La Versione di Banfi

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Tregue a metà

Riprendono i colloqui Usa-Iran a Doha ma la tensione è alta. Continuano gli attacchi israeliani in Libano. Fernandez contro la Ue del doppio standard? Il caldo non molla. Schifo social sulla Roccella

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Alessandro Banfi
giu 29, 2026
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Ieri l’escalation è sembrata salire di un altro gradino quando il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che lo Stretto sarebbe rimasto sotto totale controllo di Teheran per altri 30 giorni ma invece quella dichiarazione sembra essere stata l’ultimo fuoco d’artificio retorico. Poco dopo Stati Uniti e Iran hanno infatti detto di aver concordato di interrompere gli attacchi reciproci e di incontrarsi oggi a Doha per discutere della crisi ad Hormuz. Sabato e domenica ci saranno a Teheran i funerali postumi della Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso nei primi giorni della guerra israelo‑americano lo scorso febbraio e quindi ci si può aspettare nuovi scontri propagandistici fra Usa e Iran. Scrive Francesco Battsistini stamani sul Corriere: «Il cessate il fuoco è solo formale, le distanze restano enormi: per gli Usa, è sottintesa nei patti la libertà di navigazione; per l’Iran, chiunque muova le petroliere nello Stretto viola una sovranità da difendere a ogni costo».

E poi c’è il nodo Libano, che fa da sfondo al continuo botta e risposta fra Donald Trump e i pasdaran. Ieri, nonostante il cessate il fuoco proclamato dopo l’accordo fra i due Stati, Israele ha dichiarato di aver ucciso militanti di Hezbollah armati con lanciarazzi, raggiunti in Libano. Il ministro della Cultura di Beirut Ghassan Salame intanto ha denunciato che l’offensiva israeliana nel sud del Paese ha danneggiato o distrutto numerosi siti storici. Stamattina sulla Stampa Francesca Mannocchi spiega che il fragile accordo tra Libano e Israele può scatenare una guerra civile, visto che ha escluso Hezbollah. Scrive fra l’altro: «Questa è la contraddizione originaria: l’accordo è negoziato tra Stati, mentre il potere che deve essere sciolto non coincide con lo Stato. Hezbollah è stato indebolito, è vero, è stato colpito nella leadership, logorato dalla guerra e dalla pressione su Teheran, ma trattarlo come una variabile esterna allo Stato serve alla diplomazia, perché consente di firmare un testo tra governi, ma non serve alla realtà, perché la realtà libanese è costruita proprio sull’intreccio tra istituzioni statali, comunità confessionali, poteri armati e protettorati regionali». Sempre sulla Stampa la storica ebrea Anna Foa sostiene che Israele rischia di diventare uno Stato religioso, senza democrazia. Che insegue l’obiettivo di «uno Stato teocratico non solo pre-sionista ma addirittura, direi, pre-talmudico, cioè precedente alla diaspora, alla diffusione delle sinagoghe, allo studio del Talmud, invenzione, almeno quello babilonese, diasporica».

La guerra in Ucraina. Vladimir Putin ammette le difficoltà: ha istituito una task force per garantire le forniture di gasolio e benzina. «Siete ben consapevoli che le difficoltà per gli automobilisti e per le imprese persistono», ha detto ieri. Ed ha anche spiegato che le riserve di benzina ammontano a 1,7 milioni di tonnellate e che si sta valutando «la necessità di bloccare l’esportazione di gasolio». Gli esperti di Foreign Affairs segnalano il rischio di un’escalation con la Nato.

Secondo il sito Politico, versione Bruxelles, la Chiesa cattolica è contro i due pesi e le due misure che sarebbero applicate dall’Unione Europea nei confronti di nemici (Russia) e alleati (Usa e Israele). La notizia è ripresa oggi in Italia dal Fatto che cita un discorso del capo del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale argentino Víctor Manuel Fernández, tenuto a porte chiuse prima del Concistoro di venerdì e sabato scorsi. «Se un Paese è nemico, viene condannato come antidemocratico e sanzionato in vari modi; ma se è un alleato, il fatto che manchi di libertà di espressione, diritti umani o democrazia viene ignorato», avrebbe detto Fernandez. Aggiungendo: «L’Unione europea, infatti, impone sanzioni economiche a un Paese e invia aiuti finanziari e armi a un altro; eppure, non fa lo stesso di fronte ad altre invasioni, persino più gravi, con conseguenze ancora più brutali per intere popolazioni».

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