Non è un vaccino per giovani

Nuova bufera su AstraZeneca, consigliato agli over 60. Il Governo studia come rispondere alle proteste delle piazze. L'Europa furiosa con Erdogan. In Spagna un Caravaggio all'asta per 1500 euro

Che significa essere cittadini europei? Sono ore in cui questa domanda diventa inquietante. L’ultimo pasticcio combinato su AstraZeneca è infatti il frutto di una mancanza di coordinamento a livello di istituzioni europee. Sì, è vero, l’Ema si è pronunciata, ma poi ha lasciato le decisioni ai Governi, che non hanno scelto una strada comune. È rischioso, in un campo delicato e allo stesso tempo decisivo, come i vaccini, dare consigli, pareri, raccomandazioni. Meglio un sì o un no. E invece ci ritroviamo alla “raccomandazione”. In Italia si consiglia di usare il vaccino per chi ha superato i 60 anni. Per chi è più giovane e lo ha già ricevuto (pensate agli insegnanti delle scuole o ai sanitari) resta confermata la seconda dose. Ma non c’è un esplicito divieto per gli under 60. Tutti gli esperti sui giornali di oggi (qui riportiamo Garattini) sono concordi nel dire che in effetti non ci sono rischi significativi. E che comunque il calcolo costi/benefici non lascia dubbi. È chiaro però che su un terreno di questo tipo, dove la fiducia è l’aspetto più importante, i dubbi restano. Ne sono infatti molto preoccupati i Presidenti di Regione che vedono possibili ricadute negative nel momento di massimo sforzo della campagna vaccinale. Ci vorrebbe un Casalino che consigliasse oggi a Draghi di parlare e presto ai cittadini italiani. Quando ci vuole, ci vuole.

Secondo motivo per cui essere europei è oggi umiliante: il caso dello sgarbo di Erdogan alla delegazione della Ue. Figuraccia internazionale del quasi tiranno turco, che non ha voluto far sedere accanto a sé, su una sedia, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, confinata su un sofà a lato. Ma anche pericolosa mancanza di reazione del presidente del Consiglio europeo Charles Michel, che non ha battuto ciglio di fronte allo sgarbo.

In Italia intanto si ragiona anche su come rispondere alle proteste della piazza e alle richieste di commercianti e negozianti per le riaperture. Salvini usa torni moderati su La Verità, i ministri Orlando e Franco avanzano promesse sul piano economico. Soldi, soldi, soldi, direbbe il cantante Mahmood. A scuola per chi torna brutte soprese, in 2500 istituti per ora non ci sono voti, né presenze. Degli hacker hanno bloccato i registri elettronici e ora chiedono un riscatto. Saviano scrive a Draghi sui migranti libici. Sul Corriere racconta la sua storia Chiara Amirante, fondatrice della comunità Nuovi Orizzonti. Una boccata d’ossigeno. Vediamo i titoli.

LE PRIME PAGINE

L’Europa è sull’orlo di una crisi di nervi. Soprattutto per il nuovo caso AstraZeneca. La parola più gettonata nei titoli dei giornali quotidiani di oggi. Il Corriere della Sera è secco: AstraZeneca oltre i 60 anni. Per la Repubblica, si tratta di un consiglio, per di più tra virgolette: Il verdetto su AstraZeneca. “Meglio dai 60 ai 79 anni”. Per La Stampa: Caos vaccini, AstraZeneca agli over 60. Il Giornale sintetizza: AstraZeneca sì, ma non per tutti. Legge al contrario le cose il Quotidiano Nazionale: Niente AstraZeneca sotto i 60 anni. Ma attenzione, non è un divieto. Il Manifesto, col consueto gioco di parole, segnala una mancanza: Lacuna nell’ago. Quelli del Domani cercano di ragionare: AstraZeneca ha effetti collaterali. Ma è comunque meglio del Covid. Allarga il discorso Avvenire che stigmatizza l’ennesimo contrordine: Vaccini, cambio in corsa. Il Messaggero pensa alle vacanze e propone che le nostre isole, Capri, Ischia, l’Elba, Ventotene eccetera facciano come quelle greche, vaccini e controlli per chi arriva: Piano per le isole no-Covid. Il Fatto pubblica delle foto di gente in fila a Milano: Moratti, vergognati. Anziani in coda al gelo. Libero punta sulle proteste di piazza: All’Italia saltano i nervi. Così come La Verità, che torna alle vecchie abitudini citando il nostro Ministro della Salute: «Speranza non capisce il dramma delle partite Iva ma dovrà cedere». Il Sole 24 Ore annuncia l’accordo firmato per le vaccinazioni sul posto di lavoro: Vaccini a maggio in 500 aziende.

IL GOVERNO STUDIA LA RISPOSTA ALLE PIAZZE

Le contromosse del governo dopo le proteste sono soprattutto concentrate su misure economiche. Enrico Marro sul Corriere.

