Pasqua con chi puoi

Divieti per le feste ma in aprile chi vaccina potrà riaprire. Spy story coi russi in un parcheggio di Roma. Conte alla prima da leader nei 5Stelle. Il Papa apre i riti della Settimana santa

C’è chi può e chi non può. I turisti vanno in ordine sparso. Ieri piccolo esodo da Milano. Al suono finale della campanella (in gran parte virtuale) delle scuole, sono cominciate infatti le vacanze pasquali. Ressa agli aeroporti per i più fortunati in fuga verso le Baleari e le Canarie. A Fiumicino molti quelli in fila per andare a Tenerife. Intanto a Palazzo Chigi si è rinnovato lo scontro delle due anime all’interno del Governo: chiusuristi guidati da Speranza, aperturisti guidati da Salvini. Il nuovo DL anti Covid alla fine è un compromesso ottenuto da Draghi, con l’ok delle due parti. Nella vicina Francia Macron ha annunciato che per tre settimane sarà tutto blindato, con coprifuoco alle 19, scuole chiuse comprese. Ma non eravamo noi italiani i più severi? Nel frattempo il ritmo delle vaccinazioni aumenta. Dalle 6 di ieri mattina alle 6 di stamattina sono state fatte 270 mila 620 vaccinazioni. E sono stati ormai superati i 10 milioni di vaccinazioni. Anche se il Presidente del Veneto Zaia avverte che hanno scorte solo per altri due giorni, andando al ritmo accelerato impresso nelle ultime ore. Figliuolo e Curcio sono andati a Milano, nella trincea della Lombardia, croce e delizia di tutto il sistema sanitario nazionale: metà della riuscita della campagna si gioca lì. Dello Sputnik oggi si parla quasi solo nelle pagine estere, citando l’interesse manifestato da Francia e Germania. In Italia oggi i russi fanno notizia per un’altra storia.

Alberto Negri sul Manifesto dice che è un’operazione nostalgia. Ma quando è venuto fuori che il militare italiano infedele, accusato di aver venduto documenti militari riservati agli 007 russi, era un capitano di fregata, in redazione qualcuno ha temuto il pesce d’aprile. Oggi è pur sempre il primo del mese. E invece pare che la storia sia attendibile. Il militare italiano è stato arrestato ed è in carcere. E ben due funzionari russi sono stati espulsi dal nostro Paese. Venturini e Zafesova ci aiutano a capire che cosa significhi al di là della spy story romana nelle relazioni internazionali. Gli interessi della cronaca politica sono concentrati su Giuseppe Conte, che dovrebbe stasera tornare a parlare in pubblico, agli eletti dei 5 Stelle, dopo un certo silenzio. I commenti lo tirano per la giacchetta, c’è attesa su che cosa dirà a proposito dell’alleanza col Pd.  Il Papa, nell’udienza di ieri, ha introdotto ai giorni più importanti per la liturgia cattolica, quelli della Pasqua. Oggi è il Giovedì santo, si ricorda l’ultima cena. Vediamo i titoli.

LE PRIME PAGINE

C’è aria da guerra fredda, per via del caso di spionaggio nella nostra Capitale, nelle scelte dei Direttori. Alcuni giornali vanno su questa storia per il titolo di prima pagina. Non che gli altri non la mettano in evidenza, ma magari privilegiano vacanze e Covid. Il trittico classico dei giornaloni è in grande spolvero. Il Corriere della Sera: Spie, tensione con Mosca, la Repubblica: La talpa dei russi e La Stampa: Ufficiale-spia in manette, vendeva segreti a Mosca. Pensa alle vacanze e ai divieti invece l’Avvenire: Aprile «blindato» ma con vie di fuga. Il Messaggero sottolinea il compromesso raggiunto in Consiglio dei Ministri: Riaperture legate ai vaccini. Come anche Il Mattino: Riapre prima chi fa più vaccini. Interpretano negativamente le decisioni contenute nell’ultimo decreto La Verità: CONTENTINO ALLA LEGA, PERÒ SI CHIUDE TUTTO, il Giornale: Chiusi un altro mese E il Quotidiano nazionale: Linea dura: Italia chiusa tutto aprile. Il Manifesto prende in giro, a corredo di una foto con piazza deserta: Tutta salute. Sui vaccini e il loro numero ancora non all’altezza delle promesse e dei propositi, va il Fatto: Draghi e Figliuolo, i conti non tornano. Anche Il Sole 24 Ore ragiona sui numeri, ma  sono quelli dei conti economici del nostro Paese. Altre lentezze nella campagna vaccinale sarebbero molto pesanti: Vaccinazioni, il ritardo di tre mesi può bruciare 200 miliardi di Pil. Libero ha l’ossessione che non vengano prima gli italiani e urla: Vaccinano in massa i migranti. In questa confusione pre-pasquale solo il Domani sceglie l’attualità politica, alla vigilia della prima uscita ufficiale del Conte leader dei 5 Stelle: Tra Letta e Conte la sfida parallela delle alleanze.

