PARTE DRAGHI

IERI BOOM DEI NOSTRI TITOLI. CI FINANZIAMO A TASSO ZERO

Ci siamo. Stamattina alle 10 Mario Draghi parlerà al Senato, inizia l’iter della fiducia del suo Governo. Coincidenza: è il Mercoledì delle Ceneri, comincia la Quaresima (Milano a parte) e finisce il Carnevale. Il Covid quest’anno ha sommerso tutto, niente maschere e coriandoli, solo mascherine e gel. Dunque ci si fa poco caso. E tuttavia è fatale che il calendario ci dia l’idea di qualcosa di simbolico. Certo inizia un lungo periodo in vista della Pasqua. Quaranta giorni decisivi per capire se l’Italia si riprenderà o no. Qualche buon segnale per la verità non manca, come l’asta di ieri dei nostri titoli, i BTP: gli investitori ne volevano 130 miliardi, il Tesoro ne ha piazzati meno di 15. E se la richiesta è quasi 10 volte tanto l’offerta, beh il dato è clamoroso e si è infatti tradotto in un risparmio immediato per il Tesoro.  Si cambia sulla strategia anti virus: Arcuri ridimensionato, esercito e Protezione civile in campo. Mentre in politica Conte continua a tessere la sua trama con l’ambizione di restare leader dell’alleanza Pd-Leu-5Stelle.  Salvini prova a reinventarsi leader di lotta e di governo.

LE PRIME PAGINE

Tanti temi sulle prime pagine. Cominciamo dal titolo del Sole 24 Ore, che ha qualcosa di davvero storico: Nel 2021 il Tesoro si finanzia a tasso zero. Vedremo di che si tratta. Ma è l’immediata vigilia del voto di fiducia a catalizzare l’interesse dei Direttori. La Stampa celebra: Draghi: così ricostruiremo l’Italia. Repubblica e Messaggero restano in tema di politica economica: Draghi, aiuti alle imprese ma non più a pioggia sceglie Molinari. Mentre da via del Tritone vanno su lavoro: Licenziamenti, ok da Pd e Lega blocco per tutti fino a giugno. L’altro grande tema: le novità sul fronte virus e vaccini. Il Corriere della Sera annuncia: Virus, una nuova stretta. Mentre Avvenire sceglie: Vaccini, si riparte. Titolo che va sempre bene per il Quotidiano Nazionale: Lo spauracchio di un nuovo lockdown. Il Giornale si concentra sulla “terza emergenza”, dopo Covid ed economia e cioè la giustizia: Palamara atto secondo. Mentre Travaglio esulta sul Fatto per l’alleanza Pd 5stelle e Leu che formeranno un intergruppo comune al Senato:C’è vita nei giallorosa. Una sponda per Conte. La Verità sbeffeggia il maldipancia dei 5 Stelle: Da reddito zero a 98.000 euro. Il grillino vota col portafogli. In effetti il tema delle fronde anti Draghi (il “Governo horror” di Di Battista) già costato fiumi d’inchiostro, appassiona meno che nei giorni scorsi.

ASTA DEI TITOLI: L’EMISSIONE DEI RECORD

L’economia sarà anche una “scienza triste” ma ogni tanto val la pena cercare di capire che cosa succede. Nel giorno della presentazione del programma di Mario Draghi il giornale economico italiano più autorevole sottolinea una notizia clamorosa. Che cosa è accaduto? Ieri Il Tesoro ha lanciato “l'emissione dual tranche del nuovo BTp”, come da comunicato della Banca d’Italia. Gli investitori avrebbero voluto comprarne per 130 miliardi di euro. Mentre ne abbiamo messi in vendita solo 14, abbassando i tassi. Per questo il Tesoro quest’ anno “si finanzia a tasso zero”. Ecco come spiega che significa l’articolo di Morya Longo sul Sole 24 Ore:

