Patto atlantico anti Covid

TORNA L'ASSE AMERICA-EUROPA. REGIONI IN RIVOLTA SUI COLORI. TORMENTO NEI 5 STELLE

Fra i tanti temi di oggi su cui i giornali vanno in ordine sparso dopo giorni di scelte obbligate, spicca il primo vertice internazionale del dopo Trump: il G7 di Europa-Usa. “L’America è tornata, l’alleanza transatlantica è tornata”, ha detto il Presidente Biden agli altri grandi leader collegati nel summit di Monaco, da remoto. Era la prima volta del nostro Mario Draghi, che pure sembra avere più dimestichezza con questo tipo di situazioni che con il nostro Palazzo. Si è parlato soprattutto di vaccini. L’impressione è di un punto di svolta. Nel mondo si torna al multilateralismo, e allo spirito del patto atlantico. Poi ci sono le conseguenze politiche del dopo voto di fiducia con i grillini alle prese con un’imminente scissione (in 36 quelli che saranno buttati fuori)  e nuove offerte. E qui c’è un altro ritorno, senza offese più modesto: quello di Antonio Di Pietro, che offre simbolo e leadership agli eretici (“coerenti” per Il Fatto) che stanno per essere espulsi. Il resto è tutta una guerra di colori fra Regioni, ansie da contagio per le varianti e anche qualche buona notizia da Israele. Ecco i titoli.

LE PRIME PAGINE

Strategico l’Avvenire che coglie il messaggio di fondo del G7: Biden chiama l’Europa. Mentre per Repubblica l’importanza del vertice è sulla grande emergenza: Patto atlantico per i vaccini. La Stampa sceglie una foto di Biden con una grossa didascalia Vaccini, il G7 stanzia 7,5 miliardi di dollari Biden avverte Russia e Cina “Siamo tornati”, ma il titolo di apertura resta: Virus, allarme varianti da marzo nuova stretta. Libero ce l’ha con Biden e sintetizza così: Diamo i vaccini all’Africa e restiamo sempre senza. Sul Covid in casa nostra il Corriere della Sera vede una guerra ancora sulle valutazioni del CTS ma la polemica è di un Presidente di Regione del Pd come Bonaccini: Regioni contro l’Italia a colori. Per Il Giorno la notizia è che La Lombardia resta in zona gialla, per il Messaggero Lazio in giallo, ancora per poco. Per Il Resto del Carlino L’Emilia Romagna torna arancione. La Nazione: Toscana arancione ma contagi in salita. Gli altri direttori vanno un po’ a soggetto. Il Giornale ancora sulla giustizia: Il Csm caccia il pm che cacciava Forza Italia. Il Fatto polemizza con il Governo non davvero green: L’Ambiente in mano ai nemici dell’ambiente. Il Manifesto va su un tema drammatico: Partita Ilva. La Verità sul processo a Salvini sugli sbarchi: LAMORGESE E DI MAIO: “ANCHE CONTE SEQUESTRAVA I MIGRANTI”.

ASSE TRANSATLANTICO PER I VACCINI

Dunque cerchiamo di capire meglio che cosa è avvenuto alla prima riunione Usa-Europa dopo i quattro anni di Trump dove questo tipo di vertici erano snobbati e svuotati. Partiamo proprio dal quotidiano della Cei, racconta l’Avvenire:

«All'Europa che si è sentita trascurata, respinta e umiliata dagli Stati Uniti negli ultimi quattro anni e che è scivolata verso l'abbraccio della Cina mentre faceva l'occhiolino alla Russia, Joe Biden ha lanciato un messaggio chiaro: «L'America è tornata, l'alleanza transatlantica è tornata». Il presidente statunitense ha fatto l'esordio, da remoto, al summit di Monaco lanciando numerosi allarmi. «La democrazia è sotto attacco in America e Europa ». E al G7 virtuale, dove ha esordito anche il premier Draghi, impegno internazionale da 7,5 miliardi per i vaccini ai Paesi a basso reddito. »