ROMA, SPY STORY COI RUSSI

Dunque un addetto militare italiano è stato arrestato per avere ceduto una pen drive con segreti militari a due 007 di Putin. I funzionari russi sono statui espulsi, Di Maio ha convocato l’Ambasciatore Razov. È un caso diplomatico internazionale. L’episodio di Roma contiene tre messaggi. Scrive Franco Venturini sul Corriere della Sera:   

«Il primo è che il nostro controspionaggio funziona, e non si tratta di una dimostrazione di poco conto in un Paese dove sono ancora tante le cose che non funzionano. Il secondo messaggio è una conferma: lo spionaggio civile e militare, tra Paesi ex appartenenti a blocchi contrapposti durante la guerra fredda (ma talvolta anche tra Paesi alleati) non solo non è morto con la caduta del muro di Berlino ma gode di ottima salute e tende semmai a intensificarsi. La competizione tecnologica dei tempi nostri è per definizione anche militare, e l'instabilità geopolitica lascia ampi spazi alla penetrazione di intelligence. (…)  Il terzo messaggio attende il risultato delle indagini sull'ufficiale italiano e sulla natura dei documenti che sono stati passati a Mosca, ma fa credere sin da ora che il danno sarà circoscritto sia nei nostri cruciali rapporti con la Nato sia in quelli con la Russia. Entrambe, la Nato e la Russia, sono più che abituate a episodi del genere. Putin risponderà in maniera simmetrica, con due espulsioni di italiani se non ci saranno altri sviluppi (l'espulsione di un solo funzionario sarebbe un gesto «amichevole», ma non rientra nelle abitudini del Cremlino). La politica italiana del dialogo critico con Mosca potrà proseguire, malgrado le scampanellate di Biden».

Repubblica ha raggiunto un grande scrittore inglese di spy story come Frederic Forsyth per chiedere al maestro della fiction, che peraltro ha un passato di 007, un commento a questa spy story della realtà.

«Ci sarà sempre qualcuno che tradisce la patria per denaro o per un ricatto», dice a Repubblica l'autore di best- seller mondiali come "Il giorno dello sciacallo", "Dossier Odessa" e "Il quarto protocollo", che fu lui stesso un agente part-time dell'Mi6, il servizio di spionaggio britannico. «Come scrittore di spionaggio io ormai mi sono ritirato, di libri ne ho pubblicati abbastanza», aggiunge al telefono dalla sua casa di campagna. «Ma le spie della realtà non vanno mai in pensione». Che cosa pensa di questa operazione, Forsyth? «Penso che quando è crollata l'Unione Sovietica, trent' anni fa, qualcuno si è illuso che fossimo davanti alla fine della storia e che insieme a quest' ultima fossero finite le guerre di spionaggio tra Ovest ed Est. Invece sono continuate e con Putin al Cremlino sono diventate perfino più aggressive di quanto fossero durante la guerra fredda». Perché proprio adesso? «Probabilmente come risposta al fallimento dell'assassinio di Sergej Skripal, l'ex agente dello spionaggio militare russo che faceva il doppio gioco per i britannici e che proprio due anni fu avvelenato con il gas nervino a Salisbury, qui in Inghilterra, ma è sopravvissuto e adesso vive con una nuova identità da qualche parte in Nuova Zelanda». Ma Skripal era un pesce piccolo per Mosca. «Sì, ma la reazione che provocò il tentativo di ucciderlo è stata molto grossa. La Gran Bretagna, seguita dagli Stati Uniti e da quasi tutti i Paesi occidentali, Italia compresa, espulse 150 diplomatici russi, la più grande rappresaglia che ci sia stata dal crollo del muro di Berlino. Ovvero espulse 150 spie russe, infliggendo un duro colpo alla rete spionistica del Cremlino in Occidente. Ora Mosca sta cercando di ricostruirla. E il contatto con un ufficiale italiano per ottenere segreti militari faceva certamente parte di questa iniziativa» (…) Che cosa deve fare l'Occidente per fermare lo spionaggio russo? «Avere un buon controspionaggio. Come dicevo, le guerre di spie ci sono sempre state, da 500 anni a questa parte. E beninteso, se la Russia spia l'Occidente, anche l'Occidente spia la Russia. È un aspetto di quello che si usa chiamare il Grande Gioco delle superpotenze. Esiste da quando Elisabetta I inviava i suoi agenti a spiare il trono di Spagna che voleva assassinarla. E anche voi italiani ne sapete qualcosa fin dal tempo dei Medici e di Machiavelli». E cosa deve fare l'Occidente con Putin? «Deve tenere alta la guardia. Putin ha di fatto ricostruito una dittatura in Russia. Ma la Russia è lì e in attesa che un giorno cambi e diventi democratica non si può fingere che non esista. Dunque bisogna fare i conti con colui che al momento la governa».

