Super Mario Travels

Draghi chiama i turisti in Italia e promette un pass vaccinale. La morte di Luana sgomenta il Paese. Al Sud non vogliono AstraZeneca. Milano prepara un nuovo maxi assembramento. "Ei fu" 200 anni dopo

Luana, 23 anni, giovane e bella, è morta in un incidente sul lavoro, in un’azienda tessile vicino a Prato. Il maledetto ingranaggio di un orditoio le è stato fatale. Pochi mesi fa era accaduto ad un altro giovane, in un modo analogo, nella stessa zona. Allora non se n’era parlato molto. Luana lascia un figlio di 5 anni e un Paese sgomento. Ci sarà uno sciopero venerdì, un’inchiesta della magistratura, buoni propositi per il futuro. Ma resta un enorme senso di ingiustizia.

Ieri il presidente del Consiglio ha rilanciato il turismo in Italia, parlando al G20. Venite da noi, ha detto quello che potremmo chiamare il Super Mario Travels. Da metà maggio sarà pronto un pass vaccinale, quello che l’Europa ha assicurato solo dai primi di luglio. Messaggio rivolto a Bruxelles ma anche a Roma, che tutti si muovano perché il Belpaese si possa aprire ai tanti stranieri che vogliono venire da noi. In piena sicurezza. A proposito di sicurezza e divieti, a Milano già si discute della prossima festa degli interisti in piazza. Dopo il “liberi tutti” di domenica scorsa, si spera si trovino le misure giuste. Non sarà facilissimo. Come segnalato qui tempestivamente la campagna vaccinale ha problemi in alcune regioni, soprattutto per la diffidenza verso AstraZeneca. Ieri sono state fatte 516 mila 77 somministrazioni di vaccini, 88 mila nelle ultime 24 ore nella sola Lombardia. Ma le regioni del Sud vanno a rilento.

Incredibile: per la prima volta in tante settimane di discussione, Repubblica dà conto delle polemiche a sinistra e delle femministe sulla legge Zan. A loro parere una legge pericolosamente misogina. È un avvenimento, vista la pervicacia con cui il giornale fondato da Scalfari ha censurato l’argomento. Oggi però liquida la cosa con l’osservazione, testuale: “sono questioni molto dibattute all’estero”, ma non in Italia. Repubblica che pure deve ammettere la contrarietà di “Se non ora quando” e di Arcilesbica, si preoccupa di non dar loro alcun peso.

La Capitale ha un nuovo Imperatore. Nel calcio. È José Mourinho, allenatore della Roma. Il Messaggero e i giornali sportivi sono entusiasti. Ne hanno parlato anche Zingaretti e la Raggi. A proposito di Imperatori, i giornali, nelle pagine culturali, ricordano Napoleone Bonaparte a due secoli dalla morte. Proponiamo una bella riflessione di Ferdinando Camon sul 5 maggio del Manzoni e sul senso del potere. Vediamo i titoli.

LE PRIME PAGINE

L’estate è alle porte. Anche nelle redazioni dei giornali. Il Corriere della Sera: Viaggi in Italia, arriva il pass. Sullo stesso tema la Repubblica: Sì ai turisti, arriva il pass verde. La Stampa: Draghi, vacanze italiane. “Via con il pass verde”. Ma il Quotidiano Nazionale lancia l’allarme sui vaccini: Psicosi AstraZeneca, milioni di dosi ferme. La morte della giovane Luana interessa Avvenire: Lavoro al sicuro e il Manifesto: Il costo del lavoro. Il Messaggero festeggia l’arrivo di un grande allenatore alla Roma calcio: Magia Friedkin. La Roma a Mourinho. Ancora sulle toghe sono Il Giornale: Bomba su Davigo e La Verità: Loggia segreta, i pm si svegliano. Mattarella invece dorme ancora. Il Fatto torna sui viaggi in aereo della Presidente del Senato:
Casellati vola in “blu” quanto tutti i ministri. Libero ancora sul concertone: Salvini sfida Fedez. Mentre il
Domani si concentra sulle tensioni fra Lega e Pd: Enrico Letta chiede a Draghi di arginare il “metodo Salvini”. Il Sole 24 Ore illustra le nuove misure del Governo: Incentivi 4.0, via libera alla cessione dei crediti d’imposta alle banche.