Antonello Guerrera racconta su Repubblica:

«Primo, urgente obiettivo: la lotta alla pandemia Covid. Per cui i leader dei "Big Seven" hanno rispettato promesse e premesse: il G7 ha raddoppiato il suo impegno per i vaccini nei Paesi in via di sviluppo grazie ai programmi dell'Oms, Covax e Act-A, stanziando fino a 6,2 miliardi di euro (Usa in testa con 3,3 miliardi). Soddisfatto Macron, il quale anche ieri ha esortato a non lasciare campo in Africa ai vaccini di Russia e Cina. Mentre Johnson ha ribadito la volontà di donare il surplus di dosi britanniche. Proprio i vaccini, tema molto sentito da Draghi che vuole ripetere in Italia la capillare campagna di immunizzazione in Regno Unito, sono stati al centro di questo mini G7: i leader si sono accordati per rafforzare l'Oms, raccordare sempre di più gli sforzi di prevenzione, ricerca e cura contro nuove pandemie, incluso il progetto di nuovi sieri realizzati entro cento giorni, affinché la crisi del Covid "non si ripeta mai più. Perché, in vista del prossimo vertice sulla Sanità Globale a Roma, è fondamentale dare slancio a una ripresa prospera e sana". Come hanno poi ribadito Draghi e Merkel: «Salute è bene globale, leadership è solidarietà ».

Marco Galluzzo sul Corriere racconta il vertice dal punto di vista di Draghi, in soggettiva:

«… è stato il debutto di Mario Draghi, anche se a distanza, con i leader mondiali, il primo contatto con Joe Biden, ma anche l'assunzione di un serie di responsabilità: toccherà al G20, e dunque alla presidenza italiana, coordinare per il futuro una risposta globale alle pandemie e nel caso esplorare anche la possibilità, specialmente attraverso il Global Health Summit di Roma, di «un trattato globale sulla salute». Ma non solo: al governo italiano viene chiesto anche di più, e direttamente dalle Nazioni Unite, sempre nel ruolo di presidente di turno del G20: per il vertice di Roma, a maggio, il nostro governo potrebbe essere chiamato a predisporre lo schema di un «piano mondiale di vaccinazione» che punti a coprire tutti i Paesi, ad oggi sono almeno 130, che non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino contro il Covid. (…) Nel corso del vertice Draghi ha espresso almeno due concetti chiave: il valore della «trasparenza delle regole» come fondamentale per le dinamiche che coinvolgono la salute in ogni Paese, salute intesa come «bene pubblico globale». Per questo l'Italia chiede che l'accesso equo, universale e di massa ai vaccini sia «un imperativo non negoziabile». E poi il fermo rispetto dei principali obiettivi internazionali sugli accordi che riguardano clima ed emissioni, «perché arrestando i cambiamenti climatici e tutelando le biodiversità si possono in futuro evitare altre pandemie». 

CONTRO I COLORI

In casa nostra il Covid tiene banco in vista del vertice di oggi dei Presidenti delle Regioni. Ieri, come tutti i venerdì, le pagelle dell’Istituto Superiore di Sanità che poi porta alle decisioni sui colori. C’è malcontento fra i Governatori. Scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere sull’incontro organizzato da Bonaccini:

«È stato il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini a convocare per le 17 di oggi i governatori. L'ordine del giorno è stabilito: «Valutazione dell'attuale sistema di regole per la gestione e il contenimento della pandemia in vista dell'adozione del prossimo Dpcm». E in quella sede ci si confronterà per arrivare a Palazzo Chigi con una proposta unitaria. Secondo Bonaccini serve «una riflessione perché questo sistema a colori ha avuto un senso in questi mesi, ma credo che oggi dimostri qualche fragilità. Il rischio è un saliscendi che non dà certezze per il futuro a chi è in difficoltà». Si allinea il presidente della Lombardia Attilio Fontana: «Abbiamo bisogno di rivedere questo sistema, meglio prevedere restrizioni omogenee su tutto il territorio nazionale». E anche il governatore della Toscana Eugenio Giani oggi sosterrà questa linea. Scettico è invece il presidente della Liguria Giovanni Toti: «Ristoranti e bar chiusi, tutta Italia in arancione non mi sembra sostenibile. Facciamo invece delle divisioni su base provinciale». La sintesi sarà fatta oggi, poi il testo sarà inviato al governo. »