Come sempre, molto interessante il commento di Anna Zafesova su La Stampa che coglie un punto di contraddizione nella strategia di Vladimir Putin: da un lato cerca la collaborazione con l’Occidente, ad esempio sul vaccino Sputnik con Francia e Germania, dall’altra intensifica la guerra sotterranea dell’intelligence.

«L'obiettivo dichiarato di Vladimir Putin è di riportare la Russia alla grandezza perduta, e lo spionaggio fa senz' altro parte di questo "great again" che si rifà ai modelli sovietici. Come anche in altri campi, non si riesce sempre a raggiungere i fasti del passato, le grandi talpe sovietiche come Aldrich Ames e Robert Hanssen restano difficili da emulare, ma a sostituirli arriva una rete di piccoli funzionari, ufficiali, tecnici. La notizia di un agente russo scoperto ormai è all'ordine del giorno, in Occidente, e viene un dubbio: o sono così maldestri da farsi beccare, oppure, se si viene a sapere solo di una parte minima di queste reclute, siamo di fronte a un'offensiva di intelligence davvero massiccia. Resta impossibile capire l'entità del danno arrecato, e valutare quanto sia cospicuo il bottino recuperato con questi metodi "classici" in un mondo totalmente cambiato dai tempi della Guerra Fredda, quando Mosca era isolata dal mondo e tagliata fuori dalle tecnologie moderne. Ma soprattutto resta incomprensibile come Putin abbia intenzione di conciliare i suoi tentativi di farsi riammettere al tavolo del G7 - vuoi con il vaccino Sputnik o con proposte di cooperazione diplomatica in Medio Oriente o in Iran - mentre non nasconde nemmeno un incremento di attività di spionaggio ostili. Il Putin al quale l'Occidente per anni trovava difficile dire "niet" era stato quello che aveva offerto la sua solidarietà dopo l'11 settembre, quello che aveva aderito senza apparenti retropensieri a cause globali come la battaglia del clima. Alzare il livello dello scontro contro gli stessi Paesi dai quali si chiede maggiore apertura può essere una tattica che fa guadagnare qualche punto nell'opinione pubblica interna, ma all'estero ogni chiavetta con sopra un documento segreto, non si sa quanto prezioso per gli 007, non fa che togliere al Cremlino proprio quel rispetto che rivendica dall'Occidente».

LA MEDIAZIONE FRA CHIUSURISTI E APERTURISTI

La disputa è sempre quella: da una parte il ministro della Salute Roberto Speranza, dall’altra Matteo Salvini.  In mezzo Draghi che ha chiuso il nuovo Decreto legge con un compromesso onorevole. La sintesi sul Corriere è di Marco Galluzzo.

