La Versione di Banfi

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Strappo atlantico

Trump e Meloni si scontrano sui social, dopo il G7. Vance in Svizzera con gli iraniani. Israele bombarda e poi si ferma. Il Papa a Pavia ricorda la santa dei migranti e va da Agostino. Inizia l'estate

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Alessandro Banfi
giu 21, 2026
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Il vicepresidente americano JD Vance è arrivato stamattina in Svizzera per l’inizio ufficiale dei negoziati con i leader iraniani destinati a limitare il programma nucleare di Teheran e a consolidare l’accordo in 14 punti per porre fine alla guerra, firmato finora “a distanza”. «Dobbiamo continuare a gestire la situazione fra Israele e Libano», ha detto Vance prima di partire. In questi giorni l’accordo è sembrato infatti vacillare, nonostante la riapertura dello stretto di Hormuz e il raffreddamento dei prezzi del petrolio, per la pesante nuova offensiva israeliana sul sud del Libano e sulla valle della Beqaa, che ha fatto 47 vittime. Alle 16 di venerdì è poi arrivato l’annuncio di un nuovo cessate il fuoco e di un accordo tra Hezbollah e Israele. Scrive Ugo Tramballi sul Sole 24 Ore di sabato: «Il memorandum fra americani e iraniani è stato firmato, ha visto la luce. L’apertura di Hormuz è un passo positivo. Ma il cammino è lungo, pieno d’insidie e di molti nemici». Commenta Alberto Negri sul Manifesto: «Gli iraniani minacciano la chiusura di Hormuz se continuano i bombardamenti in Libano: in questo caso i nemici sono gli iraniani, gli Hezbollah libanesi ma soprattutto l’alleato di ferro Netanyahu che ritiene gli accordi di Trump con Teheran una “catastrofe” e non ha nessuna intenzione di rinunciare a un pezzo del Libano e alla sua ampia “fascia di sicurezza”. Ne va della sua rielezione, sempre più incerta secondo i sondaggi. La tregua annunciata ieri da Tel Aviv è sempre in bilico».

I leader europei e in genere del G7 allargato, riuniti in Francia, hanno riconosciuto ben poco, nella sostanza, allo sforzo americano di pace. Trump è apparso isolato, un uomo solo. Anche questo, forse, è alla base della brutta polemica nel dopo summit fra Trump e la nostra premier Giorgia Meloni. The Donald ha dato un’intervista telefonica a La 7 in cui ha sostenuto che la nostra presidente gli avrebbe chiesto di fare una foto: «I felt sorry for her», tradotto con un: «Mi ha fatto pena». Durissimo il video di risposta di Meloni, che ha però così provocato un’altra serie di post del Presidente Usa, alzando lo scontro con una riposta “orgogliosa”, come nel suo carattere, ma forse eccessiva.

Imbarazzante la nostra stampa, soprattutto quella governativa (cioè quasi tutta), che aveva presentato un ritorno di grande collaborazione al summit francese, non dicendo ai lettori che era stato negato un bilaterale Usa-Italia, il che nella sostanza sottolineava la rottura ancora sentita da parte di Washington. Esempio massimo di grande lucidità quello di Libero, che ha titolato solo il 17 giugno: «Giorgia-Donald, di nuovo amore». Peccato che fosse un sentimento solo italiano… Così ieri ha dovuto sparare, con grande eleganza: «Trump è un coglione». Inquietante che le relazioni fra Stati e i rapporti fra i leader siano regolati nello stile “social” di un continuo scontro. Ha ragione Massimo Cacciari: comunque sia andata, il presidente Usa è un grande maleducato. E tuttavia gli Stati Uniti sono troppo importanti per la convivenza mondiale perché si possa gioire per la loro debolezza o prendersela troppo per le intemperanze verbali di un Presidente senza freni. Quanto al nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha cancellato il viaggio in Usa ci sarebbe da chiedersi per chi sarà il danno.

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