«Segno di fiducia nel Paese. Segno che i capitali continuano ad arrivare. Andiamo con ordine. Il Tesoro ieri ha emesso (tramite un gruppo di banche composto da Citi, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Mps Capital Services e Nomura) due nuovi BTp: un decennale con scadenza nell'agosto del 2031 per 10 miliardi di euro e un trentennale indicizzato all'inflazione per 4 miliardi. In totale il Tesoro ha quindi raccolto 14 miliardi: si tratta del massimo mai rastrellato sul mercato in un'unica soluzione, pareggiando i conti con i 14 miliardi del giugno scorso. Ma l'aspetto più rilevante sta nei rendimenti. Solitamente quando si emette un nuovo titolo, con una scadenza inedita, si offre agli investitori un "premio" rispetto agli altri titoli di Stato sul mercato: una sorta di regalo per invogliarli a comprare un nuovo prodotto. Questa è una costante sul mercato, da che mondo è mondo. Ebbene: questa volta il "premio" è stato ridotto all'osso. Il nuovo BTp decennale con scadenza nell'agosto del 2031 in mattinata era stato promesso con un "premio" di 6 punti base rispetto al tasso d'interesse attualmente pagato dal vecchio BTp decennale (che scade ad aprile 2031, dunque qualche mese prima). Poi il "premio" è stato ridotto a 4 punti base. Ma dato che il nuovo BTp è di qualche mese più lungo rispetto al vecchio, e solo questo vale 3 punti base, significa che il "premio" effettivo per la nuova emissione è di appena un punto base. Morale: il titolo è stato emesso al tasso d'interesse di 0,604%, che è praticamente senza "premio" di emissione. E discorso analogo per il trentennale, emesso ad un rendimento reale di 0,177%. Per questo tanti investitori si sono ritirati: quelli più speculativi non hanno più visto convenienza. La stessa cosa era accaduta alla Spagna a gennaio: un'emissione di titoli di Stato aveva inizialmente raccolto una domanda da 130 miliardi, ma poi gli ordini erano scesi a 67. Ma questo non è affatto un male per l'Italia: non solo il Paese ha strappato tassi bassi, ma la domanda è stata comunque forte da tutto il mondo. » 

COVID E VACCINI, UNA NUOVA STRATEGIA

Mentre non cessa la preoccupazione sul fronte delle varianti con una serie di chiusure mirate, zone rosse localizzate (al Sacco di Milano sono già in affanno), ci sono segnali di una svolta decisa sul fronte dei vaccini e dell’organizzazione per combattere il COVID. Prima mossa allo studio che sarebbe determinante: fabbricare i vaccini in Italia. Col permesso della Ue. Lo raccontano Tommaso Ciriaco, da Roma e Alberto d’Argenio, da Bruxelles, su Repubblica

«Mario Draghi è già al lavoro per entrare nel vivo della partita per rafforzare la campagna di vaccinazione. A cavallo della videoconferenza del G7 di venerdì, il premier potrebbe sentire i presidenti di Commissione e Consiglio europeo, Ursula von der Leyen e Charles Michel. In parallelo avrà contatti telefonici con i maggiori leader dell'Unione. Ma sarà a von der Leyen che Draghi chiederà dei contratti che l'Eurogoverno ha stipulato con le case farmaceutiche a nome dei partner Ue. Un messaggio chiaro: il nuovo capo del governo intende verificare cosa non abbia funzionato nella consegna dei rimedi e come, eventualmente, modificare gli accordi con le Big Pharma per recuperare terreno, magari anche lavorando sui brevetti. Nel frattempo, l'Italia punta a produrre in casa i vaccini che hanno già ottenuto il via libera dell'Ema. Nel Sud del Lazio e in Toscana, per cominciare. »

Seconda mossa: ridimensionare il ruolo di Domenico Arcuri. Resta commissario ma le sue competenze vengono ristrette all’acquisto dei vaccini. Spiega Lorenzo Salvia sul Corriere:

«Per ora lui resta. «Primo sopravvivere» ha detto a chi ci ha parlato in queste ore, usando quello che è il motto di un altro grande navigatore della politica, Dario Franceschini. Ridimensionato nelle sue funzioni, anche se il suo orgoglio non gli consentirà mai di ammetterlo. Ma resta. Come mai? «Se garantisce i vaccini come ha fatto con l'apertura delle scuole e le mascherine, aiutarlo sarà un dovere», dice malizioso Matteo Salvini. Ed è proprio in quella parola, «aiutarlo», la chiave per capire cosa è successo e cosa potrebbe succedere. «Insieme a Conte, a casa pure Arcuri!» urlava il segretario della Lega solo un mese fa. Conte a casa ci è andato, Arcuri no. E in politica nulla accade per caso. Dietro la linea più morbida di Salvini c'è il patto di desistenza che Arcuri sembra aver raggiunto con il leghista Luca Zaia, sulla via veneta alle forniture parallele di vaccino. Ma soprattutto quel richiamo all'unità che oggi il premier Mario Draghi ripeterà nell'Aula del Senato prima della fiducia. E che il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha chiesto a tutti i partiti, forse a Salvini un po’ di più, proprio nelle ore drammatiche in cui dava l'incarico all'ex presidente della Banca centrale europea. Al commissario Arcuri resta l'approvvigionamento dei vaccini. Capitolo ancora complicato, visto che proprio ieri Moderna ha dimezzato il numero delle dosi in consegna per il mese di febbraio: dovevano essere 488 mila, saranno 248 mila. A lui, con ogni probabilità, resterà anche la distribuzione. E anche questa sarà una grana, specie se le regioni andranno avanti con gli acquisti in proprio e lui dovrà mantenere la promessa di scalare quelle dosi dalle forniture nazionali. Sul coordinamento delle fasi successive, invece, entrerà in campo la Protezione civile. »