«Alla fine, dopo oltre due ore di discussione in Consiglio dei ministri, è passata una mediazione che almeno a parole accontenta tutti: dopo Pasqua, se una regione sarà in regola con il piano vaccini e se i dati lo consentiranno, si potranno anche valutare le riaperture di alcune attività, senza aspettare la scadenza del decreto e la fine del mese. È la sintesi del confronto che ha visto da una parte i ministri di Lega, Forza Italia e Italia viva, dall'altra quelli del Pd e di Leu, con il capo del governo che ha cercato e trovato un punto d'incontro. (…) Per Mario Draghi è «un decreto che guarda al futuro», almeno per tre motivi: viene rispettato l'impegno alla riapertura graduale delle scuole, vengono sbloccati i concorsi pubblici (110 mila posti) e infine viene anche recepito un meccanismo di flessibilità su eventuali riaperture. Il Cdm è stato preceduto da diversi contatti fra Matteo Salvini e il capo del governo, e anche da un incontro fra il ministro della Salute, Roberto Speranza, e lo stesso Salvini. Il leader della Lega per tutta la giornata ha insistito sulla necessità di rendere flessibile il decreto e di introdurre degli automatismi. È stato accontentato solo in parte, e alla fine della riunione, mentre Forza Italia si dichiara soddisfatta per la sintesi raggiunta, oltre che per il recepimento delle proprie proposte sullo scudo penale e sulle sanzioni per il personale sanitario che non si vaccina. (…) Delusione da parte dei medici che giudicano incompleta la tutela penale perché ci si limita «a esimere i vaccinatori dalla punibilità per omicidio colposo e lesioni colpose a seguito della vaccinazione». Una delusione che viene registrata dal ministro della Salute, Speranza: «C'è l'impegno del governo a lavorare, in sede di conversione del decreto, a una protezione legale per il personale sanitario che vada oltre la norma approvata». Il ministro Dario Franceschini invece sottolinea la decisione di non permettere più alle grandi navi da crociera di entrare a Venezia: «Era attesa da anni, si stabilisce che l'approdo definitivo delle Grandi Navi dovrà essere realizzato fuori dalla laguna».

VACANZE DI PASQUA A TENERIFE

Sembra un film dei fratelli Vanzina. Solo che adesso i vacanzieri in coda per l’aereo diretto alle Canarie protestano. Perché al ritorno toccheranno loro cinque giorni di quarantena. Per La Verità di Belpietro la misura di Speranza resta un pasticcio. Scrive Patrizia Floder Reitter.

«La decisione, che doveva scoraggiare le partenze per mini vacanze pasquali all'estero, non sembra funzionare come «forte deterrente» visto che comunque sono molti gli italiani che hanno preso l'aereo, destinazione Canarie o Baleari perché in auto non possono muoversi nemmeno all'interno della propria Regione. Ma preoccupa anche il dubbio che non sia un provvedimento che abbia un fondamento scientifico, preso da Speranza perché vuole proteggere il Paese da nuove circolazioni di varianti. In un'intervista rilasciata a Fanpage, il virologo Fabrizio Pregliasco è tornato a ribadire che «la mobilità è l'elemento di rischio maggiore che c'è in giro» e che cinque giorni di isolamento fiduciario rappresentano una «mediazione», non sarebbero sufficienti. Anche Claudia Balotta, infettivologa del dipartimento di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, ha dichiarato: «Sarei stata più conservativa, mantenendo per lo meno la quarantena di dieci giorni». Il periodo di incubazione del virus Sars-Cov-2, come già segnalato dall'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), varia dai due ai quattordici giorni. Il ministro Speranza ha però firmato in gran fretta un'ordinanza che sembra dare per scontato che una brevissima quarantena funzioni. L'avrà fatto anche per cercare di limitare le reazioni degli operatori del comparto turistico, giustamente inferociti perché in Italia non si può ancora programmare uno spostamento ma all'estero sì, comunque sconcerta una durata così «variabile» dell'isolamento fiduciario. Servono più giorni o ne bastano cinque? «Sono il tempo sufficiente perché una persona infettata sviluppi i sintomi o, se asintomatica, una carica virale rilevante», spiega Giovanni Maga, direttore dell'Istituto di genetica molecolare del Cnr. Il virologo specifica che una quarantena così ridotta «è il migliore compromesso per non "congelare" una persona che ha esigenze lavorative, rimanendo comunque all'interno della finestra di sensibilità del test».

VACCINI, LA CAMPAGNA IN LOMBARDIA

Il commissario Figliuolo e il capo della Protezione civile Curcio hanno visitato i grandi centri vaccinali di Milano e Malpensa. L’obiettivo è far ripartire la campagna vaccinale in Lombardia: da sabato funziona la nuova piattaforma delle Poste, gli anziani over 80 sono stati tutti raggiunti ed entro l’11 saranno tutti vaccinati almeno con la prima dose. In questo secondo trimestre la Lombardia dovrà tornare a correre, anzi essere la locomotiva di una campagna che ambisce a raggiungere le 500 mila iniezioni al giorno. Stefania Chiaie sul Corriere.   