«Il ministro dell'Economia, Daniele Franco, conferma che arriveranno nuovi sostegni alle imprese. E il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, ribadisce l'importanza di non ritirare troppo presto gli aiuti all'economia, almeno finché la pandemia non sarà domata dai vaccini. Un messaggio di speranza per i piccoli imprenditori arriva anche dalla ministra degli Affari regionali, Mariastella Gelmini. «Aperture ci saranno, soprattutto da maggio, forse qualcosa già dal 20 di aprile», ha detto intervenendo agli Stati generali del settore matrimoni ed eventi, uno dei più colpiti dalla crisi e per il quale, ha assicurato, «col prossimo scostamento di bilancio» ci saranno sostegni ad hoc. Della necessità di aumentare ancora il deficit per il 2021, dopo i 32 miliardi già autorizzati dal Parlamento e con i quali è stato finanziato il decreto legge Sostegni, ha parlato ieri Franco nella conferenza stampa al termine della seconda riunione annuale del G20 di cui l'Italia è presidente di turno. Il ministro ha detto che nelle prossime settimane il governo presenterà il Def, Documento di economia e finanza, e chiederà un «nuovo scostamento di bilancio che verrà utilizzato per un altro decreto Sostegni». (…) Nel Def verranno aggiornate le stime di crescita del Pil nel 2021, probabilmente tra il 4 e il 4,5% (rispetto al 6% previsto in precedenza). «Il primo trimestre di quest' anno - ha detto Franco - sarà in leggera flessione. Poi ci aspettiamo una ripresa nel secondo che dovrebbe accentuarsi nel terzo e quarto, in relazione alla graduale riapertura delle attività economiche». La situazione rimane incerta e legata al successo della campagna vaccinale, ha aggiunto Visco, mentre l'Istat, nel Rapporto sulla competitività, dice che quasi la metà delle imprese italiane sono «strutturalmente a rischio» e una su tre pensa di non farcela a superare la pandemia. «Sono molto preoccupato - dice il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio -. Abbiamo bisogno di un provvedimento particolare per le nostre piccole imprese». Infine, Franco ha annunciato che l'accordo sulla tassazione internazionale potrebbe essere raggiunto al meeting del G20 di luglio a Venezia».

Andrea Orlando, Ministro del Lavoro, parla con La Stampa di Torino e impegna il Governo a rispondere alle proteste delle piazze.

«Credo che ci sia un comprensibile malessere che cresce, che in alcune frange si radicalizza e del quale in qualche modo si nutre chi tenta di strumentalizzarlo. La nostra reazione deve essere di fermezza nei confronti degli atti di illegalità, ma anche di grande attenzione per quello che c'è dietro cercando di migliorare la capacità di intervento». La risposta del Governo? «Più tempestività e più risorse a chi a patito di più. Selezionando con attenzione i soggetti, sia per i nuovi sussidi come per una eventuale ulteriore proroga degli ammortizzatori». Ma secondo Lei perché tutto questo succede proprio adesso? «Perché si somma la sofferenza alla sofferenza di questi mesi. Gli sforzi dei mesi scorsi sembravano coronati dalla fine di un incubo, poi purtroppo abbiamo visto che l'incubo si è ripresentato e dai canti sui balconi si è passati alla depressione e ad un malessere che ora va interpretato politicamente. Quindi nessuna tolleranza per chi viola ma anche nessuna minimizzazione di questo disagio». Ma il Governo come risponde? «La risposta politica deve essere in due direzioni: innanzitutto evitare di fare discussioni su aperture e chiusure - affidiamoci davvero alla scienza e apriamo quando i numeri migliorano non quando piace a noi - e dall'altro più tempestività e più risorse nel sostegno alle imprese, accelerando sul fronte dei vaccini e moltiplicando i punti di vaccinazione per essere pronti quando arriveranno le dosi. Perché sarebbe un paradosso se all'aumento delle forniture non corrispondesse un aumento della potenza di fuoco».».

Sul Corriere della Sera parla invece la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. A Fiorenza Sarzanini confida le preoccupazioni sulla tensione che cresce nelle proteste di piazza.

«Alle persone che scendono in piazza per manifestare io voglio dire che lo Stato c'è e che faremo di tutto per fronteggiare una crisi che colpisce famiglie e imprese. Ma non possono essere tollerate aggressioni e comportamenti violenti». Nel suo ufficio al secondo piano del Viminale la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese guarda i dati sulle manifestazioni degli ultimi giorni in tutta Italia. Rischiamo rivolte? «Dobbiamo monitorare con attenzione tutti i segnali di insofferenza e disagio alimentati da una crisi economica molto lunga. Rischiamo che il disagio sociale possa degenerare ed essere strumentalizzato e di questo dobbiamo esserne consapevoli. Per questo dobbiamo essere uniti». A chi si rivolge? «A tutti. Parlo ai cittadini, ai politici, ai personaggi pubblici. Le attività economiche sono in grande sofferenza, ma il governo è impegnato su tutti i fronti per fornire risposte concrete alle categorie in difficoltà. Dobbiamo mostrare spirito di coesione nazionale e di reciproca solidarietà». Crede che questo appello possa fermare le infiltrazioni dei gruppi estremisti? «Rimane alta e costante l'attenzione su possibili infiltrazioni di chi intende strumentalizzare il disagio sociale e le difficoltà economiche in cui versano tante famiglie e imprese. Saranno le indagini già avviate dalla magistratura ad individuare i responsabili dei disordini». (…) Lo scorso anno lei lanciò l'allarme sull'autunno caldo e i fatti le hanno dato ragione. Questa primavera è altrettanto rischiosa? «L'attività di prevenzione sui territori è intensa e io sono fiduciosa. Perché con l'impegno costante e il senso di responsabilità di tutti gli attori in campo riusciremo a tenere la situazione sotto controllo. Dallo scorso ottobre a martedì abbiamo avuto 2.554 manifestazioni e soltanto in 54 casi si è reso necessario l'intervento delle forze di polizia per contenere le intemperanze dei manifestanti. Questo dimostra che si può esprimere il proprio dissenso senza provocazioni e violenze». Nelle ultime settimane però è salita la tensione con l'incendio del portone dell'Istituto superiore di sanità a Roma e l'ordigno contro il centro vaccinale a Brescia. «Sono ancora in corso gli approfondimenti investigativi ma si tratta di episodi isolati e non collegati tra di loro. Episodi che non sottovalutiamo e devono essere condannati con fermezza, però non meritano di essere enfatizzati». (…) Lei quindi esclude che dietro i disordini di piazza ci sia una regia unica? «Le analisi investigative al momento lo escludono». Però avrà visto nella piazza di Roma persone con il braccio teso. Erano tutti ristoratori in crisi? «Certamente no, ma una cosa è la regia unica, altro sono i gruppi di estremisti che sfruttano la situazione delicata e di sofferenza per alimentare i disordini in piazza. Per contrastare queste strumentalizzazioni sono in corso le indagini e le inchieste della magistratura». (…) Gli imprenditori vogliono riaprire. «Tutto il governo è impegnato per favorire il graduale ritorno alla normalità ma questo passaggio molto delicato deve avvenire in sicurezza, tenendo necessariamente conto dell'evoluzione della curva epidemiologica. Non possiamo permetterci errori, soprattutto nel pieno della campagna vaccinale. Faremo di tutto per far riaprire le attività prima possibile. Ne hanno bisogno i cittadini, le famiglie, le imprese. Ne ha estremo bisogno il Paese».». 