Luca Zaia, Governatore del Veneto, soddisfatto per essere rimasto in zona gialla (salvi i Mondiali di Sci a Cortina) commenta sempre sul Corriere:

«Quanto le fanno paura le varianti del virus? «Qui abbiamo 17 varianti e quella inglese pesa per il 17%. Sono stato contestato per aver chiuso la scuola, ma è stata la mia salvezza. Ora vedo colleghi che hanno riaperto e devono richiudere». Serve un nuovo lockdown nazionale, o si può andare avanti col sistema dei colori? «Dobbiamo prendere atto che siamo l'unico Paese che ha fatto il lockdown solo in primavera, quando Germania e Francia ne hanno fatti due e la Gran Bretagna tre. Noi abbiamo gestito di comune accordo la partita delle zone di rischio, che ci ha permesso di attutire il colpo. La gente è andata a lavorare e non abbiamo chiuso le attività produttive». Bonaccini propone una «restrizione omogenea» su tutto il territorio nazionale. È d'accordo? «Ne discuteremo nella Conferenza delle Regioni e con il governo e poi bisogna capire cosa si intende per restrizione omogenea, perché in questo concetto c'è una notevole gradualità. Io sono solidale, anche se dal primo gennaio il Veneto è tutti i giorni in calo, al 31 dicembre avevamo 3.400 letti occupati e ora siamo a 1.300. Abbiamo svuotato le terapie intensive».

La buona notizia, di carattere scientifico, viene da Israele: c’è la speranza fondata che i vaccini non siano solo utili per immunizzare ma per prevenire la diffusione del COVID. Scrive Daniele Banfi (non siamo parenti eh) della Fondazione Veronesi:

«Ilvaccino Pfizer-BioNTech per Covid-19 non solo protegge dalla malattia ma previene anche l'infezione. È questo, in estrema sintesi, il messaggio che emerge da uno studio rilasciato dal Ministero della Salute israeliano. Un'ottima notizia che se confermata indicherebbe chiaramente che il vaccino è potenzialmente in grado di ridurre drasticamente la circolazione del virus. »

NEI 5 STELLE C’È DEMOCRAZIA?

L’espulsione dei grillini che non hanno votato come deciso dal vertice del Movimento e ratificato dalla base (Rousseau), che sono circa una quarantina fra deputati e senatori, è formalmente corretta ma sta scatenando una serie di polemiche. Riconducibili alla domanda: avere e organizzare idee diverse fa di un raggruppamento politico un partito vecchio stile? Marco Imarisio sul Corriere della Sera racconta la storia di un consigliere comunale di Ferrara, Valentino Tavolazzi, che fu il primo espulso da Grillo per una colpa “politica”, di pensiero.

«C'è un posto nella storia per tutti, laddove molto tempo fa uno valeva uno. Anche per il mite Valentino Tavolazzi, consigliere comunale di Ferrara, che proprio non aveva capito dove si trovava. Lui ci credeva sul serio, alla democrazia dal basso. Aveva imparato tutto da Beppe Grillo, del quale postava foto con baci e abbracci reciproci, citava ogni parola, e veniva ricambiato con complimenti come «mente sopraffina e futuro del Movimento». Così sopraffina che nel marzo del 2012 il futuro finì subito. Divenne il primo espulso del M5S, Tavolazzi, reo di aver dato l'adesione a un convegno organizzato da alcuni militanti, «una iniziativa bella e pacata», la definì, che per il cofondatore invece era troppo simile a un convegno dell'odiata partitocrazia di ogni ordine e genere. Non hai capito nulla, gli spiegò Grillo con un post durissimo dove sosteneva che lo spirito del M5S è di svolgere esclusivamente il proprio mandato amministrativo rendendo conto ai cittadini, e non di partecipare a «fantomatici incontri» dove si discute del futuro dei Cinque stelle. Sono in tanti, a non aver capito. »