LUANA, MORTE IN UN INGRANAGGIO

Di solito questa Versione tralascia le storie di cronaca, ma quella di Luana, 23 anni, uccisa dagli ingranaggi di un’azienda tessile pratese per cui lavorava, ha scosso nel profondo. Il racconto, a firma di Riccardo Chiari, è quello del Manifesto, uno dei quotidiani che ha scelto questa vicenda come titolo principale della giornata:    

«Sarà perché aveva 23 anni ancora da compiere ed era già mamma di un bambino di cinque. O perché la sua giovanile freschezza l'aveva portata ad una comparsata nel filmSe son rose di Leonardo Pieraccioni. Oppure perché una recente foto con le colleghe di lavoro e la titolare dell'Orditura Luana di Oste di Montemurlo, tutte sorridenti e quasi abbracciate, a cementare una comunione di intenti non soltanto produttivi ma di vita e di dignità del lavoro, resta di inalterata bellezza anche a tragedia compiuta. Per certo la morte di Luana D'Orazio, finita dentro gli ingranaggi di un orditoio, sta scuotendo nel profondo molte coscienze. Comprese quelle delle associazioni degli industriali. Le commissioni lavoro e affari costituzionali del Senato l'hanno ricordata in avvio di seduta, sollecitando l'avvio della commissione monocamerale di inchiesta sulle condizioni di lavoro nel Paese, votata all'unanimità più di un anno fa dall'aula di palazzo Madama. E i sindacati confederali di Prato, terza città del centro Italia e storico polo industriale della penisola, hanno indetto per venerdì quattro ore di sciopero per venerdì, con un presidio in piazza delle Carceri. «Prima di Luana era già morto un operaio poco più che ventenne rimasto schiacciato da un macchinario in un'azienda tessile di Montale - ben ricordano Cgil Cisl Uil - e se bisogna investire sul futuro dei giovani, occorre offrire loro la possibilità di un posto di lavoro dignitoso e sicuro». Anche il sindaco pratese Matteo Biffoni non dimentica di piangere insieme a Luana il coetaneo Jaballah Sabri, nato in Tunisia ma diventato subito pratese, come sempre successo in una città dinamica e concreta che passo passo è arrivata a contare 200mila abitanti, rimasto schiacciato il 2 febbraio scorso da una macchina automatica «apri balle» che l'operaio stava pulendo. E pur nell'immenso dolore del momento la mamma di Luana, Emma Marrazzo, ha parole di conforto anche per la padrona della ditta dove è morta sua figlia. «Non sa cosa è successo, anche lei lavora alle macchine, non è una che sta a spasso, si dà da fare. Proprio ieri aveva assunto un ragazzino per stare vicino a mia figlia, per darle una mano. Mi ha chiamato anche lei, poverina, è distrutta». Il procuratore Giuseppe Nicolosi, magistrato di valore che ha lavorato fianco a fianco con Gabriele Chelazzi per ricostruire le stragi, non solo mafiose, del biennio 92-93, spiega che è quasi un atto dovuto l'iscrizione nel registro degli indagati di Luana Cappellini, la titolare della ditta, per consentire gli accertamenti sull'orditoio, ai quali potrà partecipare così anche un consulente difensivo: «Cerchiamo di capire se e cosa non abbia funzionato nel macchinario, compresa la fotocellula di sicurezza. Abbiamo ricevuto i rilievi e nelle prossime ore nomineremo dei periti per gli accertamenti sui documenti raccolti dalla polizia giudiziaria. Speriamo di poter eseguire presto anche l'autopsia sul corpo della ragazza, per cui abbiamo già dato mandato».

TURISMO, LO SPOT DI DRAGHI AL G20

Monica Guerzoni racconta lo “spot” di Mario Draghi al G20 ieri per lanciare la stagione turistica in Italia e per spronare l’Italia a varare il suo passaporto vaccinale.