Terza mossa: cambia il Comitato Tecnico Scientifico. Il direttorio dei virologi si snellisce, resterà il principale consulente del Governo ma con nuove regole. Innanzitutto nuova attenzione alla comunicazione diretta degli esperti. Ricciardi è del CTS? No. Ecco ricordiamolo. Fiorenza Sarzanini sul Corriere:

«Un numero ridotto di componenti e una linea di comunicazione unitaria per evitare sovrapposizioni e soprattutto fughe in avanti rispetto alla strategia e alle scelte di governo. Con l'arrivo dell'esecutivo guidato da Mario Draghi cambia il Comitato tecnico scientifico. La struttura creata il 5 febbraio di un anno fa, appena pochi giorni dopo la dichiarazione di stato di emergenza per l'epidemia da coronavirus, sarà più snella ma avrà lo stesso perimetro d'azione. Come già accade adesso continuerà a rispondere ai quesiti del governo sulle scelte per contrastare i contagi, sulle chiusure e sulle riaperture delle attività. Fornirà pareri su strategie e protocolli messi a punto dai vari settori: dai negozi allo sport, dalle scuole ai luoghi dello spettacolo, dalle aziende ai locali pubblici. A cambiare dovrà essere l'immagine esterna. Perché - come hanno sottolineato durante il primo incontro avvenuto lunedì i ministri della Salute, Roberto Speranza, e degli Affari regionali, Mariastella Gelmini - «in un momento così delicato per il Paese non bisogna confondere i cittadini inviando messaggi diversi e a volte contraddittori». Una decisione potrebbe essere presa entro la fine della settimana, dopo che il governo avrà ottenuto la fiducia in Parlamento. (…) Il professor Walter Ricciardi, che continua a essere bersaglio di critiche per le sue esternazioni, non fa parte del Cts. Numerosi altri epidemiologi e virologi, spesso protagonisti di scontri in tv, non hanno nulla a che fare con l'organismo, eppure vengono spesso identificati con il Comitato. Ed è proprio questo che ora si vuole evitare. »

CONTE “FEDERATORE” DI PD 5S LEU

Sul piano delle mosse di Palazzo, un fatto rilevante, alla vigilia del voto, è la costituzione di un intergruppo parlamentare fra gli alleati del Conte 2 (Italia Viva non invitata). Qual è l’idea, che Il Fatto attribuisce all’ex presidente del Consiglio, e che rinfranca gli orfani dell’ultimo esecutivo? Tenere insieme strategicamente un’alleanza che comunque alla Camera ha la maggioranza e al Senato molti voti, un’alleanza che allo stesso tempo si presenti compatta nelle varie cabine di regia e incontri bilaterali. Una prospettiva politica che aiuta anche Grillo e Crimi a tenere compatta la squadra parlamentare dei 5Stelle. I Lezzi e Lannutti (quello per cui Draghi è Dracula)  avranno meno peso. Monica Guerzoni sul Corriere:

«Giuseppe Conte non lascia la politica, anzi rilancia. C'è l'ex presidente del Consiglio dietro l'iniziativa di costruire un blocco parlamentare formato da M5S, Pd e Leu. I tre partiti sopravvissuti alla brusca fine del governo giallorosso non vogliono farsi schiacciare dai numeri del centrodestra e provano a pesare, in vista delle scelte cruciali sulla pandemia e sul Recovery plan. Il primo a commentare come «giusta e opportuna» l'iniziativa dei capigruppo al Senato dei tre partiti, che hanno deciso di dar vita a «intergruppo parlamentare», è proprio Conte. L'avvocato, che tornerà a Firenze a insegnare Diritto privato, mostra di credere ancora nel futuro di quella Alleanza per lo sviluppo sostenibile di cui ha parlato il 4 febbraio nel «discorso del tavolino». Per lui la decisione di tenere in piedi quel che resta del centrosinistra servirà a promuovere iniziative «che rilancino l'esperienza positiva» del suo governo, mandato a casa anzitempo da Matteo Renzi. (…) La mossa di ieri serve a dire che, nel nuovo scenario politico i numeri sono dalla parte della ex maggioranza giallorossa e che Conte ne resta il punto di riferimento. Un messaggio rivolto anche ai tanti senatori del M5S che si apprestano a non votare la fiducia e che potrebbero ripensarci per seguire le indicazioni dell'ex presidente del Consiglio. »

SALVINI “DOUBLE FACE”

L’altro protagonista delle cronache di Palazzo, già lo abbiamo incrociato sui vaccini, è Matteo Salvini. Marco Cremonesi sul Corriere racconta un po’ le sfaccettature di questa fase del leader della Lega. Da una parte c’è l’uomo di Governo, pragmatico, che incontra tutti e dialoga. Dall’altra il leader che critica l’euro e manda a quel paese questo o quello.