Matteo Salvini sceglie La Verità di Maurizio Belpietro per un’intervista sulla rivolta delle piazze. Ma i toni sono molto moderati. Dice: “Il 99 per cento di chi protesta è pacifico e vuole lavorare”.

«Intanto abbiamo riaperto le scuole, mentre col governo Conte 2 avevano scelto la strategia fallimentare e costosa dei banchi a rotelle. L'impegno della Lega nel governo ha proprio la finalità di bilanciare l'approccio ideologico della sinistra e di Speranza: evidentemente non colgono il dramma di partite Iva, artigiani, ristoratori, aziende. Preferiscono discutere di ius soli e di poltrone». Monta la protesta, ci sono tafferugli, l'Italia che lavora è stanca degli arresti domiciliari. «La violenza non è mai la soluzione, ma il 99% delle persone che chiedono di poter tornare a lavorare lo fa in maniera pacifica e le aperture sono fondamentali per salvare milioni di famiglie e attività: è necessario allentare le restrizioni, nelle zone dove i dati sanitari lo consentono. Basta ideologia». Dopo 50 giorni ritiene ancora giusta la mossa istituzionale di entrare nel governo Draghi? «Sì, e sono sicuro che nelle prossime settimane ci saranno altri segnali di discontinuità. In meno di due mesi era impensabile invertire la rotta su tutti i temi, ma non abbiamo più Domenico Arcuri, Lucia Azzolina e Alfonso Bonafede, è cambiato il Cts, c'è un nuovo capo della Protezione civile, sui vaccini c'è stata un'accelerazione, le scuole sono riaperte, gli indennizzi arriveranno direttamente sui conti correnti senza vincolo di codici Ateco, non ci sono più i Dpcm e c'è stato un primo passo per la rottamazione delle cartelle esattoriali. A breve ci saranno riaperture ragionevoli. L'azione della Lega e del centrodestra c'è e si vede».

Antonio Polito sul Corriere della Sera chiede una road map, un calendario: un piano credibile di date che possa far ripartire l’Azienda Italia.  

«Un esercito di lavoratori, autonomi ma anche dipendenti, soprattutto donne, sta uscendo dal mondo della produzione. Possono finire col gonfiare le schiere degli «scoraggiati», e allora sarà difficile recuperarli. Rischiamo seriamente di ritrovarci un altro gradino più in giù nella competizione con gli altri Paesi europei, quando ricomincerà. Se non una data fatale, se non un dato finale, almeno ci serve una «road map»: un piano credibile di ritorno progressivo, prudente e graduale, ma subito operativo, per riaprire l'Azienda Italia. Facciamo sempre in tempo a rivederlo, o anche ad annullarlo, se qualcosa da qui ad allora cambierà in peggio, incrociamo le dita. Ma intanto potrebbe funzionare come una frustata positiva, e mettere un argine a depressione e sfiducia crescenti. Se poi questa «road map» si basasse, insieme agli altri dati, sul parametro fondamentale del numero di vaccinazioni, ne guadagnerebbe l'«accountability» di governo e Regioni: potremmo così non dovercela prendere solo con il fato o il virus se le cose andassero male, visto che ormai buona parte della soluzione del problema sta nelle nostre mani».

Vittorio Feltri nell’editoriale su Libero è palesemente eccitato dalla mobilitazione delle piazze. Nel suo racconto, l’Italia è l’unico Paese al mondo che ha chiesto ai cittadini di mettersi la mascherina e di osservare il lockdown.

«Quasi tutti gli italiani sono sull'orlo di una crisi di nervi, non ne possono più di divieti di vario genere che impediscono loro di lavorare, quindi di vivere. Da oltre un anno ricevono dal governo ordini perentori che proibiscono loro di uscire di casa, di bere un caffè o un aperitivo al bar, di frequentare ristoranti e perfino di passeggiare all'aperto dove, è assodato, il virus non colpisce. Martedì in varie città è esplosa la protesta delle folle, e siamo soltanto all'inizio. O il governo si decide a sciogliere le catene che ci inibiscono di campare oppure tra qualche giorno nel Paese monterà la rabbia, la quale si sa come comincia e non come può finire, di norma male. Non nutriamo un sentimento negativo nei confronti di Mario Draghi, tuttavia speriamo non sia lui a provarlo per noi sudditi ormai di una sorta di dittatura volgare».