«L'obbligo di quarantena per chi entra in Italia per turismo è destinato a cadere il 15 maggio, perché il ministro della Salute Roberto Speranza non rinnoverà l'ordinanza. Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha fretta di spalancare le porte del Paese ai viaggiatori stranieri e rilanciare l'economia. E così per contrastare la concorrenza, Palazzo Chigi gioca d'anticipo e prova a superare in corsa gli altri Paesi europei: se il green pass Ue arriverà nella seconda metà di giugno, la carta verde italiana sarà pronta «dalla seconda metà di maggio». «È arrivato il momento di prenotare le vostre vacanze in Italia, non vediamo l'ora di accogliervi di nuovo» è l'invito che il premier ha lanciato ai ministri del turismo del G20, riuniti per uno dei primi appuntamenti della presidenza italiana. Draghi è fiducioso, si dice certo che dopo la pandemia «il turismo si riprenderà e sarà più forte di prima». E ai turisti stranieri promette «regole chiare e semplici» e soggiorni «in sicurezza». Nel dare la notizia che il pass verde nazionale per gli stranieri entrerà in vigore il 15 maggio, Draghi dà un messaggio agli italiani e alla politica, cioè che il governo intende procedere speditamente sulle riaperture. Nel dare «il benvenuto al mondo» dopo che l'Italia è stata costretta a «chiudere temporaneamente» dalla furia distruttrice del Covid, Draghi conferma l'intenzione di allentare la morsa del rigore: «Il mondo vuole viaggiare in Italia. Le nostre montagne, le nostre spiagge, le città e le nostre campagne stanno riaprendo e questo processo accelererà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi». Il coprifuoco, che tante polemiche sta scatenando tra i partiti della maggioranza, ha dunque i giorni contati. Tra il 15 e il 17 maggio il governo potrebbe decidere di farlo slittare dalle 22 alle 23, o anche di cancellarlo del tutto, scelta che dipenderà dall'andamento della curva epidemiologica».

Ma come sta andando la campagna vaccinale? La sensazione è che ci siano troppe dosi nei frigoriferi e che in diverse Regioni sia aumentata la diffidenza verso AstraZeneca, in Sicilia in particolare. Alessandro Farruggia sul Quotidiano nazionale (titolo: Rivolta (folle) contro AstraZeneca. Due milioni di dosi restano in frigo).

«Il fantasma AstraZeneca aleggia sulla campagna vaccinale. Pienamente abile e arruolato per gli over 55, il vaccino anglo-svedese sconta le giravolte autorizzative delle autorità nazionali (prima riservato agli under 60, poi a tutti gli over 18, poi bloccato per indagare su un limitatissimo aumento dei casi di trombosi, poi autorizzato per gli over 60) che fatalmente hanno prodotto una diffidenza in fasce della popolazione. Che era latente in diverse regioni del Sud, Sicilia in primis, ieri è esplosa con una clamorosa protesta di alcune decine di persone convocate con altri 4mila ultrasessantenni all'hub vaccinale della Mostra d'Oltremare di Napoli. «Diversi utenti - ha denunciato l'ASL Napoli Centro - una volta definita l'accettazione, hanno preteso la somministrazione di Pfizer o Moderna, rifiutando il vaccino AstraZeneca, pur in assenza di motivi validi». I medici si sono opposti, sono volati insulti e minacce, e il direttore generale dell'ASL ha chiesto l'intervento della polizia per sedare le proteste. Così è stato, dopodiché la direzione sanitaria dell'ASL ha ribadito che «non ci saranno deroghe e nessuna eccezione» alle vaccinazioni con i sieri previsti. Ma la scarsa accettazione dell'AstraZeneca è un problema. Sono 250mila le dosi di AstraZeneca ancora non utilizzate e conservate nei frigoriferi in Sicilia. E non c'è solo la Sicilia. In tutta Italia, su un totale di 3.572.061 dosi di shots a disposizione, 2.039.973 sono di Vaxzevria (57,1%): del vaccino dell'azienda anglo-svedese sono state somministrate finora solo il 69% delle dosi consegnate (che sono 6.565.080)».

LETTA ANCORA ALL’ATTACO DI SALVINI

Il tema coprifuoco e allentamento dei divieti viene ripreso da Enrico Letta che sviluppa una forte polemica con la Lega. Il segretario del Pd si è lamentato, direttamente con Draghi, del “metodo Salvini”. Il leghista si prende il merito di risultati voluti da tutti. Ecco il retroscena di Emanuele Lauria e Giovanna Vitale su Repubblica:  