Altra conseguenza della possibile emorragia del gruppo parlamentare grillino (i “coerenti” secondo Il Fatto) è la questione del loro destino. Faranno un nuovo gruppo? Hanno bisogno di un nome? Saranno guidati da Di Battista? Si dice che Antonio Di Pietro abbia messo a disposizione il simbolo dell’Italia dei Valori. Felice Manti sul Giornale scrive:

«Prendete Tonino Di Pietro. Dall'oblio di Montenero di Bisaccia avrebbe fatto sapere di essere pronto a tornare come padre nobile dei dissidenti grillini. «Vi dò il mio simbolo», avrebbe detto ad Alessandro Di Battista, che su Facebook si schernisce: «Sono uscito dal Movimento, vivo la mia vita, non mi occupo di correnti, scissioni, nuove forze politiche», tuona Dibba, ma dopo il governo M5s-Forza Italia sappiamo quanto vale la parola di un grillino. Zero. Come le chance che hanno i dissidenti - molti di loro al secondo mandato - di farsi ricandidare, come quelle di Di Battista di guidare un Movimento che alle prossime Politiche rischia l'irrilevanza. Ma tant' è. «Dibba farà come Renzi con Italia Viva», dicono fonti grilline che si aspettano l'annuncio via social già oggi. Quando Casaleggio chiama, che sia il padre o il figlio non importa, Di Pietro risponde: presente. «Non è mai sparito», dice chi ha lavorato con la Casaleggio associati, (…) E dove potrebbero andare i grillini delusi se non da Tonino? Oggi che quella spinta movimentista sembra esaurirsi ecco che torna in gioco l'ex pm che dieci anni fa, paradossi della politica, diceva che il movimentismo non avrebbe funzionato, lui che sotto a un palco durante una manifestazione Idv ai tempi delle Europee del 1999 diceva di Grillo «quel ricciolino non capisce un ca... di politica». Lui che era un fan della famigerata foto di Vasto, con l'ammucchiata Pd-Idv-resto del mondo che oggi va di moda, torna per impedire che i buoi scappino dalla stalla. »

E NEL PD CI SARÀ UN CONGRESSO?

Come sta andando l’intergruppo di Conte e l’alleanza PD-5Stelle-Leu? Per ora sembra che l’idea piaccia molto fuori dal Partito democratico. Dentro, anche dopo la constatazione che i numeri non ci sono più né alla Camera, né al Senato, molto meno. Soprattutto un’asse che sia davvero politicamente strategico ha bisogno di un’approvazione solenne. Così si pensa ad un Congresso, a marzo la decisione.  Scrive sul Corriere della Sera Maria Teresa Meli:

«Basta con l'arrocco, dobbiamo smettere di giocare in difesa, passiamo all'attacco, non possiamo farci logorare»: così Goffredo Bettini ha cercato di convincere la dirigenza del Pd ad andare all'offensiva di fronte alle richieste di congresso anticipato. Lo stesso Bettini è poi sceso in campo in prima persona sul Foglio : «Ben venga un congresso». E Nicola Zingaretti, stufo dello «stillicidio» quotidiano di dichiarazioni e interviste, sembra orientato a non giocare più di rimessa: deciderà il da farsi nelle prossime ore. Perciò ha convocato l'Assemblea nazionale per il 13 e il 14 marzo. Il segretario medita sull'opportunità di accogliere le sollecitazioni di chi chiede una discussione approfondita sul Pd. Sarà quindi l'Assemblea la sede in cui i dem decideranno se sarà un congresso tematico o un congresso vero e proprio. Ormai sono in diversi a chiedere le assise per discutere la scelta di un'alleanza strutturale con 5 Stelle e Leu. »