IL CASO ASTRAZENECA: MEGLIO PER GLI OVER 60

Dunque AstraZeneca è di nuovo nella bufera. L’Ema, l’organismo di controllo europeo, si è pronunciato ancora sui rischi di trombosi. Sarà inserita una riga nel foglietto sulle contro indicazioni ma intanto i Governi  hanno deciso, ognuno in modo autonomo, varie limitazioni. L’Italia raccomanda questo vaccino sopra i 60 anni.

«Il vaccino di AstraZeneca, sul quale l'Italia ha puntato gran parte delle sue carte per sconfiggere il Covid, è di nuovo nella tempesta. E il timore nel governo è che l'impatto dell'ennesima inversione di rotta si farà sentire, non solo sul calendario delle somministrazioni, quanto sulla fiducia degli italiani. «Il piano non cambia e il farmaco resta sicuro, ma certo non ci voleva», ha ammesso la ministra Mariastella Gelmini. E nella notte Roberto Speranza ha inviato ai ministeri e alle Regioni la circolare in cui si raccomanda «un uso preferenziale nelle persone di età superiore ai 60 anni», ricordando però che il vaccino Vaxzevria «è approvato a partire dai 18 anni di età». Il nuovo cambio di fascia anagrafica costringe il governo a rimodulare in corsa una macchina organizzativa non ancora perfettamente rodata. E spinge Palazzo Chigi ad accelerare il lancio della campagna di comunicazione pensata per riconciliare i cittadini con il farmaco anglo-svedese e scongiurare defezioni a valanga. Il messaggio da dare agli italiani è che AstraZeneca «è un buon vaccino» e contribuirà a mettere in sicurezza le persone più fragili. Raccontano che Mario Draghi abbia tranquillizzato i ministri: «Questa cosa non ci danneggia, è in linea con la scelta di correre vaccinando le persone anziane». Nel tardo pomeriggio, quando da Bruxelles arriva la notizia che l'Ema ha valutato come plausibile - in rarissimi casi - il nesso di causalità tra Astrazeneca e trombosi, il premier studia le contromosse. Si confronta con la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen e, sul piano interno, tiene i contatti con i ministri Speranza e Gelmini, con il commissario Figliuolo e il capo della Protezione civile Curcio, ai quali chiede di incontrare i presidenti delle Regioni. Obiettivo, rimodulare in volata una campagna vaccinale che a febbraio aveva puntato proprio su AstraZeneca per proteggere la fascia 18-55 anni, quella per cui il siero nella bufera è adesso meno raccomandato. La seconda mossa di Palazzo Chigi è la conferenza stampa del ministro della Salute con i vertici del Cts, pensata per ribadire che «i vaccini ci sono» e assicurare che l'immunizzazione di massa andrà avanti spedita. Il traguardo delle 500 mila dosi al giorno è ancora lontano, ma il generale Figliuolo si mostra sicuro che «non ci sarà alcun impatto sul piano vaccinale». Se anche Speranza si dice «per nulla spiazzato» è perché la nuova indicazione è «perfettamente in linea con la nostra campagna di vaccinazione». (…) A sera sono i presidenti delle regioni italiane a chiedere al governo di trovare una soluzione unitaria. «Vogliamo indicazioni chiare per non procedere in ordine sparso», si fa sentire Giovanni Toti. E Luca Zaia dà voce agli interrogativi dei colleghi: «Quale medico si prenderà la responsabilità di inoculare AstraZeneca agli under 60? Avremo più vaccini, o no? E come ci regoliamo con insegnanti e categorie prioritarie under 60, diamo Pfizer?». Riunione accesa, anche perché molti presidenti diffidano delle raccomandazioni «da azzeccagarbugli» degli scienziati del Cts e temono che il governo finisca per gettare sulle loro spalle la responsabilità dello stallo».

A proposito di presidenti di Regione, interviene Nicola Zingaretti. La Regione Lazio è stata fra le più efficienti nella vaccinazione, dalla scorsa notte si stanno già prenotando i 64enni. Il caso AstraZeneca piomba in un momento delicato della campagna.  

«Presidente Zingaretti, il Lazio è in cima alla classifica delle Regioni che hanno vaccinato di più. I tagli di AstraZeneca incideranno e in che modo sui vostri piani? «Noi viaggiamo su una media 26-27mila inoculazioni al giorno, ma se ci fossero i vaccini già oggi ne potremmo fare il doppio e arrivare in tempi brevi a 60mila, pari a 1,8 milioni di dosi al mese. Merito di una rete che nel Lazio conta più di 120 centri vaccinali, circa 2.500 medici di base e i grandi hub». Ma in mancanza di rifornimenti, non si rischia una brusca frenata? «Mi pare evidente che il tema sia l'approvvigionamento. AstraZeneca rappresenta il più importante fornitore della Ue e questo continuo stop and go crea grossi problemi alle Regioni che devono programmare la somministrazione. Noi stanotte abbiamo aperto le prenotazioni ai 64-65enni, nel frattempo stiamo andando avanti con le seconde dosi per quelli più anziani. Se i vaccini non arrivano dovremo spostare gli appuntamenti e non è facile: parliamo di decine di migliaia di persone. Lavoriamo per evitarlo». Il governo Draghi aveva promesso di arrivare a 500mila dosi giornaliere entro fine mese. Le pare un obiettivo realistico? «Se si è fatta quella scommessa non ho motivo di dubitare che avesse basi solide. Intanto, però, le case farmaceutiche hanno comunicato tagli e ritardi sulle forniture. Un guaio che riguarda tutta Europa, non solo l'Italia. Aggravato da confusione e mancanza di trasparenza, come dire che un vaccino va bene solo per gli under 65 per poi sostenere l'opposto». 