«Il segretario del Pd Enrico Letta lo dice chiaro a Draghi quando alle 11 del mattino viene ricevuto a Palazzo Chigi: così è complicato andare avanti. Il "metodo Salvini", non improntato «a correttezza e rispetto dell'impegno comune a sostenere l'esecutivo», rischia di indebolire l'azione di governo. Basti vedere, appunto, le polemiche su riaperture e coprifuoco sollevate per ascriversi meriti che, secondo Letta, il leader della Lega non ha: è evidente che fra un po' le misure si potranno allentare, in ossequio a quella «linea di gradualità, sicurezza e irreversibilità decisa da Draghi sin dall'inizio e pienamente sostenuta dal Pd». Oppure la richiesta «grave e irricevibile» di una commissione d'inchiesta sulla pandemia: «Non si fanno commissioni d'inchiesta su fenomeni in corso, e se proprio si vogliono, allora si parta dalla Lombardia». O ancora la campagna social contro una decisione del governo che Salvini sostiene (sempre il coprifuoco). Un lungo cahier de doléance che fa dire al segretario del Pd che «questo continuo oscillare tra la piazza e il palazzo, stare un po' dentro e un po' fuori, alzando polveroni su tutto» fa male al Paese, minando anche la percezione che l'opinione pubblica ha dell'operato del governo. La risposta di Matteo Salvini scava un fossato sempre più profondo dentro la maggioranza: «Letta mi attacca ogni giorno. Se pensa di darmi fastidio... non mi fa perdere la pazienza. Mi dispiace per lui perché deve vivere male. Io non è che mi alzo la mattina e mi lamento con Draghi di Letta o di Conte».

Matteo Salvini intervistato da Mario Ajello sul Messaggero in realtà sembra voler stemperare la polemica diretta con Letta e invece rivolgersi direttamente ai ceti popolari che dovrebbero essere rappresentati dal Pd.

«Draghi governa e Lega e Pd litigano. Questa l'impressione che hanno i cittadini. Non crede che non sia una buona impressione, senatore Salvini?«Io non litigo, vorrei soltanto che si riconoscesse il sacrificio, la disciplina e l'esasperazione dei cittadini che chiedono alla politica una cosa: tornare a vivere e a lavorare! Con tutte le precauzioni di buonsenso e nelle zone col virus sotto controllo: mascherine, distanze, vaccini, tamponi, ma senza rinnegare più nulla delle nostre libertà fondamentali che sono, prima di tutto, la libertà di muoversi nella propria città senza dover guardare con preoccupazione allo scattare di un coprifuoco ormai ingiustificato. Gli italiani hanno dato fiducia a questo governo: ora è il governo che deve avere fiducia negli italiani. Riaperture entro metà maggio e via il coprifuoco». La accusano di somigliare a Bertinotti. Crede che giovi al Paese essere di lotta e di governo? «Non posso essere un fascista il lunedì e un Bertinotti martedì. Chi mi critica si decida... Scherzi a parte, noi siamo pienamente al governo per condurre, nel governo, con il governo, la lotta epocale per la ripartenza del nostro Paese. Tutto ciò che stiamo facendo, lo stiamo facendo per gli italiani. Quando il nostro sottosegretario Durigon si batte per non far partire milioni di cartelle esattoriali, lo fa per gli italiani. L'allarme per le migliaia di sbarchi di questi giorni, serve a difendere i confini del nostro Paese. Quando riusciamo a far approvare un emendamento che finalmente riconosce la Lingua Italiana dei Segni, diamo un segnale di vicinanza a migliaia di italiani. Quando sblocchiamo decine di migliaia di procedure di sfratto, separando chi è davvero in difficoltà dai furbetti che hanno approfittato dell'emergenza, restituiamo giustizia e diritti ai proprietari di casa. Senza dimenticare il grande lavoro del ministro Giorgetti, alle prese con le centinaia di crisi aziendali, dove mi auguro che il modello che ha salvato la Corneliani di Mantova, con intervento pubblico-privato, possa estendersi con successo anche ad altre realtà in sofferenza. Questa è l'unica lotta che ci interessa, la lotta della concretezza. Aggiungo un'altra cosa: grazie alla Lega è stato istituito un fondo di 10 milioni per aiutare i genitori separati che hanno perso il lavoro. Chiedo a chi vive al Quarticciolo o a Tor Bella Monaca: vi interessano di più lo ius soli del Pd o gli 800 euro che grazie alla Lega aiuteranno migliaia di mamme e di papà?»

TIFOSI DI NUOVO IN PIAZZA? AVE MOU, ROMANISTI TE SALUTANT

Ci si pone già il problema della festa dei tifosi interisti di sabato prossimo a Milano. Problema di ordine pubblico e di sicurezza sanitaria.

