveri. Satureremo tutti i siti, si andrà e ci si vaccinerà e chiuderemo la partita».

VACCINI 3. L’EUROPA È TROPPO LENTA

Ogni tanto rispunta il tema della guerra mondiale sui vaccini. Antonello Caporale su Il Fatto intervista l’economista francese Jean Paul Fitoussi, che dipinge uno scenario interessante, anche se drammatico. Alla fine l’uscita dalla pandemia premierà l’Inghilterra della Brexit di fronte al mondo, mentre italiani, francesi e tedeschi saranno vaccinati per ultimi. È il fallimento dell’Europa?  

«L'Europa è lenta. Lenta, poco reattiva e poco generosa È nata male e la pandemia le consegna una leadership in declino. La Germania è la grande sconfitta culturale e politica di questo evento. A chi serve un'Europa così?Ai sovranisti. Pensa che se la Gran Bretagna uscirà, come pare, prima degli altri dal lockdown, sarà l'apripista di nuove emulazioni? La Brexit farà scuola? Gli inglesi hanno sfruttato una chance: quella di far da sé, provvedere prima e meglio. Ma lo hanno potuto fare perché i programmi governativi hanno sempre investito molto nella ricerca, a differenza degli altri Paesi. Diciamoci la verità: non è solo fortuna, non è solo un caso che Oxford sia lì. La Gran Bretagna ne guadagnerà molto. Il 21 giugno loro saranno fuori, il 4 luglio sarà il turno degli Usa. E in quel periodo anche Israele potrà dirsi liberato dalla pandemia. Invece noi aspetteremo l'autunno, forse. Noi francesi, voi italiani, anche i tedeschi. E l'Europa dovrà fare i conti con chi chiederà di uscirsene. Normale se non prende provvedimenti. L'Europa è nata male, non è unione politica e ha poteri limitati, ridotti. È un pachiderma. Noi trattavamo sui soldi dei vaccini, gli altri mettevano in cantina fiale e fiale.Qual è la nazione che pagherà di più questa inadeguatezza? Verrà ridimensionata la leadership tedesca. Il partito della Markel, la Cdu, è anche dilaniato da scandali enormi. L'esito della pandemia ci metterà davanti alla grande questione: la devoluzione dei poteri nazionali. Dobbiamo rifare l'Europa e ci serve un uomo concreto, fattivo ma soprattutto veloce. Chi sarà il successore della Merkel?L'italiano Mario Draghi».

Su Libero Salvatore Dama intervista Silvio Berlusconi, che tocca lo stesso punto sollevato da Fitoussi:

«Ritiene che l'Europa e in particolare la leadership tedesca della Commissione Ue abbiano deluso nella gestione centralizzata dei vaccini? «Non credo sia una colpa specifica della Commissione. Ritengo piuttosto che il sistema-Europa abbia dimostrato di essere lento e farraginoso nei suoi processi, mentre altri Paesi, Israele, il Regno Unito, gli Usa hanno dimostrato che si può fare in fretta e meglio. L'Europa può e deve recuperare il tempo perduto. Credo che la presidente von der Leyen e il nostro premier Draghi stiano lavorando per questo. Come con il Recovery Fund, l'Europa si muove lentamente, ma nella direzione giusta».».

GLI OBESI A RISCHIO COVID

Non sono quasi mai citati nelle categorie a rischio, i fragili, che hanno priorità nei vaccini, ma gli studi scientifici dimostrano che a rischiare tantissimo col Covid 19 sono gli obesi.

«Non che non fosse noto che l'obesità è un grave fattore di rischio per Covid-19. Studi condotti negli Stati Uniti avevano fornito una gragnuola di dati che dimostravano che avere un indice di massa corporea - BMI - superiore a 30 aumentava del 113 per cento il rischio per i pazienti Covid di essere ricoverati in ospedale, del 74 per cento quello di finire in terapia intensiva, del 48 per cento circa di morire. Ha confermato pressappoco questi dati, l'agenzia britannica Public Health England (…) Ad un anno dall'arrivo dello tsunami Coronavirus, una gragnuola di dati, relativi a ben 160 Paesi, fornisce ora un quadro completo dei danni aggiuntivi provocati da quella che l'Oms ha definito una vera e propria "pandemia", quella dell'obesità.(…) Il lungo e documentato rapporto - che ha tenuto in conto studi di vari paesi, tra cui l'Italia- richiama l'attenzione dei sistemi sanitari , col tono del 'chi vuole intendere intenda' sulle seguenti evidenze: l'aumento del peso corporeo - dopo l'indice di vecchiaia- è il secondo grande predittore di ospedalizzazione e di rischio di morte per i pazienti Covid-19 ; la riduzione di questo fattore di rischio avrebbe comportato uno stress molto minore sui servizi sanitari, riducendo la necessità di evitare che fossero sopraffatti. Il Covid-19 non è un unicum: una serie di altri virus respiratori, pronti a balzare fuori da buio a certe condizioni, minacciano di avere conseguenze più gravi nelle persone che vivono con un eccesso di peso corporeo. Per questo occorre riconoscere il sovrappeso come un fattore di rischio maggiore, capace di aumentare la suscettibilità alle malattie respiratorie in generale. Insomma il Covid-19 ha offerto un drammatico promemoria sulla necessità di uno sforzo generale per rafforzare economie più resilienti, capaci di dare la priorità agli investimenti nella salute senza aspettare la prossima crisi sanitaria pandemica.»