Silvio Garattini, farmacologo e direttore dell’Istituto Mario Negri, dà il suo parere, preoccupato per la raccomandazione sugli over 60, a Repubblica:

«Le posizioni di Ema sono tranquillizzanti, è giusto? «L'agenzia ha detto che tutto poteva riprendere perché anche se ci fosse un nesso con queste rare trombosi, i benefici sono così elevati che purtroppo bisogna accettare qualche effetto collaterale». Non è possibile avere vaccini senza effetti collaterali? «Non ci sono farmaci innocui, neanche vaccini. Pure l'aspirina provoca emorragie in un caso su mille. Bisogna valutare se i danni che derivano da un certo trattamento sono così importanti da non essere comparabili con i benefici. Ma qui i benefici sono molto importanti. Nei Paesi dove la vaccinazione è estesa, ad esempio in Inghilterra che ha usato tantissimo AstraZeneca, calano contagi, ricoveri e mortalità». I casi sospetti però ci sono. «Siamo nell'ordine di relativamente pochi casi ogni milione di dosi. Si tratta tra l'altro di problemi emorragici spesso recuperabili e non c'è ancora un nesso di rapporto causa-effetto con il vaccino, non sappiamo neanche quanti sono questi episodi nella popolazione generale, così da poter fare un paragone». E se arriveranno più prove della pericolosità? «Il problema è sempre quello: non c'è niente di gratuito, c'è sempre un rapporto beneficio-rischio. Si tratta di valutarlo e capire. Stiamo parlando di un vaccino che protegge almeno all'80%, uno strumento importante per un Paese dove ogni giorno ci sono almeno 400 morti, oggi (ieri, ndr) addirittura 627. Se avessimo vaccinato quando ha cominciato l'Inghilterra forse questi decessi ce li saremmo risparmiati».(…) Sin dall'inizio su AstraZeneca ci sono stati problemi. Perché? «Questo vaccino è nato male. I primi pasticci li ha fatti l'azienda, con comunicati e altre prese di posizione discutibili. Poi anche noi. Prima in Italia abbiamo detto che andava bene per gli under 55, poi prima abbiamo alzato la soglia e dopo l'abbiamo tolta. C'è stato un problema che ha portato al ritiro di un solo lotto, mentre tutti gli altri potevano continuare ad essere usati, ma poche ore dopo la Germania ha sospeso l'uso gli siamo andati dietro. Non si crea fiducia nei cittadini con questa politica. E perdere fiducia in questo momento è pericoloso».

Daniele Banfi (non è mio parente) è un giornalista scientifico della Fondazione Veronesi, che stimo per la sua attendibilità. Ecco che cosa ha scritto dopo la conferenza stampa di Ema.

«Una spiegazione plausibile dei fenomeni registrati riguarda una risposta immunitaria individuale. Non sono stati riscontrati rischi generalizzati per la popolazione e quindi EMA non ha ritenuto necessario raccomandare misure specifiche per ridurre questo rischio. Riassumendo: i benefici superano enormemente i rischi. I fenomeni trombotici sono rarissimi. La possibilità di andare incontro allo sviluppo di trombi è decisamente maggiore per altri farmaci (contraccettivi orali) rispetto al vaccino AstraZeneca. Parola di EMA. Rifiutare il vaccino è una scelta incomprensibile. Parola mia».

ATTACCO INFORMATICO A 2500 SCUOLE: BLOCCATI I REGISTRI

Proprio nel giorno del ritorno a scuola in presenza di più di 5 milioni e mezzo di studenti, si viene a sapere di un episodio inquietante. Un gruppo di hacker ha bloccato i registri elettronici (voti, presenze, eccetera) di ben 2500 scuole italiane: il cuore del sistema durante la DAD. E chiedono un riscatto.  

«Il sistema è stato attaccato da un gruppo di hacker, che nella notte tra venerdì e sabato ha lanciato un ransomware, un virus informatico che rende inaccessibili i dati, e inviato ai gestori di Axios una richiesta di riscatto in Bitcoin del valore di svariate decine di migliaia di euro. Al messaggio intimidatorio i pirati hanno allegato un contatto Telegram con cui gestire il pagamento e poi ricevere le istruzioni, con tanto di video-tutorial, per il ripristino. Axios non ha pagato, ma si è affidata alla Polizia postale, alla quale martedì è stata presentata regolare denuncia, e a due società esperte di sicurezza informatica per capire come affrontare l'attacco che ha mandato in tilt i registri di 2.500 scuole italiane. Le due ditte, una delle quali lavora anche per l'esercito Usa, hanno assicurato che non c'è stata divulgazione né perdita di dati, quindi la privacy di studenti e personale è salva. In un primo momento si pensava di ripristinare i servizi dei registri elettronici oggi, ma poi è stato «deciso di rimandare a venerdì o al massimo a lunedì prossimo - ha spiegato Stefano Rocchi, amministratore unico di Axios Italia - per potenziare ulteriormente le misure di sicurezza».

L’EUROPA UMILIATA ALLA CORTE DI ERDOGAN

Non è solo politica internazionale o diplomazia. Il caso dello sgarbo di Erdogan è davvero clamoroso. È giusto offendersi? Anche nella grande diplomazia internazionale? Avvenire dedica l’editoriale al “sofa- gate”. La domanda è retorica: il trattamento riservato a Ursula von der Leyen non lascia dubbi. Andrea Lavazza su Avvenire.