«L'obiettivo è evitare le stesse scene viste domenica nella festa scudetto in giro per Milano. Per sabato gli ultrà nerazzurri si sono dati appuntamento fuori dallo stadio Meazza per «salutare la squadra» dopo la vittoria (in differita) del 19esimo titolo. Prefettura e Questura sono al lavoro per evitare una festa bis senza distanziamento né mascherine e con migliaia di tifosi. Oggi il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza riunito dal prefetto Renato Saccone potrebbe decidere misure più restrittive per sabato. Al vaglio l'ipotesi di una manifestazione contingentata, con una sorta di numero chiuso, per evitare problemi sanitari e di ordine pubblico. Allo stesso modo non è escluso un nuovo tentativo di anticipare la partita casalinga con la Sampdoria prevista per le 18 e con finale poco prima delle 20. Un orario «problematico» secondo il questore Giuseppe Petronzi, visto che i festeggiamenti cadrebbero a ridosso del coprifuoco delle 22. Non a caso già mercoledì scorso, ben prima quindi delle polemiche per la festa di domenica, c'era stato un tentativo di anticipare la gara alle 15. La proposta dell'Osservatorio del Viminale era però stata rigettata dalla Lega calcio».

Se Milano è euforica per i nerazzurri, la capitale è in estasi per l’arrivo alla Roma del nuovo allenatore José Mourinho. Gioco di parole particolarmente azzeccato della Gazzetta dello Sport: AVE MOU, che può essere letto anche Avemu. Mario Sconcerti sul Corriere della Sera:

«Il ritorno di Mourinho significa tante cose. La prima è la serietà dei proprietari della Roma che hanno mandato clamorosamente a vuoto qualunque esperto di mercato. Il secondo significato sta nella forza della decisione, nella sua importanza intrinseca. Prima ancora di sapere cosa sia oggi Mourinho, conta quello che l'uomo rappresenta. La conseguenza diretta è serietà professionale e sicurezza di progetto. Questo Mourinho lo garantisce a Roma e anche al resto del nostro calcio dall'alto delle sue decine di titoli. La terza cosa è pura suggestione, argomento instabile ma alla base di qualunque sostanza futura. Una società silenziosa come la Roma degli americani, aveva bisogno urgente di un portavoce all'americana che parlasse a nome dei presidenti. Mourinho trasformerà la città in un anfiteatro di parole che rimbalzeranno da un colle fatale all'altro riportando la fedeltà alla base. Se ci sono momenti in cui la forza del presente conta più dei rischi del futuro, questo è uno di quelli. Per stare dentro il nostro tempo, Mourinho vaccina la Roma dalla sua delusione. Il resto è da costruire, come sarebbe stato con qualunque altro allenatore».

I VELENI DEL CSM

Nella vicenda dei veleni al CSM due fronti aperti: quello disciplinare di cui si è parlato in un colloquio fra la ministra Cartabia e il PG della Cassazione Salvi, confermato ieri da fonti del Ministero. Ci saranno iniziative rapide. Poi c’è il fronte delle inchieste penali. Che sono di almeno tre Procure: Perugia sui giudici romani, Brescia su quelli milanesi, Roma sulle carte al CSM. Su quest’ultima inchiesta ecco la cronaca del Fatto:

«Sono due gli aspetti che la Procura di Roma intende verificare nell'ambito dell'indagine sulla diffusione di verbali secretati degli interrogatori resi da Piero Amara, ex legale esterno dell'Eni già coinvolto in diverse indagini, ai magistrati milanesi e poi arrivati nei mesi scorsi ad alcune testate giornalistiche e al Csm. Da una parte i magistrati vogliono capire se altri consiglieri del Csm, oltre i nomi già noti, siano venuti in possesso di quegli interrogatori in cui Amara parla di una fantomatica loggia denominata "Ungheria". Dall'altra procedono anche le indagini su Marcella Contrafatto, ex funzionaria del Csm, perquisita nelle scorse settimane e sospettata di aver avuto un ruolo nella fase finale del dossieraggio, cioè la consegna di alcuni plichi con i verbali. I pm stanno cercando di risalire la filiera per capire due cose: chi le ha dato le carte e perché le ha diffuse ai giornali. Non solo. C'è un altro elemento finora inedito: durante le perquisizioni, secondo indiscrezioni, è stata trovata nella disponibilità della donna anche una busta con all'interno circa 4 mila euro. Sulla busta è riportata una data, di poco precedente - secondo gli investigatori - a uno degli invii dei plichi. È una circostanza che potrebbe non avere alcun peso nell'indagine, ma gli inquirenti stanno cercando capire la provenienza di quel denaro (che, ripetiamo, potrebbe essere tranquillamente lecita). Il Fatto ieri ha provato a contattare sia la funzionaria Csm che il suo legale, senza riuscirci. I pm potrebbero chiedere conto di quel denaro alla signora Contrafatto qualora decidessero di interrogarla (in passato si è avvalsa della facoltà di non rispondere). La donna - indagata a Roma - lavora da tanti anni al Csm (è stata ora sospesa) ed è stata fino a ottobre scorso la segreteria di Piercamillo Davigo».