«Va tutto bene? No, come da altre parti dobbiamo migliorare. Le cose che non vanno ci sono, le facciamo notare e si mettono a posto: insieme», ha detto ieri il generale Francesco Paolo Figliuolo, in visita con il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio negli hub vaccinali di Trenno, in Fiera Milano e a Malpensa Fiere. Il riferimento è ai problemi informatici di Aria sulla campagna degli over 80, ma è anche la conferma per le opposizioni che in Lombardia «i problemi ci sono, sono veri e strutturali». Se il consulente regionale Guido Bertolaso ha parlato di «una Ferrari con le ruote sgonfie», il generale preferisce dire che «a volte non è stata data la giusta benzina». Perché «le idee ci sono». Ecco la frase che sa di benedizione per il presidente Attilio Fontana e per la vice e assessora al Welfare Letizia Moratti: «Ho visto un piano - dice Figliuolo - coerente con quello nazionale e questo mi conforta molto. Da domani la Lombardia sarà inserita nei sistemi informativi della struttura commissariale di Poste: ritengo che gradualmente si risolveranno tutte quelle problematiche che ci sono state». Mentre ieri, garantisce Palazzo Lombardia, sono arrivate a destinazione tutte le ultime convocazioni per gli over 80, le cui somministrazioni di prima dose termineranno entro l'11 aprile, lo sguardo va alla prova di forza successiva. In Lombardia la campagna massiva riguarderà 6,6 milioni di cittadini e inizierà, ha annunciato Fontana, «attorno al 13-14 aprile», basandosi sulla piattaforma di Poste. (…) Si parte sabato 3 aprile. Oggi la Regione illustrerà il piano massivo e il nuovo sistema di prenotazione. I primi a potersi registrare dovrebbero essere i cittadini della fascia 75-79 anni. «La visita di Figliuolo e Curcio ci dà la certezza che siamo sulla strada giusta - dice Moratti -. Abbiamo un modello misto che ci consentirà a regime di arrivare a 140 mila vaccinazioni al giorno nei centri massivi, oltre a 30 mila somministrazioni tra ospedali e aziende, anche attraverso i medici di medicina generale e le farmacie». Numeri indispensabili per la buona riuscita del piano nazionale targato Figliuolo. «La Lombardia ha un sesto dei cittadini italiani. Nell'ambito dei famosi 500 mila vaccinati al giorno ha un ruolo fondamentale: se non raggiungiamo gli obiettivi in Lombardia evidentemente quei 500 mila faticheranno ad arrivare», commenta Curcio».

Il Sole 24 Ore ha calcolato quanto pesa in termini economici chiudere la campagna vaccinale a dicembre invece che a luglio. Il dato è clamoroso. Scrive Marzio Bartoloni in prima pagina.

«Correre nelle vaccinazioni per salvare vite e anche per evitare che si apra una nuova faglia nell'economia. Ritardare l'immunità di gregge verso fine anno rinviando le aperture di tutte le attività senza limiti potrebbe avere un impatto di 200 miliardi sul Pil tra quest' anno (-94 miliardi) e il prossimo (-106). Il centro studi Eetha Cei dell'università di Tor Vergata ricorda che in caso di conclusione della campagna vaccinale in anticipo la crescita potrebbe essere di 5 miliardi nel 2021 e di 10 nel 2022».

IL DESTINO NEL NOME

AstraZeneca cambia nome. La nuova denominazione è di difficile pronuncia: Vaxzevria. Le prime tre lettere si capiscono: Vax e segnano il destino dell’antidoto. L’ha presentata ieri Lorenzo Wittum, amministratore delegato di AstraZeneca Italia durante un webinar aperto alla stampa. Lo riporta Il Giornale.