«Offendersi significa non permettere che uno strappo al cerimoniale diventi pubblica accettazione di un trattamento irrispettoso e sostanzialmente inaccettabile. Quello che ci dice il 'sofa-gate' ('il caso del divano', come è già stato etichettato) riguarda il merito di un atteggiamento che non possiamo tollerare perché va a braccetto con una serie di altre violazioni dei diritti, queste sì concretissime e non solo formali, che il governo di Erdogan va compiendo. Con tutti si deve discutere e trattare, ma non con tutti si può abbozzare. Tollerare che la guida di una delle istituzioni europee sia oggetto di una discriminazione perché donna (anche se ora qualche giustificazione sarà accampata per smentire questa lettura dell'episodio) può essere una metafora di peggiori concessioni. Offendersi, tutti, è pertanto la risposta corretta a un affronto che forse è proprio mirato a misurare la fermezza dell'interlocutore. La delegazione europea si era presentata ad Ankara disposta a riallacciare un faticoso dialogo, reso impervio negli ultimi anni dall'espansionismo turco nel Mediterraneo - le trivellazioni in acque cipriote e greche e la penetrazione in Libia -, dalla dura repressione dell'opposizione interna e della minoranza curda e dal ricatto continuamente esercitato sul tema migranti. Il Paese asiatico ospita circa quattro milioni di profughi in prevalenza siriani in fuga dalla guerra, per i quali ha già ottenuto 6 miliardi di euro dall'Unione. Adesso vorrebbe una nuova tranche di finanziamenti per dare la garanzia di non aprire le frontiere e fare partire i migranti verso l'Europa. In cambio di questo 'filtro' altre contropartite potrebbero arrivare da Bruxelles nel summit programmato per giugno. Se non ci offendiamo per lo sgarbo, significa che di Erdogan abbiamo bisogno fino a quel punto? Il progetto di ingresso della Turchia nella Ue è oggi ormai tramontato, eppure sembra sbagliata anche la disponibilità a forme rafforzate di partnership davanti a un interlocutore che non accetta - anzi, ribadisce pubblicamente di rifiutare - valori e obiettivi a noi cari, a partire dal rispetto delle donne».

Andrea Bonanni su Repubblica non ritiene che ci sia in primo piano la fobia delle donne, sulla linea islamista di sconfessione della Convenzione di Istanbul, fra le motivazioni che hanno spinto il presidente turco Erdogan ha costringere Ursula von der Leyen sul divano e non sulla sedia accanto a lui. Ma che sia stato il sentimento populista anti europeo alla base di quell’umiliazione pubblica. 

«Ci può anche essere un sussulto di machismo ma, più probabilmente, lo sgarbo di Erdogan a Ursula von der Leyen si inquadra nella crociata che i populisti di tutto il mondo hanno da tempo intrapreso contro i simboli del potere federale europeo. Come Putin, che maltratta l’Alto rappresentante Josep Borrell in visita a Mosca. Come Boris Johnson, che rifiuta al rappresentante della Ue il rango di ambasciatore che gli spetta. Il messaggio dell’aspirante sultano turco è chiaro: quello che conta in Europa sono i governi nazionali, impersonati dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, mentre l’autorità comunitaria della presidente della Commissione viene relegata in secondo piano (…) L’unico successo che Erdogan può segnare al suo attivo è l’aver dimostrato l’inadeguatezza del Presidente del Consiglio europeo Charles Michel, che avrebbe dovuto restare in piedi fino a che la sua collega non avesse ricevuto un’accoglienza adeguata. Ma questa, più che buona politica, sarebbe stata semplicemente buona educazione». 

Massimo Gramellini dedica il suo caffè al Sofagate di Ankara.

«Ci sono momenti che definiscono un carattere e un continente. Se Michel cedesse il posto alla collega, Erdogan verrebbe retrocesso di colpo a quello che è: un autocrate misogino, convinto che il potere di ricatto che esercita sull'Europa riguardo ai migranti lo autorizzi a infliggerci qualsiasi insolenza. Come europei ne usciremmo ingigantiti nell'autostima. Invece Michel si siede senza fare una piega, con un mix deprimente di inconsapevolezza e paura di sbagliare, lo stesso che ha guidato le istituzioni di Bruxelles nella fallimentare partita dei vaccini. Per un attimo spero che von der Leyen schiaffeggi quei due maschi inutilmente alfa, ma è una signora di buone maniere e contiene il suo imbarazzo nei limiti di un suono onomatopeico: «Ehm». Poi, per non peggiorare le cose, accetta di accomodarsi su un sofà laterale. Che rabbia».

LETTA INCONTRA CALENDA, ROMA QUESTIONE APERTA

Dopo Matteo Renzi, Enrico Letta ha incontrato Carlo Calenda. Il leader di Azione è un alleato del Pd, ma si è anche candidato nella corsa del Campidoglio. E proprio sul tema delle candidature a Roma, racconta a Maria Teresa Meli del Corriere l’interessato, non sono ancora state prese decisioni al Nazareno.