Alessandro Sallusti, nel commento in prima pagina del Giornale, torna sul caso Davigo, parlando ancora di Fedez e della Rai.

«In Rai non censurano Fedez - che infatti ha potuto tranquillamente dire il suo pensiero partigiano -, ma censurano (salve rare eccezioni, ovviamente guardate con sospetto) le notizie essenziali per la democrazia. Per non parlare dei programmi spacciati per grande giornalismo di inchiesta, che altro non è che giornalismo a tesi. E guarda caso le tesi sono sempre contro i soliti noti (Berlusconi, Salvini, Renzi), mentre i potenti del momento cioè i padroni vengono protetti da una cortina di silenzio. Altro che Fedez, io mi indigno per il silenzio sul caso di Piercamillo Davigo, giudice integerrimo beccato a fare cose che, se fatte da altri, lui li avrebbe ammanettati sul posto. A quando una ricostruzione degli affari di Giuseppe Conte (basterebbe copiare l'inchiesta del collega Fittipaldi su Domani)? Per saperne di più sulle disavventure del figlio di Grillo bisogna andare oltre il tasto tre del telecomando, per non parlare del diverso trattamento riservato alle disgrazie delle Regioni in materia di lotta al Covid in base all'appartenenza politica dei governatori. Più che «fuori la politica dalla Rai» bisognerebbe dire «fuori la Rai dalla politica». Ma siccome è impossibile, non guasterebbe provare a riequilibrare un po' i pesi. La foto di Renzi all'autogrill con un faccendiere, mostrata da Report su RaiTre, mi incuriosisce, ma anche quella di Davigo che maneggia in modo anomalo verbali secretati su una presunta loggia di magistrati potrebbe valere non dico una puntata, ma almeno un servizio in seconda serata. Così, per completezza di informazione».

Maurizio Belpietro su La Verità si sofferma invece sulla sostanza delle accuse formulate dall’avvocato Amara. Chi è davvero colui che ha denunciato l’esistenza della loggia Ungheria? Un millantatore o un pentito utile alla giustizia?

«Ciò che stupisce e che ci induce ad alzare il sopracciglio è che, invece di accertare se Amara stesse dicendo il vero o il falso, si sia temporeggiato per mesi, quasi non si avesse intenzione di agire. Oggi si è saputo che l'avvocato è finito nel registro degli indagati con svariate accuse. Una di queste riguarda la partecipazione a un'associazione segreta, cosa che, dopo la vicenda P2, la legge vieta. L'altra invece riguarderebbe il traffico di influenze, il millantato credito e forse anche la calunnia. Insomma, da un lato si dà credito all'ipotesi di una loggia massonica di cui facevano parte politici e alti funzionari dello Stato, dall'altro si pensa che Amara si sia inventato tutto e sia un gran pallonaro. I pm, in pratica, si tengono aperte tutte le strade e diranno le inchieste che cosa ci sia di vero in ciò che il superteste ha messo a verbale. Tuttavia, resta un interrogativo: perché queste ipotesi non sono state formulate fin dall'inizio? Perché cioè, non si è iscritto subito Amara nel registro degli indagati ipotizzando le varie fattispecie di reato? Le sue rivelazioni risalgono a quasi due anni fa e all'epoca il legale era il grande accusatore del processo Eni, arrivato fino al punto di inzaccherare il presidente del collegio giudicante del processo milanese, il quale fin dal principio non si era dimostrato facilmente influenzabile né dalla difesa né dall'accusa. Cosa sarebbe successo se la sua deposizione contro il giudice fosse stata ammessa? Probabilmente, il presidente del collegio sarebbe risultato incompatibile e avrebbe dovuto dimettersi ed essere sostituito. E se invece si fosse saputo che Amara era indagato per calunnia o per millantato credito, come avrebbe reagito la Corte? Gli avrebbe dato credito perdendo tempo dietro alle sue accuse o avrebbe liquidato la faccenda più rapidamente? E che avrebbe fatto la Procura, avrebbe capito che il processo per le tangenti non stava in piedi o avrebbe insistito, come ha fatto fino all'ultimo, a chiedere condanne esemplari? Ecco, queste sono le domande che ci facciamo. E che ci piacerebbe, una volta risvegliati, si facessero anche coloro che hanno competenza per approfondire».