«Il nuovo nome Vaxzevria è un restyling sul prodotto o semplicemente un battesimo del vaccino? «Il processo di definizione del nome di un farmaco è indipendente dal processo di approvazione. Sono due percorsi che vanno in parallelo. Noi abbiamo terminato l'iter in questi giorni, per questo abbiamo comunicato il nome del nostro vaccino ora». I ritardi nella consegna delle dosi hanno creato parecchi intoppi nella campagna vaccinale. D'ora in avanti come pensate di aumentare la fornitura di fiale? «Sono cosciente che abbiamo causato dei problemi alla campagna vaccinale italiana ed europea. Purtroppo la produzione più bassa di un impianto che abbiamo in Europa ha causato un ritardo nelle consegne. Abbiamo l'ambizione molto grande di produrre 3 miliardi di dosi per tutto il mondo durante il 2021, e rimaniamo con questo impegno, ma ci rendiamo conto che dobbiamo chiudere questo gap. E da fine anno a inizio 2021, da quando ci siamo resi conto di avere problemi, lavoriamo instancabilmente per migliorare la produttività». Quindi, quante dosi sono destinate all'Italia? «Solo due mesi fa l'Italia approvava il vaccino di AstraZeneca e con la consegna di oggi arriveremo a 4,1 milioni dosi. Mi rende particolarmente orgoglioso che 4,1 milioni di italiani già si possano vaccinare con il siero di AstraZeneca. Una risposta molto concreta per contribuire a combattere la pandemia che, solo un anno fa, sembrava impensabile». AstraZeneca aumenterà anche la produzione made in Italy? «Siamo in contatto con alcune aziende italiane: già una parte è qui per l'infialamento, ora stiamo interloquendo con le aziende per la produzione della sostanza attiva che serve per produrre il vaccino».

A proposito dei vaccini che dovremmo produrre nel nostro Paese, Il Messaggero intervista Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. Quattro aziende sarebbero pronte a partire.

«Con il Mise è stato fatto un lavoro molto importante: dapprima uno scouting per capire se e quante aziende sono disponibili a produrre il vaccino, quante hanno già i macchinari compatibili in casa, quanti eventualmente modificabili. Quindi siamo andati a cercare i produttori dei bioreattori e in questo modo siamo riusciti ad avere una mappatura sui possibili punti di produzione in Italia del vaccino, non solo dell'infialatura. Almeno quattro aziende sono pronte a partire. Qualcuna ha anche già i bioreattori disponibili». A parlare è Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. Quando inizieranno a produrre e commercializzate le fiale? «Servono tutta una serie di validazioni, collaudi, controlli. Produrre un vaccino non è come produrre l'aspirina. Bisogna calcolare 6/8 mesi dal momento in cui -come dico io - si preme l'interruttore start. Indicativamente stiamo lavorando affinché le prime produzioni siano pronte per l'inizio del prossimo anno». Quasi lo stesso tempo che è servito a fare la ricerca e le sperimentazioni, partendo da zero. Non si possono accorciare i tempi magari anche riconvertendo impianti utilizzati per altri vaccini? «Ricerca e sperimentazione sono state fatte su campioni di 50-60 mila vaccinati: il processo di produzione per grandi quantità è complesso, anche perché il 70% del tempo va in oltre cento controlli di qualità. Ad esempio: dopo che i vaccini sono stati prodotti, devono stare in quarantena per molti giorni presso aziende che devono poi fare la validazione del lotto, si controlla che non ci siano colture batteriche, che sia stabile. Per quanto riguarda la riconversione, bisogna stare attenti perché poi non devono mancare i vaccini per l'influenza, per il morbillo, per la meningite». Quanti milioni di vaccini riusciranno a produrre queste nuove aziende? «È una stima impossibile al momento. Però i cittadini devono stare tranquilli. Tra aprile-maggio e giugno saranno in consegna in Italia così tanti vaccini da rendere sicuramente fattibile il piano messo a punto dal generale Figliuolo, che sta facendo un lavorando straordinario».Ma se tra poco l'Italia sarà invasa dai vaccini, perché è così importante avere una produzione in casa? «Questa non è la prima e purtroppo nemmeno l'ultima pandemia. Dobbiamo evitare di farci trovare impreparati. E poi probabilmente, ogni anno, dovremo fare i richiami del vaccino contro il Covid».

CONTE AFFRONTA L’ASSEMBLEA DEI 5 STELLE

Stasera l’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte parla pubblicamente per la prima volta nella veste di leader e rifondatore del Movimento. Veste che gli ha messo addosso l’Elevato Beppe Grillo. Emanuele Buzzi sul Corriere racconta l’attesa.   