«Carlo Calenda, di che ha parlato nell'incontro di ieri con Letta? «Innanzitutto di cose concrete. Gli ho illustrato il programma di Azione per riaprire definitivamente il Paese il 15 maggio». E come? «Mettendo in sicurezza con almeno una dose di vaccino altri 10 milioni e 900 mila italiani ultrasettantenni e fragili sotto i 70. E completando la seconda dose per 3 milioni già prenotati. Così copriremo con almeno una dose tutte le categorie ad alto rischio». (…) Avete parlato di amministrative? «Sì e ho detto con chiarezza a Enrico che per decidere bisogna valutare la qualità dei candidati. Se è buona noi non abbiamo problemi ad appoggiarli. Certo, che se ci si propone Fico a Napoli noi non lo sosteniamo. Non per cattiveria ma perché pensiamo che non abbia l'esperienza amministrativa e le capacità per fare il sindaco di Napoli. Invece appoggeremo Sala senza problemi. E penso che la proposta di Renzi su Bologna sia da tenere in considerazione perché Isabella Conti è una persona di grandissima qualità, una bravissima amministratrice, e può essere la candidata di un fronte ampio». E Roma? «Letta non ha ancora deciso. Io però gli ho detto che secondo me le primarie tra candidati del Pd, perché di questo si tratta, rischiano di essere un grave errore. Su Roma occorre una grande operazione civica che metta in discussione la classe dirigente dei partiti che l'hanno amministrata, Pd compreso, negli ultimi quindici anni. Intanto io sto andando avanti con la mia campagna: rifiuti, trasporti, verde. Dopodiché ho detto ad Enrico che sono più che aperto a sedermi e a discutere di come costruire la squadra, ma non voglio perdere tempo in polemiche tutte interne alla sinistra che non fanno bene a Roma». Il Pd la appoggerà? «Letta non ha sciolto né in un senso né in un altro. Però voglio dire una cosa: a Roma il Pd locale si è sempre per esempio opposto al fatto che Ama venga incorporata da Acea per avere finalmente una multiutility moderna che funziona. Ecco, se la classe dirigente del Pd resta quella che è, e si schiera contro ogni rinnovamento, allora sono io a non volere che mi appoggi perché così anche se diventassi sindaco non riuscirei a governare».

SAVIANO SCRIVE A DRAGHI SULLA LIBIA: NON FACCIA COME MINNITI

Già ieri avevamo segnalato sulla Versione che non tutti i commenti sulla prima visita all’estero di Draghi, quella a Tripoli, erano stati favorevoli. Soprattutto per le poche parole, di ringraziamento alle autorità libiche, spese sulla questione dei migranti. Roberto Saviano scrive oggi una lettera aperta sul Corriere della sera al Presidente del Consiglio su questo aspetto.

«Caro presidente Draghi, le scrivo perché credo profondamente sia stato vittima di un equivoco. Caro presidente, nessun migrante è stato mai «salvato» in mare dalla Guardia costiera libica (finanziata dall'Italia), semmai rapito e mai rimpatriato. I migranti «salvati» vengono portati in campi di prigionia, che sono veri e propri lager, e durante le operazioni di «salvataggio» la Guardia costiera libica - esistono filmati - ha più volte picchiato i migranti ammassati sui gommoni, non ha esitato a sparare su uomini e donne, uccidendo. Ha usato le proprie coste come ricatto estorsivo verso l'Europa e i migranti come bancomat: ha preso soldi per fermare le partenze, soldi dai trafficanti per poter agevolare le partenze, soldi dai familiari dei migranti per interrompere le torture, soldi per riscattarli e permettergli di tornare nei loro Paesi. Tutto questo è stato indagato e svelato dall'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr) e la stessa Organizzazione Internazionale per le migrazioni (OIM) ha dichiarato i porti libici come porti non sicuri. Presidente, anche sui centri di detenzione in Libia abbiamo informazioni dettagliate da fonti affidabilissime. Esistono almeno due tipi di lager: quelli ufficiali, nei quali vige il lavoro forzato, dove migranti che non hanno commesso alcun reato sono detenuti e trattati come criminali e schiavi. E poi ci sono i lager non ufficiali, veri e propri luoghi di tortura; qui i migranti vengono maltrattati a scopo estorsivo, venduti, picchiati, stuprati e uccisi. Le testimonianze sono agghiaccianti e chi ha ascoltato questi racconti non può ringraziare la Guardia costiera libica: se vuole approfondire le questioni di cui le sto parlando, le consiglio di ascoltare su Radio Radicale la trasmissione «Voci dalla Libia - speciale Fortezza Italia», a cura di Andrea Billau e Michelangelo Severgnini. Non possiamo più sottostare al ricatto, non possiamo più fare «noi» la parte del lupo nella speranza di depotenziare i pedatori. Lo hanno già fatto i governi a trazione Pd e non ha funzionato, checché ne dica l'ex ministro Marco Minniti».

IL CARAVAGGIO CHE STAVA ANDANDO ALL’ASTA PER 1500 EURO

È una storia clamorosa, che giustamente Repubblica mette in prima pagina. Stasera alle 18 in una casa d’aste di Madrid sarebbe dovuto andare all’asta un dipinto, un Ecce Homo, stimato solo 1500 euro come base d’asta, perché ritenuto di scuola. Invece uno dei massimi studiosi italiano di Caravaggio, Maria Cristina Terzaghi, non ha dubbi: è del grande maestro. Il racconto di Repubblica.  