IL FANTASMA DELLE FEMMINISTE SU REPUBBLICA

Per la prima volta in tante settimane di dibattito pubblico sul merio della legge Zan, oggi Repubblica è costretta a citare il dibattito a sinistra sul testo del DDL. È un passaggio quasi di sfuggita. E l’intento è liquidatorio: i dubbi delle femministe di “Se non ora quando”, Arcilesbica e altri “non hanno fatto presa sui gruppi parlamentari”. Si vede che i senatori leggono solo Repubblica e si bevono la sua censura. Scrive Annalisa Cuzzocrea:

«Ieri il Movimento 5 stelle ha annunciato di aver raccolto abbastanza firme per far sì che la legge vada subito in aula, senza relatore. Ma è una scorciatoia che non può funzionare, perché - spiega la senatrice dem Monica Cirinnà - «prima bisogna far sì che la Zan sia votata dalla commissione Giustizia come testo base. Solo allora, si può provare ad accelerare. Perché arrivare in aula con 5 leggi diverse farebbe comunque saltare tutto». E quindi, bisognerà contare su quei 13 voti contro 11 che sono già riusciti a far calendarizzare la discussione in commissione. La maggioranza giallorossa del Conte due, quella che anche in aula potrebbe avere la meglio. Non sarà semplice e non bisogna avere fretta, secondo chi tiene al risultato. La strada da percorrere è la stessa che ha portato all'approvazione delle Unioni civili. Anche allora, la commissione approvò il testo base, ma poi il centrodestra rallentava. A quel punto la capigruppo impose l'arrivo in aula senza relatore e la legge passò, anche se monca: lasciando per strada la stepchild adoption, la possibilità di adottare il figlio del partner nelle coppie omosessuali. Allora ci fu una saldatura tra un pezzo di centrosinistra e il centrodestra in Parlamento. Adesso, però, i distinguo preoccupati di alcune femministe e di un pezzo del mondo gay (tra cui Se non ora quando libere, Arcilesbica, Equality Italia di Aurelio Mancuso), non hanno fatto presa sui gruppi parlamentari. La questione riguarda soprattutto la dicitura "identità di genere" e il varco che - secondo i detrattori - apre alla possibilità di scegliere liberamente a che genere appartenere. Arrivando a una sorta di cancellazione del femminile, nel momento in cui donne ci si può autoproclamare. Sono questioni molto dibattute all'estero. Si discute delle carceri in cui devono essere rinchiuse le trans, dei bagni che possono frequentare, delle squadre - maschili o femminili - in cui hanno diritto di gareggiare. Ma non sono, secondo il centrosinistra in Parlamento, una ragione sufficiente per fermare una legge che, se non passa ora, rischia la condanna all'oblio. La scorsa settimana il capogruppo di Italia Viva Davide Faraone aveva aperto alle modifiche, ma dal suo stesso partito alla Camera è arrivato lo stop: il ddl va bene così com' è. Almeno fino a prova contraria».

IL DIVORZIO E L’IMPERO DEL BENE

Federico Rampini su Repubblica scrive del divorzio, annunciato ieri via twitter, fra Bill Gates e sua moglie Melinda. Riguarda fra l’altro il destino della più importante Fondazione filantropica del mondo.