«La doccia scozzese ha ritmi incalzanti. Il Matteo Salvini di lotta si alterna a quello di governo più volte al giorno, magari nello spazio di pochi minuti. Il leader leghista incontra governatori e leader politici, nuovi o antichi alleati che siano. Ed entra diritto su tutti i dossier possibili e immaginabili. Lo farà almeno fino al giorno in cui nei ministeri non arriveranno i suoi luogotenenti come sottosegretari. Ma la linea, giura lui, resta quella di far «cambiare il passo» all'Italia, e dimostrare che la nuova stagione è tutt' altra cosa rispetto al governo Conte.  (…) Al netto di interventi e interviste, la giornata però ancora non è conclusa. In attesa di incontrare a breve Luigi Di Maio, Enrico Giovannini e Matteo Renzi, è curioso che proprio nel giorno in cui si annuncia la costituzione dell'intergruppo parlamentare tra Pd, M5S e Leu, Salvini veda, in momenti separati, prima il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani con Licia Ronzulli. Poi, la neoministra azzurra Mariastella Gelmini. A vederlo da fuori, non sembrerebbe il momento migliore per la federazione del centrodestra a cui Salvini pensa da tempo. Ma chissà... »

EMERGENZA GIUSTIZIA

C’è un ultimo tema che rischia di imporsi sull’agenda del Governo che oggi inizia il cammino della fiducia parlamentare. È quello della giustizia. Non è un caso che Marta Cartabia sia rimasta a lungo a parlare con il Presidente Mattarella subito dopo il giuramento e che dei suoi dossier si sia accennato nella prima breve riunione del primo Consiglio dei Ministri. E  non è neanche un caso che proprio sull’ex Ministro Bonafede sarebbe potuto cadere il Conte 2, se l’avvocato del popolo non avesse prima dato le dimissioni. Sul Giornale Alessandro Sallusti affronta il discorso nell’articolo di fondo:

«C'è l'emergenza Covid e c'è quella economica ed è ovvio che queste siano le priorità. Ma c'è un'altra emergenza che si trascina da anni e che è molto più subdola del virus e devastante quanto la mancanza di sviluppo. Mi riferisco alla giustizia e a quel «Sistema» che Luca Palamara ha svelato con dovizia di particolari e documentazione. Un «Sistema» in base al quale un giudice - Nunzio Sarpietro -, che in tempi di lockdown si fa aprire un ristorante per pranzare con la famiglia e beccato dalle «Iene» fa come nulla fosse, ha in mano il destino dell'ex ministro dell'Interno, nonché leader della nuova maggioranza Matteo Salvini. Un «Sistema» per cui lo stesso giudice ha interrogato nelle scorse settimane, sempre sul caso Salvini, il primo ministro Giuseppe Conte ed è uscito da Palazzo Chigi dichiarando: il premier è una persona fantastica, spero governi a lungo. »

Sullo stesso argomento interviene Walter Verini del Partito democratico in una intervista al Messaggero:

«Per Walter Verini, coordinatore dei lavori del Pd sulla giustizia, «è il momento della svolta» su un tema che finora ha diviso le forze politiche. Nuovo governo, nuovo clima? Secondo lei è effettivamente possibile la mozione moratoria dopo gli scontri degli ultimi anni? «Non è solo possibile, ma necessaria. Da tempo come Pd lo sosteniamo, perché la giustizia non può più essere il terreno tossico di scontro politico. Questo tipo di governo e questa pur anomala maggioranza parlamentare possono favorire un clima che porti a riforme condivise». Sulla prescrizione si è deciso di sotterrare l'ascia di guerra? «Abbiamo apprezzato il ritiro degli emendamenti divisivi. Non sarebbero stati solo un gesto di scortesia istituzionale verso il nuovo ministro, ma un partire col piede sbagliato». Quale sarà il nuovo corso, considerando che la maggioranza è composta da forze diverse tra loro? Sul processo penale ora si punterà ad accelerare alla Camera? «La strada è questa. Come per il processo civile, si tratta di una riforma fondamentale. Le decine di audizioni hanno suggerito cambiamenti da accogliere, ma il punto di fondo è che si potrà finalmente giungere alla durata ragionevole dei processi, con tempi certi. Con la presunzione di innocenza degli imputati, ma anche con il diritto ad avere un esito in tempi giusti. E lo stesso naturalmente vale per le vittime di reati. A quel punto anche il tema prescrizione - che nei processi infiniti è una difesa dell'imputato ma anche un fallimento dello Stato - perde la sua dirompenza».