«Insomma, questo Cristo che emerge dall'ombra ha tutta l'aria di essere un Caravaggio ritrovato, candidandosi ad aprire un nuovo clamoroso capitolo nella storia del pittore maledetto, morto a 39 anni, il 18 luglio 1610 sul litorale tra Lazio e Toscana, in attesa di essere graziato dalla condanna per omicidio. Si tratta della prima attribuzione plausibile dopo quella della Maddalena in estasi ritrovata da Mina Gregori e annunciata su Repubblica sette anni fa. La ricostruzione dei fatti è ancora frammentaria. Ma Maria Cristina Terzaghi, studiosa di Caravaggio, è stata tra i primi studiosi del maestro del Seicento a raggiungere la capitale spagnola per visionare l'opera, sfidando la pandemia. E adesso non ha dubbi: «È lui!», racconta al telefono da Madrid. Professoressa associata di storia dell'arte moderna a Roma Tre, nel 2019 Terzaghi è stata la curatrice di Caravaggio Napoli al Museo di Capodimonte, una delle mostre recenti più importanti dedicate a Merisi. «Il manto di porpora di cui viene rivestito il Cristo ha la stessa valenza compositiva del rosso della Salomé del Prado di Madrid», spiega. Sul suo occhio non è possibile avere troppi dubbi: «Quest'opera intrattiene un legame profondo con i dipinti redatti al principio del soggiorno napoletano», precisa». 

L’ORIZZONTE DI CHIARA AMIRANTE

Ha fondato la comunità Nuovi Orizzonti, che oggi ha un grande seguito. Sul Corriere della Sera Stefano Lorenzetto intervista Chiara Amirante e le fa raccontare la sua storia. Ecco un estratto.  

«Abbiamo ridotto il cristianesimo a precetti, norme, doveri, rinunce, divieti. I ragazzi vanno a messa e provano tristezza anziché gioia». Niente è più inespressivo del volto dei fedeli mentre ascoltano l'omelia di un prete, sosteneva François Mauriac. (Ride). «I sensi dello spirito si sono atrofizzati. La fede non è razionalità. Io credo a Colui che ha promesso di essere con noi sino alla fine del mondo». Tra gli sbandati ha rischiato la vita? «Alla terza notte trascorsa a Termini una ragazza impasticcata mi si avventò contro, urlando: "Ti scanno!". Pensava che volessi rubarle il moroso che stavo assistendo. Fu trascinata via prima che mi squarciasse la gola con il coltello». È stato l'unico episodio? «Una notte del 1991 un furgone mi tagliò la strada mentre rincasavo in motorino. La via era deserta. Il marcantonio alla guida manifestò le sue intenzioni. Sono la persona sbagliata, ho consacrato la mia vita a Dio, lo dissuasi. Si tramutò in un agnellino: "Ma davvero? Non ci posso credere. Una ragazza così bella...". Mi rintracciò per lettera molti anni dopo. Si era riconosciuto nel mio libro Solo l'amore resta. Da allora aveva cambiato vita. Tradito da una donna che amava immensamente, era diventato frate». Ma lei da sola che poteva fare per l'umanità infelice incontrata ogni notte? «Niente, in effetti. Mi chiedevano: "Chiara, portaci con te". È stato il vero dramma. Credevo di poter fare da ponte fra quei disgraziati e i centri di recupero. Ma per loro non c'era posto, come per Maria e Giuseppe a Betlemme. Chi mai avrebbe dato una casa a delle prostitute? La stessa Caritas al massimo ti offre un pasto, un vestito, un letto per una notte. Non poteva farsi carico di persone ancora giovani ma già morte dentro». Perciò a chi si rivolse? «Presentai un progetto al Comune di Roma, chiesi di darmi una scuola abbandonata. Tante promesse, ma nulla di concreto. Per i miei ragazzi servivano 25 milioni di lire al mese, io dal Ceis ricevevo solo 1 milione di stipendio. Dopo una settimana di preghiera, decisi di affidarmi ancora una volta al Vangelo: "Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate". Era il 24 maggio, festa di Maria Ausiliatrice. Lasciai tutto e andai a vivere con loro. Una pazzia, il buio totale. Quello stesso giorno, mi giunsero tre offerte di locali, da un centro di ascolto, da un parroco vicino a Termini e dalla San Vincenzo. La prima casa di Trigoria nacque così». Ma quanto costa Nuovi orizzonti? «Circa 20.000 euro al giorno. Non abbiamo entrate fisse, viviamo di carità». In compenso è nel cuore del Papa. «Francesco mi scrisse: "Pensavo di venirvi a trovare". Il 24 settembre 2019 si presentò in segreto qui alla Cittadella del cielo di Frosinone. Mi aveva concesso di avvisare solo gli amici più cari». E che amici: Andrea Bocelli, Fabio Fazio, Nek, Matteo Marzotto. «Arrivò in auto alle 9.30 e si trattenne fino a dopo le 16. In quel periodo meditavo di dimettermi, dato il mio stato di salute. Il Papa mi chiese di rimanere come punto di riferimento per i ragazzi». Le telefona, qualche volta? «Fa di queste sorprese, sì. Io non mi permetterei mai. Però gli scrivo spesso». (…) Lei ha definito Ennio Doris «una bellissima Dio-incidenza». Il banchiere sarebbe una coincidenza celeste? «Su suggerimento della moglie Lina, mia lettrice, mi chiamò a parlare di spiritualità a 300 manager di Mediolanum riuniti a Merano. Mi pareva impossibile. Ebbe coraggio. Da allora siamo amici». Ma soldi e Vangelo vanno d'accordo? «Non è Gesù a dire che chiunque lasci casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa sua riceve già al presente cento volte tanto? Solo la Banca del Cielo offre interessi così alti». 

Per chi vuole, ci vediamo dalle 16.50 su 10alle5 Quotidianahttps://www.10alle5quotidiano.info/ per gli aggiornamenti della sera. Appuntamento con un’intervista esclusiva su un tema di attualità.