«Il divorzio tra Bill e Melinda Gates può avere conseguenze mondiali, forse senza precedenti nella storia per una vicenda privata. È stata lei a chiederlo e nei documenti legali descrive il matrimonio come «spezzato in modo irrimediabile ». Alcune fonti dell'entourage descrivono una unione in crisi da anni e la stessa Melinda confessò la difficoltà di tenere in vita il legame. I due sono alla testa del più vasto "impero del bene" mai esistito, una superpotenza della filantropia. Così ricca e influente da attirare su di sé ammirazione, elogi, nonché accuse e teorie del complotto. La Fondazione che porta i loro nomi gestisce 50 miliardi di dollari - il numero uno al mondo nella beneficenza - ed esercita un'influenza che va ben oltre. Altri miliardari come Warren Buffett, e perfino qualche Stato, si appoggiano alla Bill and Melinda Gates Foundation per gestire donazioni ai paesi poveri. Questo è un riconoscimento della straordinaria efficienza: Gates è stato uno degli imprenditori- simbolo dell'èra informatica, poi ha trasferito nella filantropia gli stessi criteri manageriali che hanno fatto il successo di Microsoft. Molti gli attribuiscono un salto di qualità a tutta la cultura degli aiuti, sottoponendola a severi esami anti- spreco, per garantire il massimo impatto sui destinatari. L'influenza della fondazione è enorme nelle vaccinazioni di massa, contro malaria e altre malattie infettive. Ha avuto un ruolo nella creazione di Covax, l'iniziativa mondiale per acquistare vaccini anti-covid e distribuirli ai 92 paesi più poveri (la stessa fondazione Gates vi ha contribuito per 1,75 miliardi di dollari). Ma Bill Gates ha preso posizione contro l'idea di abolire la proprietà privata dei brevetti per i vaccini, una campagna che fa proseliti anche negli Stati Uniti, nella sinistra del partito democratico. L'autorevolezza di Gates contribuisce a spaccare l'Amministrazione Biden: molti esitano a tradire un modello industriale che ha funzionato proprio in questa campagna vaccinazioni. Come la pensa Melinda su questo punto? Il loro divorzio può far emergere divergenze strategiche, visto che lei si è spesso distinta per posizioni più radicali? Le differenze valoriali tra i due incrociano la questione patrimoniale».

5 MAGGIO, RIFLESSIONE SUL POTERE

Fra i tanti articoli oggi dedicati, nelle pagine culturali, al secondo centenario dal 5 maggio 1821, giorno della morte di Napoleone Bonaparte, scegliamo un articolo a pagina 3 di Avvenire a firma di Ferdinando Camon.

«Il Manzoni si sente come colui che celebra un rito sacro, e per celebrare un rito dev' esserne degno, e questa degnità il Manzoni se l'è costruita evitando di commettere verso l'imperatore quand'era all'apice del potere il peccato del servilismo, e quand'era caduto nella disgrazia il peccato dell'oltraggio. Si è mantenuto 'vergine', per questo adesso può sperare che il suo canto 'non morrà'. Manzoni non era un autore che s' impelagasse in polemiche con i contemporanei, perciò non credo che qui volesse far passare una disapprovazione verso Ugo Foscolo, che nei riguardi di Napoleone qualche abbordaggio l'aveva tentato, per poi pentirsene. Manzoni tira dritto per la sua strada. E gli pare che il senso di Napoleone consista nel conciliare due secoli, Settecento e Ottocento, sedendosi come arbitro in mezzo a loro. 'Ei si nomò' mi pare corretto intenderlo come 'si nominò', 'si presentò', 'pronunciò il proprio nome', e i due secoli si sottomisero, come aspettando il Fato. Vedo che c'è chi l'intende come 'si autonominò', s' incoronò imperatore da sé stesso, strappando la corona dalle mani del Papa e ponendola sulla propria testa. Forzatura non necessaria ma figlia della concezione di Napoleone per cui il potere non rimanda ad altro che a sé stesso, e non serve ad altro che ad accrescere se stesso: il potere è potere se non c'è niente al di sopra di esso. Il Napoleone di Manzoni chiude la vita abbracciando il sistema opposto, scopre che al di sopra di lui c'è Tutto: aveva vissuto da potente che non sa, muore da sconfitto che sa. Per il potente-Napoleone la scala dei valori era una sola, c'era il potere e basta. Per il Napoleone di Manzoni la scala dei valori è una sola, c'è il Bene e basta. È interesse dell'umanità che prevalga la seconda scala. Per questo il 5 maggio ricordiamo la morte di Napoleone ma anche l'ode del Manzoni. Senza quell'ode, la morte di Napoleone sarebbe un'altra cosa».

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