 «Giuseppe Conte si appresta a mettere i panni del pompiere e a cercare di placare gli animi in fiamme dei pentastellati. Il suo primo discorso da leader, dalle indiscrezioni che circolano, servirà proprio a ricomporre fratture e a «volare alto»: un passaggio programmatico sulla sua visione. Cresce l'attesa intanto nel Movimento per le sue «comunicazioni» di stasera e - fino al momento in cui scriviamo - non sono previste repliche. (…) La verità è che deputati e senatori si domandano anzitutto cosa dirà l'ex premier sul tetto dei due mandati, una regola che Beppe Grillo ha ribadito con forza solo pochi giorni fa. Andrà contro il garante? Si inimicherà i big? Darà il là alla deroga sui più meritevoli? A quanto filtra dal M5S, Conte non ha intenzione di addentrarsi nella questione. Darà «rassicurazioni» sul fatto che l'esperienza maturata non andrà persa del tutto e traccerà una strada - a grandi linee - sul futuro che ha in mente per i Cinque Stelle. «Sarà un resoconto» di quanto ha maturato finora. Tra le ipotesi più accreditate l'idea che Conte accenni alla struttura (con tanto di ruoli dedicati a chi ha maturato già esperienza nei palazzi, a partire forse da una scuola politica), alle battaglie che vuole portare avanti e alla collocazione del Movimento. Non solo in Italia. L'idea è quella di un respiro europeo, di un «discorso più ampio», a partire dalla collocazione pentastellata nell'Unione (da mesi si parla di un ingresso M5S nella famiglia socialista). Non si esclude che in collegamento ci possa essere anche Grillo per un endorsement più che virtuale, davanti a tutti, al nuovo leader M5S. Un assist - la presenza del garante - che servirebbe anche per spegnere subito sul nascere le voci di contrasti (come ad esempio proprio sul secondo mandato) e ribadire quanto l'asse tra i due big sia saldo. (…) Conte di sicuro ha ancora un nodo importante da sciogliere, quello dei rapporti con Rousseau: lo stallo tra i Cinque Stelle e l'associazione prosegue. I riconteggi dei pentastellati sulla cifra da versare - intorno ai 150 mila euro a detta dei vertici M5S - hanno congelato al momento la trattativa».

Il Fatto prepara il terreno al discorso di Conte, sottolineando l’importanza della convergenza strategica con il Pd. Ieri aveva rilevato la consuetudine amicale fra l’ex premier e il dem Bettini. Oggi esalta i dati dei sondaggi che Nando Pagnoncelli ha proposto da Floris.

«Gli ultimi sondaggi di Nando Pagnoncelli (Ipsos), presentati su La7 a Di Martedì, indicano l’alleanza Pd e 5 Stelle come migliore strada per il centrosinistra. Ma partiamo proprio da Conte, ancora il leader politico più gradito dagli italiani: è in testa con il 22%, seguito da Giorgia Meloni e Matteo Salvini, entrambi col 12%, poi Enrico Letta col 10%, mentre a chiudere è Matteo Renzi col 2% (Draghi non è stato sondato). Ma la ricerca di Pagnoncelli per il programma di Giovanni Floris ha un altro dato interessante: la coppia Letta-Conte, alla guida di una possibile alleanza, raggiunge un gradimento del 40%, mentre il duo Salvini-Meloni si ferma al 35. “Sono numeri che un po’sorprendono, perché poi il centrodestra come intenzioni di voto è in vantaggio”, ha osservato il sondaggista. Alla domanda “chi volete alla guida di una coalizione di centrosinistra con i 5 Stelle”, la risposta è stata Conte per il 39% e Letta per il 22. Sul fronte opposto, invece, a sorpresa Meloni (28%) supera Salvini (23%). (…) I numeri, dunque, incoraggiano il percorso comune di Letta e Conte, iniziato con un incontro la settimana scorsa che ha rappresentato la prima uscita pubblica dell ’avvocato del popolo da quando ha lasciato il governo. “Si è aperto un cantiere”, hanno detto. Poi Letta ha continuato il suo giro di consultazioni incontrando altri leader, eccetto Renzi e Salvini. Conte, invece, è ora atteso a dire la sua sulle regole pentastellate e sui rapporti con Casaleggio, ma intanto oggi dovrebbe incontrare i gruppi parlamentari M5S. Per iniziare a dare la linea. Forte del fatto che i numeri sono ancora dalla sua parte».

