Un Nobel per la democrazia

La Versione del Venerdì, un commento alle cinque della sera per 10alle5 Quotidiana https://www.10alle5quotidiano.info/

Due giornalisti, la filippina Maria Ressa e il russo Dmitry Muratov, sono i vincitori del Nobel per la Pace 2021. Il prestigioso premio è stato loro assegnato, si legge nella motivazione dell’Accademia svedese, "per i loro sforzi per salvaguardare la libertà di espressione, che è una condizione preliminare per la democrazia e una pace duratura". Maria Ressa, 58 anni, è la direttrice di Rappler, il sito di giornalismo investigativo che ha puntato "l'attenzione sulla controversa e mortale campagna antidroga del regime di Duterte". Il presidente filippino Rodrigo Duterte, che ha annunciato pochi giorni fa il suo ritiro, è infatti al centro di molte polemiche per come ha condotto una sanguinosa guerra ai commercianti di droga. La Ressa, per il suo coraggioso lavoro, è stata incarcerata ed ha subito continue vessazioni dal Governo. Il russo Muratov ha dedicato il Nobel per la Pace al giornale da lui diretto, Novaya Gazeta, e ai sei giornalisti della testata che sono stati uccisi. Lo riporta la Tass. “Vi dirò questo: non è merito mio”. E' Novaya Gazeta. Sono quelli che sono morti difendendo il diritto delle persone alla libertà di parola. Siccome loro non sono con noi, probabilmente hanno deciso che sia io a dirlo a tutti", ha detto Muratov alla Tass. Proprio oggi sono scaduti i termini per poter processare e condannare i mandanti dell’omicidio della giornalista Anna Politkovskaja, uccisa 15 anni fa.

È un Nobel che fa riflettere: i giornalisti muoiono in tutto il mondo, ogni anno, nella grande battaglia per la libertà di stampa. Quando si decide di premiarli, vuol dire che c’è un livello di allarme sulla libertà di informazione, per cui la loro “missione” diventa cruciale per tutti. Tre anni fa durante la cerimonia del Superbowl, lo spettacolo più visto della televisione Usa, il Washington Post mandò in onda uno spot di 1 minuto, letto da Tom Hanks, in difesa della libertà di stampa. Lo slogan diceva: conoscere ci rende liberi, conoscere ci fa decidere, conoscere ci dà il potere. In quella “pubblicità” prima si erano visti i volti di una serie di cronisti che avevano perso la vita sul campo o erano stati uccisi.

Non è una questione di bottega. Non si tratta di difendere una casta o una categoria. Ci sono momenti della storia in cui la libertà è messa in discussione, ma il rischio diventa avvertibile quando prevalgono la menzogna e il sopruso sulle notizie vere. E sui chi esercita onestamente il ruolo di mass media. Ancorché male interpretato, è un ruolo chiave per la convivenza democratica. Le fake news e le risse social hanno dato l’impressione di poter fare a meno dell’informazione corretta e responsabile, è una pericolosissima illusione.

Come dev’essere la nostra democrazia digitale, quella del futuro? Davvero pensiamo che l’autoritarismo e il populismo possano fare a meno del giornalismo indipendente e responsabile? Il Premio Nobel per la pace di quest’anno va interpretato come una difesa estrema del nostro principio costituzionale, sintetizzato da Luigi Einaudi: “Conoscere per deliberare”. Farsi un’idea è possibile in un mondo dove l’informazione sia libera e responsabile. L’articolo 21 va ricordato e mai come oggi riaffermato.

Ressa e Muratov sono due simboli: rappresentano il diritto dei popoli ad avere il controllo su chi governa, esercitare quel “quarto potere” che l’Accademia svedese ricorda essere “condizione preliminare per la democrazia e la pace”.