Morti senza sepoltura, la logica dello scarto

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In una geniale definizione Papa Francesco parla del mondo contemporaneo come dominato dall’economia dello scarto. Che cosa ha davvero valore nella nostra società? Lo scarto è, ad esempio, quello dei senzatetto che ignoriamo nelle nostre metropoli, quello dei lavoratori marginali, quello dei rider o dei fattorini di Amazon, quello dei disabili, eliminati prima della nascita o confinati in una vita ricca di ostacoli, quello dei non utili al consumo frenetico, anziani o bambini che siano, quello dei migranti, il cui naufragio, ad un passo dalle nostre coste, non fa più effetto. Ma c’è una storia, di cui abbiamo parlato anche ieri qui, che davvero colpisce nel profondo. Andrea Romano, deputato del Pd, è uno dei tanti cittadini romani che non riesce a dare sepoltura ad un proprio caro. Nel suo caso un figlio di 24 anni morto due mesi fa. I resti del ragazzo passano ancora da un hangar all’altro del cimitero di Prima Porta. Morti scartati. In attesa.

C’è un collasso infatti a Roma nel sistema comunale dell’Ama (la stessa azienda municipale che si occupa dei rifiuti) per cui centinaia di romani soffrono doppiamente per la morte dei loro cari: per la loro scomparsa e per la mancata sepoltura. Prima della denuncia del parlamentare, c’erano state manifestazioni anche clamorose di insofferenza. Addetti alle agenzie funebri avevano protestato in centro città. Oberdan Zuccaroli, insieme alle sue sorelle, aveva tappezzato la città di manifesti, nei giorni scorsi, con un testo inequivocabile: “Scusa mamma se non riesco ancora a farti tumulare”. Le spiegazioni della sindaca Raggi e della municipalizzata adducono la pandemia come motivo del maxi ingorgo burocratico. Senza dare una spiegazione chiara di questi ritardi insopportabili.

E poi il fatto è che i morti non protestano. Scartati non reagiscono, dimenticati non reclamano attenzione. A noi vivi è rimasto poco il senso della dignità e di quell’inquietudine che conoscevano bene gli antichi. Per loro la mancata sepoltura comunicava un senso di tormento, che si manifestava con le apparizioni dei fantasmi dei cari scomparsi. Il grande sociologo Zigmunt Bauman ha scritto: “La vita della società liquida è sempre sospesa fra le gioie del consumo e l’orrore degli enormi mucchi di spazzatura da smaltire”.

Concludo con un ricordo personale: anche mio padre è sepolto nel cimitero di Prima Porta, a Roma, ed ha dovuto subire, ben prima della pandemia, la sosta, fortunatamente molto più breve, in attesa della tumulazione in un hangar anonimo, pieno di altre bare. Mi sono sempre chiesto chi fossero gli altri scartati, non reclamati da nessuno, in deposito da chissà quanto, con cui ha condiviso quell’attesa. Mi sono sentito in colpa, per non avere seguito la vicenda di quegli altri morti. Avranno trovato pace? Una civiltà si misura dalla sua capacità di ridurre lo scarto e dalla sua pietà. I nostri morti non sono rifiuti da smaltire.