BIDEN: UN FISCO UNIVERSALE

È una materia che Mario Draghi conosce molto bene, come conosce molto bene anche Janet Yellen, il segretario di Stato al Tesoro che ha proposto l’idea del “fisco universale”. Introdurre una tassa minima mondiale, che tolga spazio ad ogni paradiso fiscale e tolga le agevolazioni per le aziende multinazionali da parte anche di Stati, Irlanda e Olanda (per stare nella Ue) compresi. Ne ha scritto per Repubblica Alec Ross, economista alla Bologna Business School e per quattro anni consigliere di Obama per l’innovazione.

«Il 99 per cento delle persone che leggono questo giornale potrebbero pagare meno tasse se l'Europa e gli Stati Uniti unissero le forze per gettare le basi di una sorta di "accordo di Parigi" in materia fiscale. Il presidente americano Joe Biden ha messo in campo piani di spesa per migliaia di miliardi di dollari, con 1.900 miliardi già approvati e ora diventati legge. Sono piani di spesa di proporzioni mai sentite nella storia del capitalismo democratico, tranne in tempo di guerra. Una beneficiaria inattesa di queste misure potrebbe essere l'Europa, e in particolare l'Italia. (…) Gli sforzi concreti per forgiare un "accordo di Parigi" in materia fiscale saranno complicati e divisivi. Probabilmente si dovrà partire da iniziative all'interno dell'Ocse per fissare linee guida non vincolanti legalmente. Ma ne vale comunque la pena. L'automazione, la digitalizzazione e gli effetti del Covid beneficiano le aziende più grandi nella competizione contro altre aziende che non hanno la loro estensione globale o le loro capacità, categoria in cui ricade la maggior parte delle imprese italiane. (…) Biden vuole soldi per costruire ponti, una rete energetica nazionale di energie pulite e reti di banda larga, e sa che l'unico modo per riuscirci è raccogliere più tasse dagli individui e dalle aziende più ricchi del mondo, non dai ceti medi o dalle piccole e medie imprese. Se questa strategia per arrivare a una tassazione minima mondiale dovesse funzionare, potrebbe voler dire più ponti, più infrastrutture sostenibili e più banda larga anche in Italia».

IL DENARO E IL SEPOLCRO

Con il rito della Messa in coena domini si aprono oggi le celebrazioni della Pasqua. Papa Francesco nell’udienza del mercoledì di ieri ha offerto una meditazione sui tre giorni che precedono la domenica della Resurrezione.

«Le guardie, i soldati, che erano nel sepolcro per non lasciare che venissero i discepoli e prendessero il corpo, lo hanno visto: lo hanno visto vivo e risorto. I nemici lo hanno visto, e poi hanno fatto finta di non averlo visto. Perché? Perché sono stati pagati. Qui è il vero mistero di quello che Gesù disse una volta: "Ci sono due signori nel mondo, due, non di più: due. Dio e il denaro. Chi serve il denaro è contro Dio". E qui è il denaro che ha fatto cambiare la realtà. Avevano visto la meraviglia della resurrezione, ma sono stati pagati per tacere. Pensiamo alle tante volte che uomini e donne cristiani sono stati pagati per non riconoscere nella pratica la resurrezione di Cristo, e non hanno fatto quello che il Cristo ci ha chiesto di fare, come cristiani. Cari fratelli e sorelle, anche quest' anno vivremo le celebrazioni pasquali nel contesto della pandemia. In tante situazioni di sofferenza, specialmente quando a patirle sono persone, famiglie e popolazioni già provate da povertà, calamità o conflitti, la Croce di Cristo è come un faro che indica il porto alle navi ancora al largo nel mare in tempesta. La Croce di Cristo è il segno della speranza che non delude; e ci dice che nemmeno una lacrima, nemmeno un gemito vanno perduti nel disegno di salvezza di Dio. Chiediamo al Signore che ci dia la grazia di servirlo e di riconoscerlo e di non lasciarci pagare per dimenticarlo».

Per chi vuole, ci vediamo dalle 16.50 su 10alle5 Quotidiana https://www.10alle5quotidiano.info/ per gli aggiornamenti della sera. Oggi proponiamo un’intervista, da non perdere, con il virologo Fabrizio Pregliasco che fa il punto sulla campagna vaccinale in Lombardia e non solo.